

Dopo oltre un secolo, una parte significativa della raccolta egizia dell’arciduca è rientrata a Miramare. Un progetto espositivo internazionale che intreccia storia, collezionismo e costruzione dello sguardo sull’antico.
A 143 anni dal trasferimento a Vienna, una parte rilevante della collezione egizia di Ferdinando Massimiliano d’Asburgo torna a Trieste. Dal 2 aprile al 1° novembre 2026, le Scuderie del Castello di Miramare ospitano la mostra Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, restituendo al pubblico un nucleo prezioso di opere rimasto per oltre un secolo nella capitale austriaca.
Promossa dal Museo storico e Parco del Castello di Miramare e co-organizzata dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, l’esposizione è curata da Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner. Il progetto riunisce oltre cento reperti, tra prestiti viennesi e opere provenienti anche dal Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann, offrendo uno sguardo articolato sulla fortuna dell’egittologia nel contesto del collezionismo ottocentesco triestino.
Il percorso si sviluppa attorno alla figura dell’arciduca, mettendo in luce la sua visione di un museo ideale capace di accogliere e valorizzare collezioni eterogenee. Non si tratta soltanto di una ricostruzione storica, ma di una riflessione più ampia sul significato stesso del museo nel XIX secolo: da spazio privato e simbolo di prestigio personale a luogo di conoscenza condivisa, destinato alla ricerca e alla fruizione pubblica.
La genesi della raccolta racconta un interesse precoce e strutturato per l’antico Egitto. Già negli anni Cinquanta dell’Ottocento, Massimiliano acquisisce un primo nucleo di reperti dall’ex console austriaco ad Alessandria, Anton von Laurin. Negli anni successivi la collezione si amplia attraverso viaggi, incarichi diplomatici e campagne di acquisto, fino a delineare un corpus significativo, destinato nelle intenzioni dell’arciduca a sostenere anche gli studi egittologici.
Determinante, in questo senso, il coinvolgimento dello studioso S.L. Reinisch, incaricato di catalogare le opere e approfondirne il valore scientifico. Lo stesso Reinisch sarà poi protagonista di una vasta campagna di acquisizioni in Egitto tra il 1865 e il 1866, quando Massimiliano – nel frattempo imperatore del Messico – immaginava di destinare la raccolta a un museo nazionale. Un progetto rimasto incompiuto, interrotto dalla morte prematura dell’arciduca.
Le opere esposte raccontano così una storia stratificata, fatta di spostamenti, interpretazioni e riletture. Ogni oggetto diventa testimonianza di almeno tre dimensioni: il contesto originario dell’antico Egitto, il momento del collezionismo europeo che lo ha ridefinito e il presente, in cui viene nuovamente interrogato e reso accessibile.
Accanto alla mostra, il Museo di Miramare propone un articolato programma di attività educative e divulgative – laboratori, incontri e workshop – rivolto a scuole, famiglie e pubblico adulto. Un’estensione naturale del progetto espositivo, che rafforza la dimensione partecipativa e contemporanea dell’esperienza museale.
Con Una Sfinge l’attrae, Miramare si conferma come luogo di connessione tra storie, geografie e saperi. Un progetto che, oltre a restituire visibilità a una collezione significativa, invita a ripensare il ruolo dei musei come spazi dinamici, capaci di costruire ponti tra epoche e culture.
| Articolo redazionale |
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