


A sinistra: Julian Charrière: Controlled Burn, 2022. Film still, Co-Director: Johannes Förster. Sound Composition and Design: Felix Deufel © The Artist / VG Bild-Kunst, Bonn, 2026
A destra: Julian Charrière: Albedo, 2025, 4K video, 16:10 aspect ratio, 3D ambisonics soundscape, continuous video loop. Score by Jana Irmert © The Artist / VG Bild-Kunst, Bonn, 2026
Dal 30 aprile al 22 novembre 2026, le Sale Canoviane del Museo Correr ospitano un confronto inedito tra il Neoclassicismo di Antonio Canova e la ricerca contemporanea di Julian Charrière. Una mostra che attraversa epoche e linguaggi, interrogando il rapporto tra permanenza e mutazione.
Nelle Sale Canoviane del Museo Correr di Venezia prende forma un nuovo capitolo di Dialoghi Canoviani, il progetto espositivo che mette in relazione la tradizione scultorea con le pratiche artistiche contemporanee. La seconda edizione, intitolata Spiral Economy: Charrière and Canova, propone un confronto serrato tra Antonio Canova e Julian Charrière, artista franco-svizzero classe 1987, oggi attivo a Berlino.
Curata da Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto, con la collaborazione di Claudia Cargnel, la mostra sarà visitabile dal 30 aprile al 22 novembre 2026. Il percorso si sviluppa come un dialogo tra epoche che trova nella materia – e in particolare nel marmo – il proprio centro concettuale. Qui la pietra si fa presenza ambivalente: corpo e traccia, forma ideale e deposito del tempo.
L’impianto della mostra si fonda su una tensione produttiva tra due visioni opposte e complementari. Da un lato, l’aspirazione neoclassica a fissare nella materia un ideale eterno; dall’altro, la consapevolezza contemporanea della trasformazione continua, della fragilità e del divenire. Ne emerge un sistema di contrasti – permanenza ed erosione, stabilità e mutazione – che struttura l’intero percorso espositivo.
Charrière interviene con una grande installazione multisensoriale pensata in stretta relazione con la collezione canoviana, per la prima volta coinvolta in modo così diretto in un progetto contemporaneo. L’esperienza per il visitatore è immersiva e percettivamente densa: le opere si dispongono secondo una sequenza che alterna lavori storici e interventi recenti, molti dei quali realizzati appositamente. Tra i dialoghi proposti emergono accostamenti come Venus Italica e Albedo, Icarus e Controlled Burn, Orpheus e Eurydice e Stone Speakers, fino a Autoritratto e Imperfect Lovers.
L’artista utilizza una pluralità di linguaggi – installazione, video, fotografia, scultura, performance – per indagare il rapporto tra essere umano e ambiente. Le sue ricerche, spesso condotte in territori remoti e condizioni estreme, non mirano a celebrare la natura ma a metterne in evidenza le fragilità, interrogando le dinamiche tra tecnologia, ecologia e industria.
Il confronto con Canova nasce da una consonanza più profonda di quanto possa apparire. Entrambi, pur in contesti storici lontani, si confrontano con dimensioni universali – il mito, l’utopia, il tempo – attraverso un gesto plastico che ambisce a trascendere il presente. L’intervento di Charrière si inserisce così nelle sale del museo come una rilettura stratificata, che attraversa scultura, luce e suono per ridefinire lo spazio espositivo.
Il risultato è un incontro inatteso tra l’idealismo classico incarnato nel marmo e una riflessione contemporanea sull’entropia e sulla trasformazione biologica. Un dialogo che non si limita a sovrapporre epoche, ma le mette in tensione, restituendo al visitatore una visione complessa e attuale della materia e del tempo.
| Articolo redazionale |
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