Roma: a Palazzo Bonaparte, dal giorno 11 febbraio al 2 giugno 2025

Dall’11 febbraio 2025 Palazzo Bonaparte ospita la mostra più attesa dell’anno, quella dedicata ad Edvard Munch.
Oltre cento capolavori prestati eccezionalmente dal Munch Museum di Oslo, per una straordinaria retrospettiva che racconta l’intero percorso di uno degli artisti più amati del mondo, e anche più difficili da vedere.
Reduce dai successi milanesi, dove ha registrato un record assoluto, la mostra giunge a Roma nella splendida cornice di Palazzo Bonaparte, sempre prodotta e organizzata da Arthemisia, che apre così i festeggiamenti per il suo venticinquesimo anniversario.

“MUNCH. Il grido interiore”

11 febbraio – 2 giugno 2025

Palazzo Bonaparte
Piazza Venezia, 5 – Roma

Sono passati decenni dall’ultima mostra dedicata a Munch a Roma; sebbene sia uno degli artisti più amati nel mondo – l’unico ad avere “generato” un emoticon con la sua opera più nota, L’Urlo –, è anche uno degli artisti più difficili da vedere rappresentato nelle mostre perché la quasi totalità delle sue opere sono custodite al Munch Museum di Oslo che, eccezionalmente, ha acconsentito ad un prestito senza precedenti.

E così dall’11 febbraio 2025, a Palazzo Bonaparte di Roma sarà possibile ammirare cento capolavori di Edvard Munch, tra cui le iconiche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922–1924), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900–1901), Danza sulla spiaggia (1904), nonché una delle versioni litografiche de L’Urlo (1895).

La mostra, che ha avuto una precedente tappa a Palazzo Reale di Milano dove ha registrato un record assoluto di visitatori, racconta l’intero percorso artistico di Munch, dai suoi esordi fino alle ultime opere, attraversando i temi a lui più cari, collegati gli uni agli altri dall’interpretazione della tormentata essenza della condizione umana.

La mostra Munch. Il grido interiore è prodotta e organizzata da Arthemisia.
“Siamo onorati ed orgogliosi di aver potuto realizzare questo grandioso progetto – commenta Iole Siena, Presidente di Arthemisia – in collaborazione col Munch Museum di Oslo. Munch mancava da molti decenni in Italia e il grande successo riscosso nella prima tappa a Milano ci ha confermato quanto grande sia l’amore del pubblico verso questo artista immenso, capace di darci emozioni fortissime.”

La mostra, curata da Patricia G. Berman, una delle più grandi studiose al mondo dell’artista, con la collaborazione scientifica di Costantino D’Orazio, è realizzata in collaborazione col Museo MUNCH di Oslo.

Main partner della mostra è Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Poema.

La mostra gode del patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Giubileo 2025 – Dicastero per l’Evangelizzazione.

La mostra vede come sponsorGenerali Valore Cultura e Statkraftspecial partnerRicolamobility partnerAtac e Frecciarossa Treno Ufficialemedia partnerla Repubblicahospitality partnerHotel de Russie e Hotel de la Villesponsor tecnicoFerrari Trento e radio partnerDimensione Suono Soft.

Ad arricchire la mostra, è previsto un ricco palinsesto di eventi che coinvolgerà diverse realtà culturali della città e che andrà ad approfondire la figura dell’artista e ad espandere i temi delle sue opere.

Tra i principali artisti simbolisti del XIX secolo e anticipatore dell’Espressionismo, artista dalla vita segnata da grandi e precoci dolori, Munch fin da subito è stato in grado di instaurare col suo spettatore un’immediata empatia, facendo percepire, oltre che vedere, la sofferenza e l’angoscia raffigurate.
La perdita prematura della madre a soli 5 anni e della sorella, la morte del padre e la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen sono stati il materiale emotivo primigenio sul quale l’artista ha cominciato a tessere la sua poetica, la quale si è poi combinata in maniera originalissima, grazie al suo straordinario talento artistico, con la sua passione per le energie sprigionate dalla natura.
I suoi volti senza sguardo, i paesaggi stralunati, l’uso potente del colore, la necessità di comunicare dolori indicibili e umanissime angosce sono riusciti a trasformare le sue opere in messaggi universali e Munch uno degli artisti più iconici dell’Ottocento.
Sgomento, visioni, violenza emotiva si tradussero in immagini potenti, dall’emotività a volte diretta, altre soffocata, reiterate con l’intento ossessivo di riprodurre il più fedelmente possibile l’impressione delle scene incise nella memoria.
Munch è uno degli artisti che ha saputo meglio interpretare sentimenti, passioni e inquietudini della sua anima, comunicandoli in maniera potente e diretta.
Plasmato inizialmente dal naturalista norvegese Christian Krohg, che ne incoraggiò la carriera pittorica, negli anni Ottanta del Novecento si recò a Parigi dove assorbì le influenze impressioniste e postimpressioniste che gli suggerirono un uso del colore più intimo, drammatico ma soprattutto un approccio psicologico.
A Berlino contribuì alla formazione della Secessione Berlinese e nel 1892 si tenne la sua prima personale in Germania, che fu reputata scandalosa: da quel momento in poi Munch viene percepito come l’artista eversivo e maledetto, alienato dalla società, un’identità in parte promossa dai suoi amici letterati. A metà degli anni Novanta del XIX secolo si dedicò alla produzione di stampe e, grazie alla sua sperimentazione, divenne uno degli artisti più influenti in questo campo.
La sua produttività e il ritmo serrato delle esposizioni lo porteranno a ricoverarsi volontariamente nei sanatori a partire dalla fine degli anni Novanta del XIX secolo.
Relazioni amorose dolorose, un traumatico incidente e l’alcolismo – vivendo la vita “sull’orlo di un precipizio” – lo portarono a un crollo psicologico per il quale cercò di recuperare in una clinica privata tra il 1908 e il 1909.
Dopo aver vissuto gran parte della sua vita all’estero, l’artista quarantacinquenne tornò in Norvegia, stabilendosi al mare, dipingendo paesaggi e dove iniziò a lavorare ai giganteschi dipinti murali che oggi decorano la Sala dei Festival dell’Università di Oslo. Queste tele, le più grandi dell’Espressionismo in Europa, riflettono il suo sempre vivo interesse per le forze invisibili e la natura dell’universo.
Nel 1914 acquistò una proprietà a Ekely, Oslo, dove, da celebre artista internazionale, continuò il suo lavoro sperimentale fino alla morte, avvenuta nel 1944, appena un mese dopo il suo ottantesimo compleanno.


Nel corso della sua lunga vita Edvard Munch realizzò migliaia di stampe e dipinti. Essendo tanto un uomo d’immagini quanto di parole, riempì fogli su fogli di annotazioni, aneddoti, lettere e persino una sceneggiatura per il teatro. L’esigenza di comunicare le proprie percezioni, il proprio ‘grido interiore, lo accompagnò per tutta la vita, e proprio questa attitudine è stato il motore della sua pratica come artista, che ha toccato tanto temi universali – come la nascita, la morte, l’amore e il mistero della vita – quanto i disagi psichici necessariamente connessi all’esistenza umana – le instabilità dell’amore erotico, il disagio prodotto dalle malattie fisiche e mentali e il vuoto lasciato dalla morte.

Questa mostra ruota attorno al ‘grido interiore’ di Munch, al suo saper costruire, attraverso blocchi di colore uniformi e prospettive discordanti, lo scenario per condividere le sue esperienze emotive e sensoriali: un processo creativo che sintetizza ciò che l’artista ha osservato, quello che ricorda e quanto ha caricato di emozioni.

Altre opere, invece, cercano di immortalare le forze invisibili che animano e tengono insieme l’universo. L’inizio della sua carriera coincide infatti con cambiamenti radicali nello studio della percezione: alla fine dell’Ottocento è in corso un dibattito tra scienziati, psicologi, filosofi e artisti sulla relazione tra quello che l’occhio vede direttamente e come i contenuti della mente influiscono sulla nostra vista. Il suo interesse per le forze invisibili che danno forma all’esperienza, condizionerà le opere che lo rendono uno degli artisti più significativi della sua epoca. Precursore dell’Espressionismo e persino del Futurismo del XX secolo nella sua esplorazione delle forze impercettibili, oggi continua a “parlare” alle visioni interiori e alle preoccupazioni anche di noi, uomini e donne dell’età moderna. Nelle sue creazioni Munch punta a rendere visibile l’invisibile.


Informazioni e prenotazioni
T +39 06 87 15 111
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info@arthemisia.it
Hashtag ufficiale
#MunchBonaparte

Biglietti
Open € 22,00 Intero € 18,00 Ridotto € 17,00

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso
sam@arthemisia.it | press@arthemisia.it | T +39 06 69380306

Relazioni esterne e ufficio stampa Arthemisia
Camilla Talfani | ct@arthemisia.it

Al via la seconda edizione del progetto promosso dal Comune di Duino Aurisina – Devin Nabrežina

“CAVE” – La vita sociale delle pietre” è il titolo della seconda edizione del progetto promosso dal Comune di Duino Aurisina – Devin Nabrežina, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per la promozione del patrimonio geologico e della geodiversità (L.R. 15/2016), che si propone di esplorare il ruolo sociale, culturale e spirituale delle pietre nelle diverse società umane, con un focus particolare sul territorio del Carso.

PROGETTO CAVE – 2a edizione
LA VITA SOCIALE DELLE PIETRE*)

Verso KAMEN – MUSEO DIFFUSO DELLE CAVE E DELLA PIETRA DI AURISINA / MUZEJ
NABREŽINSKEGA KAMNA IN KAMNOLOMOV – ITINERARIO N.2

MOSTRE, LABORATORI ARTISTICI, ITINERARI, INCONTRI

*) Titolo concesso dalla professoressa Emanuela Borgnino

“La prima edizione” – ricorda il Sindaco Igor Gabrovec – ha visto la nascita del Museo diffuso KAMEN, dedicato alle cave e alla pietra di Aurisina, attorno al quale sono stati proposti molti eventi culturali rivolti alla “pietra del carso”, ed è stato realizzato il 1° geo-itinerario ‘La via della Pietra’. Per questa seconda edizione, è allo studio il 2° geo-itinerario ‘Sentiero di Slivia’, che sarà associato a nuove proposte culturali dedicate a un Carso interiore ed emozionale, dove le storie e memorie delle genti saranno messe in relazione sociale e confronto con la pietra carsica, come fondamentale elemento naturale e di condivisione del nostro territorio transfrontaliero”.

“Il sottotitolo del progetto ‘La vita sociale delle pietre’ – aggiunge l’Assessora alla Cultura Marjanka Ban, sottolineando la collaborazione con l’Associazione “Casa C.A.V.E. – Contemporary Art Visogliano Vižovlje Europe’ e ringraziando per la concessione – “è tratto dalla conferenza che l’antropologa di fama, Emanuela Borgnino proporrà e dove sarà analizzata la capacità delle pietre di interagire e agire nelle società native, cercando spunti dall’antropologia della natura per capire meglio anche il rapporto tra l’uomo e la pietra del Carso.”

Gli obiettivi del progetto – avviato a dicembre 2024 con una passeggiata storico naturalistica nel Borgo di Aurisina – spaziano dalla valorizzazione dei geositi e delle tradizioni culturali legate alla pietra, al coinvolgimento delle comunità locali nella raccolta di memorie e documenti per arricchire il Museo Diffuso. Il progetto mira inoltre a promuovere la conoscenza scientifica, storica e artistica del territorio, sensibilizzando il pubblico sulla salvaguardia della geodiversità e della memoria collettiva legata ai geositi carsici. Dal punto di vista turistico, CAVE 2 si propone di ampliare l’offerta di geo-itinerari, favorire una rete di accoglienza per il geo-turista e integrare il geoturismo locale nella promozione turistica regionale ed europea, attraverso la collaborazione tra enti pubblici e privati per valorizzare l’ecosistema della pietra del Carso e del geoparco di Duino Aurisina.

“L’interesse della Regione Friuli Venezia Giulia – sottolinea Chiara Piano della Direzione centrale difesa dell’Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile | Servizio geologico –  “è infatti non sono di individuare e conservare quegli elementi del patrimonio geologico che attestano la storia della formazione della Terra, ma anche riconoscere e sottolineare il valore che tale patrimonio ha nella nostra vita quotidiana. Nelle pietre, nelle rocce, nelle formazioni geologiche sono custodite non solo le testimonianze dell’evoluzione del nostro pianeta, ma anche le storie delle persone, delle tradizioni, dei mestieri delle popolazioni locali.

Dietro alle pietre oggetto di questo progetto, c’è anche il coraggio degli imprenditori che sin dai tempi antichi ha consentito di utilizzare quelle stesse pietre per realizzare importanti monumenti e residenze presenti in tutto il mondo, e ci sono anche i frutti della terra che caratterizzano dal punto di vista eno-grastonomico il territorio di produzione.

L’auspicio è che questi valori associati o, meglio, basati sul patrimonio geologico possano essere testimoniati e trasmessi per lungo tempo, durante il quale è necessario non smettere di acquisire e divulgare nuove conoscenze sul patrimonio geologico e sulla geodiversità”.

GLI APPUNTAMENTI / LE INIZIATIVE DEL PROGETTO
 
> CONFERENZA “LA VITA SOCIALE DELLE PIETRE”
La conferenza scientifico/creativa è in programma sabato 22 febbraio alle ore 17:00 al Circolo Culturale Sloveno Igo Gruden di Aurisina (TS): l’antropologa culturale Jasna Simoneta del comitato scientifico di Kamen introdurrà e condurrà il dialogo fra Emanuela Borgnino, professoressa di Antropologia della Natura presso l’Università degli Studi di Torino, Visiting Scientist presso l’Okinawa Institute of Science and Technology e Visiting Scholar alla University of Hawaii di Mānoa, esperta di antropologia dell’Oceania, e Katja Hrobat Virloget, vicepreside alla ricerca e direttrice del Dipartimento di antropologia e studi culturali, nonché professoressa associata presso la Facoltà di studi umanistici dell’Università del Litorale di Capodistria, specializzata in etnologia del patrimonio immateriale e delle migrazioni.

Attraverso le loro esperienze di ricerca, il pubblico scoprirà come in diverse parti del mondo le pietre siano molto più che elementi inanimati: nelle ecologie native del Pacifico, esse possiedono una vera e propria vita sociale, mentre nel territorio del Carso e dell’alta valle dell’Isonzo (Posočje) il loro uso conserva tracce di tradizioni precristiane, basate su una precedente visione animistica della natura, che ha convissuto con la tradizione cristiana.
L’incontro offrirà un’occasione unica per confrontare questi approcci e riscoprire il legame profondo tra l’uomo e il paesaggio e per scoprire che le pietre non sono solo “natura morta”, ma testimoni viventi di storia e relazioni sociali.
A chiusura dell’evento, il pubblico potrà partecipare a una degustazione di vini del Carso, illustrata da Liliana Savioli (sommelier e giornalista), per immergersi nei sapori e nei profumi della tradizione locale.
L’incontro (a ingresso libero fino a esaurimento posti) sarà in lingua italiana e avrà la traduzione consecutiva in sloveno. Il programma completo sarà disponibile sul sito www.museokamen.eu.
 
> VISITE GUIDATE PER IL PUBBLICO E LE SCUOLE
Il progetto prevede una serie di visite guidate tematiche rivolte alle scuole del territorio e al pubblico, in collaborazione con le guide naturalistiche di Estplore che seguono l’ideazione e lo svolgimento delle stesse. Le visite guidate destinate al pubblico sono già state avviate a dicembre 2024 con una visita del borgo storico di Aurisina.
In particolare, il progetto offre la possibilità a tutte le scuole del territorio comunale, da quelle dell’infanzia alle primarie di secondo grado, di fruire di attività didattiche gratuite con protagonista la pietra del Carso: il bando è aperto e per aderire è sufficiente contattare gli uffici comunali o scrivere alle guide Estplore che seguono l’ideazione e lo svolgimento delle stesse.
Nel corso dell’anno continueranno anche gli appuntamenti guidati in natura, con un ricco calendario sempre curato da Estplore, per scoprire angoli meno noti del territorio e per imparare ad osservarli da nuovi punti di vista.
 
> SCHEDE DIDATTICHE “PIETRO L’ESPLORATORE”
Sono schede in forma di depliant finalizzate alla diffusione della conoscenza dei geositi del territorio e di alcuni luoghi di KAMEN – Museo Diffuso, con aggiornamenti in lingua italiana e traduzione in lingua slovena e inglese dei testi relativi a: Cave Romane di Aurisina, Campi Solcati di San Pelagio e Castelliere di Slivia. Le schede saranno curate dal gruppo Ermada Flavio Vidonis e verranno realizzate da storici, geologi e paleontologi, con relative foto e disegni.
 
> LABORATORI
VIVERE LA PIETRA – 2a EDIZIONE

Laboratorio di Scultura Contemporanea in pietra d’Aurisina presso l’artista scalpellino Jernej Bortolato, in collaborazione con la Scuola Superiore di Scultura di Sežana “Srečko Kosovel” (Slo) e la Scuola Edilmaster di Trieste. Agli studenti sarà illustrata la storia delle Cave e della pietra di Aurisina. Verranno offerti in dotazione piccoli blocchi già stilizzati in pietra d’Aurisina, illustrati i relativi macchinari e insegnato l’utilizzo di strumenti per il lavoro di scalpellino artistico. Sarà inoltre organizzata una visita alle Cave Romane e ai geositi.
I laboratori si svolgeranno nella prima metà del 2025.
 
I COLORI DELL’ANTICO SCAVO
Laboratorio di pittura astratta en plain air nelle cave d’Aurisina o nelle zone limitrofe i bacini marmiferi, con il tutoraggio dell’artista visiva Fabiola Faidiga, in collaborazione con la direzione artistica della Portopiccolo Art Gallery. Il laboratorio si svolgerà durante l’autunno 2025.
 
> MOSTRA LA SPACCAPIETRE / LOMILKA KAMENJA alla Portopiccolo Art Gallery
Mostra internazionale a cura della scenografa e scrittrice Barbara Kapelj (Lubiana) e del fotografo Gabriele Fuso (Udine). Il progetto “La spaccapietre / Lomilka kamenja” è stato inaugurato a Lubiana nel marzo del 2024 e sarà rivisitato appositamente per il territorio. Barbara Kapelj, curatrice del progetto insieme a Gabriele Fuso, ha fatto un importante lavoro di ricerca antropologica e sociale sulle donne che in passato si sono occupate di pietra, anche lavorando come scalpelline, e di coloro che lo fanno tutt’oggi sul Carso sloveno e italiano anche come artiste, scultrici e ideatrici di progetti aventi come punto focale la pietra e la sua storia. Tra le donne coinvolte nel progetto e nell’installazione, che raccoglie attrezzi da cava, fotografie e oggetti personali, anche il gruppo di donne che lavora al progetto “KAMEN” di Aurisina. Il progetto presenta foto, video, installazione e performance. In collaborazione con il Circolo Culturale Sloveno SKD “Igo Gruden” e la Portopiccolo Art Gallery di Sistiana, dove la mostra sarà allestita. La mostra è prevista per giugno 2025.
 
> NUOVO ITINERARIO DEL MUSEO DIFFUSO
Allestimento, in collaborazione con la Comunella di Slivia, del secondo itinerario di KAMEN Museo diffuso delle cave e della pietra di Aurisina / Muzej nabrežinskega kamna in kamnolomov, che comprende diversi geositi e li integra con altri punti d’interesse presenti in zona. Per l’occasione verrà prodotta una pubblicazione sul ruolo di alcuni geositi del Comune di Duino Aurisina nella tradizione orale e nella storia locale, con la quale verrà offerto al pubblico un testo tematico accurato e completo di riferimenti scientifici.

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Firenze: alla Basilica di San Lorenzo risplende la statua della Bentornata

Torna a splendere, dopo un lungo ed impegnativo restauro condotto dall’Opificio delle Pietre Dure, la statua della Bentornata recentemente restituita all’Opera Medicea Laurenziana.
La scultura lignea raffigurante una Madonna col Bambino, nota come la Bentornata, è una delle rare opere medievali conservate nella rinascimentale Basilica di San Lorenzo a Firenze. Datata intorno al 1382, è opera di Giovanni Fetti, scultore fiorentino nato intorno al 1320 e documentato nella seconda metà del Trecento.

Presentazione del restauro della Bentornata di Giovanni Fetti ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure

Il lungo e laborioso restauro affidato all’Opificio delle Pietre Dure è stato condotto presso i laboratori della Fortezza da Basso a partire da ottobre 2018 da Peter Hans Stiberc, e condotto a termine nel dicembre 2024 da Claudia Napoli con la collaborazione di Iolanda Larenza, Chiara De Felice, Chiara Modesti e Maria Luisa Reginella.

Al suo arrivo in laboratorio la scultura, intagliata in un unico tronco di legno di pero, presentava diverse ridipinture sull’originale, l’ultima delle quali presumibilmente ottocentesca, fortemente imbrunita. Le uniche parti non ridipinte erano quelle dorate: il bordo del manto blu della Madonna, il panno del Bambino e i capelli di entrambi i personaggi.

L’intervento di pulitura ha richiesto una lunga fase di sperimentazione per individuare la metodologia più idonea, efficace e rispettosa della pellicola pittorica originale, adottando sequenza e materiali differenziati per le varie parti, dagli incarnati al manto blu, alla veste rossa, alle zone dorate.

Ultimata la pulitura, si è proceduto alla stuccatura delle lacune, all’integrazione strutturale delle fessurazioni del legno e   al ritocco pittorico, eseguito con la selezione cromatica, mimetica per le lacune di piccole dimensioni e a velatura per le abrasioni.

Anche la verniciatura conclusiva ha richiesto, come la pulitura, una fase di sperimentazione per mettere a punto formulazioni adeguate alle diverse campiture su cui intervenire.

Le informazioni acquisite in occasione del restauro suggeriscono una committenza importante. Lo dimostrano, oltre alla qualità del modellato, la  ricchezza e ricercatezza della policromia, impreziosite da dettagli come la foglia d’oro sulle chiome o l’utilizzo di lacche traslucide su una base a foglia d’argento.

Come ricorda Emanuela Daffra “il lavoro che si presenta oggi è l’ulteriore anello di una lunga catena di collaborazioni che ha visto l’Opificio delle Pietre Dure prendersi cura di molti dei capolavori custoditi nella Basilica di San Lorenzo. In questo caso i laboratori hanno affrontato un ‘opera non banale per dimensioni e straordinaria perché attribuita a  un autore noto soprattutto come scultore in marmo, permettendo così di ampliare le conoscenze sulla sua pratica di lavoro” .


Ufficio Promozione culturale Opificio delle Pietre Dure:
Maria Emilia Masci opd.promozioneculturale@cultura.gov.it
 
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049663499
Referente Simone Raddi, simone@studioesseci.net

Roma, Museo Villa Altieri: IOSONOVULNERABILE di Sergio Mario Illuminato – Incontro conclusivo

L’11 febbraio, alle ore 10, al Museo di Villa Altieri, si conclude il percorso artistico IOSONOVULNERABILE di Sergio Mario Illuminato con un incontro che riunisce studenti delle scuole romane, allievi dell’Accademia di Belle Arti, scrittori e rappresentanti istituzionali. L’evento segna l’ultimo capitolo di una narrazione visiva che affronta l’umanità nella sua finitezza e fragilità, contrapponendosi all’ideologia contemporanea dell’efficienza e della performance.

IOSONOVULNERABILE DI SERGIO MARIO ILLUMINATO: TRE ANNI DI ESTETICA DELLA VULNERABILITÀ

IOSONOVULNERABILE
progetto socio-culturale transdisciplinare di Sergio Mario Illuminato
 
Incontro conclusivo aperto al pubblico > martedì 11 febbraio 2025, ore 10.00
Roma, Villa Altieri, Palazzo della Cultura e della Memoria Storica
Viale Manzoni, 47 – Roma

Più di una mostra, IOSONOVULNERABILE è stato un laboratorio creativo basato sul dialogo, sull’inclusione e sulla condivisione, un viaggio esistenziale e un’immersione radicale nella fragilità umana attraverso il linguaggio dell’arte. Nato da un’intuizione di Illuminato, il progetto si è sviluppato in tre anni di intensa ricerca e sperimentazione, esplorando la memoria, il corpo e la trasformazione

L’arte, in questo contesto, non è mai stata un semplice oggetto da contemplare, ma un organismo pulsante capace di interagire con lo spazio, il tempo e lo spettatore.

Il cuore del progetto è la serie di opere Organismi Artistici Comunicanti, pitture-sculture ‘vive’ realizzate con pigmenti organici e metallici in continua mutazione: foglie d’oro, intonaci, ferro ossidato, garza, vetro, cemento, cera. Materiali che danno corpo alla fragilità e all’effimero, generando opere che si trasformano nel tempo, aprendo ferite e crepe che interagiscono con l’ambiente. Un’eredità di maestri come Munch o Yves Klein, ma declinata in un’estetica che fa della vulnerabilità una forza rigenerativa. Affiancate a queste opere, le fotografie della serie Terre Rare indagano le tracce dell’umanità in luoghi abbandonati, rivelando la bellezza nascosta nelle superfici scalfite e nelle ombre impresse dal tempo, trasformando celle e scritte sui muri in narrazioni vive di esistenze passate.

L’indagine artistica si è estesa anche al cinema con Corpus et Vulnus, un’opera filmica che esplora il rapporto tra corpo e ferita, tra presenza e assenza. Attraverso una grammatica visiva intensa e sperimentale, il film mostra il corpo dell’arte come territorio di iscrizione del trauma e della resistenza, un luogo in cui forza e fragilità si intrecciano. Questo dialogo si approfondisce ulteriormente in Vulnerare, cortometraggio girato nell’ex Carcere Pontificio di Velletri, un luogo intriso di memoria e dolore, trasformato in un racconto visivo sull’umanità e sul potenziale di rigenerazione insito nella vulnerabilità.

Foto: Alessandro Spitale

L’importanza culturale di IOSONOVULNERABILE risiede nella sua capacità di intrecciare linguaggi artistici diversi-pittura, scultura, fotografia, cinema, performance-offrendo un’esperienza immersiva e multisensoriale. Il progetto non si è limitato a documentare la vulnerabilità, ma l’ha trasformata in una chiave di lettura del reale, ridefinendo i paradigmi dell’arte contemporanea. Qui, la bellezza non è un’armonia rassicurante, ma nasce dalla tensione tra dissoluzione e resistenza, tra rovina e rinascita. Un confronto generazionale che ha visto il coinvolgimento di giovani artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’Istituto di Istruzione Superiore Piaget Diaz, le cui opere hanno dialogato con quelle di Illuminato.

Dopo tre anni di ricerca e mostre, culminate nell’esposizione all’Istituto Italiano di Cultura di ParigiIOSONOVULNERABILE si chiude come percorso, ma si apre come eredità culturale. Ha dimostrato che l’arte può essere un atto di resistenza contro l’oblio, un gesto che riattiva la memoria e la rende materia viva. Ha insegnato che la vulnerabilità non è un limite, ma una sorgente creativa, una ferita che genera nuovi linguaggi e nuove possibilità di esistenza.

Nel corso di questi anni, IOSONOVULNERABILE ha ridefinito il rapporto tra arte, memoria e tecnologia, trasformando la vulnerabilità da stigma a risorsa. Installazioni immersive, performance, video e fotografia hanno messo in luce un’estetica della convergenza, in cui discipline diverse si incontrano per generare nuove prospettive. Il concetto di rovina, inteso non come frammento del passato ma come spazio di ri-significazione, ha guidato molte opere, esplorando il rapporto tra memoria e oblio, distruzione e rigenerazione.

Uno degli aspetti più innovativi è stato il dialogo con la tecnologia, non intesa come strumento freddo, ma come veicolo di emozioni ed esperienze sensoriali. Il digitale ha permesso di creare opere che trasformano dati in vibrazioni visive, sonore e tattili, invitando lo spettatore a un’interazione attiva. La vulnerabilità si è così rivelata anche nella sua dimensione algoritmica, dimostrando che imperfezioni ed errori sono parte integrante del processo creativo e della vita stessa.

Il progetto ha inoltre esplorato la memoria come elemento dinamico, trasformando storie custodite in luoghi dimenticati – come l’exCarcere Pontificio di Velletri e l’exCarcere del Museo Storico di Villa Altieri -i n opere che interrogano il presente. La fotografia ha avuto un ruolo cruciale, non solo come documento, ma come sguardo capace di generare nuove interpretazioni della realtà.

In un’epoca che associa la forza alla rigidità, IOSONOVULNERABILE ha mostrato come la vera potenza creativa risieda nell’accoglienza della fragilità. Le opere hanno trasformato la vulnerabilità in un varco attraverso cui si manifesta la bellezza dell’incompiuto, dell’imperfetto, del non definito. L’arte si è fatta testimonianza di un’umanità che non teme di esporsi, oscillando tra crollo e rinascita.

Il progetto ha creato una rete di collaborazioni che hanno arricchito il dibattito sull’arte contemporanea e il suo ruolo nella società. Coinvolgendo istituzioni, artisti, curatori e studenti, ha superato i confini tra discipline e contesti, dimostrando che l’innovazione nasce dall’incontro tra saperi differenti.

Sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo e della Commissione Europea – Rappresentanza in Italia, con l’auspicio della Presidenza VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati e il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero delle Disabilità, della Regione Lazio, della Città metropolitana di Roma Capitale e dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale. La produzione esecutiva del progetto è dell’Associazione di Promozione Sociale Movimento VulnerarTe.


Da Roberta Melasecca <info@melaseccapressoffice.it> 

Italia Nostra – Inaugurazione della mostra sulle Botteghe storiche

Torna la seconda edizione di “Botteghe e locali storici da conoscere e salvare”, il concorso fotografico nazionale organizzato da Italia Nostra, la storica associazione che si occupa della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale italiano. La premiazione avrà luogo il 18 febbraio alle 16:30 presso il BUGe a Genova. A giudicare le opere esposte sarà una giuria presieduta dal professore Giancarlo Pinto e composta da rappresentanti di Italia Nostra ed esperti di fotografia. Interverrà la Consigliera nazionale dell’associazione Antonella Caroli.

Fonte: link a www.artribune.com
Botteghe e locali storici da conoscere e salvare, la seconda edizione del concorso fotografico nazionale organizzato da Italia Nostra

Quest’anno sono 33 i fotografi che hanno aderito inviando il proprio materiale e presentando ben 81 progetti, per un totale di 365 fotografie. La mostra resterà visitabile fino al 9 aprile.
L’iniziativa mira a valorizzare le botteghe storiche del nostro paese. Da anni Italia Nostra si dedica alla salvaguardia delle attività commerciali e artigianali nei centri storici al fine di preservare botteghe e locali storici, ovvero con più di 40 anni.

“È fondamentale preservare questo patrimonio, sia per il valore delle attività che vi si svolgono, testimonianza di tradizione e cultura, sia per il ruolo che questi luoghi ricoprono nel caratterizzare il tessuto urbano e sociale” ha dichiarato il Presidente nazionale di Italia Nostra, Edoardo Croci.

“È con grande piacere che anche quest’anno come Assessore al Commercio e Artigianato sostengo la realizzazione di questo concorso fotografico a tema Botteghe Storiche. – Ha commentato l’Assessore Paola Bordilli – L’incremento della risposta da parte dei professionisti e amatori della fotografia dimostra come le Botteghe storiche del nostro territorio siano un pregevole esempio di tutela, conservazione e valorizzazione di professionalità, lavoro e abnegazione da parte degli imprenditori. In questo modo, anche grazie agli scatti che le ritraggono, le botteghe storiche possono sfruttare un ulteriore palcoscenico che permetta loro di essere ulteriormente conosciute e apprezzate”.

Il concorso è stato organizzato in stretta collaborazione con la sezione di Genova di Italia Nostra, con il sostegno dell’Assessorato al Commercio e Artigianato del Comune di Genova, della Camera di Commercio di Genova, del Comune di Campo Ligure e della Biblioteca Universitaria di Genova, e del patrocinio del POLO della Fotografia, di Borgo Italia e dell’Associazione Aiolfi.


Informazioni di contatto
Alessia Piccioni
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Hammershøi e i pittori del silenzio, per la prima volta in Italia al Roverella

Dal 21 febbraio al 29 giugno 2025 a Rovigo a Palazzo Roverella si terrà la prima mostra italiana dedicata a Vilhelm Hammershøi (Copenaghen, 1864-1916), il più grande pittore danese della propria epoca, uno dei geni dell’arte europea tra fine Ottocento e inizio Novecento. A promuoverla è la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo. La mostra, prodotta da Dario Cimorelli Editore, è a cura di Paolo Bolpagni.

HAMMERSHØI
e i pittori del silenzio tra il nord Europa e l’Italia
Rovigo, Palazzo Roverella
21 febbraio – 29 giugno 2025

Del grande artista danese giungerà a Rovigo un nucleo fondamentale di opere, selezionate da Paolo Bolpagni nella rarefatta produzione dell’artista. Allievo prima di Niels Christian Kierkegaard e Holger Grønvold, poi di Frederik Vermehren alla Kongelige Danske Kunstakademi, e infine di Peder Severin Krøyer, debuttò nel 1885. Da anni è ormai in atto la sua riscoperta a livello internazionale: grandi e importanti mostre a lui dedicate sono state realizzate a Parigi al Musée Jacquemart-André, a Tokyo al National Museum of Western Art, a New York alla Scandinavia House, a Londra alla Royal Academy, a Monaco di Baviera alla Kunsthalle der Hypo-Kulturstifung, a Toronto alla Art Gallery of Ontario, a Barcellona al Centre de Cultura Contemporània, a Cracovia al Muzeum Narodowe etc. A oggi, mancava ancora una retrospettiva italiana, che ponesse nel giusto risalto la figura di Hammershøi, protagonista appartato ma fondamentale dell’arte di fine Ottocento e del primo quindicennio del XX secolo. Una lacuna che la grande esposizione rodigina ha l’ambizione di colmare.

“La mostra di Palazzo Roverella, tuttavia, non si propone semplicemente di offrire al pubblico del Bel Paese un’occasione per conoscere più da vicino le opere di un pittore straordinario, riconoscibile per l’intimismo minimalista dei suoi interni e per l’atmosfera inquieta che si sprigiona da un apparente rigorismo, ma di scandagliare filoni di ricerca rimasti finora pressoché inesplorati: da una parte il rapporto tra Hammershøi e l’Italia, dall’altra il confronto con artisti europei soprattutto coevi che, con sfumature diverse, praticarono una poetica basata sui temi del silenzio, della solitudine, delle ‘città morte’, dei ‘paesaggi dell’anima’. I francesi Émile-René Ménard, Henri Duhem, Lucien Lévy-Dhurmer, Charles Marie Dulac, Henri Le Sidaner, Charles Lacoste e Alphonse Osbert, i belgi Fernand Khnopff, Georges Le Brun e William Degouve de Nuncques, gli olandesi Jozef Israëls e Bernard Blommers, la svedese Tyra Kleen, i danesi Peter Vilhelm Ilsted, Carl Holsøe e Svend Hammershøi. E, beninteso, gli italiani: Umberto Prencipe, Giuseppe Ar, Oscar Ghiglia, Vittore Grubicy de Dragon, Mario de Maria, Giulio Aristide Sartorio, Vittorio Grassi, Orazio Amato, Umberto Moggioli, Domenico Baccarini, Giuseppe Ugonia, Francesco Vitalini, Mario Reviglione”, anticipa il curatore.

“Hammershøi – sottolinea Paolo Bolpagni – viaggiò varie volte nella Penisola, visitò Roma, collezionò cartoline con vedute di città, e soprattutto rifletté sull’antichità classica e guardò ai cosiddetti Primitivi: Giotto, Beato Angelico, Masolino, Masaccio, Luca Signorelli, Desiderio da Settignano. Benché abbia dipinto una sola opera di soggetto italiano (che sarà in mostra), durante le proprie permanenze esercitò un’attenzione estrema e recepì spunti e insegnamenti, che contribuirono a delineare il suo personalissimo linguaggio. Non bisogna del resto ignorare il ruolo che il canonico soggiorno a Roma rivestiva tradizionalmente nella formazione dei giovani artisti danesi”.

“La relazione, comunque, funzionò in senso biunivoco: non pochi pittori italiani di differenti provenienze geografiche, infatti, furono suggestionati dalla visione o della conoscenza di opere di Hammershøi, sia a lui contemporanei, sia della generazione successiva. Inoltre alcuni critici, nella Penisola, si interessarono piuttosto precocemente al lavoro di Hammershøi: Vittorio Pica, Ugo Ojetti, Emilio Cecchi, e riviste importanti come «Il Marzocco» ed «Emporium» gli dedicarono articoli”.

“Gli spunti di ricerca, insomma, non mancano, e l’obiettivo della mostra è di far luce su di essi, anche sulla base di indagini documentarie che svelino aspetti inediti, e di riflessioni critiche che approfondiscano filoni meritevoli d’interesse, dal topos della figura ritratta di spalle al motivo degli interni silenziosi e dei paesaggi privi di presenze umane, dall’isolamento umano di Hammershøi alla ‘povertà’ cromatica dei suoi dipinti”.

“Hammershøi e i pittori del silenzio”, dopo un breve affondo sui precedenti storici del tema degli interni silenti, approfondirà i quattro ambiti portanti della ricerca dell’artista: gli interni, le vedute architettoniche, quasi sempre prive di presenze umane, i ritratti e la pittura di paesaggio.

A essere per la prima volta approfondito sarà poi – anticipa il curatore – il rapporto di Hammershøi con l’Italia: “dalle ricadute iconografiche (per esempio con la sua raffigurazione della Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio, visitata nella capitale) alla presenza di lavori dell’artista in mostre dell’epoca, come la Quadriennale di Roma del 1911, per concentrarsi in special modo sugli accostamenti e confronti con la poetica e i soggetti di pittori italiani, anche con l’indagine dell’impatto che la visione diretta o la conoscenza in riproduzione di opere di Hammershøi esercitò fino all’incirca agli anni Trenta del Novecento”.

A completare il percorso sarà una originale comparazione di carattere tematico e stilistico tra la produzione di Hammershøi e i dipinti di artisti coevi scandinavi, francesi, belgi e olandesi, per evidenziare affinità e differenze, nell’enucleazione di alcuni Leitmotive: gli interni silenziosi, la solitudine, le “città morte”, i “paesaggi dell’anima”.

Ad accompagnare la mostra, un ampio catalogo edito da Dario Cimorelli Editore (che gestisce anche la segreteria organizzativa della mostra), con saggi originali del curatore Paolo Bolpagni e di Claudia Cieri Via, Luca Esposito, Francesco Parisi e Annette Rosenvold Hvidt.


Info:
Palazzo Roverella www.palazzoroverella.com
 
Fondazione Cariparo
dott. Roberto Fioretto – Responsabile Ufficio Comunicazione
roberto.fioretto@fondazionecariparo.it
 
Ufficio Stampa: Studio ESSECI
Sergio Campagnolo +39 049 663499
Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net

Novità su ArtOnWorld.com

Siamo entusiasti di annunciare il lancio del nostro nuovo sito web, completamente rinnovato nel design e nella funzionalità, pensato per offrire ai nostri lettori un’esperienza ancora più completa e coinvolgente.

ArtOnWorld.com presenta
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Venezia: Doppia Personale di Karen Bermann e Jason Vigneri Beane

Dal’ 8 al 26 febbraio 2025, la Galleria Itinerarte di Venezia ospita Bone by Jeweled Bone / Cephalon, una doppia personale che accosta due visioni artistiche profondamente diverse eppure intrecciate da un’indagine comune sul tempo, sulla memoria e sulla trasformazione. Karen Bermann e Jason Vigneri-Beane propongono due percorsi distinti: uno intimo e narrativo, radicato nell’esperienza personale e nella materialità del racconto; l’altro visionario e digitale, proiettato verso un futuro possibile in cui tecnologia e natura si fondono in un equilibrio inedito.

BONE BY JEWELED BONE / CEPHALON
Doppia Personale
di Karen Bermann e Jason Vigneri Beane

 
08 febbraio – 26 febbraio  2025
Vernissage 10 febbraio 2025 dalle ore 17.30
Galleria ITINERARTE Rio Tera della Carità 1046, |zona Accademia – Dorsoduro, Venezia

Con Bone by Jeweled Bone, Karen Bermann (USA) porta in mostra un lavoro che intreccia autobiografia e riflessione sulla memoria come dialogo generazionale. Su due pareti opposte, le voci di un padre e di una figlia raccontano due prospettive di vita diverse e complementari.

Fritz, nato a Vienna nel 1922, attraversa la storia del Novecento con la fragilità e la resistenza di chi è costretto a reinventarsi: adolescente in fuga dall’Europa, vive in tre paesi, cambia tre nomi, padroneggia tre lingue. Il suo motto, inciso nella sua esistenza, è “You can never be too careful” (non si diffida mai abbastanza).  Dall’altra parte, Karen, prima generazione americana, cresce nella New York degli anni ’60 e ’70, in un’epoca in cui la libertà personale e l’esplorazione dell’identità si fanno urgenza collettiva. Il suo sguardo è aperto al rischio, al cambiamento.

Questa installazione fa parte del memoir The Art of Being a Stranger, in uscita nel 2025 per la University of Toronto Press. Un’opera che racconta, attraverso poesia, prosa e disegni, l’eredità del trauma intergenerazionale e il fragile senso di appartenenza. La mostra stessa si sviluppa come una narrazione spazializzata: le due voci si fronteggiano sulle pareti opposte della galleria, mentre due grandi ritratti accolgono il visitatore, enfatizzando il carattere teatrale e immersivo dell’installazione.

Se Bermann affonda le radici nella storia e nell’intimità del ricordo, Jason Vigneri-Beane (USA) guarda al futuro e all’interazione tra intelligenza artificiale ed ecologia sintetica con Cephalon. In una serie di trentatré stampe digitali, l’artista esplora un mondo ibrido in cui le infrastrutture autonome, la flora criptica e le micro-macchine disegnano scenari in continua evoluzione.

Vigneri-Beane, architetto e fondatore di Split Studio a Brooklyn, utilizza strumenti avanzati di progettazione algoritmica per ridefinire il confine tra ambiente naturale e costruito. Il suo lavoro spazia dalla realtà aumentata al design industriale, dall’architettura alle infrastrutture robotiche, immaginando un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa parte integrante dei processi ecologici e delle strutture che ci circondano. I suoi progetti, spesso ispirati a microecologie cyborg e a nuovi materiali fisico-virtuali, propongono scenari di convivenza tra organismi e macchine, tra naturale e artificiale, tra caos e ordine.

Se il lavoro di Vigneri-Beane è digitale, concettuale e sperimentale, quello di Bermann è fatto di segni, materia e memoria. Due linguaggi differenti, due direzioni opposte—una rivolta indietro nel tempo, l’altra proiettata nel domani—che si incontrano in un dialogo inaspettato.

L’esposizione mette in relazione passato e futuro, esperienza umana e intelligenza artificiale, radici e mutazione. Un doppio sguardo sulla trasformazione, in cui le storie individuali e le proiezioni immaginarie si intrecciano per restituire una riflessione più ampia sulla condizione umana.

Jason Vigneri-Beane è architetto, designer industriale e professore di architettura al Pratt Institute, dove ha insegnato design, media, tecnologia ed ecologie cyborg. Ha coordinato diversi programmi accademici e nel 2016-17 ha ricevuto il Distinguished Teacher Award, il massimo riconoscimento dell’istituto. Fondatore dello studio Split Studio a Brooklyn, si occupa di design multidisciplinare tra grafica, realtà aumentata, architettura ed ecologia. Le sue ricerche spaziano dagli scenari futuri alle microecologie cyborg, dalle infrastrutture robotiche agli involucri architettonici.

www.splitstudio.com   Instagram: @jcvb_split

Karen Bermann è Professoressa Emerita di Architettura presso la Iowa State University ed è nata e cresciuta a New York, figlia della diaspora ha una spiccata tendenza a viaggiare per il mondo. Ha insegnato negli Stati Uniti e a Roma, dove ha diretto molti semestri di studio all’estero per studenti statunitensi. Sotto l’egida dell’accademia, ha scritto su vari argomenti legati al design sanitario, all’urbanistica e all’abitazione informale, dal nascondiglio di Anne Frank ai campi rom alla periferia

di Roma. Il suo memoir grafico, The Art of Being a Stranger, sarà pubblicato dalla University of Toronto Press nell’estate del 2025.

Instagram  @krnbrmnn


ORARI DI VISITA
Orari apertura mostra: 10 – 17
VERNISSAGE  10 Febbraio ore 17.30

Contatti Stampa
CRISTINA GATTI PRESS & PR
press@cristinagatti.it

Bologna: La frammentazione come condizione geopolitica e realtà esistenziale

Dal 6 al 16 febbraio 2025 il Museo civico del Risorgimento del Settore Musei Civici Bologna accoglie la mostra collettiva Fragmented Nations (on dropping bomb*shells), una riflessione sulla natura incerta e fragile del tempo presente attraverso sette opere video degli artisti Bojan Stojčić, Daniil Revkovskyi e Andrii Rachynskyi, Marco Brambilla, Rashid Masharawi, Sasha Kurmaz, Shabi Habib Allah e Younès Ben Slimane.

Il progetto espositivo, a cura di Carmen Lorenzetti e Dušan Josip Smodej, è promosso da Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento in collaborazione con OOU Nomadic Gallery e rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2025, il programma di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere in occasione di Arte Fiera.

Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento

Fragmented Nations (on dropping bomb*shells)
Bojan Stojčić | Daniil Revkovskyi and Andrii Rachynskyi | Marco Brambilla

Rashid Masharawi |Sasha Kurmaz | Shabi Habib Allah | Younès Ben Slimane
A cura di Carmen Lorenzetti e Dušan Josip Smodej

 
6 – 16 Febbraio 2025            
Mostra promossa da Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento
In collaborazione con OOU Nomadic Gallery

Nell’ambito di ART CITY Bologna 2025

Inaugurazione venerdì 7 febbraio 2025 ore 17.00  

Fragmented Nations (on dropping bomb*shells) presenta la frammentazione come condizione geopolitica e realtà esistenziale. Giustapponendo display contemporaneo e storico, la mostra fa entrare in risonanza i manufatti conservati nella collezione permanente del Museo civico del Risorgimento, testimonianze delle aspirazioni alla costruzione dell’Unità d’Italia da cui mossero le guerre di Indipendenza del XIX secolo, con le precarietà del (dis)ordine globale del XXI secolo. Il dialogo tra passato e presente illumina così la natura ricorsiva dei conflitti e la fragilità delle identità nazionali.

Nel dicembre 2023, l’Istituto italiano per gli studi politici internazionali ha pubblicato un dossier intitolato Il mondo nel 2024: la grande frammentazione che, a distanza di un anno, in retrospettiva fornisce un quadro convincente e solido per questa esposizione. Il rapporto identifica i principali fattori di frammentazione nel mondo odierno: tensioni geopolitiche, conflitti crescenti, instabilità economica e rottura della cooperazione multilaterale. Guerre come quelle in Ucraina e Gaza illustrano come le divisioni radicali e le mutevoli alleanze stiano rimodellando l’ordine globale. Analogamente, l’ascesa del Sud del mondo e la sua sfida all’egemonia del Nord segnano un riallineamento fondamentale delle strutture di potere internazionali, con le vecchie potenze dominanti che cercano di estendere le loro sfere di influenza a scopo di deterrenza.

Esempi di questa tendenza sono la posizione della Cina nei confronti di Taiwan e le dichiarate ambizioni egemoniche del neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui le annessioni territoriali di Canada, Groenlandia e canale di Panama sarebbero una necessità per la sicurezza nazionale. Queste aspirazioni sottolineano un modello ricorrente di espansionismo territoriale e ideologico, evocando domande più profonde sulla natura della sovranità, la persistenza di impulsi neocoloniali e il fragile equilibrio di potere in un panorama globale sempre più diviso.

Le opere selezionate interrogano i temi cruciali delle relazioni geopolitiche, dei conflitti, delle migrazioni e delle tecnologie di sorveglianza invitando gli spettatori a riflettere sulla dissonanza tra le promesse di unificazione e le realtà della frammentazione. Mentre la storia e le narrazioni contemporanee si scontrano, le forze che plasmano sia la persistenza che la dissoluzione delle nazioni vengono sfidate.



Mostra
Fragmented Nations (on dropping bomb*shells)

Artisti
Bojan Stojčić | Daniil Revkovskyi and Andrii Rachynskyi | Marco Brambilla | Rashid Masharawi |Sasha Kurmaz | Shabi Habib Allah | Younès Ben Slimane

A cura di
Carmen Lorenzetti e Dušan Josip Smodej

Promossa da

Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento

Periodo di apertura
6 – 16 febbraio 2025

Inaugurazione
Venerdì 7 febbraio 2025 ore 17.00

Orari di apertura
Martedì e giovedì 9.00 – 13.00
Venerdì 15.00 – 19.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 18.00
Chiuso lunedì e mercoledì


Ingresso
Intero € 5 | ridotto € 3 | ridotto speciale visitatori > 19 anni e ≤ 25 € 2 | gratuito possessori Card Cultura | gratuito possessori biglietto Arte Fiera (dal 6 al 9 febbraio 2025)


Informazioni
Museo civico del Risorgimento
Piazza Giosue Carducci 5 | 40125 Bologna
Tel. + 39 051 2196520
www.museibologna.it/risorgimento
museorisorgimento@comune.bologna.it 
Facebook: Museo civico del Risorgimento – Certosa di Bologna
YouTube: Storia e Memoria di Bologna


Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei

Ufficio Stampa Settore Musei Civici Bologna
e-mail UfficioStampaBolognaMusei@comune.bologna.it 
Silvia Tonelli – Tel. +39 051 2193469 e-mail mailto: silvia.tonelli@comune.bologna.it 
Elisabetta Severino – Tel. +39 051 6496658 e-mail elisabetta.severino@comune.bologna.it

Roma: Finissage OPENBOX5 – AVENTINO for FUTURE

Ultimi giorni per ammirare le installazioni di Pino Genovese, Elisa Majnoni e Paola Romoli Venturi per OPENBOX5 – AVENTINO for FUTURE nei Giardini di Sant’Alessio e nei Giardini di Piazza Albina a Roma. Opere che portano l’attenzione sul tema della sostenibilità, delle trasformazioni climatiche, la transizione ecologica con i relativi risvolti economici, politici e sociali, perché, davanti alla catastrofe climatica, l’ecologia si interroghi sulla possibilità della conservazione degli ecosistemi  al collasso e sulla necessità di sopravvivere, accanto ad altri umani e non-umani, nelle rovine di un mondo che, forse, abbiamo già modificato in modo irreversibile. 

OPENBOX5 – AVENTINO for FUTURE
Pino Genovese, Elisa Majnoni, Paola Romoli Venturi
 
Finissage 7 febbraio 2025 ore 10.30 – 12.30

Giardini di Piazza Albina, Giardini di Sant’Alessio | Roma

La mostra, organizzata dall’Associazione Amici dell’Aventino e promossa con il Municipio I Roma Centro, ha colto l’occasione per valorizzare le sperimentazioni artistiche ed offrire al pubblico una panoramica sul ruolo dell’arte nell’ambito del dibattito in corso, seguendo il consiglio dell’ambientalista Bill McKibben: 

What the Warming World Needs Now Is Art, Sweet Art.

In occasione del finissage, nei Giardini di Sant’Alessio, si svolgerà la performance partecipativa SALVA LA TUA BALENA! di Paola Romoli Venturi alla quale parteciperanno maestre ed allievi della Scuola Elementare “Giacomo Badini” che hanno collaborato alla scultura L’ISOLA dell’AVENTINO – L’ARMA DEL DELITTO: l’opera rappresenta lo stomaco della balena morta a causa delle plastiche ingerite ed è stata realizzata con la plastica endogena consumata e raccolta dagli allievi attraverso tre incontri: infatti, in 7 giorni i ragazzi e le loro famiglie hanno messo da parte 23 sacchi con circa 900 contenitori e bottiglie di varie dimensioni in plastica. In questo quarto incontro l’artista aprirà lo stomaco della balena, dove sono stati inseriti i contenitori, i ragazzi estrarranno le plastiche e le schiacceranno facendo un’ulteriore riflessione sullo smaltimento corretto delle plastiche e sui temi più generali dell’inquinamento e del nostro rapporto con l’ecosistema. 


OPENBOX5 – AVENTINO for FUTURE
Pino Genovese, Elisa Majnoni, Paola Romoli Venturi
A cura di AdA-Cultura con Daniela Gallavotti Cavallero, Alessandro Olivieri, Mara van Wees
Testi di: Daniela Gallavotti Cavallero, Sandro Polo, Mara van Wees
Un progetto dell’Associazione Amici dell’Aventino
Promosso con il Municipio I Roma Centro
Associazione Amici dell’Aventino
info@aventino.org
 
Ufficio stampa Roberta Melasecca_Interno 14 next – Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it