UNA SFINGE L’ATTRAE – La collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo

Dopo oltre un secolo, una parte significativa della raccolta egizia dell’arciduca è rientrata a Miramare. Un progetto espositivo internazionale che intreccia storia, collezionismo e costruzione dello sguardo sull’antico.


A 143 anni dal trasferimento a Vienna, una parte rilevante della collezione egizia di Ferdinando Massimiliano d’Asburgo torna a Trieste. Dal 2 aprile al 1° novembre 2026, le Scuderie del Castello di Miramare ospitano la mostra Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, restituendo al pubblico un nucleo prezioso di opere rimasto per oltre un secolo nella capitale austriaca.
Promossa dal Museo storico e Parco del Castello di Miramare e co-organizzata dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, l’esposizione è curata da Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner. Il progetto riunisce oltre cento reperti, tra prestiti viennesi e opere provenienti anche dal Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann, offrendo uno sguardo articolato sulla fortuna dell’egittologia nel contesto del collezionismo ottocentesco triestino.

Il percorso si sviluppa attorno alla figura dell’arciduca, mettendo in luce la sua visione di un museo ideale capace di accogliere e valorizzare collezioni eterogenee. Non si tratta soltanto di una ricostruzione storica, ma di una riflessione più ampia sul significato stesso del museo nel XIX secolo: da spazio privato e simbolo di prestigio personale a luogo di conoscenza condivisa, destinato alla ricerca e alla fruizione pubblica.

La genesi della raccolta racconta un interesse precoce e strutturato per l’antico Egitto. Già negli anni Cinquanta dell’Ottocento, Massimiliano acquisisce un primo nucleo di reperti dall’ex console austriaco ad Alessandria, Anton von Laurin. Negli anni successivi la collezione si amplia attraverso viaggi, incarichi diplomatici e campagne di acquisto, fino a delineare un corpus significativo, destinato nelle intenzioni dell’arciduca a sostenere anche gli studi egittologici.

Determinante, in questo senso, il coinvolgimento dello studioso S.L. Reinisch, incaricato di catalogare le opere e approfondirne il valore scientifico. Lo stesso Reinisch sarà poi protagonista di una vasta campagna di acquisizioni in Egitto tra il 1865 e il 1866, quando Massimiliano – nel frattempo imperatore del Messico – immaginava di destinare la raccolta a un museo nazionale. Un progetto rimasto incompiuto, interrotto dalla morte prematura dell’arciduca.

Le opere esposte raccontano così una storia stratificata, fatta di spostamenti, interpretazioni e riletture. Ogni oggetto diventa testimonianza di almeno tre dimensioni: il contesto originario dell’antico Egitto, il momento del collezionismo europeo che lo ha ridefinito e il presente, in cui viene nuovamente interrogato e reso accessibile.

Accanto alla mostra, il Museo di Miramare propone un articolato programma di attività educative e divulgative – laboratori, incontri e workshop – rivolto a scuole, famiglie e pubblico adulto. Un’estensione naturale del progetto espositivo, che rafforza la dimensione partecipativa e contemporanea dell’esperienza museale.

Con Una Sfinge l’attrae, Miramare si conferma come luogo di connessione tra storie, geografie e saperi. Un progetto che, oltre a restituire visibilità a una collezione significativa, invita a ripensare il ruolo dei musei come spazi dinamici, capaci di costruire ponti tra epoche e culture.


Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>
Articolo redazionale

CASTELLO DI RIVOLI – Inserzioni di Gabriel Chaile, Lonnie Holley, Huda Takriti

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta la seconda edizione di Inserzioni, il programma semestrale di commissioni che introduce nuove opere concepite in dialogo attivo con le sale barocche normalmente dedicate alla Collezione permanente, trasformandole in un dispositivo espositivo in continua evoluzione. Il progetto interviene nella narrazione museale invitando artisti contemporanei a misurarsi con l’architettura incompiuta del Castello e con la stratificazione storica e simbolica delle sue sale, attivando relazioni inedite tra opere, spazio e memoria.

Inserzioni
A cura di Francesco Manacorda
Gabriel Chaile, Lonnie Holley, Huda Takriti
Intervento di Huda Takriti a cura di Linda Fossati
27 marzo – 23 agosto 2026      Edificio Castello, I e II piano

A cura di Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti curato da Linda Fossati, Inserzioni coinvolge per questa edizione Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, le cui pratiche affrontano temi legati alla memoria, alla genealogia e alla costruzione delle narrazioni collettive in contesti geografici e culturali differenti. Concepite usando le sale auliche come punto di partenza non neutrali, le opere si inseriscono nel percorso della Collezione, contribuendo a rinnovarne periodicamente l’allestimento e ad ampliarne la prospettiva culturale. Attraverso queste commissioni il Museo prosegue nel ripensamento dei canoni della storia dell’arte, aprendosi a tradizioni e visioni che interrogano criticamente le narrazioni occidentali dominanti.
 
Il progetto si radica nella vocazione originaria del Castello di Rivoli come luogo aperto all’intervento diretto degli artisti, in cui l’architettura diventa condizione generativa. Gli artisti sono così chiamati a partecipare attivamente alla scrittura della storia espositiva del Museo, contribuendo all’evoluzione del suo patrimonio culturale.
 
Gabriel Chaile (San Miguel de Tucumán, Argentina, 1985) presenta un intervento in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che connette l’edificio alla collina su cui sorge. Lo spazio viene trasformato in un ambiente sospeso tra diorama storico e scenario fantascientifico, in cui una figura antropomorfa in creta interagisce con elementi scultorei evocativi di un accampamento precario, suggerendo una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. La ricerca dell’artista si fonda sul concetto di “genealogia della forma”, secondo cui le forme custodiscono stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive. Realizzate con argilla, terra e adobe, le sue sculture si ispirano alle tradizioni artigianali e alle cosmologie indigene del nord-ovest argentino, evocando narrazioni ancestrali e processi di trasmissione culturale. In dialogo con i frammenti di affreschi storici presenti nella sala, l’intervento intreccia memoria architettonica e immaginazione contemporanea, riflettendo su storia, identità e trasformazione.
 
Lonnie Holley (Birmingham, Alabama, Stati Uniti, 1950) presenta un gruppo di nuove sculture e dipinti concepiti per la Sala dei Continenti, decorata nel XVIII secolo con rappresentazioni allegoriche che riflettono la visione geopolitica dell’epoca. Estendendo la tradizione della Black Art del sud degli Stati Uniti, Holley trasforma materiali trovati e di recupero – legno bruciato, metallo, plastica e oggetti di uso quotidiano – in assemblaggi che attivano le narrazioni insite nei materiali stessi. Attraverso un processo intuitivo e improvvisativo, Holley affronta temi quali memoria collettiva, disuguaglianze sociali, violenza storica e possibilità di trasformazione spirituale e politica. Nel contesto del Castello, le opere instaurano una tensione critica con le rappresentazioni storiche della sala, proponendo nuove prospettive sul potere e sulla memoria. Sculture e dipinti su trapunta evocano presenze collettive e genealogie simboliche che ridefiniscono la percezione dello spazio espositivo.
 
La pratica artistica di Huda Takriti (Damasco, Siria, 1990; vive e lavora a Vienna) intreccia ricerca d’archivio, video e performance, dando vita a installazioni che mettono in relazione immagini in movimento e materiali storici con il contesto architettonico. Per Inserzioni, l’artista presenta un progetto che indaga il ruolo delle immagini, del cinema, delle istituzioni e dell’industria nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra. Il progetto riunisce il video Clarity is the Closest Wound to the Sun (2023) e due nuove produzioni, tra cui It Is Always Midnight In Their Minds (2026), sviluppate a partire da ricerche condotte in archivi italiani. L’opera indaga il rapporto tra l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), le ex colonie europee – comprese quelle italiane – e quelle ancora in lotta per la liberazione negli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto dei processi di decolonizzazione. Accanto ai video, Takriti realizza un’installazione in vinile concepita come un affresco contemporaneo che si estende lungo le pareti della Sala 29, stabilendo un dialogo con gli affreschi storici della residenza. Il progetto riflette sulle modalità attraverso cui le narrazioni storiche vengono costruite e trasmesse, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione dell’immaginario collettivo.
 
Il progetto di Huda Takriti è realizzato con il sostegno del Ministero federale austriaco per l’Abitare, le Arti, la Cultura, i Media e lo Sport (BMKÖS), Sezione IV – Arte e Cultura


Dal 27 marzo 2026
 
Arte Povera e nuovi allestimenti nella collezione permanente
 
Le sale del primo e del secondo piano dell’edificio storico del Castello di Rivoli sono dedicate alla Collezione del Museo. Intesa quale materia viva, la Collezione è continuamente presentata attraverso nuovi allestimenti e percorsi per condividere con il pubblico tanto le acquisizioni più recenti quanto il ricco patrimonio di opere collezionato. Entro la fine del 2026, è in programma, in più fasi, un ampio riallestimento incentrato sull’Arte povera, con sale monografiche dedicate ai pionieri del gruppo e opere di grande rilevanza storica.
Nel corso della primavera 2026, riallestimenti di Collezione che guardano anche ad ulteriori protagonisti dell’arte italiana includono: Senza titolo, 1967-1969, di Gino de Dominicis, Da dove….. (1983-7-), 1983, Da dove… (1984-1), 1984, Di umano ’85 – II –, 1985, di Emilio Vedova, Persone nere, 1984, di Michelangelo Pistoletto, Senza titolo, 1985, di Marisa Merz. È inoltre per la prima volta allestita al Castello Sulla riva del lago, 2005, di Piero Gilardi, opera recentemente donata al Museo da WSP Italia e Pietro Jarre. L’opera era stata a suo tempo donata dall’artista come ringraziamento per la collaborazione negli anni di ideazione del PAV Parco Arte Vivente, Torino.
 
Giorgio Griffa: 90
In collaborazione con Fondazione Giorgio Griffa, Torino

In occasione del 90esimo compleanno di Giorgio Griffa (Torino, 1936), il Castello di Rivoli dedica un omaggio all’artista, con il progetto Giorgio Griffa: 90. Griffa si è distinto elaborando un linguaggio pittorico radicale, ridotto ai suoi componenti essenziali di tela, colore e segno. “Io non rappresento nulla, io dipingo” è il significativo commento fatto dall’artista a proposito del proprio lavoro. Giorgio Griffa: 90 include opere che spaziano dagli anni settanta al presente, a testimonianza del suo lungo, prolifico e ininterrotto percorso artistico. Su iniziativa del CRRI – Centro di Ricerca del Castello di Rivoli, saranno inoltre esposti materiali documentari, oltre a strumenti di lavoro provenienti dallo studio dell’artista. Il progetto Giorgio Griffa: 90 è sviluppato grazie alla collaborazione con la Fondazione Giorgio Griffa, Torino, dove, in aprile, si svolgerà la mostra Summer 69, incentrata sugli esordi dell’artista.
 
Nanda Lanfranco. Ritratti d’artista
A cura del CRRI – Centro di Ricerca del Castello di Rivoli
 
Nanda Lanfranco. Ritratti d’artista valorizza per la prima volta il fondo archivistico di Nanda Lanfranco conservato al CRRI, presentando una selezione di stampe originali che ritraggono artiste e artisti che negli anni hanno esposto al Castello di Rivoli. Istituito nel 2025, il Fondo Nanda Lanfranco è costituito da oltre 200 unità archivistiche, tra cui stampe originali autografe, diapositive, fotocolor, negativi, provini e file digitali. Il Fondo testimonia il rapporto di lunga durata tra la fotografa e il Castello di Rivoli.
Nanda Lanfranco. Ritratti d’artista presenta una selezione di oltre 30 stampe originali in bianco e nero. “Presenza silenziosa ma costante, per molti anni Nanda Lanfranco ha frequentato il Castello utilizzando la sua macchina fotografica per intessere profondi dialoghi con gli artisti mentre erano al lavoro nelle sale del Museo. Ciascuna delle fotografie presenta un preciso momento di questo percorso ed è stata scelta appositamente per il Castello dall’autrice quando era in vita. Per la prima volta, l’allestimento restituisce pubblicamente una selezione di queste immagini, dove è percepibile la sintonia di affetti ed emozioni che Lanfranco sapeva raggiungere con chi ritraeva”, dichiara Marcella Beccaria, Responsabile del CRRI.
In collaborazione con la fiera internazionale The Phair | Photo Art Fair, uno scatto di Lanfranco è l’immagine guida dell’edizione 2026 e sarà esposto alle OGR a Torino durante la fiera.


Castello di Rivoli
Piazza Mafalda di Savoia
10098 Rivoli – Torino
Info: +39 0119565222
come arrivare

Le attività del Castello di Rivoli sono realizzate primariamente grazie al contributo della Regione Piemonte.
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Ufficio Stampa Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
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PCM Studio di Paola C. Manfredi
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Da Press Office <press@castellodirivoli.org>

Gorizia: THE MATTER LOOP. Il Ciclo della Materia 

Dal 28 marzo al 26 aprile 2026, Gorizia ospita The Matter Loop – Il ciclo della materia, mostra a cura di Vincenzo Alessandria che mette in dialogo arte contemporanea, sistema produttivo ed economia circolare.

THE MATTER LOOP_Il Ciclo della Materia 
  a cura di Vincenzo Alessandria 
  28 marzo – 26 aprile 2026 
  The Circle Via Rastello, 91- Gorizia

Il progetto, ideato e promosso da QuiAltrove Associazione ETS, si sviluppa tra due spazi espositivi di via Rastello, dove si trova The Circle, sede dell’Associazione e centro di ricerca attivo sul territorio. L’iniziativa si inserisce nel più ampio programma Arte per il pianeta, sviluppato dall’Associazione e dedicato al rapporto tra creatività, sostenibilità e responsabilità ambientale. Sostenuto dal bando regionale dedicato ai progetti culturali capaci di favorire l’incontro tra mondo produttivo e creatività, The Matter Loop si configura come una vera e propria piattaforma operativa di collaborazione tra arte e impresa.

“Il progetto nasce dall’idea che la materia non sia mai neutra: ogni materiale porta con sé una storia produttiva, tecnica e culturale. L’intervento artistico diventa allora uno spazio di rilettura e trasformazione, in cui ciò che era scarto può tornare a generare senso e valore.”
Vincenzo Alessandria

Arte e impresa: un laboratorio di economia circolare

Cuore del progetto è la collaborazione tra quattro artisti del Friuli Venezia Giulia e quattro aziende del territorio, che mettono a disposizione materiali di scarto provenienti dai propri processi produttivi.

Le ricerche di Giulia Maria Belli, Nicola Facchini, Anna Marzuttini e Kristian Sturi si innestano nei saperi e nelle tecnologie di Braida Srl SB, Postir Srl, Cooperativa Contea e Infostar Group Srl, generando un campo di lavoro condiviso in cui arte e produzione industriale si incontrano.

La materia — tessile, metallica, organica o sintetica — diventa così spazio di relazione e sperimentazione, capace di orientare la ricerca artistica e di aprire nuove prospettive sul valore dei materiali.

“Recuperare un materiale significa guardarlo con occhi nuovi. Il gesto artistico diventa un atto di rigenerazione, capace di trasformare il rifiuto in memoria, forma e narrazione.”

Il titolo The Matter Loop richiama proprio l’idea di un ciclo continuo: produzione, utilizzo, scarto e possibile rigenerazione. In questo processo circolare, la materia agisce come presenza dinamica che registra il tempo e le trasformazioni della produzione industriale.

Il progetto si sviluppa  attraverso diverse fasi di lavoro:

Una prima fase di incontri e confronto all’interno delle aziende partner ha permesso agli artisti di entrare in contatto con i processi produttivi e con le logiche dell’economia circolare.

Successivamente si è aperta la fase di produzione artistica, in cui gli artisti hanno lavorato direttamente con i materiali di scarto, talvolta all’interno delle aziende, altre volte nei propri studi.

Il progetto culmina con la mostra a Gorizia, città protagonista insieme a Nova Gorica del programma Capitale Europea della Cultura, dove il pubblico può scoprire i risultati di questo dialogo tra creatività, tecnologia e sostenibilità.

Al termine dell’esposizione, le opere torneranno alle aziende partner – in comodato d’uso o attraverso acquisizione – continuando a vivere nei luoghi da cui i materiali provengono.

“In The Matter Loop la sostenibilità non è solo un tema, ma un metodo di lavoro. Arte, impresa e territorio entrano in un ciclo aperto di trasformazione reciproca.”

Gli artisti e le opere

Giulia Maria Belli, in dialogo con Braida Srl SB – azienda storica del Distretto della Sedia di Manzano (UD) – concentra la propria ricerca sulla materia tessile come luogo di memoria e relazione. Utilizzando scarti provenienti dalla produzione, l’artista realizza una grande installazione tessile composta da frammenti di stoffe cucite insieme, una superficie irregolare e stratificata in cui il tessuto diventa archivio di tracce e affetti. Interventi pittorici a cera velano e fissano immagini che emergono e scompaiono sulla superficie, mentre due presenze in silhouette si fronteggiano senza toccarsi. Lo sguardo diventa così materia e relazione, e l’opera – una sorta di spazio mentale sospeso – restituisce al tessile una dimensione poetica e narrativa, trasformando il materiale di scarto in una trama di memoria condivisa.

Nicola Facchini, in collaborazione con Postir Srl, lavora su lastre di ottone destinate allo scarto intervenendo con una tecnica serigrafica ad inchiostro nero su lastra di ottone recuperata e satinata. Su una lastra compare la scena di due figure sedute a un tavolo, su un’altra una natura morta con un vaso di fiori. Le immagini si depositano per passaggi successivi di stampa, lasciando che la riflessione del metallo, l’ossidazione e le discontinuità del supporto modulino la lettura. La malinconia che attraversa la ricerca dell’artista assume qui un tono riflessivo, come forma di conoscenza che si misura con ciò che resta e resiste al consumo del tempo. L’ottone conserva la propria memoria produttiva e, attraverso la stampa, accoglie una seconda memoria, più intima e trattenuta. Ne risultano superfici in cui permanenza e trasformazione convivono, tra immagine e materia. 

Anna Marzuttini, in collaborazione con Contea Cooperativa sociale sviluppa un’installazione costruita a partire da tronchi, rami e materiali organici provenienti dagli interventi di manutenzione del verde urbano. L’opera si compone di elementi lignei mantenuti nella loro condizione primaria, sui quali l’artista innesta interventi pittorici e scultorei che seguono le tensioni naturali della materia. La struttura installativa si articola in forme verticali, creando uno spazio frammentato e attraversabile. In questo paesaggio ibrido, tra naturale e costruito, la materia organica diventa luogo di trasformazione e riflessione sul rapporto tra intervento umano, ecologia e rigenerazione.

Kristian Sturi, in collaborazione con Infostar Srl, lavora con componenti sintetici e materiali elettronici dismessi per costruire un’installazione che mette in relazione immaginario tecnologico e dimensione simbolica. L’opera si configura come una  bifora contemporanea: due immagini speculari racchiuse in strutture ogivali metalliche e la raffigurazione di due dissipatori di calore e componenti elettronici diventano supporti iconici. Bobine di Tesla generano brevi scariche elettriche che attraversano la superficie, creando connessioni luminose tra le due figure rappresentate – una presenza umana e una creatura animale. La tecnologia diventa così materia viva e instabile, trasformando l’installazione in un campo di tensione tra natura, macchina e immaginazione.

Arte come anticipazione del futuro

Gli artisti contemporanei spesso intercettano e anticipano le trasformazioni della società. Temi come energia, gestione dei rifiuti, sostenibilità ambientale e responsabilità produttiva fanno ormai parte integrante della pratica artistica.In The Matter Loop queste questioni emergono attraverso la trasformazione concreta della materia, nella tensione tra produzione industriale e gesto creativo. La mostra propone così un modello di collaborazione in cui arte e impresa condividono uno spazio di sperimentazione, suggerendo nuove possibilità per ripensare i processi produttivi e il rapporto con le risorse.

Il ciclo della materia diventa allora metafora di una responsabilità collettiva: ripensare i processi, immaginare nuove traiettorie, valorizzare ciò che esiste già e restituire significato a ciò che viene prodotto.


QuiAltrove ETS è un’associazione culturale con sede a Gorizia. Attraverso l’arte contemporanea promuove una cultura aperta e partecipativa, capace di attivare trasformazioni reali. Valorizza la dimensione transfrontaliera in cui opera e investe nelle giovani generazioni, offrendo occasioni concrete di crescita, espressione e dialogo. I progetti dell’Associazione nascono dall’incontro tra arte, territorio e comunità e utilizzano i linguaggi artistici come strumenti di innovazione sociale, inclusione e rigenerazione urbana. Ogni progetto è un processo condiviso. Un’occasione per abitare i luoghi in modo nuovo, costruire relazioni, generare senso. 

Instagram @quialtrove_associazione
Website https://quialtrove.it/


INFO MOSTRA 
28.03>26.04..2026
ORARI dal lunedì al venerdì 17.00 alle 18.00
sabato e domenica previo appuntamento  +39 3930778726
Dove : THE CIRCLE  Via Rastello 91 e  Via Rastello 23, Gorizia
www.thematterloop.com

Maggiori info 
QuiAltrove 
info@quialtrove.it
www.quialtrove.it


Contatti Stampa 
CRISTINA GATTI PRESS & PR | press@cristinagatti.it
Da CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it>

Lo scioglimento della collezione fidecommissaria Barberini – Cronaca di una diaspora

Il 27 marzo 2026, alle ore 17.00, nella Sala Caduti di Nassirya del Senato, sarà presentato il volume Lo scioglimento della collezione fidecommissaria Barberini. Cronaca di una diaspora di Gino Famiglietti (Scienze e Lettere 2026), dialogheranno con l’autore Paola Nicita, Gallerie nazionali di Arte antica, Micaela Procaccia, già Dirigente del Ministero della cultura, e Andrea Piacentini Vernata, Sapienza Università di Roma.

Lo scioglimento della collezione fidecommissaria Barberini
Cronaca di una diaspora
 
di
Gino Famiglietti
 
Venerdì 27 marzo 2026
 
Conferenza stampa di presentazione, ore 17.00
 
Palazzo Madama – Senato della Repubblica
Sala Caduti di Nassirya, Piazza Madama 11, Roma 00186

Il volume presenta, attraverso un’attenta ricerca documentale, la narrazione ragionata di come si è giunti allo scioglimento del fedecommesso Barberini, uno degli eventi che hanno segnato la storia del patrimonio culturale italiano durante il fascismo.
Ne emerge un quadro che può definirsi sconfortante: da un lato, l’apparato amministrativo statale, che rimane inerte di fronte alle difficoltà, convinti che le leggi vigenti, che vietavano la divisione delle raccolte fedecommissarie e la loro eventuale vendita a soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici, costituissero, di per sé, un muro insormontabile eretto a difesa di tali raccolte. Dall’altro lato, le esigenze e gli interessi dei privati, che perseguivano i loro obiettivi di messa a profitto del patrimonio artistico di cui disponevano ed il cui mero possesso era ormai vissuto come un peso.

Nel mezzo la classe politica, che, allora come oggi, non aveva un progetto in materia di politica culturale, ma tendeva ad assecondare i desiderata dei portatori di interessi individuali, a scapito della tutela dell’interesse collettivo. Ragione per cui il disastro che ne sarebbe seguito sembrava essere fatalmente già scritto nell’imperante disordine dei valori, culturali e morali.

Gino Famiglietti è stato, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, dapprima direttore generale per l’Archeologia, poi per gli Archivi e infine per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio. Ha collaborato alla stesura della legge Galasso nel 1985, e del Codice dei beni culturali e del paesaggio nel 2004.


Palazzo Madama – Senato della Repubblica
Sala Caduti di Nassirya
Piazza Madama 11, Roma 00186
 
I giornalisti e gli ospiti devono accreditarsi scrivendo a
presentazione@famiglietti.aleeas.com

L’accesso alla sala, con abbigliamento consono e, per gli uomini,
obbligo di giacca e cravatta, è consentito fino al raggiungimento
della capienza massima. Le opinioni e i contenuti espressi nell’ambito
dell’iniziativa sono nell’esclusiva responsabilità dei proponenti e dei
relatori e non sono riconducibili in alcun modo al Senato della
Repubblica o ad organi del Senato medesimo.
Da Simona Pandolfi <pandolfisimona.sp@gmail.com>

Si è conclusa ieri TEFAF Maastricht 2026: tutti i risultati

TEFAF MAASTRICHT SI CONCLUDE CON UN’ECCELLENTE AFFLUENZA, COINVOLGIMENTO ISTITUZIONALE E SOLIDA FIDUCIA DEL MERCATO

La 39ª edizione di TEFAF Maastricht si è conclusa registrando un’affluenza eccezionale e uno movimento sostenuto di mercato, consolidando la sua posizione come la principale fiera mondiale per arte, antiquariato e design.

TEFAF Maastricht 2026
Paesi Bassi, Maastricht Exhibition & Conference Centre (MECC)
14 – 19 marzo 2026 

Sono stati oltre 50.000 i visitatori che hanno visitato la fiera negli otto giorni di apertura, superando le aspettative e confermando il continuo interesse globale per opere d’arte di altissima qualità. Il coinvolgimento istituzionale ha continuato a essere un elemento distintivo, con oltre 450 musei rappresentati, tra cui 67 gruppi di mecenati, a testimonianza del ruolo di TEFAF come punto di incontro imprescindibile per curatori, collezionisti e studiosi.

Tra i musei partecipanti figuravano importanti istituzioni internazionali quali il Metropolitan Museum of Art di New York, il Rijksmuseum di Amsterdam, Louvre (Parigi e Abu Dhabi), Musée d’Orsay di Parigi, Victoria & Albert Museum, National Gallery London, Van Gogh Museum, Städel Museum e il Museum of Fine Arts Boston.

UN PUNTO DI RIFERIMENTO DEL MERCATO IN UNO SCENARIO GLOBALE COMPLESSO

In un contesto caratterizzato da incertezze geopolitiche, TEFAF Maastricht si è confermata ancora una volta un barometro resiliente del mercato dell’arte globale. Dopo un forte slancio iniziale durante i giorni di anteprima, la fiducia è continuata a crescere, con vendite costanti registrate per tutta la settimana e diversi espositori che hanno definito questa edizione tra le loro TEFAF di maggior successo di sempre.

L’importanza duratura della fiera è evidenziata dalla solidità e dalla lealtà della sua base di espositori, con il 25% dei partecipanti presente a TEFAF da oltre 20 anni.

ACCESSIBILITÀ, RICERCA E NUOVA GENERAZIONE

Se TEFAF Maastricht è sinonimo di capolavori di qualità museale, continua tuttavia a sfidare le percezioni legate all’accessibilità. Le opere in vendita spaziavano da €2.000 a vendite multimilionarie, testimoniando la capacità unica della fiera di servire sia collezionisti affermati sia chi si trova all’inizio del proprio percorso collezionistico.

Il Programma Emerging Collectors, curato quest’anno da Paul Arnhold, ha visto 96 gallerie presentare opere sotto i €20.000, offrendo un punto di accesso importante per i nuovi acquirenti.

Rafforzando ulteriormente il suo impegno per la ricerca e la formazione, TEFAF ha accolto 10 curatori internazionali per un corso di cinque giorni in collaborazione con l’Università di Maastricht, supportando la prossima generazione di leadership museale.

TEMI CURATORIALI E TENDENZE NEL COLLEZIONISMO

Nel corso della fiera sono emerse diverse tendenze chiave nel collezionismo:

  • Una rinnovata domanda di opere di piccola scala, apprezzate per la loro intimità e versatilità
  • Un crescente interesse per collezionismi trasversali tra epoche e discipline
  • L’attenzione continua alla provenienza, alla rarità e al valore scientifico
  • Un riconoscimento sempre maggiore di artisti storicamente trascurati, in particolare donne
  • Forte interesse per la materialità e la qualità artigianale

Queste tendenze riflettono una base di collezionisti globale sofisticata ed in evoluzione.

CULTURA, POLITICA E IMPATTO ECONOMICO

Il TEFAF Summit, supportato da AXA XL, ha riunito 250 delegati internazionali provenienti dal mondo dell’arte, dal mondo accademico, finanziario e dalle politiche pubbliche. L’edizione di quest’anno, “Beyond Economic Impact: Rethinking Culture in Public Policy”, ha esplorato il ruolo trasformativo della cultura nell’economia, nello sviluppo sociale e nella salute, sostenendo con forza l’integrazione più profonda delle arti nelle politiche pubbliche.

Tra i momenti salienti del Summit, la presentazione del primo Economic Impact Report di TEFAF, realizzato in collaborazione con Deloitte, ha evidenziato il contributo significativo della fiera sia a livello locale sia nazionale. Il rapporto ha rilevato che TEFAF Maastricht genera un impatto economico totale di €86,4 milioni nei Paesi Bassi, di cui €37,9 milioni solo a Maastricht.

LE PRINCIPALI VENDITE E ACQUISIZIONI MUSEALI

Dopo i giorni di apertura caratterizzati da grande fermento, ulteriori transazioni significative hanno confermato la profondità e la coerenza delle vendite in tutte le categorie, con operazioni di rilievo quali:

  • Dr Jörn Günther Rare Books (Svizzera) ha realizzato vendite a otto cifre, incluso l’importante Liechtenstein Tacuinum Sanitatis, venduto per 5 milioni di CHF.
  • Alon Zaikim (Regno Unito) ha presentato una rara coppia di dipinti di Claude Monet, riuniti dopo oltre 130 anni, con prezzo richiesto di €20 milioni, riservata a un collezionista privato.
  • Paul Coulon (Regno Unito) ha collocato la Untitled Blue Sponge Sculpture di Yves Klein presso un collezionista privato, con prezzo richiesto di €2,5 milioni.
  • Tomasso (Regno Unito) ha venduto una figura inginocchiata in marmo del XIV secolo al Metropolitan Museum of Art per circa €1,5 milioni.
  • Utermann (Germania) ha venduto Orchard Still Life with Green Bowl di Max Beckmann per circa €1 milione, con immediato interesse per prestito museale.
  • MS Rau (USA) ha riportato diverse vendite superiori al milione di dollari, incluse opere di Mary Cassatt e Pablo Picasso.
  • Gallerie Lefebvre (USA) ha venduto Hibou de Pierre di François-Xavier Lalanne per circa $1 milione.

DIPINTI

Bottegantica (Italia) ha registrato vendite a nuovi clienti e a un museo, tra cui Sprigionarsi di Augusto Favalli, The Boss di Silvio Bicchi e Ritratto di Cuno Amiet, con ulteriori trattative ancora in corso.

Dickinson (Regno Unito) ha venduto un busto in marmo di Edward, il Principe Nero, di John Michael Rysbrack a un’istituzione statunitense, con prezzo richiesto di circa €700.000, insieme a uno schizzo preparatorio delle Coutts Sisters di Angelica Kauffman offerto per €115.000.

Gallery 19C (USA) ha venduto un ritratto di Julie Lemmen di George Lemmen, raffigurante la sorella dell’artista mentre lavora a uncinetto, con prezzo richiesto di $1,2 milioni, acquisito da un museo americano.

Haboldt & Co (Paesi Bassi) ha venduto A Still Life with Gooseberries on a Stone Ledge del misterioso Adriaen Coorte e A Swag with Fruit and Flowers Hanging before a Niche della pittrice Maria van Oosterwijck a un collezionista privato per circa €1 milione.

Lullo | Pampoulides (Regno Unito) ha riservato per un grande museo un elefante in marmo di Gaetano Monti, modellato dal vivo. L’animale fu portato in Europa nel XVIII secolo e deliziò le corti del continente, ispirando quest’opera straordinaria, con prezzo richiesto a sette cifre.

ANTIQUARIATO

Adrian Sassoon (Regno Unito) ha venduto circa 60 pezzi con prezzi fino a sei cifre, a clienti privati e curatori museali. Uno degli artisti rappresentati, Bouke de Vries, era presente allo stand per vedere la vendita di diverse sue opere a collezionisti. Il lavoro dell’artista è attualmente oggetto di una mostra al Princessehof Museum di Leeuwarden.

Aronson Antiquairs (Paesi Bassi) ha venduto a un museo statunitense un insieme di oggetti Delft del XVIII secolo con scene satiriche riferite alla South Sea Bubble. Il raro insieme riflette una delle prime crisi finanziarie europee e il suo impatto sulla cultura visiva. Una coppia di candelabri figurativi polimorfi Delft è stata venduta a un collezionista privato belga, entrambi con prezzo richiesto a cinque cifre.

Elfriede Langeloh (Germania) ha venduto una grande ciotola cinese famille verte dalla collezione di Augusto il Forte a un collezionista privato, e le figure teatrali Oceanos e Tethys, Dio del Mare e sua moglie, di Franz Conrad Linck, Frankenthal, a un museo statunitense per circa €200.000.

Galerie Kugel (Francia) ha venduto il flauto Meissen del XVIII secolo appartenuto a Federico il Grande a un collezionista privato, destinato a essere donato al Rijksmuseum.

Peter Finer (Regno Unito), specialista in armi e armature, ha riportato vendite tra €50.000 e €250.000, tra cui un copricapo per cammello, un doppietto del XVI secolo, un morione sassone e un paio di guanti in pelle della guerra civile inglese.

Prahlad Bubbar (Regno Unito) ha venduto cinque opere al Museum of Fine Arts Houston e due al Metropolitan Museum of Art, con ulteriori vendite a collezionisti privati. Le acquisizioni includevano fotografia, gioielli, disegni e tessuti, con prezzi tra £50.000 e £400.000.

São Roque (Portogallo) ha venduto un grande cofanetto indo-portoghese in tartaruga Gujarati all’Aga Khan Museum in Ontario per circa €200.000, registrando interesse da parte di altri musei per ulteriori opere.

Vanderven Oriental Art (Paesi Bassi) ha venduto Linglong Brushpots del periodo Kangxi, ispirati al racconto allegorico cinese The Dream of the Yellow Millet, acquisiti dalla Albuquerque Foundation a Sintra per circa €75.000.

Zebregs & Roëll Fine Art & Antiques (Paesi Bassi) ha venduto due dipinti di Augustino Brunias per un importo a sette cifre a un’istituzione, oltre a un modello di nave per prigionieri di guerra (€195.000) e una scultura in bronzo dorato di Guanyin del XIV–XV secolo (circa €300.000), entrambi a collezionisti privati. Altre vendite includevano The Bird Vendor di Jan Daniel Beynon a un collezionista francese per un importo a sei cifre, mentre un museo americano ha acquisito Company School Animal Drawings di William Paterson per un importo a sette cifre.

ARTE ANTICA

Galerie Cybele (Francia) ha venduto un’anfora attica a figure nere con collo, Heracles’ journey to Olympus, a un collezionista privato per circa €70.000.

Galerie Kevorkian (Francia) ha venduto un raro boccale in ceramica lustreware del XII secolo, in stile monumentale, a un collezionista privato europeo.

ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Alison Jacques (Regno Unito) ha commentato: “La partecipazione dei clienti è fenomenale. Sembra che tutti affluiscano a Maastricht”. Per la prima volta, il dealer ha venduto sculture di Alison Wilding per circa £20.000, opere di Sheila Hicks tra $38.000 e $500.000, oltre a lavori di Eileen Agar, Hannah Wilke e Sophie Barber.

Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. (Italia/Francia) ha venduto Paesaggio, importante olio su tela di Giorgio Morandi dalla collezione di Emilio e Maria Jesi, acquisito da una grande collezione privata. Inoltre, Cestino della Discordia, scultura ceramica iperrealista e policroma con trompe-l’oeil, destinata a una collezione privata francese.

Buchmann Galerie (Germania) ha venduto, tra le altre opere, sculture di Tony Cragg, incluso Stages, 2025, con prezzo compreso tra €280.000 e €300.000, destinato a una collezione privata europea.

Ludorff (Germania) ha venduto Cavallo e cavaliere di lato di Marino Marini, 1953, per €69.000, e Ohne Titel, 1967, di Otto Piene, per €39.000, entrambe a collezioni private in Germania e Belgio. Un piccolo dipinto di Poliakoff è stato venduto per €53.000.

Osborne Samuel (Regno Unito) ha venduto Horizontal Form di Barbara Hepworth insieme a due sculture di Lynn Chadwick a collezionisti nel Regno Unito, Belgio e Dubai, con prezzi tra €200.000 e €400.000. Alla conclusione della fiera, due opere di Henry Moore e Naum Gabo erano in valutazione da un museo.

Page Gallery (Corea del Sud) ha registrato una fiera senza precedenti, vendendo 16 pezzi a collezionisti dei Paesi Bassi e dei paesi europei vicini, con particolare interesse per opere di Choi Myoung Young e Vio Choe.

Piano Nobile (Regno Unito) ha confermato diverse vendite a sette cifre a collezionisti privati discreti, con altre opere destinate a musei. La galleria ha venduto opere di Grayson Perry, Frank Auerbach (€750.000) e Glyn Philpot (€40.000), oltre a lavori del Bloomsbury Group e della London School. Tre ulteriori opere rimangono in attesa per musei negli USA e in Europa.

Sofie Van de Velde (Belgio), dopo sette vendite durante i giorni di anteprima, ha registrato due ulteriori acquisizioni da parte di collezionisti privati belgi a sei cifre, inclusa Het Antiquairsinterieur  di Henri De Braekeleer.

Wienerroither & Kohlbacher (Austria) ha venduto opere di Gustav Klimt ed Egon Schiele a clienti statunitensi, e un dipinto di Lyonel Feininger a una rinomata collezione europea.

DESIGN

Didier (Regno Unito) ha presentato gioielli d’artista attorno al tema Gold in the Hands of Artists. Tra le vendite della galleria figurano due pendenti di Max Ernst e Jean Arp, un bracciale disegnato da Pol Pury appartenuto a sua moglie e una spilla a forma di pesce di Georges Braque. Tutti i pezzi, anni ’60–’70, sono stati venduti a cinque cifre.

Ippodo Gallery (Giappone / USA) ha riportato una fiera estremamente positiva con 15 vendite, tra cui opere di Shihoko Fukumoto, KAKU e Masaaki Miyasako acquisite da collezionisti privati, e un lavoro di Terumasa Ikeda destinato a un museo.

Ketabi Bourdet (Francia) ha venduto Lumière Résignée di Guy de Rougemont per circa €35.000; una sedia di Tom Dixon, prezzo a cinque cifre, è in attesa per la collezione del Museum of Decorative Art di Parigi.

LeBreton (Francia) ha esposto opere esclusivamente del surrealista Roberto Matta, vendendo otto pezzi a collezionisti privati del Sud America, USA, Francia e Nord Europa.

OPERE SU CARTA

Agnews Works on Paper (Belgio) ha venduto oltre 20 opere, tra cui l’acquerello Frozen Land di Paul Klee, oltre a lavori di Henri de Toulouse-Lautrec, Paul Signac, Maurice Denis, Fernand Khnopff, Edgar Degas e Peder Balke.

Colnaghi Elliott (Regno Unito) ha registrato una fiera di successo con 10 opere vendute, tra cui Fisherwoman di Virginie Demont-Breton a un’istituzione statunitense e Traute Rose Writing di Lotte Laserstein a un museo USA.

Kunsthandlung Helmut H. Rumbler (Germania) ha venduto Self-Portrait Frowning (1630), acquaforte di Rembrandt, a un collezionista statunitense.

Lyndsey Ingram (Regno Unito) ha venduto una serie completa di dodici litografie da Reflections di Helen Frankenthaler con prezzo richiesto $120.000.

Lancz Gallery (Belgio) ha venduto Snake pitcher di Arthur Craco al Musée d’Orsay, con prezzo tra €6.000 e €10.000.

Ron Mandos (Paesi Bassi) ha venduto 18 opere, principalmente fotografie di Erwin Olaf e Hans van Manen, incluso un’importante fotografia recente di Isaac Julien (prezzo richiesto €35.000) all’AkzoNobel Art Foundation di Amsterdam; opere di Hans op de Beeck sono state vendute a collezionisti fiamminghi tra €45.000 e €84.000.

Nicolaas Teeuwisse (Germania) ha riportato vendite significative, tra cui The Series of the Sultan’s Caravan to Mecca di Joseph Marie Vien al National Gallery, Saint PaulGeoffroy Dumonstier al Rijksmuseum di Amsterdam e Hercules Kills the Hydra di Raphel Lamar West all’Art Institute of Chicago.

Utermann (Germania) ha venduto Abstract Head di Alexej von Jawlensky a un collezionista privato europeo per circa €750.000; Dollshouse Picture di Gabriele Münter a un collezionista privato americano per circa €200.000; opere di Pablo Picasso ed Ernst Ludwig Kirchner, vendute entrambe a collezionisti privati europei per circa €40.000 ciascuna.

SHOWCASE & FOCUS

Ogni anno TEFAF presenta nove gallerie giovani o emergenti al mercato internazionale attraverso Showcase, mentre la sezione Focus mette in luce progetti di artisti in solo.

Un premio annuale, conferito da JP Morgan, va allo stand Showcase più interessante: quest’anno è stato assegnato a Galerie Boquet, che ha presentato una selezione curata di opere di Dora Maar.

  • Torres Nieto Fine Arts (Germania) ha venduto Large Hunting Still Life with Dead Birds di Johannes Leemans a un collezionista USA per circa €50.000.
  • Galerie Van den Bruinhorst (Paesi Bassi) ha venduto varie opere di Gerrit Rietveld, inclusa la Zigzag Chair e una lampada (1935), al Centraal Museum di Utrecht, che possiede la più grande collezione di Rietveld al mondo.
  • Erik Bijzet (Paesi Bassi) ha venduto dieci delle sue quindici opere, tra cui l’opera di punta The Baptism of Christ, acquistata nei primi trenta minuti di fiera.
  • Galerie DEVALS (Francia) ha venduto opere a collezionisti olandesi, belgi, statunitensi e bulgari, tra cui una scultura land-art, un disegno di Andy Goldsworthy e opere di Nobuo Sekine e Victor Vasarely.
  • Roberti Fine Art (Regno Unito) ha venduto due ritratti miniaturizzati del XVII secolo di Agnese Dolci a nuovi clienti, collezionisti privati europei di arte contemporanea.
  • Galerie Thomas Schulte (Germania) ha presentato collezioni curate di fotografia, vendendo la stampa vintage Parrot Tulip, 1988, di Robert Mapplethorpe a un collezionista privato per $150.000.

Queste transazioni integrano le importanti vendite iniziali dei giorni di anteprima, rafforzando la posizione di TEFAF Maastricht come piattaforma di mercato costante e affidabile.

TEFAF IN NUMERI
Oltre 50.000 visitatori in 8 giorni
Più di 450 musei rappresentati
67 gruppi di mecenati museali
277 espositori provenienti da oltre 20 paesi
28 nuovi espositori
25% degli espositori con oltre 20 anni di partecipazione
96 gallerie nel Emerging Collectors Program
10 curatori nel Curator Course
250 esperti internazionali di selezione
Più di 220 visite private condotte

Boris Vervoordt, Presidente del Comitato Esecutivo di TEFAF, ha commentato:

Con la conclusione della 39ª edizione di TEFAF Maastricht, riflettiamo sulle opere eccezionali riunite da una comunità che non smette mai di ispirare; sul profondo impegno dei nostri colleghi museali internazionali, per i quali TEFAF rappresenta una piattaforma vitale di dialogo e collaborazione; e sulla fiducia dei collezionisti che compiono un vero e proprio pellegrinaggio in questa città storica alla ricerca delle opere più raffinate, che abbracciano oltre 7.000 anni di creatività umana“.

Quest’anno si è nuovamente dimostrato che TEFAF non è solo un mercato, ma un punto di riferimento culturale – e un parametro per il mercato dell’arte globale.”

TESTIMONIANZE DEGLI ESPOSITORI

Matteo Salamon, dell’omonima galleria italiana, ha osservato:

“Il 2026 è stato l’anno dei Maestri Antichi… Abbiamo visto musei e collezionisti privati da tutto il mondo acquisire attivamente opere storiche.”

Galleria Continua ha dichiarato:

“TEFAF si conferma ancora una volta uno degli eventi più importanti e prestigiosi del mercato dell’arte internazionale.”

Galleria Rosella Colombari ha aggiunto:

“Abbiamo avuto contatti diretti con collezionisti e un nuovo pubblico di intenditori che ha immediatamente riconosciuto i designer e la qualità delle opere.”

TEFAF presenterà prossimamente TEFAF New York dal 15 al 19 maggio (anteprima 14 maggio), continuando la sua missione di connettere la comunità internazionale dell’arte attraverso i continenti. La prossima edizione di TEFAF Maastricht si terrà dal 13 al 18 marzo 2027 (anteprime 11 e 12 marzo).


CONTATTI STAMPA
 
GLOBALE
Magda Grigorian, Head of Communications | magda.grigorian@tefaf.com
Mirthe Sportel, PR Coordinator | mirthe.sportel@tefaf.com
Milan de Wit, PR and Communications Assistant | milan.de.wit@tefaf.com
 
ITALIA
Roberta Barbaro |
Studio Esseci Comunicazione roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Festival della fotografia europea emergente

Festival della fotografia europea emergente
21 marzo – 17 maggio 2026

Dal 2011, il festival Circulation(s) esplora le tematiche contemporanee attraverso lo sguardo di fotografi europei emergenti. Anche quest’anno, presentando 26 artisti di 15 diverse nazionalità, il collettivo Fetart, ideatore e direttore artistico del festival, offre una visione artistica aperta, ricca di contrasti e tendenze.

Per questa sedicesima edizione, l’invito è rivolto all’Irlanda con la presentazione di serie di quattro artisti provenienti da questo territorio.


Festival of young European photography
21 March — 17 May 2026

Since 2011, the Circulation(s) festival has been exploring contemporary issues through the eyes of emerging European photographers. Once again this year, by presenting 26 artists of 15 different nationalities, the Fetart collective, creator and

artistic director of the festival, offers an open artistic vision, rich in contrasts and trends.

For this 16th edition, the invitation is given to Ireland with the presentation of series by four artists from this territory.


Circulation(s)
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Nathalie Dran / Press contact                                                                                             
+ 33 (0)6 99 41 52 49
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Da Nathalie Dran RP <nathalierp@nathalierp.com>

A Roma inaugurazione di WEIGHTLESS, personale di Adele Dezi, curata da Diana Daneluz 

La Strati d’Arte Gallery di Roma ospita dal 16 al 30 marzo 2026 la prima personale dell’artista Adele Dezi, “WEIGHTLESS“, curata da Diana Daneluz
L’inaugurazione sabato 21 marzo 2026, dalle 18.00.

Inaugura “WEIGHTLESS”, di Adele Dezi 
A cura di Diana Daneluz | 16-30 marzo 2026

Sabato 21 marzo 2026, ore 18

Il corpo come soglia

La pittura di Adele Dezi, che ha già esposto in precedenza in contesti collettivi – si legge nel testo della curatrice, Diana Daneluz – approda a questa mostra personale con un progetto che mette al centro il corpo come linguaggio primario e spazio di trasformazione, presentando una selezione di opere in cui l’artista sviluppa una ricerca visiva essenziale e simbolica, capace di dialogare con una dimensione arcaica del gesto pittorico e con la sensibilità contemporanea.   Nelle tele di Dezi, così come negli altri supporti derivati dal riciclo di materiali della sua quotidianità, compaiono figure umane prive di identità individuale, immerse in campi cromatici intensi, spesso dominati dal rosso. I corpi, ridotti all’essenza del movimento, fermato in un preciso istante, quello della massima tensione o quello dell’immobilità meditativa, evocano una dimensione collettiva e senza tempo, richiamando simboli e suggestioni che rimandano alle prime forme di espressione visiva dell’umanità.  La mostra offre così al pubblico l’occasione di entrare nel linguaggio pittorico di una giovane artista che utilizza il segno e il colore come strumenti di evocazione più che di rappresentazione. Il risultato è un percorso visivo in cui memoria, gesto e immaginario si intrecciano, invitando lo spettatore a un’esperienza di osservazione lenta e partecipata. Con questo progetto espositivo Adele Dezi propone una riflessione sulla funzione originaria della pittura e sul ruolo del corpo come luogo di relazione tra individuo, memoria collettiva e dimensione simbolica.

Ninfe di Primavera

«Pittura, sì, ma testo sofferto, di un inchino all’eterna sincronia, che è pensiero, immaginario, perché tutto è, Velo di Maya»: è la chiave interpretativa che offre Francesco Gallo Mazzeo, storico e critico d’arte, nella prosa che ha voluto dedicare al lavoro di Adele Dezi, intitolata “Ninfe di Primavera“, disponibile in galleria. Francesco Gallo Mazzeo convoca nella sua riflessione due immagini che incarnano l’ideale filiforme — la Ninfa di Primavera di Lucas Cranach il Giovane e il ritratto di Isabelle Caro realizzato da Oliviero Toscani — per individuare nella ricerca dell’artista qualcosa che va oltre la forma: i suoi corpi filiformi non sono né carne né spirito, ma «distillato immaginario», «d’un rasente d’astratto», quasi una vibrazione dell’universo che si fa immagine. Le figure dell’artista sono frazioni di mondo, e in esse – scrive il critico – risuona “Eco che fugge Narciso, rimbalzando di qua e di là, ora nel candido ora nel torbido“.  

Una galleria sintonizzata col futuro dell’arte

Strati d’Arte Gallery continua il suo percorso di valorizzazione delle voci artistiche italiane e internazionali contemporanee, anche le più giovani, ospitando progetti che parlano a pubblici diversi e sono capaci con coraggio di intercettare il nuovo. Questa mostra è stata realizzata con il sostegno di Indoor Rowing S.r.l., che da 25 anni promuove i valori dello sport per tutti, nessuno escluso. Lo fa fornendo attrezzi sportivi di altissima qualità, disegnati per essere utilizzati da chiunque, qualunque sia l’età, il livello di allenamento o le diverse abilità. Indoor Rowing riconosce inoltre la fondamentale importanza dell’ascolto della sua comunità di utenti e offre programmi motivazionali gratuiti per aiutare ognuno a raggiungere i propri obiettivi. 

Adele Dezi (1996) è un’artista e attrice italo-inglese. Vive e lavora a Castelnuovo di Porto, dove è nata, in provincia di Roma. Ha trascorso gli anni dell’adolescenza a Roma con la famiglia, per poi fare ritorno stabilmente al paese laziale dopo il diploma liceale. Dopo aver conseguito la Maturità classica, frequenta la Scuola Internazionale di Comics e successivamente completa il triennio di recitazione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, intrecciando così le arti visive e performative in un percorso formativo unico, ricco e stratificato. Entrambe le discipline condividono la stessa urgenza: dare forma a quello che ancora non c’è, incarnare e restituire emozioni. Sia il set che la tela, in senso lato, le consentono di esplorare la vulnerabilità umana, la fragilità dell’esistere, la necessità di liberare spazi, fisici o simbolici, dove l’eventuale disagio possa trasformarsi in bellezza. Adele abita quindi contemporaneamente due dimensioni creative, quella dell’arte visiva e quella della recitazione, come pratiche che si alimentano reciprocamente, generando un dialogo continuo tra corpo e segno, presenza scenica e traccia grafica.


Titolo Mostra: Weightless
Artista: Adele Dezi
A cura di: Diana Daneluz
Sede: Strati d’Arte Gallery – Via Sicilia 133\135 – Roma
Inaugurazione: Sabato 21 marzo ore 18.00 – 21.00
Degustazione vini
Apertura al pubblico: 16 marzo dalle ore 18 fino al 30 marzo
                                     Lunedì – Venerdì 10 – 18 (Ingresso libero)
                                     Sabato su appuntamento
Con il sostegno di: Indoor Rowing
Info: www.stratidarte.com        
info@stratidarte.com
Da Cristina Borsatti <crisborsatti@gmail.com>

Al Teatro La Fenice di Venezia presentazione del volume “Giuseppe Tartini. Genio dell’arco”

Venerdì 27 marzo 2026, alle ore 18,
presso le Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia

Mirko Schipilliti
GIUSEPPE TARTINI
Genio dell’arco
Una biografia critica Prefazione di Andrea Marcon 

Zecchini Editore

Venerdì 27 marzo 2026, alle ore 18, presso le Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia sarà presentato il volume di recente uscita Giuseppe Tartini. Genio dell’arco. Una biografia critica scritto da Mirko Schipilliti, prefazione di Andrea Marcon, Zecchini Editore. Interverranno Andrej Rojec (Comunità degli italiani “Giuseppe Tartini” Pirano, Slovenia) e i musicologi Paolo Da Col (Docente e Responsabile Biblioteca Conservatorio B. Marcello di Venezia) e Franco Rossi (Consulente scientifico Archivio storico Teatro La Fenice) che dialogheranno con l’autore. L’importante volume di oltre 500 pagine, con la prefazione di Andrea Marcon, fra i massimi interpreti della musica del Settecento sulla scena internazionale, è stato realizzato col sostegno del Comune di Pirano, della Comunità degli italiani di Pirano e della Comunità autogestita della nazionalità italiana di Pirano, Slovenia, e la collaborazione del Comune di Padova e degli Amici della Musica di Padova, le due città in cui Tartini nacque, visse e lavorò.

Il libro è la prima monografia completa e approfondita su Giuseppe Tartini (1692-1770), una biografia critica che copre un buco editoriale di almeno ottant’anni anni dal testo ormai datato di Antonio Capri del 1945.
Nel Settecento Tartini è stato il più importante violinista e uno dei più affermati musicisti, appassionato studioso, didatta di fama internazionale, scopritore del “terzo suono”. Considerato «uno dei più celebri violinisti» (Leopold Mozart), «il maggiore compositore di questi tempi» (Eulero), «Maestro delle nazioni» (Lalande), è stato da sempre circondato da approssimazioni, mito e leggenda, con una vita che nasconde ancora aspetti misteriosi o poco indagati. Com’è diventato così famoso? Da dove viene il celebre aforisma attribuitogli «per ben suonare bisogna ben cantare»? La sua opera musicale, con numerosi concerti di non facile approccio per le difficoltà tecniche e interpretative, non è stata ancora pubblicata integralmente, legata soprattutto a pochi celeberrimi titoli, fra cui la sonata Il trillo del diavolo.

Tartini fu legato assiduamente anche a Venezia, dove era assai conosciuto, sostenuto dalla famiglia Giustinian (che ne appoggia la carica di primo violino e capo di concerto presso la Basilica di Sant’Antonio di Padova e alla quale dedicò le Sonate per violino op. 1 per il figlio Ascanio Giustinian), partecipando alla celebre accademia per Augusto III di Sassonia a Palazzo Mocenigo dove incontrò Veracini, esibendosi nelle chiese, componendo concerti per le musiciste degli Ospedali veneziani, da cui proveniva Maddalena Lombardini (fra i suoi allievi più importanti e per la quale scrisse una famosa lettera sulla prassi violinistica), e, infine, dove incontrò Hasse. Il corpus della sua musica sacra è custodito presso la Biblioteca del Conservatorio B. Marcello di Venezia, mentre due copie di diversa mano delle sue Regole per arrivare a saper ben suonar il Violino si trovano al B. Marcello – la più importante – e presso la Fondazione Levi.

Un compositore geniale che visse al di fuori dell’ordinario, massima espressione del suo tempo e precursore del Classicismo in una dimensione europea. Negli ultimi decenni le numerose ricerche concentrate in testi di non facile reperimento e in analisi sparse, hanno tuttavia collezionato notizie frammentarie, focalizzandosi su aspetti isolati del musicista. Attraverso un’analisi comparata delle fonti, dei documenti e degli studi fino ad ora compiuti, in relazione al contesto storico-culturale e con nuove evidenze e deduzioni, questo libro offre un quadro organico su una tra le più complesse, audaci, affascinanti ed enigmatiche personalità musicali di tutto il XVIII secolo, ripercorrendo una ricostruzione fedele e lineare del percorso biografico del violinista e della sua produzione musicale. «Un lavoro enorme» – precisa Schipilliti – «che dalla nascita alla morte di Tartini ne analizza le relazioni con la storia contemporanea e la storia della musica, le composizioni e i trattati. Il sostegno istituzionale dei comuni di Pirano e di Padova conferma l’oramai urgente necessità di disporre finalmente di un importante volume completo dedicato a Tartini, assente da troppo tempo nel panorama editoriale». Un’opera che unisce rigore e passione, riportando alla luce la vita, il pensiero e la musica di un protagonista assoluto della cultura europea. «Tale mi appare la musica di Tartini», scriveva Blainville, «vero linguaggio dei suoni, frasi musicali fondate sulla melodia più pura e sull’arte di far cantare il violino».

MIRKO SCHIPILLITI si è laureato in direzione d’orchestra e in pianoforte col massimo dei voti e lode presso il Conservatorio B. Marcello di Venezia, dove ha inoltre seguito gli studi in composizione. Perfezionatosi in direzione d’orchestra con Giancarlo Andretta e Isaac Karabtchevsky, ha ottenuto master e diplomi di alto perfezionamento sotto la guida di Neeme Jarvi, Jorma Panula, Kurt Masur, Jesus Lopez-Cobos e ha frequentato i seminari di Riccardo Muti e Gustav Kuhn. Ha diretto numerose orchestre in Italia e all’estero e ha suonato in formazioni cameristiche. Critico musicale per MUSICA e per la rivista francese «Opéra Magazine», membro dell’Associazione Nazionale Critici Musicali, ha collaborato dal 1999 per i quotidiani «Il Mattino di Padova», «La Nuova Venezia», «La Tribuna di Treviso». Appassionato studioso, si dedica a saggi musicologici per i programmi di sala di importanti istituzioni. Nel 2015 ha pubblicato il saggio Zanetto. Mascagni tra verismo e stile liberty (ed. La Caravella). Dirigente medico di Pronto Soccorso, si è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Medicina interna presso l’Università di Padova.


Da Studio Pierrepi <canella@studiopierrepi.it> 

Nuova data per i tour nella Trieste del Governo Militare Alleato: domenica 22 marzo ore 10.30

A seguito della sentita partecipazione registrata lo scorso tour, è con grande piacere che annunciamo una nuova data per riscoprire alcuni luoghi e vicende degli anni del Governo Militare Alleato, 1945-1954, promossi da Cizerouno in collaborazione con l’Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia.

Dopo il tour di domenica scorsa, arriva la nuova data domenica 22 marzo 2026: l’incontro avverrà alle ore 10.30 davanti a Palazzo Gopcevich (via G. Rossini 4), si ricorda di presentarsi alcuni minuti prima per versare la quota di partecipazione 15€ a persona.
Da qui avrà inizio la visita durante la quale Francesca Pitacco guiderà i partecipanti al tour nella Trieste del GMA (Per prendere parte alla visita è richiesta la prenotazione inviando una mail a eventi@cizerouno.it).

Il tour nella Trieste del Governo Militare Alleato, dalla durata di circa 90 minuti, parte da Palazzo Gopcevich per continuare poi sulle Rive, luogo dove ogni anno gli alleati facevano la parata militare, prima all’ingresso della Casa del Cinema, poi davanti all’Hotel de la Ville, successivamente in piazza Unità proseguendo fino alla Questura, un tempo sede degli uffici del GMA,luogodifronte al quale spesso i triestini si raccoglievano in manifestazioni di protesta.

La nostra guida Francesca Pitacco farà conoscere i luoghi istituzionali del Governo Militare Alleato, raccontando anche diverse curiosità della vita quotidiana di quei nove anni in cui Trieste fu al centro della diplomazia e della politica internazionale.

Un racconto fatto di caffè e negozi per le truppe del GMA, di lezioni radiofoniche di inglese di Stanislaus Joyce, fratello di James, di palazzi requisiti dove sventolavano le bandiere degli Alleati, di quando in città una piccola galleria d’arte – la Galleria dello Scorpione in Ponterosso – ospitava artisti nazionali e internazionali, di parate militari sulle Rive,  fino a riscoprire la topografia di quella che era una delle zone più “calde” e proibite per i soldati del GMA di stanza a Trieste: la Cavana “Out of Bounds” delle case chiuse.

Dettagli del tour:
• domenica 22 marzo 2026 ore 10.30
• durata: 90 minuti
• percorso senza particolari difficoltà
• costo: 15 € a persona (pagamento in loco)
• ritrovo: davanti a Palazzo Gopcevich in via Rossini 4
• prenotazione obbligatoria inviando una mail a:
eventi@cizerouno.it

cizerouno
associazione culturale

cavò
via san rocco 1/a
cavana
34121 trieste

+ 39 040 3490065
+ 39 327 552 6118 (whastapp)
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Da info <info@cizerouno.it> 

Grande successo per MUCHA a Palazzo Bonaparte di Roma – Oltre 180.000 visitatori

Oltre 180.000 visitatori per la mostra
“ALPHONSE MUCHA. UN TRIONFO DI BELLEZZA E SEDUZIONE”

Terminata la mostra dedicata ad Alphonse Mucha a Palazzo Bonaparte, con un inaspettato successo di pubblico e critica. La mostra, la più importante retrospettiva dedicata al Padre dell’Art Nouveau, arricchita di opere antiche tra cui il prestito eccezionale della “Venere” di Botticelli, ed inserita in un contesto allestitivo di grande fascino, è stata visitata da oltre 180.000 visitatori in poco più di 4 mesi. Palazzo Bonaparte si conferma il luogo delle grandi mostre a Roma e in Italia, e ora si prepara ad accogliere la più completa mostra mai dedicata prima ad Hokusai, il più importante artista giapponese di ogni tempo.

Si è conclusa domenica 8 marzo con uno straordinario successo di pubblico la mostra “Alphonse Mucha. Un trionfo di bellezza e seduzione”, ospitata a Palazzo Bonaparte dall’8 ottobre 2025 e visitata da 184.671 persone.
Un risultato che ha confermato ancora una volta Palazzo Bonaparte come uno dei luoghi più amati dal pubblico per le grandi mostre d’arte in Italia e che ha consacrato l’esposizione dedicata al maestro dell’Art Nouveau tra gli appuntamenti culturali più seguiti della stagione.

“Non ci aspettavamo un numero così importante di visitatori – ha dichiarato Iole Siena, Presidente di Arthemisia – perché di solito le mostre di Mucha nel mondo, pur molto amate dal pubblico, si attestano intorno ai 100.000 visitatori. Abbiamo avuto infinite conferme, da chi ha visitato la mostra, che l’apprezzamento è stato per l’insieme della nostra proposta, le opere certamente ma anche l’allestimento, la cura dei dettagli, i tanti approfondimenti, la gentilezza dell’accoglienza.  Le mostre non sono opere d’arte, sono delle narrazioni emotive intorno alle opere d’arte, è questa la chiave del successo ormai consolidato e universalmente riconosciuto delle nostre mostre.”

La mostra ha rappresentato una delle più importanti retrospettive italiane dedicate ad Alphonse Mucha, artista ceco che ha rivoluzionato l’immaginario visivo della Belle Époque diventando il padre indiscusso dello stile Art Nouveau.
Il percorso espositivo, con oltre 150 opere, ha accompagnato i visitatori alla scoperta dell’universo visivo di Mucha attraverso manifesti iconici, pannelli decorativi, illustrazioni e materiali d’epoca che hanno raccontato la straordinaria capacità dell’artista di trasformare la figura femminile in un simbolo universale di grazia, eleganza e seduzione.

Momento culminante e tra i più ammirati dell’intero percorso è stata la presenza eccezionale della Venere di Sandro Botticelli (1485-1490), concessa in prestito straordinario dai Musei Reali – Galleria Sabauda di Torino. Il celebre capolavoro rinascimentale ha rappresentato il cuore simbolico della mostra, stabilendo un suggestivo ponte tra il Rinascimento e l’Art Nouveau.
Il prestito della “Venere” ha rappresentato uno degli elementi più prestigiosi dell’esposizione e ha sancito una significativa collaborazione culturale tra Palazzo Bonaparte e i Musei Reali di Torino, offrendo al pubblico romano l’occasione rara di ammirare uno dei capolavori più celebri dell’arte italiana in un contesto espositivo inedito.

Gli oltre 180.000 visitatori hanno testimoniato un interesse trasversale e internazionale per la mostra: il 70% del pubblico è stato composto da visitatori italiani, mentre il 30% è arrivato dall’estero, confermando Roma come una delle mete culturali più attrattive per il turismo internazionale. Grande partecipazione hanno registrato anche gruppi organizzati e scuole, che hanno rappresentato circa il 25% delle presenze, mentre le visite guidate – tra percorsi didattici, approfondimenti e visite tematiche – hanno coinvolto oltre il 35% dei visitatori, segno di un forte interesse del pubblico ad approfondire la storia e il linguaggio dell’Art Nouveau.

Grande partecipazione hanno registrato anche gli eventi culturali organizzati durante i mesi della mostra. Gli appuntamenti dei “Racconti dell’Arte”, insieme alle conferenze e agli incontri di approfondimento dedicati alla figura di Mucha, all’Art Nouveau e alla cultura della Belle Époque, hanno registrato il tutto esaurito in poche ore, confermando il forte interesse del pubblico per momenti di divulgazione e confronto culturale e contribuendo a rendere la mostra non solo un’esperienza estetica ma anche un’importante occasione di conoscenza.
L’esposizione ha conquistato i visitatori anche grazie a un allestimento immersivo e suggestivo, tipico delle mostre di Arthemisia, che ha rievocato l’atmosfera elegante e raffinata della Belle Époque. Luci, cromie, musiche e suggestioni sensoriali hanno accompagnato il pubblico in un viaggio nel tempo, restituendo il contesto culturale in cui Mucha ha operato e mostrando come il suo linguaggio decorativo – fatto di linee sinuose, elementi naturali e figure femminili – continui ancora oggi a influenzare grafica, design, moda e immaginario contemporaneo.

Con questo nuovo successo Palazzo Bonaparte si è confermato ancora una volta uno dei luoghi simbolo delle grandi mostre d’arte a Roma. Dopo esposizioni di straordinario successo dedicate a MonetVan GoghEscher e Munch, anche la mostra su Mucha ha consolidato la vocazione del palazzo a ospitare eventi culturali di respiro internazionale. Lo sguardo è ora rivolto al futuro: il 2026 vedrà Palazzo Bonaparte protagonista di nuove importanti esposizioni, tra cui la più completa mostra mai dedicata in Italia a Hokusai dal 27 marzo e in autunno una straordinaria mostra su Kandinsky, padre dell’astrattismo.

Con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, dell’Ambasciata della Repubblica Ceca e del Centro Ceco presso Ambasciata della Repubblica Ceca, la mostra è stata prodotta e organizzata da Arthemisia, in collaborazione con la Mucha Foundation e i Musei Reali di Torino e con la curatela è di Elizabeth Brooke e Annamaria Bava e la direzione scientifica di Francesca Villanti.
La mostra è stata organizzata in partnership conGenerali Valore Cultura.
Main partner della mostra è stata la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e con Poema.

La mostra ha visto come special partnerRicolaradio partnerDimensione Suono Softmedia partnerla Repubblicahospitality partnerHotel de Russie e Hotel de la Villemobility partnerAtac e Frecciarossa Treno Ufficialesponsor tecnicoFerrari Trento e con il supporto tecnico del Mucha Museum e di Prague City Tourism.
Il catalogo è stato pubblicato da Moebius.


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