Jelmoni Studio Gallery presenta la personale dell’artista Silvia Ravetti

JELMONI STUDIO GALLERY

SILVIA RAVETTI

URBAN REALITY

contemporary art
Solo Show
Opening 22 November 5,30 pm

Jelmoni Studio Gallery presenta una mostra personale dell’artista Silvia Ravetti. L’esposizione raccoglie un corpus di più opere.

Silvia Ravetti ha iniziato giovanissima la sua attività artistica. Ed è nella città, vista come il non luogo in cui idee e modi di vita eterogenei si amalgamano, e dove il contrasto tra quartieri e persone si fa più stridente che l’artista individua lo spazio ideale in cui intervenire.

Il progetto espositivo si concretizza in uno scenario in cui si incrociano caoticamente veicoli, masse di persone, percorsi urbani , figure dipinte su grandi tele, frammenti di oggetti più lievi e fluttuanti. Hanno invaso lo spazio, come in un incidente stradale appena avvenuto. Un universo ricco di segni e di simboli che richiama la realtà urbana, la sua alienazione e precarietà.

JELMONI STUDIO GALLERY
Event curatorial assistant
Anna Atenasio
Staff tecnico
Rodolfo Santini
Anna Bassi
Mirella Pende
Katia Dossena

Jelmoni Studio Gallery
Milan, Berlin, London
via Molineria S. Nicolò, 8 Piacenza – Italy
www.jelmonigallery.com
https://www.facebook.com/pages/Jelmoni-studio-gallery/242951759109959 
https://www.instagram.com/jelmonistudiogallery/
Da Elena Jelmoni <jelmonistudio@gmail.com> 

Nuova inaugurazione a Roma a Bibliothe – Il Nettare dell’Immortalità

In quel luogo insolito nel cuore di Roma che è Bibliothe (Via Celsa 4/5, nei pressi di Piazza del Gesù) verrà esposta al pubblico da lunedì 17 novembre a martedì 2 dicembre “Il nettare dell’immortalità“, grande disegno a pastelli ad olio (700 cm x 290 cm) di Enzo BARCHI. 

Roma, Bibliothe | 17 novembre – 2 dicembre 2025 
INAUGURAZIONE Lunedì 17 novembre ore 19.00

L’esposizione – che sarà inaugurata lunedì 17 dicembre alle ore 19.00 – rientra nel “Progetto Movimenti in Arte”, promosso dall’Associazione Commercianti Cola di Rienzo, con il contributo del Comune di Roma e in collaborazione con Zétema. Visitabile tutti i giorni dalle 11.00 alle 23.00.

La tela esposta, lunga sette metri, ospita 24 figure che chiedono con insistenza e umiltà il nettare dell’immortalità alla venticinquesima figura, che rappresenta l’Anima Suprema Sri Vishnu / Krishna nella sua forma umana femminile di Mohini Murthi, detentrice del nettare. Durante il periodo dell’esposizione l’artista, ove ispirato, includerà altre figure nel quadro, a reclamare il nettare. 

Un po’ di tradizione Indo – Vedica

Così recita il testo di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada “Srimad Bhagavatam”, canto 8, capitolo 12: “Mohini Devi, quella donna, avvolta in un sari magnifico, entrò nell’arena con passo lentissimo, rallentata dai suoi ampi e morbidi fianchi. Le cavigliere tintinnavano mentre avanzava; i suoi occhi, irrequieti per l’orgoglio della giovinezza, brillavano. Il seno, simile a brocche colme d’acqua, e le cosce, robuste come proboscidi di elefanti, accompagnavano l’immagine della figura che portava in mano un vaso d’acqua. Il naso aggraziato, le guance rotonde e le orecchie ornate da pendenti d’oro rendevano il suo volto particolarmente bello. Mentre si muoveva, il bordo del sari sul petto si spostava leggermente. Quando dèi e demoni scorsero quelle sue caratteristiche affascinanti, e il suo sorriso appena accennato rivolto verso di loro, rimasero completamente incantati dalla forma di Mohinī-mūrti”.  E ancora, al capitolo 12: “L’incarnazione di Mohinī-mūrti confonde il Signore Śivan seguito egli espresse il suo desiderio. La Persona Suprema è infinitamente benevola con i suoi devoti e, per soddisfare quello di Śiva, espanse la propria energia e si manifestò come una donna di straordinaria bellezza e fascino. Alla vista di quella forma, persino Śiva ne fu rapito. Ma più tardi, grazie alla misericordia del Signore, riuscì a riprendere il controllo. Questo episodio mostra come, per il potere dell’energia esterna del Signore, ogni essere vivente possa essere affascinato dalla forma femminile nel mondo materiale; e come, allo stesso tempo, solo per grazia della Persona Suprema sia possibile superare l’influsso di māyā. Śiva, il più elevato dei devoti, ne diede prova: dapprima rapito, poi in grado di dominarsi grazie alla benevolenza divina. È dichiarato infatti che solo un devoto puro può sottrarsi al fascino di māyā; altrimenti, una volta catturato dal suo aspetto ingannevole, l’essere vivente non può liberarsene da solo”- E sul desiderio di Siva i versi dal 12 al 17: “O mio Signore, ho contemplato tutte le incarnazioni da Te manifestate tramite le Tue qualità trascendentali, e ora che sei apparso come una splendida giovane donna, desidero vedere questa Tua forma / O mio Signore, siamo venuti con il desiderio di osservare quella Tua forma che mostrasti ai demoni per incantarli completamente e permettere così ai deva di bere il nettare. Sono molto ansioso di contemplarla- / Śukadeva Gosvāmī disse: Quando il Signore Viṣṇu fu così pregato da Śiva, che portava con sé il tridente, sorrise con gravità e gli rispose. / La Persona Suprema disse: Quando i demoni si impadronirono della brocca del nettare, Io assunsi l’aspetto di una donna bellissima per confonderli, ingannandoli apertamente, e per agire così a favore degli dèi. / O migliore tra gli dèi, ora ti mostrerò la Mia forma tanto apprezzata da coloro che sono dominati dal desiderio. Poiché vuoi vederla, la rivelerò davanti a te. / Śukadeva Gosvāmī proseguì: Dopo aver parlato così, il Signore Viṣṇu scomparve all’istante, e Śiva rimase sul posto insieme a Umā, cercando il Signore tutt’intorno con gli occhi in continuo movimento.

Artista romano, pittore e scultore, la sua ricerca artistica si configura sull’individuazione della forma spirituale della Realtà: trasporre nell’opera uno stato lieve di trascendenza che traluce dai moti dell’animo. Anima di Bibliothe Art Gallery, luogo in bilico tra crocevia di pensiero trascendente e galleria d’arte, sala da the e offerta di una mescola di pietanze ayurvediche e vegetariane, amena stazione di posta per viaggiatori fisici e del pensiero.


Ufficio stampa
Diana Daneluz
e-mail: dianadaneluz410@gmail.com
Da Diana Daneluz <dianadaneluz410@gmail.com>

Messina, FORO G gallery: “Di amori, di vasi e di basilico”

Dal 25 Novembre al 6 Dicembre sarà presente la mostra” Di amori, di vasi, di Basilico presso la FORO G gallery a cura di Mariateresa Zagone e Roberta Guarnera.

Messina celebra Boccaccio nel 650° anniversario della morte con la terza edizione del Segnalibro d’Artista alla FORO G gallery.
 
Dal 25 novembre al 6 dicembre, la Foro G Gallery di Messina ospita “Di amori, di vasi e di basilico”, terza edizione del Segnalibro d’Artista, dedicata alla Lisabetta da Messina di Giovanni Boccaccio nel 650° anniversario della sua morte, a cura di Mariateresa Zagone e di Roberta Guarnera.
La mostra rilegge la novella come archetipo universale di amore e memoria, oltre che di libertà e autodeterminazione della donna, trasformando il vaso di basilico in simbolo di una fertilità del dolore, dove dall’assenza nasce l’immagine. Gli artisti coinvolti reinterpretano il racconto boccaccesco attraverso pittura, fotografia, fiber art e intelligenza artificiale, trasformando il segnalibro in spazio di passaggio tra parola e visione.
Accanto alle opere, le sculture in ceramica ispirate alle Teste di Moro
decostruiscono il mito siciliano, restituendo alla figura femminile un ruolo attivo e consapevole.
 
Nel segno di Boccaccio, l’arte torna a farsi gesto di cura e di resistenza: trasforma la perdita in racconto, il dolore in presenza.
 
Opening: 25 novembre ore 18,00
Progetto: Mariateresa Zagone
Testo in catalogo: Mariateresa Zagone
Allesrimenti: Roberta Guarneta
Grafiche: Roberta Guarnera
 
Gli artisti in mostra
Segnalibro d’artista:
Mariana Cacciola, Lara Cassalter, Federica Culotta, Michaela Di Caprio, Remio Fabris, Paola Formica, Maria Guarnera, Roberta Guarnera, Valeria Macadino, Enrica Passoni, Salvatore Pulvirenti, Davide Rotella, Grazia Salierno, Caterina Scandurra, Vania Elettra Tam, Francesca Torchia.
 
Sculture:
Roberta Agostini, Giovanni Loverso, Cristina Picciolini


FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)

Instagram: @forog.gallery
Da FORO G gallery <forog.gallery@gmail.com>

Premio Viviane Esders 2025 – Vincitrice Dörte Eißfeldt

PREMIATA DÖRTE EISSFELDT 2025

DÖRTE EISSFELDT
tedesca, nata nel 1950

Convocata da Viviane Esders, la  giuria ha assegnato il Premio Viviane Esders 2025 alla fotografa tedesca Dörte Eißfeldt. La vincitrice riceverà un premio di 50.000 euro, mentre gli altri due finalisti, Oleksandr Suprun e Bohdan Holomíček, riceveranno 5.000 euro ciascuno. La giuria ha scelto di premiare una pratica artistica che si è sviluppata per oltre quarant’anni, distinguendosi per coerenza, poesia e profonda riflessione sul mezzo fotografico, qualità che hanno particolarmente catturato l’attenzione della giuria nell’opera di Dörte Eißfeldt.

Quest’anno il premio ha ricevuto 222 candidature da 25 paesi europei, di cui il 32% da fotografe donne e il 68% da fotografi uomini: un incoraggiante aumento delle candidature femminili (28% nel 2024) e una più ampia rappresentanza di paesi (17 nel 2024). 42 delle candidature presentate sono state proposte dai nominatori , un nuovo gruppo di esperti europei di fotografia coinvolti nella ricerca di artisti. 

PER SAPERNE DI PIÙ


DÖRTE EISSFELDT LAUREATE 2025

Convened by Viviane Esders, the  jury has awarded the 2025 Viviane Esders Prize to German photographer Dörte Eißfeldt. The laureate receives an endowment of €50,000, while the two other finalists, Oleksandr Suprun and Bohdan Holomíček, each receive €5,000. The jury chose to honor an artistic practice sustained over more than forty years, distinguished by its coherence, poetry, and deep reflection on the photographic medium—qualities that particularly captivated the jury’s attention in Dörte Eißfeldt’s work.

This year, the prize received 222 applications from 25 European countries, including 32% women photographers and 68% men photographers — an encouraging increase in female applications (28% in 2024) and a broader representation of countries (17 in 2024). 42 of the submitted applications were proposed by the nominators, a new group of European photography experts involved in the search for artists. 


contatto stampa: Nathalie DRAN
nathaliepresse.dran@gmail.com
comunicato stampa vincitore
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finalisti del comunicato stampa
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Instagram Facebook prixvivianeesders.com info@prixvivianeesders.com
Da Nathalie Dran <nathaliepresse.dran@gmail.com> 

Presentazione nell’ambito di BookCity, Fiera del Libro di Milano

Manuale di Story Editing
Scrivere e riscrivere film e serie tv
 
Presentazione a #BCM25
Bookcity – Fiera del Libro di Milano
Sabato 15 novembre ore 15

Manuale di Story Editing. Scrivere e riscrivere il film e la serie di Cristina Borsatti verrà presentato a Milano sabato 15 novembre nell’ambito di BookCity, la Fiera del Libro di Milano.


L’autrice, Cristina Borsatti – giornalista, story editor e sceneggiatrice – è già nota per i suoi saggi su Roberto Benigni (Il Castoro) e Monica Vitti (Giunti).

Dopo Scrivere per il cinema e la televisione (2018) e Scrivere sceneggiature. Dal grande al piccolo schermo (2020) pubblicati nella collana “Scrivere” di Editrice Bibliografica, arriva ora Manuale di story editing. Scrivere e riscrivere film e serie tv, un volume che completa una trilogia dal respiro internazionale, pensata per appassionati, studenti, professionisti e chiunque sia interessato alla scrittura per il cinema e la televisione.

In passato importanti story editor americani si sono dedicati al tema della riscrittura. Questa volta la prospettiva è quella di una professionista italiana, che da anni insegna sceneggiatura presso rinomate Accademie. Un punto di vista originale sulla professione dello sceneggiatore, ricco di consigli pratici per affrontare – e soprattutto riscrivere – storie per cinema e TV.

 

Il libro ha un taglio pratico e si propone di accompagnare lo sceneggiatore durante le fasi di analisi, critica e revisione del proprio lavoro e di quello altrui. Offre inoltre strumenti utili anche agli spettatori per affinare il proprio sguardo critico. Cristina Borsatti guida il lettore oltre le tecniche di base, esplorando le difficoltà che si possono incontrare nello sviluppo della trama, nella definizione dei personaggi, nella costruzione della struttura narrativa e nell’individuazione del tema centrale. Il volume si completa con una raccolta degli errori più frequenti che si possono commettere nella stesura di pitch, moodboard, soggetto, concept, bibbia e sceneggiatura.

Per quanto riguarda la presentazione del volume, sabato 15 novembre alle 15.00 (che avverrà presso la sede di Editrice Bibliografica a Via Lesmi, 6, Milano), sarà l’occasione per incontrare Cristina Borsatti e Sara Recalcati, consulente editoriale, sceneggiatrice, docente dei Master in Editoria Unicatt, coordinatrice del corso di sceneggiatura della Scuola Civica Luchino Visconti, e per parlare di adattamento, in bilico tra cinema e letteratura.

Come scoprire il libro, la storia (o il mondo narrativo) giusti da far rivivere in un film o in una serie tv? Come individuare il loro DNA? Quali le professioni al confine tra editoria e cinema? Come trasformare un’idea in una sceneggiatura perfetta attraverso la scrittura e la riscrittura? Quali sono i principali errori che si compiono con i personaggi, con la trama e con il tema? Come individuarli e correggerli?

Questo il tema del Workshop del ciclo Lavorare in Editoria, a cura dei Master in Editoria Unicatt ed Editrice Bibliografica, che prevede una prenotazione obbligatoria al seguente link: https://www.bookcitymilano.it/eventi/2025/lavorare-in-editoria-dal-libro-al-film

Per maggiori info: bibliografica@bibliografica.it
 
https://www.editricebibliografica.it/
 
https://www.editricebibliografica.it/scheda-libro/cristina-borsatti/manuale-di-story-editing-9788893576802-581516.html
 
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Da cristina borsatti <borsatti.ufficiostampa@gmail.com>

Lusso come esperienza – Arte come emozione

È con grande gioia e orgoglio che condivido la notizia di una collaborazione che segna un nuovo capitolo nel mio percorso artistico: la partnership tra  Mercedes-Benz Serbia × Jelena Borovčanin , attraverso il progetto  “Lusso come esperienza – Arte come emozione”.

Questo progetto, parte della strategia globale di Mercedes-Benz, viene realizzato per la prima volta in Serbia, unendo  arte, design ed emozione  , rivelando che  il lusso non è una forma, ma un’esperienza che risveglia i sensi e tocca l’anima.

Il mio percorso artistico è iniziato con il vetro – frammenti nati da un incidente con la mia  Mercedes , da cui è nata la mia prima opera d’arte,  “Mappa del Mondo”  (2016), il momento in cui  la riflessione ha dato vita alla visione e ha rivelato il mio dono.
Da allora, il mio lavoro con  il vetro e la luce  ha esplorato l’emozione, l’energia, l’unità e la connessione tra materiale e spirituale.
Come artista che lavora tra Serbia, Venezia e Murano,  costruisco ponti di luce che collegano tradizione, espressione contemporanea ed esperienza interiore.

Quello stesso percorso luminoso mi ha ora ricongiunto con  Mercedes-Benz , un marchio che riconosce l’arte come emozione, e mi ha affidato il compito di sviluppare un  progetto che unisca arte ed esperienza del marchio in Serbia.

Negli ultimi mesi abbiamo realizzato  14 eventi esclusivi AMG Mercedes Benz  dedicati ai clienti premium e la nostra collaborazione continua attraverso  nuovi progetti, esperienze ed emozioni che verranno.

In allegato il catalogo, realizzato con  amore, cura e gratitudine.



Jelena Borovčanin
Artista del vetro contemporaneo

JELENA BOROVČANIN
TOUCH  OF GLASS ART
Belgrado / Belgrado –  Venezia / Venezia
sito web:  www.jelenaborovcanin.com
mail:  office@jelenaborovcanin.com
jelenaborovcanin87@gmail.com
Da Jelena Borovcanin <jelenaborovcanin87@gmail.com>

Torna a risplendere il Cavallo Colossale di Canova

IL CAVALLO COLOSSALE DI ANTONIO CANOVA TORNA A RISPLENDERE DOPO OLTRE CINQUANT’ANNI: COMPLETATO L’IMPONENTE PROGETTO DI RESTAURO

Il Cavallo colossale di Antonio Canova, opera simbolo delle collezioni bassanesi, risorge dalle ceneri: o per meglio dire, dai frammenti che per oltre cinquant’anni hanno atteso nei depositi dei Musei Civici di Bassano del Grappa di essere ricomposti e restituiti al pubblico nella loro straordinaria interezza. 

Tra le ultime opere realizzate in vita dal genio di Possagno, il Cavallo colossale è una monumentale statua in gesso dipinto a finto bronzo nata come modello per la scultura equestre del Re di Napoli Ferdinando I di Borbone. Per volere del fratello Giambattista Sartori Canova l’opera giunse al Museo di Bassano nel 1849 insieme all’imponente collezione di gessi, monocromi, bozzetti e documenti canoviani, e qui rimase esposta fino alla fine degli anni Sessanta quando, in occasione di importanti lavori di riallestimento, fu smontata e trasportata nei depositi al fine di trovarle una nuova e più adeguata collocazione. Questa collocazione non fu mai trovata, e per oltre cinquant’anni i suoi numerosi frammenti sono stati condannati all’oblio in grave stato di deterioramento. 

A lungo la ricomposizione del grande gesso è stata ritenuta impossibile, ma la messa a punto di nuove tecnologie applicate al restauro e il fondamentale contributo di partner e sostenitori privati hanno permesso al colosso di tornare a risplendere. A ridargli vita è stato l’innovativo progetto promosso e organizzato dal Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con l’Alta Sorveglianza ai lavori della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza e il supporto della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, con il Main partner Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni” e il Main sponsor Venice in Peril Fund.  

“L’Amministrazione di Bassano del Grappa esprime profonda soddisfazione per la conclusione dell’intervento di restauro del Cavallo colossale di Antonio Canova. Un progetto ambizioso che restituisce nuova vita ad uno dei capolavori simbolo di Bassano del Grappa, da sempre impegnata nella tutela e nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico, e riconsegna al pubblico un tesoro di inestimabile valore che si credeva definitivamente perduto.” dichiara l’Amministrazione comunale di Bassano del Grappa. “Questo traguardo rappresenta un momento di grande orgoglio per la città e testimonia l’importanza della fruttuosa sinergia tra pubblico e privato che, grazie al contributo di Intesa Sanpaolo e di Venice in Peril Fund e all’attenzione riposta dal Ministero della Cultura e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, pone la città di Bassano del Grappa quale centro culturale di rilevanza nazionale e internazionale”. 

L’ambizioso progetto di restauro, condotto dalla ditta Passarella Restauri, è iniziato da un’attenta fase di catalogazione e di studio dei frammenti che ha permesso di scoprire informazioni inedite sull’opera e sugli interventi successivi alla sua realizzazione. Durante l’analisi è infatti emersa la presenza di materiali aggiunti in epoca ottocentesca, risalenti al primo riassemblaggio della scultura, cioè a quando questa fu trasportata dal laboratorio romano di Antonio Canova a Possagno e, da qui, al Museo di Bassano del Grappa nel 1849.

Tali aggiunte postume – composte da gesso, cocci di mattone, vasellame e fasciame metallico – avevano causato un notevole inspessimento della parte interiore del Cavallo e aumentato di oltre 400 kg il peso della scultura, rendendo necessario un delicato lavoro di rimozione: un’operazione, eseguita manualmente e con strumenti di precisione, che ha consentito di risalire alla superficie originale del gesso canoviano, come comprovato dal ritrovamento di un frammento di un libro di tardo Settecento che casualmente era capitato in mezzo all’impasto. 

Una volta alleggeriti i frammenti, si è passati alla lunga e onerosa fase di riassemblaggio: la ricerca dei vari punti di contatto degli oltre duecento frammenti dell’opera, la creazione di nove macro-sezioni e infine l’accostamento graduale dei grandi e pesanti pezzi, ripetuto più volte affinché non si presentassero dislivelli. 

Contestualmente, con la collaborazione dello studio R.S. Ingegneria di Padova, è stata progettata e realizzata la nuova struttura portante interna al corpo del Cavallo colossale, che permette di sostenere l’intero peso dell’opera senza gravare sulle zampe, rifacendosi all’originaria struttura canoviana. Il nuovo telaio metallico sorregge le varie parti dell’opera e ne scarica i pesi su un basamento tecnologico rinforzato, garantendone la protezione anche in caso di elevate sollecitazioni sismiche. 

Le operazioni si sono concluse, infine, con il restauro estetico della superficie, ovvero la rifinitura degli stucchi e l’integrazione pittorica delle lacune, eseguita ad acquerello e a tempera in un tono leggermente più chiaro rispetto all’originale, per distinguere visivamente gli interventi di restauro pur garantendo una lettura armonica dell’opera. 

“La Soprintendenza di Verona ha seguito costantemente i lavori, che si sono caratterizzati per un costruttivo e competente dialogo tra la committenza, i funzionari responsabili della tutela, i restauratori, gli ingegneri e la direzione dei lavori” afferma il Soprintendente arch. Andrea Rosignoli. “Solo il confronto tra le varie professionalità coinvolte ha permesso di trovare le soluzioni più adatte nell’estrema complessità di un restauro che non ha precedenti per dimensioni dell’opera e criticità del suo materiale costitutivo. Il Ministero della Cultura ha garantito il suo sostegno a questa impresa fin dall’inizio, con un contributo in conto capitale che sarà erogato grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia”.

Questo importante traguardo si inserisce nell’ambito del progetto “Restituzioni”, il programma biennale di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico del Paese curato e promosso da Intesa Sanpaolo. 

La prima tappa in cui la scultura sarà visibile nella sua interezza è infatti la prestigiosa cornice delle Gallerie d’Italia di Milano che, dal 28 novembre 2025, ospiterà la mostra Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo e che vedrà proprio il colosso essere l’opera simbolo attorno a cui si sviluppa idealmente il percorso di mostra.  

“Pochi giorni fa abbiamo inaugurato a Roma la ventesima edizione di Restituzioni, confermando un impegno che da quasi quarant’anni la nostra Banca porta avanti con cura e dedizione al fianco degli enti territoriali del Ministero della Cultura” dichiara Silvia Foschi, Responsabile Patrimonio Storico Artistico e Attività Culturali della Direzione Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo. “Il programma ha permesso di restaurare più di 2.200 opere del patrimonio italiano, testimonianze della nostra storia e della nostra identità, grazie alla competenza dei migliori restauratori e studiosi. Oggi condividiamo il lavoro fatto sul monumentale Cavallo colossale di Antonio Canova dei Musei Civici di Bassano del Grappa, un intervento conservativo che si impone per la complessità e per la qualità del risultato raggiunto. Una vera restituzione, alla comunità, al territorio, al Paese. Creando un ponte ideale tra Roma e Milano, la magnifica scultura, con la sua potenza e armonia, sarà protagonista della mostra dedicata all’età napoleonica che apriremo nelle prossime settimane alle Gallerie d’Italia di Milano. Il recupero di questa straordinaria opera è ulteriore testimonianza di una responsabilità concreta verso il patrimonio artistico nazionale”. 

A seguito della mostra milanese, il capolavoro restaurato potrà finalmente tornare a Bassano del Grappa e ritrovare il proprio posto tra le sale del Museo Civico. Un’opera monumentale per dimensioni e per rilevanza culturale, straordinario arricchimento del patrimonio veneto e dell’identità del Paese, che ritorna alla luce dopo essere stata celata agli occhi del pubblico per oltre mezzo secolo, e che potrà essere nuovamente fruita da tutti i visitatori.  “La complessità progettuale ed esecutiva dell’intervento è stata ricca di stimoli e una sfida professionale unica nel suo genere” afferma il restauratore Giordano Passarella di Passarella Restauri Srl.

“La conclusione di questo intervento rappresenta un momento importante di valorizzazione e conoscenza, frutto di un lavoro condiviso che ha permesso di restituire pienamente la qualità e la forza espressiva dell’opera”. 

La documentazione dei lavori è stata raccontata in una serie di video reportage realizzati grazie al sostegno di Venice in Peril Fund, che ha così supportato il suo primo progetto di restauro sulla terraferma veneta, in virtù dell’importante patrimonio storico e artistico di cui Bassano del Grappa è custode. Le preziose testimonianze dei protagonisti coinvolti nell’intervento, veicolati tramite i canali di comunicazione digitale del Comune e dei Musei Civici di Bassano del Grappa, si chiuderanno con un video conclusivo che presenta al pubblico il ripristino di questo impareggiabile capolavoro riportato al suo originale splendore.

“Siamo orgogliosi di essere il Main sponsor del restauro del Cavallo Colossale di Antonio Canova e di aver contributo a far tornare a splendere questo capolavoro nella sua piena magnificenza” dichiara Anthony Roberts, Vice Presidente Venice in Peril Fund. “Il progetto si inserisce nella lunga tradizione di Venice in Peril Fund nel supportare interventi conservativi a Venezia e, più recentemente, nel Veneto. In quanto residente a Bassano del Grappa sono particolarmente lieto di aver collaborato, non solo con il team di restauro che ha riporato l’opera al suo aspetto originale, ma anche con le istituzioni coinvolte e il Main partner Intesa Sanpaolo, e attendo con grande interesse il ritorno del capolavoro canoviano nella sua casa: al Museo Civico di Bassano del Grappa”. 

“Il restauro del Cavallo colossale è stato un percorso di eccezionale complessità e fascino, sia per le dimensioni e le condizioni dell’opera, sia, soprattutto, per l’uso di tecnologie e metodologie innovative che lo annoverano tra gli interventi di recupero del patrimonio italiano più spettacolari e rilevanti degli ultimi anni; un restauro che rappresenta anche un momento unico di studio e conoscenza del metodo canoviano. Un traguardo che non esito a definire storico l’aver consentito, dopo 56 anni dal suo danneggiamento, il recupero di un’opera d’arte di tale rilevanza grazie a un progetto pioneristico che consentirà, dapprima nella mostra milanese e infine a Bassano del Grappa, di ammirare nuovamente uno dei massimi capolavori di Antonio Canova e di tutta la storia della scultura neoclassica” conclude Barbara GuidiDirettrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa.


Ufficio stampa

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Simone Raddi
simone@studioesseci.net

Ufficio Stampa Comune di Bassano del Grappa
Chiara Padovan
ufficiostampa@comune.bassano.vi.it

Intesa Sanpaolo
Silvana Scannicchio
silvana.scannicchio@intesasanpaolo.com

Venice in Peril Fund
Lavinia Filippi
info@veniceinperil.org
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Il sangue nella pietra – Nel decimo anniversario del Bataclan

L’opera transrealista di Francesco Guadagnuolo è un altare laico del Terzo Millennio: memoria, gesto, dolore e resistenza si fondono in una tela che attraversa il tempo, la storia e il luogo

Nel cuore ferito di Parigi, là dove la musica si è fatta silenzio, Francesco Guadagnuolo, in un suo recente viaggio ha posato il suo sguardo. Dieci anni dopo l’attentato al Bataclan, l’artista italiano ha dato forma ad un dolore che non si dissolve, ad una memoria che non si spegne. La sua grande tela non è commemorazione ma carne viva. Non è rappresentazione ma resistenza. È un’opera pittorica che parla il linguaggio del Terzo Millennio: stratificata, cosmica, gestuale, viscerale.

Questa creazione s’inserisce nel solco del Transrealismo, corrente che Guadagnuolo ha contribuito a definire e che qui si manifesta con forza. L’opera è attraversata da significati multipli: il tempo che si stratifica, la memoria che si sedimenta, la storia che s’incarna nel luogo. Il Bataclan non è solo un teatro, ma un simbolo, un nodo emotivo, un punto di convergenza tra realtà e trascendenza. Il Transrealismo, cifra poetica e filosofica dell’artista, emerge nella tensione tra visibile e invisibile, tra gesto pittorico e pensiero.

Lo sfondo è spaziale, come a dire che il lutto non ha confini. Le prospettive convergono verso il basso, là dove si apre il Bataclan, piccolo squarcio urbano incastonato tra alberi parigini che sembrano piegarsi al peso della storia. A sinistra, una Croce di luce compassionevole. È il ricordo delle 90 anime strappate alla notte, un faro che non smette di brillare.

Sopra, il cielo è tempesta. Nuvole bianche, dorate, argentee si accalcano come pensieri inquieti. È un cielo che non consola, ma interroga. E poi il sangue, ovunque. Il rosso s’impasta con l’asfalto, si mescola alla materia urbana, s’insinua tra le crepe della strada. È il dolore che si fa colore, è la tragedia che si sedimenta nel paesaggio parigino.

La pittura di Guadagnuolo è gesto, è urlo, è corpo. La pennellata è dirompente, urgente, necessaria. Ogni colpo di pennello e spatola è un “basta”: basta alla violenza, basta al terrore, basta all’oblio.

La tela diventa altare laico, veglia perenne, grido collettivo. Non c’è armonia, c’è tensione. Non c’è pacificazione, c’è memoria attiva.

In un’epoca che anestetizza, che consuma il dolore in fretta, quest’opera impone uno sguardo lungo, profondo, scomodo. Guadagnuolo non cerca di chiudere il cerchio, ma di tenerlo aperto. La sua pittura è un atto etico, un gesto civile, una presa di posizione. È Parigi che non dimentica. È l’Europa che s’interroga. È l’arte che si fa testimone.

Nel Terzo Millennio, dove l’immagine rischia di diventare superficie, Francesco Guadagnuolo restituisce alla pittura la sua profondità. La sua tela è un cosmo di dolore, una croce di luce tra le stelle, un sangue che pulsa ancora. È un’opera transrealista che non si guarda: si attraversa.


Da critica.artecontemp@libero.it

Un cortometraggio inedito per la grande mostra alla Collezione Peggy Guggenheim

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana
11 ottobre 2025 – 2 marzo 2026

Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano:
un cortometraggio inedito accompagna la grande mostra alla Collezione Peggy Guggenheim

Ad accompagnare la grande mostra che la Collezione Peggy Guggenheim dedica alla produzione ceramica di Lucio Fontana c’è Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano, cortometraggio inedito diretto dal regista argentino Felipe Sanguinetti, concepito come parte integrante dell’esposizione Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana e proiettato, integralmente, negli spazi adiacenti alla mostra.

Il film di Sanguinetti offre un contributo essenziale, volto a colmare il divario tra le opere esposte in mostra e quelle site-specific presenti nel tessuto urbano milanese realizzate da Fontana nel corso del secondo dopoguerra. Concepito come parte integrante del percorso espositivo, il film conduce gli spettatori in un viaggio cinematografico fatto di immagini potenti e suggestive, che si muove attraverso alcuni luoghi simbolici di Milano, alla scoperta delle opere ceramiche che Fontana ha realizzato tra gli anni trenta e cinquanta del Novecento. Un itinerario affascinante che si muove tra il Cimitero MonumentalelIstituto Gonzaga, la Fondazione PradaVilla Borsani, la Chiesa di San Fedele, il Museo Diocesano, nonché edifici privati. In ognuno di questi luoghi Fontana intervenne con opere in ceramica – fregi, pannelli decorativi, elementi scultorei – in dialogo con l’architettura circostante, e grazie alla collaborazione con architetti quali Osvaldo Borsani, Roberto Menghi, Mario Righini e Marco Zanuso. Le riprese valorizzano la fusione tra arte e spazio urbano, mostrando il legame profondo tra le ceramiche di Fontana e la Milano del dopoguerra, periodo in cui l’artista contribuì ad arricchire edifici pubblici e privati con elementi plastici di straordinaria modernità.

La narrazione del film è affidata a cinque voci d’eccezione: Sharon Hecker, storica dell’arte e curatrice della mostra, Federico Borsani, rappresentante dell’Archivio Osvaldo Borsani, Paolo Campiglio, storico dell’arte contemporanea, Università di Pavia, Elena Dellapiana, storica del design, Politecnico di Torino e Paolo Scrivano, storico dell’architettura, Politecnico di Milano. Ciascuno offre un contributo unico nel contestualizzare le opere: le spiegazioni storico-artistiche, le testimonianze dirette e le analisi architettoniche arricchiscono il racconto visivo, fornendo chiavi di lettura preziose per comprendere il significato delle ceramiche di Fontana nei luoghi per cui furono create. Tali testimonianze contribuiscono a intrecciare la dimensione estetica con quella storico-culturale, permettendo al pubblico di cogliere appieno la portata innovativa delle collaborazioni tra Fontana e gli architetti milanesi del suo tempo.

Attraverso Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano, la Collezione Peggy Guggenheim offre ai visitatori un’esperienza che unisce arte, architettura e memoria storica. Questa sinergia tra esposizione museale e racconto cinematografico conferma l’impegno del museo nel proporre approcci innovativi alla fruizione dell’arte. Il cortometraggio di Sanguinetti, prodotto da Melissa Ulfane, non solo documenta opere altrimenti inaccessibili, ma amplifica il messaggio della mostra, invitando il pubblico a riscoprire una pagina fondamentale della ricerca di Fontana in un modo coinvolgente e suggestivo. Il cortometraggio Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano costituisce un tassello imprescindibile di questo progetto espositivo, permettendo di esplorare – anche a distanza – l’eredità materiale lasciata da Fontana nella città di Milano e di apprezzarne la straordinaria attualità nel contesto odierno.

Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana è sostenuta da Bottega Veneta.


Peggy Guggenheim Collection
Dorsoduro 701, 30123 Venezia
+39 041 2405411
guggenheim-venice.it
 
Per maggiori informazioni
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press@guggenheim-venice.it
 
In collaborazione con
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roberta@studioesseci.net
Da Studio ESSECI <segreteria@studioesseci.net>

Al Museo dell’Etna giornata-evento tra cultura del cibo, salute e territori

Dieta Mediterranea, 25 anni dal riconoscimento Unesco Patrimonio vivo da valorizzare: al Museo dell’Etna giornata-evento tra cultura del cibo, salute e territori.

Domenica 16 novembre, Viagrande (dalle 10 alle 17)

Il Museo dell’Etna (via Dietro Serra 6, Viagrande) apre al pubblico la mostra didattica dedicata alla Dieta Mediterranea con una giornata di sensibilizzazione inserita nel progetto Educazione alimentare e Dieta Mediterranea sostenuto dalla Regione Siciliana – Dipartimento Famiglia e Politiche Sociali.

Domenica 16 novembre dalle 10 alle 17 in programma: visita guidata, filmato nella nuova stanza immersiva multisensoriale, degustazioni di olio e miele e un laboratorio creativo con in omaggio una piramide in cartoncino che riassume i principi della Dieta Mediterranea.

«La Dieta Mediterranea non è solo un regime alimentare ma uno stile di vita fondato su salute, benessere, socialità e rispetto dell’ambiente – sottolinea Ettore Barbagallo, presidente regionale Amici della Terra ed assaggiatore di olio EVO – Nel Sud, dove è nata, assistiamo però a un paradosso: osserviamo un progressivo allontanamento dai suoi principi, complice la pressione dei consumi veloci, l’aumento dei costi dei prodotti genuini e stili di vita sedentari. Da qui l’urgenza di un percorso di educazione e prevenzione».

Il 16 novembre 2010 a Nairobi l’UNESCO ha iscritto la Dieta Mediterranea tra i Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità: un riconoscimento alla qualità dei prodotti, alla convivialità e alla sostenibilità che definiscono l’Italian lifestyle. In questi giorni procede anche l’iter per il riconoscimento UNESCO della Cucina Italiana – la cui definizione è attesa per il 10 dicembre – un passaggio che rafforza il legame con la Dieta Mediterranea e apre opportunità di promozione e tutela contro imitazioni e contraffazioni.

Obesità, malattie cardiovascolari e diabete parlano chiaro: la prevenzione passa da scelte quotidiane. La Dieta Mediterranea offre un decalogo concreto: prevalenza di alimenti vegetali, stagionalità, olio EVO, acqua, attività fisica, socialità, rispetto dei luoghi. L’evento al Museo dell’Etna restituisce questa visione in modo esperienziale: conoscenza, gusto e relazione.


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