VETTE. Storie di sport e montagne – Negli splendidi spazi di Palazzo Besta a Teglio

La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia (Ministero della Cultura) è lieta di presentare VETTE. Storie di sport e montagne, una mostra promossa con il sostegno di Regione Lombardia e realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce. L’iniziativa rientra nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, confermando la vitalità dello sguardo culturale anche nelle celebrazioni olimpiche.

VETTE.
Storie di sport e montagne
Palazzo Besta Teglio (SO)
28 gennaio – 30 agosto 2026

Mostra a cura di Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, da un’idea  di Sergio Campagnolo

L’esposizione sarà allestita negli splendidi spazi rinascimentali di Palazzo Besta a Teglio, nel cuore della Valtellina, e sarà visitabile dal 28 gennaio al 30 agosto 2026, con anteprima per la stampa il 27 gennaio. Il percorso espositivo, articolato tra gli ambienti interni ed esterni del palazzo, vuole indagare il rapporto tra paesaggio alpino, sport invernali e tradizioni culturali.

«Siamo felici di poter ospitare a Palazzo Besta un progetto così ampio e condiviso e profondamente grati del sostegno istituzionale che lo ha reso possibile, a partire da Regione Lombardia, dalla Direzione regionale Musei nazionali Veneto, dal Museo Nazionale della Montagna di Torino e dalla Fondazione Milano Cortina», dichiara Rosario Maria Anzalone, Direttore regionale Musei nazionali Lombardia e co-curatore della mostra. «Un’iniziativa che mostra, qualora ce ne fosse bisogno, che i musei sono luoghi vivi, capaci di accogliere temi apparentemente lontani dalla loro matrice storico-artistica e di dialogare con pubblici diversi, ampliando la propria capacità di interpretare il presenteLa montagna e lo sport sono temi che mi appassionano e che consideriamo fondamentali per raccontare la storia del nostro territorio, la sua identità e la sua capacità di guardare al futuro con consapevolezza e responsabilità».

«Questa mostra», commenta Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia, «rappresenta un tassello prezioso dell’Olimpiade Culturale perché unisce identità forti della Lombardia: la montagna, la cultura e lo sport. Portare un progetto di questa entità a Palazzo Besta significa dare valore ai territori, alle comunità alpine e alla loro storia. È un racconto che parla di radici, sfide e cambiamenti, ma soprattutto di una montagna che continua a essere un patrimonio culturale vivo. La collaborazione con il Veneto e con il Museo della Montagna di Torino dimostra, ancora una volta, che quando le istituzioni lavorano insieme possono costruire percorsi culturali solidi, riconoscibili e capaci di parlare al pubblico di oggi».

L’iniziativa configura altresì una stretta sinergia tra la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia e l’omologo istituto del Veneto. In dialogo con la mostra di Teglio, apre infatti il 20 novembre 2025 al Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso la grande esposizione Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce, dedicata alla nascita dell’immaginario invernale tra manifesti storici, grafica pubblicitaria, fotografie e materiali d’epoca.

Le due sedi – Palazzo Besta e Collezione Salce – formano così un unico racconto in due capitoli, che unisce idealmente Veneto e Lombardia in un progetto che spazia dalle prime pioneristiche esperienze all’affermarsi del turismo sportivo, attraverso i cambiamenti nella vita quotidiana e l’impatto profondo sul paesaggio montano.

Palazzo Besta: un percorso che intreccia sport, identità e paesaggio

Curata da Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, a partire da un’idea di Sergio Campagnolo, la mostra VETTEStorie di sport e montagne è pensata come un grande viaggio nella storia degli sport invernali e delle profonde trasformazioni che la loro diffusione ha comportato nell’immaginario e nello stile di vita delle valli alpine.

Un racconto che, in perfetta sintonia con il carattere rinascimentale di Palazzo Besta, intreccia memoria, simboli e identità culturale, ma anche sfide e prospettive per il futuro.
Il percorso espositivo si raccoglie intorno a tre grandi nuclei tematici, concepiti come punti di vista di una stessa narrazione.

La storia delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali

Dalla prima Olimpiade di Chamonix 1924 a Milano Cortina 2026, la sezione raccoglie cimeli, manifesti, torce olimpiche, attrezzature storiche, fotografie e documenti provenienti da importanti istituzioni nazionali e internazionali. In particolare un ruolo fondamentale in questa sezione lo svolgono i prestiti provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino dedicati all’edizione delle Olimpiadi di Torino 2006. Accanto alle figure simboliche dei Giochi, emerge la storia delle comunità ospitanti e dei valori che hanno segnato un secolo di sport invernale moderno.

Uno sguardo al femminile

In sintonia con la storia del Palazzo e della famiglia Besta, nella quale le donne hanno giocato ruoli decisiviil percorso espositivo darà spazio ai volti e alle vittorie delle più celebri atlete olimpiche e paralimpiche, storie di coraggio, talento e sfide che hanno ridefinito il ruolo delle donne nello sport e nella società. Ma non solo: accanto a cimeli e medaglie saranno esposti oggetti quotidiani e strumenti del lavoro femminile del secolo passato, in un confronto che vuole mettere in risalto, senza cedere a stucchevoli nostalgie né a ciechi ed eccessivi entusiasmi, il radicale cambiamento di prospettive e abitudini avvenuto nelle valli alpine negli ultimi 60 anni.

Lo sport e la montagna: tra grandi trasformazioni e incerte prospettive

La nascita e l’affermarsi degli sport invernali segnano anche il passaggio da una montagna contadina a una montagna moderna, turistica e sportiva. Attraverso materiali fotografici, oggetti etnografici e testimonianze locali, la sezione restituisce la metamorfosi della Valtellina e delle Alpi: dai paesaggi incontaminati alle infrastrutture sciistiche, offrendo spunti di riflessione e analisi anche sulla relazione tra uomo e ambiente, tra sviluppo e sostenibilità.

Il percorso si chiude nel giardino di Palazzo Besta, icasticamente affacciato sulle Alpi Orobie, con una installazione site-specific a cura di Michele Tavola, realizzata dagli artisti radicati in Valtellina e affermati a livello nazionale Luca Conca e Vincenzo Martegani, che esporranno dittici di fotografie e dipinti in dialogo fra loro.

Oltre al percorso espositivo, VETTE prevede un ricco public program: incontri con atleti olimpici e paralimpici, studiosi, giornalisti e scrittori di montagna; laboratori e attività per scuole e famiglie; visite guidate e talk dedicati a sostenibilità, trasformazioni alpine e futuro degli sport invernali.

Il progetto è sostenuto da un’articolata collaborazione che coinvolge:
Regione Lombardia
Direzione regionale Musei nazionali Lombardia
Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce
Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino
Fondazione Milano Cortina 2026
Comitato Olimpico Internazionale
 
Una rete che valorizza la dimensione interregionale del progetto e ne rafforza il ruolo all’interno delle iniziative culturali collegate ai Giochi olimpici. La mostra, inoltre, attiva un’importante rete territoriale grazie alla collaborazione con enti locali, associazioni e istituti culturali valtellinesi, contribuendo alla costruzione di una eredità culturale duratura per la valle.

La Direzione regionale Musei nazionali Lombardia coordina e promuove 13 musei e parchi archeologici statali della regione. Ha il compito di assicurare l’attuazione del servizio pubblico di fruizione e valorizzazione di musei, monumenti e aree archeologiche, garantendo livelli di qualità uniformi. In collaborazione con le Soprintendenze e gli enti territoriali e locali promuove l’ampliamento delle collezioni museali, l’organizzazione di mostre temporanee e le attività di catalogazione, studio, restauro, oltre che la comunicazione e la valorizzazione del patrimonio culturale regionale. Attraverso la definizione di strategie e obiettivi comuni viene promossa la collaborazione con altri istituti culturali della regione per la creazione di percorsi culturali e turistici e per l’innovazione didattica e tecnologica. Lavora per incentivare la partecipazione attiva degli utenti e la massima accessibilità ai musei che custodiscono il patrimonio archeologico, artistico e storico della Lombardia.


Direzione regionale Musei Nazionali Lombardia
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In collaborazione con
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Genova: Rassegna internazionale “Segrete. Tracce di Memoria” mette in mostra “Contro l’ombra”

Casa del Mutilato di Genova – Fondazione A.N.M.I.G. comunica la propria adesione per il 2026, in qualità di ente culturale selezionato, alla prestigiosa rassegna internazionale “Segrete. Tracce di Memoria” — che giunge alla sua sua XVIII edizione — attraverso la produzione di “Contro l’ombra. A te che guardi”, personale di Matteo Pulvirenti. La mostra, visitabile dal 23 gennaio al 27 febbraio 2026 nei regolari orari d’apertura del museo, sostenuta da Guido Vinacci (Presidente, Fondazione A.N.M.I.G. – Genova) e a cura di Matteo Lenuzza (Direttore Culturale, Fondazione A.N.M.I.G. – Liguria), prosegue il dialogo tra la Collezione Permanente conservata in struttura e proposte contemporanee capaci di relazionare la memoria storica della quale l’ente si fa promotore e l’attualità.

Casa del Mutilato di Genova – Fondazione A.N.M.I.G.

23 gennaio – 27 febbraio 2026

Contro l’ombra. A te che guardi. Matteo Pulvirenti.

Segrete. Tracce di Memoria. XVIII Edizione

Il senso di colpa e il senso d’impotenza di fronte a una Storia che si evolve drammaticamente e inesorabilmente sono protagoniste in un’installazione che vuole agire fisicamente sulla percezione della posizione — come spettatore o spettatrice, come persona — di chi la osserva. La cronaca quotidiana presenta una stagione senza fine di egoismi e sottrazioni, in grado di mettere in discussione i valori e l’eredità di un passato che – se nel tempo si allontana – nelle immagini ritorna per ferocia. I simboli, i modelli e le lezioni paiono svanire bruscamente, sovrastati da un presente sordo che getta un’ombra crescente sopra un orizzonte che dovrebbe fondarsi sul dialogo e l’incontro. A 80 anni esatti dall’espressione democratica rappresentata dalla nascita della Repubblica Italiana, il pubblico in visita sarà coinvolto in un progetto necessariamente crudo – in quanto espressione contemporanea dei tempi – ma desideroso, per contrasto, di sostenere l’insostituibile eredità umana della quale la Memoria è (e deve essere) più che mai una luce contro le oscurità dell’oggi.

“Contro l’ombra. A te che guardi”, personale di Matteo Pulvirenti, inaugura il 2026 di Casa del Mutilato di Genova, un anno che sarà improntato alla trasmissione delle missioni che storicamente contraddistinguono l’ente, fin dalla sua nascita: pacifismo, inclusività e rispetto dei diritti. Moniti per la quotidianità che in questa stagione saranno approfonditi attraverso la produzione di mostre, esposizioni e percorsi tematici (tutti dalla fruizione gratuita) che non celeranno sensazioni umanissime ma spesso taciute, come lo stesso senso di impotenza; turbamento che non deve tradire la bontà dell’impegno profondo verso partecipazione e solidarietà, pregi che divengono un’urgenza.


Contro l’ombra. A te che guardi.
Matteo Pulvirenti
A cura di Matteo Lenuzza

Segrete. Tracce di Memoria. XVIII Edizione

Casa del Mutilato di Genova Fondazione A.N.M.I.G.
Corso Aurelio Saffi, 1
Presidente A.N.M.I.G. – Liguria: Agostino Pendola
 Presidente A.N.M.I.G. – Genova: Guido Vinacci
 Direttore Culturale A.N.M.I.G. Liguria: Matteo Lenuzza
Progetto Grafico A.N.M.I.G. – Genova: Cruo Studio

Orari
Inaugurazione: 23 gennaio 2026 (18:00-19:30) 

Mostra: 23 gennaio – 27 febbraio 2026
nei regolari orari d’apertura della sede (dal martedì al venerdì, 9:30-12) o su prenotazione previa mail

Ingresso libero

Informazioni
segreteria@anmigliguria.com @casadelmutilato

Da Matteo Lenuzza <lenuzzamatteo@gmail.com> 

ART CITY Bologna 2026: Sergia Avveduti. Ombra Custode

Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna sono lieti di accogliere nelle sale del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia BargelliniOmbra Custode, mostra personale di Sergia Avveduti (Lugo, 1965), a cura di Elena Forin, realizzata in collaborazione con AF Gallery (Bologna). Visitabile dal 15 gennaio al 1 marzo 2026, il progetto espositivo rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 – 8 febbraio), il palinsesto di mostre, eventi e iniziative promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera
L‘inaugurazione è prevista per mercoledì 14 gennaio 2026 alle ore 17.00.

Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Sergia Avveduti
Ombra Custode

A cura di Elena Forin


15 gennaio – 1 marzo 2026
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44, Bologna

Mostra promossa da Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica
In collaborazione con AF Gallery
Nell’ambito di ART CITY Bologna 2026

Inaugurazione mercoledì 14 gennaio 2026 ore 17.00

Attraverso un folto nucleo di opere, molte delle quali inedite, costituito da sculture, installazioni, stampe digitali fotografiche e su seta, Sergia Avveduti pone in connessione l’attività di tutela e conservazione svolta dall’istituzione museale e la funzione sociale di protezione ed educazione assolta dalle Opere Pie e dai “Conservatori per cittelle” accomunate da fragilità e una precaria condizione economica, istituiti a Bologna tra XVI e XVII secolo. Un’attività, questa, svolta in maniera attiva e positiva, ma anche con una forma di sobrietà e discrezione, quasi nell’ombra.

L’ispirazione per l’artista nasce dalla presenza nelle eterogenee collezioni permanenti del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, situato al piano terra di Palazzo Davia Bargellini ancora oggi di proprietà della Fondazione Opera Pia Da Via Bargellini, di alcuni esemplari delle straordinarie opere ricamate prodotte dalle fanciulle ospiti del Conservatorio delle Putte di Santa Marta, il più antico istituto di educazione femminile esistente a Bologna, fondato nel 1505 da Carlo Duosi per fanciulle orfane appartenenti a buone famiglie cadute in disgrazia come emanazione dell’Opera Pia dei Poveri Vergognosi.
L’istituzione educativa assistenziale del Conservatorio accoglieva giovani donne a rischio, le putte, che vivevano isolate dal mondo esterno e venivano educate all’arte del ricamo: un’attività che univa formazione, disciplina e creatività, trasformando il lavoro manuale in un gesto di cura, emancipazione e trasmissione culturale.
Durante la loro permanenza, le putte non avevano contatti con il mondo esterno, vivendo in un ambiente protetto ma isolato, che le avviava a vari mestieri. Tra questi, il ricamo, spesso realizzato con filati di seta a “punto pittura”, rappresentava un vero e proprio strumento di sostentamento e di autonomia futura. Le loro opere – copie di stampe o di dipinti celebri – erano infatti richieste per rivestire tessili d’arredo o per essere esposte come “quadri di seta”, contribuendo a garantire una dote o un supporto materiale per il loro futuro.

Punteggiando lo spazio e le collezioni con le sue opere, l’artista vuole quindi rievocare queste anonime pittrici dell’ago mettendo in luce il legame tra protezioneformazione e creatività artigianale nel contesto bolognese, e restituire dignità e memoria a queste donne a partire da quel concetto di cura che ha attraversato il tempo permettendo oggi al pubblico di visitare la raccolta Davia Bargellini.
La mostra inoltre crea un dialogo ideale tra il patrimonio storico di dipinti, arazzi oggetti antichi, e quello evocato dai lavori di Sergia Avveduti, che alludono al passato e all’universo della citazione.

Nata a Lugo (RA) nel 1965, vive e lavora a Bologna.
Alla pratica artistica affianca la docenza all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegna Disegno per la scultura, Fenomenologia del corpo per il I° anno del Biennio di Scultura e Tecniche e tecnologie delle arti visive per il  I° anno del Biennio di Pittura.
L’artista rivolge la sua attenzione principalmente allo sterminato archivio d’immagini offerte dalla Storia dell’Arte dandone una interpretazione differente. L’attrattiva verso il sapere umano identificato con l’Arte e l’Architettura crea mondi connessi ad un immaginario personale e all’ idea di viaggio. Fotografie, video, installazioni, sculture e disegni sono i linguaggi privilegiati, attraversati da una leggera vena narrativa che indaga il paesaggio e la misteriosa soggettività con cui viene percepito. Oltre ad essere un ricorrente topos iconografico lo spazio è quindi cruciale per raccontare lo scarto tra la realtà di un luogo e il modo in cui questo viene restituito.
Tra le mostre collettive più significative a cui ha partecipato si segnalano: Exit. Nuove geografie della creatività italiana (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2002-2003); Nuovo spazio Italiano (Galleria Civica di Trento, 2002-2003); XV Quadriennale nazionale d’arte di Roma (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2008); Quali cose siamo. III Triennale Design Museum (Triennale di Milano, 2010).
Ha esposto in spazi pubblici e privati, tra i quali: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (Bologna); Palazzo Ducale (Mantova); Padiglione de l’Esprit Nouveau (Bologna); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino); Triennale di Milano (Milano); Palazzo delle Papesse (Siena); MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna (Bologna); Museo di Palazzo Poggi (Bologna); Fondazione Teseco (Pisa); Palazzo delle Albere (Trento); Palazzo dell’Arengario (Milano); Pinacoteca nazionale di Bologna (Bologna); Atelier des Artistes (Marsiglia); Le Botanique (Bruxelles); Palazzo delle Esposizioni (Roma); Palazzo Kapetan Misino Zdanj (Belgrado); Casabianca (Zola Predosa, BO); Cabinet (Milano); Antonio Colombo Arte Contemporanea (Milano); Agenzia 04 (Bologna); Neon>FDV (Milano); Galleria Spazio A (Pistoia); Galleria Neon (Bologna); AF Gallery (Bologna); Galleria Vannucci (Pistoia).
sergiaavveduti.it

Nata a Bassano del Grappa (VI) nel 1979, vive a Parma.
Si è laureata al DAMS di Bologna con una tesi su Conrad Marca-Relli e sull’autonomia del linguaggio americano da quello europeo, svolta in collaborazione con l’Archivio dell’artista. 
La sua ricerca unisce l’interesse per i più recenti sviluppi artistici – installazione, video, performance, pratiche sociali, collaborative, time based e site specific- e le loro radici storiche degli anni ’60 e ’70.
È curatrice indipendente, membro della piattaforma curatoriale LaRete ArtProjects, dell’associazione internazionale dei curatori di arte contemporanea IKT, e di RAAN (Ricerca Arte Ambiente Natura) Unipr. 
Dal 2023 è  docente del workshop di Storia dell’arte contemporanea e di Comunicazione e media contemporanei per le industrie creative dell’Università di Parma e, dal 2025, insegna Museologia del contemporaneo all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia. 
Tra il 2009 e il 2012 è stata curatrice al MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma, sotto la direzione di Luca Massimo Barbero, con cui ha lavorato anche alla Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” di Verona tra il 2013 e il 2014.
Nel 2021 ha vinto il PAC – Piano Arte Contemporanea della Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) del Ministero della Cultura con Remoto, un progetto di Giorgio Andreotta Calò per il giardino del Museo di Castelvecchio e i Musei Civici di Verona. 
Nel 2023 e 2024 ha ricoperto il ruolo di curatrice del progetto Panorama della Quadriennale di Roma, e dal 2025 cura il programma di residenze Nucrè in Puglia, a Ceglie Messapica. 
È socia fondatrice di ACollection, e dal 2025 presiede il Comitato Scientifico dell’Archivio Piero Fogliati ETS. 
È autrice di saggi, articoli e pubblicazioni.
Ha ideato e curato mostre, produzioni, progetti e talk in varie istituzioni in Italia e all’estero, tra cui MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma (Roma), Musei Civici di Verona (Verona), Musei Civici di Bassano del Grappa (Bassano del Grappa), Collezione Salenbauch (Göppingen), Triennale di Milano (Milano), Musei Civici di Modena (Modena), Elgiz Collection (Istanbul), Kunsthalle Osnabrück (Osnabrück), Łaźnia Center for Contemporary Art (Gdańsk) e Art Miami (Miami).
Dal 2020 al 2024 ha collaborato con ArtVerona, di cui nel 2024 è stata Vicedirettrice.


Mostra 
Sergia Avveduti
Ombra Custode

A cura di
Elena Forin

Promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | Musei Civici d’Arte Antica

Sede
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44, Bologna

Periodo di apertura
15 gennaio – 1 marzo 2026

Inaugurazione
Mercoledì 14 gennaio 2026 ore 17.00 – 19.00

Orari di apertura
Martedì, mercoledì, giovedì 10.00 – 15.00
Venerdì 14.00 – 18.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 18.30
Chiuso lunedì non festivi
Sabato 7 febbraio 2026 (ART CITY Bologna White Night) 10.00 – 22.00, ultimo ingresso ore 21.30

Ingresso
Gratuito

Informazioni
Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44 | 40125 Bologna
Tel. +39 051 236708 
museiarteantica@comune.bologna.it
www.museibologna.it/daviabargellini
Facebook: Musei Civici d’Arte Antica
Instagram: @museiarteanticabologna

Settore Musei Civici Bologna
www.museibologna.it
Facebook: Musei Civici Bologna
Instagram: @bolognamusei
YouTube: @museicivicibologna

Settore Musei Civici Bologna
Ufficio Stampa / Press Office 
ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it
Elisabetta Severino | Tel. +39 051 6496658 | E. elisabetta.severino@comune.bologna.it
Silvia Tonelli | Tel. +39 051 2193469 | E. silvia.tonelli@comune.bologna.it
Da Ufficiostampabolognamusei Ufficiostampabolognamusei <ufficiostampabolognamusei@comune.bologna.it> 

Sailing to Byzantium 6 New York Artists in Venice

Fino all’ 11 gennaio 2026 continua la mostra Sailing to Byzantium: 6 New York Artists in Venice, a cura di Richard Milazzo.

 Le sale di Palazzetto Tito, sede espositiva della Fondazione Bevilacqua la Masa ubicata nel polo universitario della città, tra l’Accademia di Belle Arti, Ca’ Foscari e lo IUAV – Università di Venezia, ospitano l’esposizione che continua a riscontrare l’apprezzamento dei visitatori.
In occasione dell’ultimo giorno di apertura – 11/01 –, alle ore 16.00 il curatore Richard Milazzo si renderà disponibile per una visita guidata, per svelare ogni retroscena.

Sailing to Byzantium
6 New York Artists in Venice
Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz, Peter Nagy, Walter Robinson
L’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia è lieta di ospitare la mostra Sailing to Byzantium – 6 New York Artists in Venice

A cura di Richard Milazzo
Direzione artistica di Giovanni Tiboni
Palazzetto Tito, Venezia
4 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026

Un progetto che fa di Venezia soglia verso l’Oriente, come afferma Milazzo non “di un’altra metafisica”, ma di “una rivoluzione nella proprietà dei sistemi simbolici”, un’indagine sulla differenza che mira alla sintesi.
Il viaggio verso Bisanzio è soprattutto simbolico: l’omonima poesia di Yeats – Sailing to Bysantium – funge da alveo poetico e organizzativo della mostra;
una trasmigrazione dal sensibile al trascendete, che onora la funzione eternatrice dell’arte, ma che ribalta le parole dello stesso Yeats, fondendo sensi ed intelletto.

La scelta del numero degli artisti non è lasciata al caso, sei sono, infatti, i sestieri di Venezia, sei i rebbi sulla prua della gondola.

Ruolo cardine nella produzione delle opere va indubbiamente riconosciuto a Giovanni Tiboni, Direttore della Fabjbasaglia Contemporary Prints di Rimini.
La stampa non è ancillare, ma ulteriore campo di sperimentazione, non si tratta solo di una tecnica, ma del mezzo che meglio trasfigura le intenzioni degli artisti, “medium culturale e archivio di idee e di storia”, afferma il curatore.
Le incisioni profonde e materiche di Baechler, le acqueforti atmosferiche di Bleckner, i rilievi metallici di Halley, i virtuosismi percettivi di Muniz, i giochi semiotici di Nagy e la forza diretta dell’immaginario pop di Robinson. 

Se la ripresa di immagini precedenti accomuna quasi tutti gli artisti, fa eccezione Halley, unico a non attingere esplicitamente da lavori passati, ma solo implicitamente, dalla sua grammatica, dove le griglie rappresentano un carattere importante.

Le stampe di Donald Baechler, Ross Bleckner, Peter Halley, Vik Muniz Peter Nagy e Walter Robinson si uniscono per accompagnarci in un viaggio dalla scena di New York all’atmosfera lagunare sospesa nell’ “artificio dell’eternità”.


Sede: Palazzetto Tito – Dorsoduro 2826, Venezia
Date: 4 dicembre 2025 – 11 gennaio 2026
Orari di apertura: dal mercoledì alla domenica 10,30 – 17,30
Ingresso: gratuito


Studio associato Davide Federici
Ufficio stampa e comunicazione
info@davidefederici.it 
www.davidefederici.it
Da Davide Federici – Ufficio stampa <info@davidefederici.it>

I Suonno d’ajere: nel nuovo Ep dal vivo la loro musica fra tradizione e innovazione

Agualoca Records presenta l’uscita dell’EP di sette tracce dal titolo “Live in quartet” dei Suonno D’Ajere.
Disponibile dal 9 gennaio, su tutti gli store digitali, è stato registrato e mixato da Daniele Chessa durante il concerto tenutosi al Teatro Trianon-Viviani di Napoli il 21 marzo 2025. Il disco, composto da sette brani, segna una tappa fondamentale per la band napoletana, proiettando la sua rilettura personale e contemporanea della canzone classica partenopea verso nuove rotte sonore.

I Suonno d’ajere pubblicano un nuovo Ep dal vivo che racchiude l’essenza della loro musica tra tradizione e innovazione

Suonno D’Ajere
Dal 9 gennaio sarà disponibile sulle piattaforme digitali l’EP di sette brani
Live in quartet
Una rilettura personale e contemporanea della canzone classica partenopea verso nuove rotte sonore

Per la prima volta nella loro storia, i Suonno D’Ajere hanno ampliato la formazione in un quartetto, affiancando al trio storico – Irene Scarpato (voce), Marcello Smigliante Gentile (mandolino, mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarre) – il percussionista Salvatore La Rocca e introducendo anche  l’uso della chitarra elettrica. Una scelta audace che genera una dimensione sonora più ampia, vibrante e ricca di sfumature, pur restando saldamente ancorata all’autenticità della tradizione.

L’EP rappresenta un ponte tra passato, presente e futuro del gruppo che prende forma grazie a quattro tracce che provengono dall’ultimo album “nun v’annammurate” (Italian World Beat); un brano, “Presentimento”, che è un classico suonato nella formazione originaria; e “Munasterio ‘e Santa Chiara” che non è altro una preziosa anteprima del nuovo disco in uscita prima dell’estate 2026, di cui anticipa le nuove direzioni musicali.

Il 2025 si è rivelato un anno di grande crescita artistica per i Suonno D’Ajere, culminato in un tour mondiale che li ha portati, dal 2022, a suonare in Cina, Taiwan, India, Germania, Francia, Spagna,  Svizzera, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Polonia, Corea del sud e Giappone, Canada, Portogallo, Tunisia, Capo Verde, Belgio.
Queste esperienze internazionali hanno alimentato una ricerca sonora in continua evoluzione, che trova nel nuovo EP live una prima, potente, sintesi: la tradizione napoletana dialoga con il mondo, aprendosi a contaminazioni senza perdere identità e profondità.

Un anno significativo anche per la frontwoman Irene Scarpato che a fine dicembre 2025 è stata protagonista del progetto teatrale “Dignità Autonome di Prostituzione” del regista Luciano Melchionna, in scena al Teatro Bellini di Napoli. La sua performance ha confermato la Scarpato non solo come una delle voci femminili più originali e interessanti della scena napoletana, ma anche come un’artista completa, capace di fondere in modo magistrale arte scenica e canto.Con questo EP, e con l’attesissimo nuovo album in arrivo che sarà seguito da un tour, i Suonno D’Ajere confermano la loro missione: rinnovare il repertorio partenopeo con curiosità, rispetto e uno sguardo audacemente contemporaneo.


Per info e contatti
suonnodajeretrio@gmail.com
https://www.instagram.com/suonnodajere/
https://www.facebook.com/suonnodajeretrio

Ufficio Stampa Suonno d’ajere
Hungry Promotion
giulio@hungrypromotion.it – 3395840777
Da giulio di donna <feedback@hungrypromotion.it>

Messina, FORO G gallery: a Ganzirri “Il mio abbandono” di Valeria Alibrandi

“Il mio abbandono” ed è così intimamente che si mostra con la sua prima personale di fotografia Valeria Alibrandi a cura di Roberta Guarnera presso la FORO G gallery dal 17 al 31 Gennaio.
Una fotografia che coniuga urbex e fotografia ibrida, in cui il tempo e la natura sono protagoniste.
La ricerca di Valeria si traduce in visione immaginaria; l’edera presente (aggiunta pittoricamente in post produzione) raccoglie, si abbandona e fiorisce nei luoghi fotografati.
Attraverso questa mostra Valeria ci proietta in un “futuro” ed a noi non resta che visionarlo da Sabato 17 Gennaio alle 17.30.


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery
Da FORO G gallery <forog.gallery@gmail.com>

“Il respiro di un viaggio”, un confronto inedito tra Albrecht Dürer e Maria Lai

Dal 13 dicembre, la Fondazione Stazione dell’Arte di Ulassai presenta una mostra unica nel panorama culturale italiano:  “Il respiro di un viaggio”, un confronto inedito tra Albrecht Dürer e Maria Lai, due protagonisti della storia dell’arte che, pur attraverso linguaggi differenti, condividono la stessa tensione sul senso e sul valore simbolico della loro ricerca.

“Albrecht Dürer | Maria Lai.
Il respiro di un viaggio


13 dicembre 2025 – 15 marzo 2026

CaMuC e Stazione dell’Arte, Ulassai (NU)

Dal 13 dicembre 2025 al 15 marzo 2026, la Stazione dell’Arte e il CaMuC di Ulassai ospitano “Il respiro di un viaggio”, una mostra di rara intensità nel panorama culturale italiano che mette a confronto due figure emblematiche della storia dell’arte: Albrecht Dürer e Maria Lai.

Attraverso linguaggi distanti cinque secoli ma uniti da una sensibilità condivisa per il valore evocativo del segno e per la ricerca di significato, la mostra invita a riscoprire il potere dello sguardo e dell’immaginazione.

L’esposizione, curata da Marco Peri e Luca Baroni, offre l’opportunità eccezionale di ammirare da vicino alcuni tra i più importanti capolavori dell’opera grafica di Dürer, provenienti da prestigiose collezioni private. Maestro assoluto del Rinascimento europeo, Dürer fu non soltanto un maestro indiscusso dell’incisione, ma anche un innovatore capace di fondere l’eredità gotica con la nuova sensibilità umanistica, introducendo nei suoi lavori una profondità psicologica e un’esattezza formale che hanno segnato in modo permanente la storia dell’immagine. Le sue celebri incisioni – tra cui Melancolia I o Il Cavalierela Morte, il DiavoloIl figliol prodigo e il Mostro Marino – testimoniano una sensibilità estremamente curiosa, attenta alla natura e ai misteri dell’animo umano.

Allestimento

In dialogo con questo universo visionario si presenta una selezione di opere di Maria Lai, artista sarda di riconosciuta rilevanza internazionale. La sua ricerca, radicata nelle tradizioni arcaiche della Sardegna, si apre a una dimensione poetica e universale. I Presepi, i Libri cuciti e in ceramica, i Pani e la straordinaria Via Crucis del filo bianco, testimoniano una sensibilità capace di trasformare materiali semplici in forme di forte intensità evocativa. La sua opera, intuitiva e sospesa in un altrove senza tempo, introduce un registro contemporaneo che entra in risonanza poetica con la rigorosa costruzione formale di Dürer.

L’incontro tra i due artisti trova la sua sintesi nei temi che danno il titolo alla mostra: il respiro, inteso come soffio vitale e ritmo interiore; e il viaggio, come dimensione fisica e spirituale, apertura alla scoperta e spazio privilegiato di trasformazione e rivelazione. Attraverso questo percorso, la mostra fa emergere corrispondenze inattese e restituisce la continuità delle grandi questioni dell’arte: il mistero, la spiritualità, il rapporto con il tempo e con l’immaginazione.

La forza del progetto risiede nella sua impostazione originale, che mette in relazione un protagonista centrale del Rinascimento europeo con una delle voci più significative dell’arte contemporanea. Oltre trenta opere originali di Dürer permettono di immergersi nella complessità del suo linguaggio, mentre le opere di Lai introducono una risonanza poetica che consente di rileggere la sua produzione in una prospettiva più ampia e internazionale. Ne nasce un percorso che attraversa i secoli, intrecciando rigore, simbolo e spiritualità in una trama capace di parlare con intensità anche al presente.

Allestimento

La mostra nasce dalla collaborazione tra Marco Peri, Direttore della Stazione dell’Arte, e Luca Baroni, Direttore della Rete Museale Marche Nord e studioso di storia della grafica. Le loro competenze complementari hanno dato forma a un originale percorso di lettura storica e sensibilità contemporanea.

Il Museo CaMuC e la Stazione dell’Arte di Ulassai, luoghi fortemente identitari e carichi di memoria, diventano il contesto ideale per accogliere un viaggio artistico e umano che invita il pubblico non solo a osservare, ma anche a lasciarsi coinvolgere. “Il respiro di un viaggio” si configura così come un’esperienza che unisce passato e presente, riattivando il potere dell’arte di aprire spazi di pensiero, emozione e possibilità.

Marco Peri, Direttore della Stazione dell’Arte, afferma: “La Fondazione Stazione dell’Arte si prepara a celebrare nel 2026 i vent’anni dalla sua apertura. Sarà un anno importante, scandito da nuove mostre e iniziative speciali dedicate a Maria Lai. Il percorso espositivo della collezione permanente viene costantemente rinnovato per valorizzare la profondità e la ricchezza della sua eredità artistica. Insieme alle guide della Stazione dell’Arte e del museo CAMUC presentiamo al pubblico percorsi di conoscenza che approfondiscono la vita e l’opera dell’artista, favorendo una comprensione più ampia del suo lavoro”.

Promossa dal Comune di Ulassai, l’esposizione è prodotta dalla Fondazione Stazione dell’Arte, con il supporto organizzativo di Comediarting e con la collaborazione di Arthemisia per la comunicazione e la promozione.

Il progetto è finanziato dall’Unione Europea attraverso NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR | Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dedicato alla rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi.


Sedi espositive
Ulassai, CaMuC e Stazione dell’Arte
Via Garibaldi, 49, Ulassai (NU)

Date al pubblico
13 dicembre 2025 – 15 marzo 2026
Inaugurazione sabato 13 dicembre ore 11:00 Museo CaMuC

Orari di apertura
Martedì – Domenica: 09.30 – 13.30 / 14.30 – 18.30
Lunedì: Chiuso

Attività per il pubblico
Sono previste tutti i giorni visite guidate incluse nel biglietto d’ingresso, nei seguenti orari: 
9:30 – 11:00 – 14:30 – 16:00
Le attività saranno condotte dalle guide della Stazione dell’arte.
Per informazioni e prenotazioni: stazionedellarte@tiscali.it
Percorsi speciali per le scuole su prenotazione

Info su orari e biglietti
T. +39 350 132 2810
stazionedellarte@tiscali.it

Social
#DurerLaiUlassai
@stazionedellarte

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332
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A Gorizia IN ASCOLTO. Progetto di arte partecipativa con Matteo Attruia



In una terra in cui il confine è esperienza storica, condizione simbolica e vissuto quotidiano, nasce In Ascolto. Tracce lungo il margine, progetto artistico partecipativo ideato da QuiAltrove Associazione ETS e sviluppato con l’artista Matteo Attruia.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE
 
Un progetto artistico partecipativo di QuiAltrove Associazione ETS
con Matteo Attruia

con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia avviso pubblico Manifestazioni espositive
in collaborazione con
Comune di Gorizia, Comune di Palmanova, Comune di San Vito al Tagliamento,Associazione BlueBird
Novembre 2025 – Febbraio 2026
Gorizia – Palmanova – San Vito al Tagliamento – Trieste 

Il progetto prende forma nel contesto transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, città che hanno conosciuto la separazione e che oggi, nel quadro di GO!2025, reinterpretano il limite come possibilità di dialogo, relazione e trasformazione. Qui il confine non è soltanto una linea geografica, ma uno stato di confine: una condizione emotiva, politica e umana che attraversa persone, comunità e territori.

«Il confine per me non è un limite preciso, non è una retta che separa», afferma Attruia. «Lo vivo come un luogo aperto, una possibilità, dove l’altro e l’io convivono. Nel presente sopravvivono il passato, ma soprattutto il futuro, come attesa e stimolo».

In Ascolto assume il margine come soglia generativa e lo abita attraverso un processo fondato sull’ascolto e sulla partecipazione. Al centro del progetto vi è un percorso di relazione con diversi gruppi sociali — giovani, donne migranti, anziani, adulti in condizioni di fragilità, rifugiati e persone vulnerabili — coinvolti in incontri pensati come spazi di condivisione profonda. Parole, segni, gesti, disegni ed emozioni raccolti durante questi momenti diventano la materia viva dell’opera.

«Il fulcro del mio lavoro è la relazione», sottolinea l’artista. «L’opera è lo strumento che utilizzo per entrare in contatto con gli altri. Cerco di sottrarre il superfluo per generare oggetti il più possibile incisivi e inclusivi, capaci di attrarre con linguaggi semplici — non banali — e poi spostare lo sguardo altrove».

Al centro di IN ASCOLTO si intrecciano due dimensioni complementari: l’arte pubblica e l’arte partecipativa.

L’arte pubblica, quando è capace di parlare davvero, non si limita a occupare lo spazio urbano, ma lo interroga e lo trasforma. Non è un oggetto collocato in un luogo, bensì un dispositivo capace di modificare la percezione del luogo stesso, attivando uno sguardo critico e una nuova consapevolezza.

L’arte partecipativa, invece, sposta il centro dell’attenzione dal risultato al processo, dalla forma alla relazione, dall’autorialità individuale alla produzione condivisa. In questo contesto, l’artista non impone una visione, ma diventa catalizzatore, interprete, compagno di viaggio, accompagnando l’emergere di una narrazione collettiva.

In Ascolto si muove precisamente in questo spazio di tensione fertile, dove l’opera nasce dall’incontro tra comunità, territorio e pratica artistica, e il gesto creativo si configura come atto di ascolto, cura e restituzione.Il progetto si articola in tre fasi.

La prima fase ASCOLTO E COINVOLGIMENTO (ottobre–dicembre 2025) prevede cinque incontri nei Comuni di Gorizia, Monfalcone, Palmanova, San Vito al Tagliamento e Trieste. Questi momenti sono concepiti come spazi di ascolto non giudicante, in cui emergono narrazioni plurali del confine: l’attesa, l’attraversamento, il desiderio, la fatica del restare, l’impossibilità dell’andare.

Segue la seconda faseANALISI E RIELABORAZIONE (dicembre–gennaio 2026), durante la quale Attruia rielabora i materiali raccolti trasformandoli in opere di arte partecipata. Disegni, parole e segni confluiscono in una narrazione collettiva stratificata, tradotta in installazioni site-specific. «Ogni parola regalata, ogni disegno espresso sono stati un dono», racconta l’artista. «Io li ho semplicemente messi insieme».

La terza faseRESTITUZIONE (febbraio 2026) culmina nella mostra-installazione STATO DI CONFINE presso lo spazio The Circle a Gorizia. Non un epilogo, ma un passaggio ulteriore del processo: un’esperienza immersiva e aperta in cui il pubblico è chiamato ad attraversare le tracce lasciate dai partecipanti e a diventare parte attiva dell’opera. Documenti, immagini, frammenti visivi e sonori costruiscono un archivio vivo del dialogo tra comunità, territorio e artista.

Il progetto dà vita a una doppia dimensione installativa: un intervento nello spazio urbano e una installazione collettiva nello spazio espositivo. Al centro, un gioco linguistico e visivo che trasforma l’espressione “confine di Stato” in “stato di confine”, restituendo il limite come condizione esistenziale. Accanto a questo, ulteriori installazioni nate dai segni e dalle narrazioni raccolte costruiscono un unico paesaggio concettuale.

Artista visivo attivo a livello internazionale, Matteo Attruia lavora tra ironia concettuale, paradosso e slittamenti di senso, utilizzando pittura, fotografia, scrittura, installazioni, oggetti trovati e neon. «Il dubbio è fondante», afferma. «I miei lavori non sono verità, ma micro-variazioni capaci di generare grandi cambiamenti di significato». In IN ASCOLTO, il suo linguaggio si mette al servizio di un processo relazionale: l’opera non rappresenta, ma fa emergere.

IN ASCOLTO. TRACCE LUNGO IL MARGINE si inserisce nella visione di QuiAltrove Associazione ETS, impegnata nel territorio transfrontaliero goriziano con la convinzione che l’arte contemporanea possa produrre cambiamenti reali. Un progetto che non chiude, ma apre; non semplifica, ma accoglie; non impone, ma accompagna. Un cammino collettivo che restituisce al margine la sua forza generativa e all’ascolto il suo valore politico e poetico.

(PN – 1973) Nato a un certo punto, non cerca nessun tipo di approdo sicuro e preferisce, nel suo abile viaggio da profugo del concetto, una rassicurante domanda a fronte di una discutibile risposta.

La sua ricerca, sempre venata d’ironia, trova dubbi proprio laddove sembrano esserci solo certezze. Nel realizzare i suoi eleganti e ironici cortocircuiti usa i più svariati mezzi espressivi, tra cui pittura, fotografia, neon, scrittura e riutilizzo di oggetti d’uso” (L. Conti).

Ha partecipato a numerose mostre tra Milano, Napoli, Roma, Bolzano, Parigi, Praga, Vienna, New York. 

Nel 2018 è uscita “It’s Up for You” firmata per ILLY ART COLLECTION e nel 2022 la tazzina in edizione limitata “Cupside Down” sempre per Illy. 

Recentemente ha collaborato con diverse aziende nella realizzazione di workshop interni con la produzione finale di una o più opere installative (ad esempio, nel 2022, con Irinox, Covelano Marmi e Concerie Presot).

Vincitore del premio Arte in Balossa per la realizzazione di un’opera permanente all’interno del Parco Nord di Milano, con il progetto “Belvedere”L’opera “ERO(E)” è stata acquistata dal Museion di Bolzano ed è entrata nella collezione permanente. 

Website https://www.matteoattruia.com
Instagram @matteoattruia


QuiAltrove ETS è un’associazione culturale con sede a Gorizia. Attraverso l’arte contemporanea promuove una cultura aperta e partecipativa, capace di attivare trasformazioni reali. Valorizza la dimensione transfrontaliera in cui opera e investe nelle giovani generazioni, offrendo occasioni concrete di crescita, espressione e dialogo. I progetti dell’Associazione nascono dall’incontro tra arte, territorio e comunità e utilizzano i linguaggi artistici come strumenti di innovazione sociale, inclusione e rigenerazione urbana. Ogni progetto è un processo condiviso. Un’occasione per abitare i luoghi in modo nuovo, costruire relazioni, generare senso. 

Instagram @quialtrove_associazione
Website https://quialtrove.it/


Contatti Stampa 

CRISTINA GATTI PRESS & PR | press@cristinagatti.it | mob.338 6950929
Maggiori info 
QuiAltrove  |  +39 328 663 0311 | info@quialtrove.it
Da CRISTINA GATTI | PRESS & P.R. | Venezia <press@cristinagatti.it> 

Jelmoni Studio Gallery presenta “Mundo sumo”. Mostra di Ignacio Cavero

La mostra di Ignacio Cavero, curata da Jelmoni Studio Gallery presenta opere attuali. Mundo Sumo è una mostra  che esplora i processi di ricerca, proiezione e creazione di possibili identità alternative, in bilico tra sé autentici, idealizzati e universali attraverso una selezione di opere   

JELMONI STUDIO GALLERY
IGNACIO CAVERO
MUNDO SUMO
ART EXHIBITION
Solo Show
OPENING JANUARY 10TH AT 5:30 PM
IGNACIO CAVERO

Il sumo è una disciplina di lotta con oltre 1.500 anni di storia.

È una capsula del tempo culturale e antropologica, poiché non è mai stato visto al di fuori del suo ambiente geografico. Il lottatore di sumo è un essere il cui sviluppo fisico è orientato esclusivamente all’aumento di dimensioni e massa per costringere l’avversario a uscire dal ring.

La deformazione fisica che questa trasformazione comporta rappresenta un canone di bellezza e ammirazione per i giapponesi. Esiste un parallelo con il toro da combattimento: la sua esistenza e l’evoluzione della razza sono giustificate solo dall’esistenza della corrida.

In quest’opera, cerco di evidenziare l’estetica di un lottatore di sumo, estrapolandolo dal suo ambiente abituale e collocandolo in luoghi che rasentano il surreale, ma che in qualche modo ne giustificano la presenza. Creo un’estetica neo-pop integrando in alcuni casi personaggi manga, rompendo l’anacronismo del personaggio e persino inserendolo in ambienti familiari. Trasformo questa figura del lottatore quasi in un supereroe dal tocco cosmopolita. In Sumo World, colloco il lottatore in ambienti completamente ostili, a causa della sua scarsa familiarità con essi, rendendo così omaggio a questo antico personaggio e rendendolo accessibile a tutti i pubblici e a tutte le culture con un tocco molto personale e surreale.

Nota: i volti dei lottatori di sumo nelle opere sono quelli di persone reali del mondo professionistico del sumo in Giappone.


JELMONI STUDIO GALLERY
MILAN BERLIN LONDON


Event curatorial assistant
Anna Atenasio
Staff tecnico
Rodolfo Santini
Anna Bassi
Mirella Pende
Katia Dossena

Jelmoni Studio Gallery
Milan, Berlin, London
via Molineria S. Nicolò, 8 Piacenza – Italy
www.jelmonigallery.com
https://www.facebook.com/pages/Jelmoni-studio-gallery/242951759109959 
https://www.instagram.com/jelmonistudiogallery/
Da Elena Jelmoni <jelmonistudio@gmail.com> 

La Collezione Lokar trova la sua “grotta delle meraviglie”

Al Museo Sartorio di Trieste, il nuovo allestimento permanente, concepito appositamente per la preziosa donazione delle porcellane dei coniugi Lokar. La raffinata Collezione di porcellane delle più prestigiose manifatture europee, frutto di 60 anni di acquisti di Giovanni Lokar e Sonja Polojaz, entra per la prima volta nelle collezioni del Civico Museo Sartorio di Trieste.

DONAZIONE LOKAR
Lo splendore della porcellana europea
Trieste, Museo Civico Sartorio
Largo Papa Giovanni XXIII 1
Dal 14 dicembre 2025

Per ospitare questa donazione unica è stato concepito e realizzato un allestimento speciale che valorizza la ricchezza e la rarità dei pezzi. Il progetto tecnico delle sale, ideato dall’architetto Gabriele Pitacco in collaborazione con il team curatoriale del Museo Sartorio e realizzato dalla ditta Clemente Costruzioni e dalla falegnameria Burelli, è stato pensato appositamente per questa collezione, mentre la curatela scientifica è di Michela Messina, conservatrice del Museo Sartorio. Le due sale sono state studiate per offrire letture multiple: una dedicata alla porcellana italiana e l’altra alle manifatture del resto d’Europa, con ordinamento per manifattura, area geografica e sequenza cronologica. Ogni oggetto è stato posizionato con cura per garantirne la migliore leggibilità formale e decorativa, al servizio sia degli specialisti sia del pubblico.

 L’ambientazione, ispirata alle “grotte delle meraviglie”, crea un ambiente raccolto e suggestivo in cui le porcellane risplendono come gioielli. Ad accompagnare il visitatore alla scoperta della collezione è un’intera parete che mostra la mappa dell’Europa disegnata a mano, illuminata dai diversi marchi delle porcellane dislocate nelle loro città di origine, e dei testi che illustrano: la porcellana, il collezionista e la storia della collezione.

Le vetrine, realizzate da Goppion, eccellenza italiana presente nei più importanti musei mondiali, sono dotate delle più aggiornate tecnologie di sicurezza e conservazione.  I materiali scelti sono il metallo, il vetro extra chiaro antisfondamento e gli specchi. I moduli a parete, con fondo e base a specchio, offrono una visione ottimale a 360° delle porcellane e dei loro marchi, elemento essenziale per comprendere provenienza e valore. In ogni sala è presente una vetrina semicircolare ispirata alle British Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, che ospita i pezzi più pregiati; panche semicircolari, di cui una con tablet interattivo, invitano il pubblico a sostare e approfondire.

Un patrimonio nuovo per la città. La Collezione Lokar, con oltre 550 pezzi e più di 80 manifatture documentate, rappresenta un nucleo di eccezionale valore storico e scientifico per lo studio della porcellana europea del Settecento e dell’Ottocento. L’ingresso della collezione nel Museo Sartorio, con un allestimento creato ad hoc, arricchisce l’offerta culturale della città e accresce il prestigio della casa museo.

L’esposizione è promossa dall’Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, e realizzata con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia.


Informazioni
Civico Museo Sartorio — Largo Papa Giovanni XXIII, 1 – Trieste
T. +39 040 675 9321 — museosartorio@comune.trieste.it
www.museosartoriotrieste.it | www.triestecultura.it

Orario: da mercoledì a domenica, 10.00–17.00 • Ingresso libero
 
Ufficio stampa
Studio ESSECI
Ref. Roberta Barbaro
049 663499; roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>