In occasione della “Festa dei morti” verrà presentata la mostra dei lavori inviati per l’Open Call “MOIRA, l’ultima madre”. L’Open Call, ideata da Roberta Guarnera, indetta da FORO G gallery in stretta collaborazione con la Colapesce libri, gusti e idee e con la partnership di IM DIGITAL di Massimiliano D’angelo, si propone di rielaborare” in maniera contemporanea il senso della morte attraverso la fotografia e la scrittura. Il vero obiettivo è far dialogare i due media: scrittura e fotografia, per rivelare quanto queste siano strettamente legate tra loro come alpha ed omega e/o Eros e Thanatos. Il vernissage si suddividerà in un giorno ed una notte: Il 2 novembre dalle 10.30 alle 13.00 verrà inaugurata la mostra presso la FORO G gallery e la sera, dello stesso giorno a partire dalle 18:30 avrà luogo la lettura dei racconti presso la Colapesce libri, gusti e idee. La mostra sarà fruibile alla FORO G gallery fino al 9 novembre seguendo gli orari della galleria.
Gli artisti in mostra: Sezione Fotografia
ASIA NOAH ALIOTTA GIUSEPPE BARRESI LAURA BRUNO MARIANA CACCIOLA MARIA CHIARA CANCELLIERE MIRIANA CANTARELLA FRED CIGNO LORENA D’AGOSTINO REMIGIO FABRIS MARTINA FIORENTINO GINEVRA FUCILE ROBERTA GUARNERA ADELISA LO CONTE ALAN MARCHESELLI STEFANO MARINO EDOARDO ORLANDO ONG NGOC PHUONG ISABELLA RIGAMONTI CATERINA SANSONE GIANCARLO ZAGONE Sezione Scrittura GIUSEPPE ALBANESE AZZURRA BRANCA MARCELLA CILONA LUCIA FLORIO ARIANNA GIANNINO ANNALISA IRRERA DARIO LETO VENERA LETO LSM GIULIA PORELLO ANGELO SCUDERI IRENE SPADARO PENELOPE AGATA ZUMBO
FORO G gallery foroggallery.com Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME) Instagram: @forog.gallery
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Medaglia di Gérard Léonard Hérard (1630-1675) per Leonardo da Vinci (1452-1519), diritto 1669 Bronzo, diam. mm 54 Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 9066
Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico
Il Medagliere si rivela
Ritratto d’artista A cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini
Avviata nell’ottobre 2023, prosegue la rassegna espositiva Il Medagliere si rivela promossa dal Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio rilevante patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100.000 beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16.0000 medaglie che copre un arco cronologico che va dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri.
Il settimo appuntamento dal titolo Ritratto d’artista, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, è un omaggio a Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574), liberamente visitabile nell’atrio del museo dal 15 ottobre 2025 al 2 febbraio 2026.
La collezione numismatica del Museo Civico Archeologico conserva numerose medaglie dedicate ad artisti. Tra queste, ne sono state selezionate venti, realizzate tra il XVI e il XIX secolo, che ritraggono maestri attivi tra il Quattrocento e il Cinquecento, raccontati da Giorgio Vasari nella sua celebre opera Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti, pubblicata nel 1568. Le medaglie esposte sono messe a confronto con i ritratti realizzati in xilografia (tecnica incisoria per mezzo di matrici di legno intagliate), che precedono ogni biografia nelle Vite, creando un dialogo affascinante tra arte, storia e memoria.
Le Vite: arte e storia Considerate il primo libro di storia dell’arte italiana, Le Vite raccolgono oltre un centinaio di biografie di artisti, da Cimabue a Michelangelo. L’opera mirava a storicizzare l’arte, valorizzandone la funzione culturale e documentaria, attraverso le narrazioni biografiche degli artisti e i loro ritratti.
Il ritratto come memoria e le fonti del Vasari Dal Cinquecento, in tutta Europa, si diffuse l’uso di illustrare attraverso i ritratti le vite dei grandi personaggi della cultura e della storia con intento educativo e morale. Le immagini dovevano rispondere ad un criterio di verosimiglianza fisiognomica, l’unico che avrebbe consentito a quei ritratti di essere autentici esempi di virtù per i posteri. Da qui nasce la complessa ricerca del Vasari delle vere effigi degli artisti, ricorrendo a dipinti, autoritratti e disegni raccolti durante i suoi viaggi. Curiosamente tra le sue fonti non rientrano le medaglie, seppur da lui molto apprezzate e citate più volte nel testo. Al contrario, la medaglistica attinge precocemente al prezioso repertorio di Vasari ancor oggi considerato molto autorevole.
Artista e identità visiva La pubblicazione delle Vite e dei ritratti rafforzava la nuova visione della figura dell’artista, che con l’Umanesimo aveva acquisito uno status intellettuale e sociale nuovo. Cresceva l’interesse degli artisti per l’autoritratto e la diffusione della propria immagine, a scopo encomiastico e promozionale, anche attraverso le medaglie: un mezzo economico, riproducibile e altamente simbolico. Dal Seicento in poi, nascono raccolte di medaglie di artisti famosi, parallele a quelle pittoriche, tra le quali la più nota è quella voluta da Leopoldo de’ Medici, oggi conservata nella collezione degli autoritratti alle Gallerie degli Uffizi. Le medaglie della collezione del Museo Civico Archeologico di Bologna offrono uno sguardo affascinante su questo dialogo tra le arti, rivelando come le fonti visive vasariane abbiano influenzato a lungo la rappresentazione degli artisti anche nella medaglistica, trasformandoli in icone riconoscibili della nostra storia culturale.
Per raccontare il progetto espositivo, la curatrice Laura Marchesini incontra il pubblico giovedì 23 ottobre 2025 alle ore 17.00 e giovedì 11 dicembre 2025 alle ore 17.00. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti (max 20 partecipanti). Non è richiesta la prenotazione.
Il Museo Civico Archeologico ha recentemente pubblicato il volumeIl Medagliere si rivela, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, che documenta sei dei sette percorsi tematici presentati dal 2023 al 2025: San Petronio “rifondatore” di Bologna (4 ottobre – 4 dicembre 2023) sulla rappresentazione del santo patrono di Bologna; Natale in Nummis (6 dicembre 2023 – 15 gennaio 2024) dedicato alle raffigurazioni della Natività e dei principali temi evangelici e liturgici ad essa connessi; Le Due Torri (13 marzo – 16 settembre 2024) sulle torri più celebri – Asinelli e Garisenda – emblema del panorama urbanistico cittadino; L’Antico Egitto (18 settembre 2024 – 3 marzo 2025), argomento che lega il patrimonio numismatico alla ricca collezione egizia del Museo; L’ingegno delle donne (5 marzo – 13 ottobre 2025), un omaggio alle donne di ingegno, note e meno note, che hanno caratterizzato nei secoli il mondo dello spettacolo, delle arti, delle scienze, delle lettere e dell’imprenditoria; Ritratto d’artista (15 ottobre 2025 al 2 febbraio 2026) incentrata sui ritratti di artisti in medaglia, in relazione a quelli xilografici pubblicati nell’opera Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari (15 ottobre 2025 – 2 febbraio 2026). Introdotto da un excursus sulla storia della collezione numismatica, il volume contiene una breve scheda per ognuna delle 125 medaglie e monete complessivamente esposte. La pubblicazione (pp. 100, euro 15) è in vendita presso il bookshop del museo.
Titolo Il Medagliere si rivela. Ritratto d’artista
A cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini
Periodo 15 ottobre 2025 – 2 febbraio 2026
Ingresso Gratuito
Orari di apertura fino al 2 novembre 2025 Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 10.00 – 19.00 Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00 Chiuso martedì non festivi
Orari di apertura dal 3 novembre 2025 Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 9.00 – 18.00 Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00 Chiuso martedì non festivi
Orari festività natalizie 2025 – 2026 8 dicembre (Immacolata Concezione) 10.00 – 19.00 24 dicembre (vigilia di Natale) 10.00 – 14.00 25 dicembre (Natale) chiuso 26 dicembre (Santo Stefano) 10.00 – 19.00 31 dicembre (San Silvestro) 10.00 – 14.00 1° gennaio (Capodanno) 12.00 – 19.00 6 gennaio (Epifania) 10.00 – 19.00
Informazioni Museo Civico Archeologico Via dell’Archiginnasio 2 | 40124 Bologna Tel. +39 051 2757211 www.museibologna.it/archeologico mca@comune.bologna.it Facebook: Museo Civico Archeologico di Bologna YouTube: Museo Civico Archeologico di Bologna
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“I Custodi della Memoria” Visita guidata aperta al pubblico con la curatrice Gina Ingrassia Roma | Galleria Apollina | venerdì 17 ottobre | Ore 18,30-20,00
Venerdì 17 ottobre, dalle 18.30, la storica dell’arte e curatrice Gina INGRASSIA accompagnerà in una visita guidata ad ingresso libero i visitatori a scoprire le sculture di Roberto FRANCHITTI, per la prima volta esposte a Roma, nello spazio di Via Antonio Bertoloni 45, nel cuore del quartiere dei Parioli, raccontando cosa c’è dietro di esse, tra storia, mito, tecniche e materiali: un breve, ma denso, viaggio culturale e letterario.
L’arte che trasforma
Roberto Franchitti, architetto e scultore, è romano, ma di origini molisane, tornato da tempo a vivere e lavorare in Molise. Una matrice, quella delle campagne molisane, ancora rintracciabile, anzi orgogliosamente esibita, in alcuni dei suoi pezzi. Diciannove quelli esposti, dislocati tra il giardino e gli interni della Galleria Apollina, ad accogliere i visitatori che volutamente accompagnano in una dimensione di ricordo, sogno, mito. Temi cari a Franchitti, impegnato in un percorso personale e artistico che si muove tra identità, memoria, radice, trasformazione. Sono opere concrete, solide, dense, talvolta monolitiche altre volte effimere e sfuggenti, che si muovono con grazia a indagare dimensioni dello spirito e dell’esistenza, si vestono di atemporalità, si soffermano sui grandi interrogativi etici, cavalcano la storia, tessono relazioni con la società e la sua evoluzione e involuzione. Tra tutti questi temi rivelati dalle sculture, potenti sono quelli della metamorfosi e della trasformazione, che attraversano tutta l’opera dell’artista, in modo evidente già a partire dall’utilizzo dei materiali che sono sempre di recupero (pelli, ferri arrugginiti, radici cortecce e legni…) non solo riportati a nuova vita, ma assunti nella categoria dell’Arte. Il tema della trasformazione torna poi anche a livello concettuale, sintetizzato e in qualche modo sublimato nella bellissima opera dedicata a Perseo/Medusa, come trasformazione che investe anche chi guarda.
Gina Ingrassia
Curatrice e storica dell’arte, da sempre affascinata dal racconto delle storie attraverso le immagini, ha lavorato per quasi venti anni al Complesso del Vittoriano dove si è formata professionalmente. Poi una bellissima esperienza in televisione con alcune puntate di “Dorian, l’arte non invecchia”, realizzate per un programma di Rai 5, in cui ha raccontato con il supporto di immagini di repertorio alcuni artisti del Novecento, come Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Giulio Turcato, Mario Mafai e Antonietta Raphael, trasmissione che l’ha fatta ulteriormente conoscere. La scrittura e la letteratura sono state il suo primo grande amore e ancora oggi occupano un ruolo importante, non solo nella professione, ma anche nella vita quotidiana. La sua attività di curatrice è portata avanti attraverso INMAGINA, un “luogo”, come lo definisce, in continua evoluzione e all’interno del quale fioriscono diverse iniziative finalizzate alla fruizione e alla promozione dell’arte e della cultura nelle sue diverse espressioni: mostre, performance, eventi, racconti, laboratori, workshop, lezioni, corsi e pubblicazioni. Per lei essere curatrice significa prendere alla lettera il termine “curatore”: avere cura nel senso di dedicarsi pienamente, entrare nel cuore dell’arte e dunque dell’artista, letteralmente innamorarsene, per quel tratto di strada, breve o lungo, che si sarà percorso insieme.
Cultura è Libertà
La realizzazione della mostra di Roberto Franchitti “I Custodi della Memoria”, inaugurata sabato scorso, si deve al contributo fondamentale dell’Associazione “Cultura è Libertà“, presieduta da Antonio Buono, che, guidata da un vero e proprio sentimento filantropico, sostiene e promuove iniziative artistiche e culturali di varia natura ed entità. Particolarmente degna di nota l’attività di promozione dell’opera di uno dei maggiori esponenti della Pop Art, Eduardo Paolozzi, nato a Edimburgo, ma originario di Viticuso nel Lazio.
Evento: visita guidata della Mostra I Custodi della Memoria Opere di Roberto Franchitti A cura di Gina Ingrassia Organizzazione Inmagina con la collaborazione di Strati d’Arte Dove Roma, Galleria Apollina – Via Antonio Bertoloni 45 Quando venerdì 17 ottobre ore 18.30 – 20.00 Ingresso libero Per appuntamenti e informazioniinfo@inmagina.it – gina.ingrassia@libero.it Ufficio stampa Diana Daneluzdianadaneluz410@gmail.com
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Atelier sul Mare – Reitano – ph Calogero Barba low
Tre mostre-evento in luoghi simbolo dell’arte contemporanea tra maestri storici e nuove generazioni: atelier sul mare; museo delle trame mediterranee di gibellina; palermo, con oltre 150 artisti per il grande evento finale.Il 19 ottobre con l’opening de ‘le 5 generazioni’ si inaugura il giardino della nuova sede dell’atelier sul mare, a villa Margi.
Le 5 Generazioni – Sicilia Oggi: sessant’anni di arte siciliana tra maestri e nuove generazioni. Oltre 150 artisti in mostra. Il 19 ottobre si inaugura contemporaneamente il Giardino della nuova sede dell’Atelier sul Mare “Asteroide 20049 Antonio Presti”
Domenica 19 ottobre alle ore 12:00, l’Atelier sul Mare diventa teatro di un dialogo tra generazioni con ‘Le 5 Generazioni – Sicilia Oggi’. Passato e presente si incontrano tra arte, memoria e paesaggio. Maestri affermati e giovani talenti offrono un ritratto possibile dell’arte siciliana degli ultimi sessant’anni. L’evento segna anche l’inaugurazione del Giardino di Villa Margi, nuovo spazio espositivo all’aperto dell’Atelier sul Mare di Antonio Presti, nella sede rinnovata di Reitano (Messina).
Le tappe successive del progetto attraversano idealmente l’Isola. L’8 novembre il Museo delle Trame Mediterranee di Gibellina ospita una sezione dedicata agli artisti degli anni ’60 e alle sperimentazioni artistiche siciliane. Nei primi mesi del 2026, Palermo accoglierà la grande collettiva finale, con oltre 150 artisti tra maestri storici e nuove generazioni, in un dialogo che attraversa pittura, scultura, videoarte, fotografia, fumetto, installazioni e performance. La manifestazione si propone come un evento-mostra interdisciplinare, in cui arti visive, musica, performance e convivialità si intrecciano, offrendo un’esperienza completa e coinvolgente per tutti i visitatori.
A sottolineare l’importanza dell’iniziativa l’assessore dei beni culturali e dell’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato: «’Le 5 Generazioni – Sicilia Oggi’ rappresenta un esempio virtuoso di come la Sicilia sappia rinnovare la propria identità culturale attraverso il dialogo tra passato e presente. Un’iniziativa che unisce maestri e nuove generazioni, ma anche luoghi simbolo della nostra rinascita – dalla Fiumara d’Arte a Gibellina fino a Palermo – dove memoria e contemporaneità si intrecciano, restituendo all’Isola il suo ruolo di protagonista nel panorama culturale nazionale e internazionale.»
Organizzata dall’Associazione Cultura per lo sport e il benessere e promossa dall’Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana, con la direzione artistica di Gabriele Gulotta, e le mostre curate da Toti Garraffa, artista e curatore che ha attraversato in prima persona i fermenti della scena siciliana dagli anni Sessanta. «Le mostre si propongono di offrire un quadro del possibile negli ultimi sessant’anni dell’arte siciliana – afferma Garraffa –. Un atto di responsabilità culturale che si rinnova ed evolve, abbracciando oltre sei decenni di ricerca».
L’edizione del 2024 ha registrato oltre 10.000 visitatori, con più di 4.000 presenze nella sola serata inaugurale, risultato reso possibile grazie alla sinergica collaborazione tra Assessorato, staff di Palazzo Riso, personale dell’Albergo delle Povere e l’organizzazione della manifestazione.
Omaggio alla donna, Giusto Sucato
LE CINQUE GENERAZIONI: LA NASCITA. IL DIALOGO TRA LE GENERAZIONI
Nato nel 1988 da un’intuizione di Gabriele Gulotta e Croce Taravella, debutta con l’evento ‘Le Tre Generazioni’ al centro polivalente ‘Il Labirinto’ di Palermo. Da allora, il progetto ha mantenuto intatto il suo spirito fondativo: creare un dialogo concreto tra artisti di diverse età, con figure storiche che affiancano i giovani emergenti.
«Siamo giunti alla settima edizione di ‘Le 5 Generazioni’ – dichiara Gabriele Gulotta – che quest’anno si veste di nuovo, rinnovando un concept nato negli anni Ottanta e ormai solido. L’evento si proietta verso il futuro e guarda oltre i confini dell’Isola. La Palermo degli anni Sessanta, un periodo d’oro della creatività cittadina, sarà parte integrante di questa edizione: un decennio in cui la città fu centro propulsore a livello nazionale e internazionale. Dare spazio a quella stagione significa trasmettere metodo e valori universali alle nuove generazioni».
France
IL PERCORSO ESPOSITIVO – LE TRE TAPPE
19 ottobre 2025 ore 12:00 OPENING | Atelier sul Mare, Fiumara d’Arte, Villa Margi, Reitano (Messina) – L’arte incontra il Paesaggio. L’inaugurazione segna la rinascita del Giardino del nuovo spazio espositivo all’aperto dell’Atelier sul Mare, trasferito da Tusa a Villa Margi, frazione marina di Reitano (Messina), e denominato ‘Asteroide 20049 Antonio Presti’. Fa parte del più grande museo di arte contemporanea a cielo aperto d’Europa, la Fiumara d’Arte, nata dalla visione di Antonio Presti, partner organizzativo de ‘Le 5 Generazioni’. Nello spazio saranno esposte le installazioni di Bonanno Conti con ‘Cavallo Eretico’ e ‘Ammonite: Gli scudi ribelli – omaggio a Giusto Sucato’ di Giacomo Noyà. Le opere del pastore-scultore Lorenzo Reina e di Francesco Carbone (‘Scolpire il tempo, 1993’ – a cura di Calogero Barba) dialogheranno con la celebre Finestra sul Mare, che sarà restaurata. Per la prima volta, saranno inoltre presenti lavori di giovani artisti, a testimonianza del dialogo tra generazioni.
«Villa Margi accoglie questa mostra come parte di un processo di rigenerazione culturale – spiega Presti –. L’iniziativa condivide il nostro spirito: aiutare le nuove generazioni a ritrovare senso e visione, in nome dell’arte e della cultura. Il coinvolgimento dei giovani, conduttori e custodi delle opere per il futuro, è la testimonianza più autentica di questo dialogo».
L’opening sarà animato dalla performance del compositore Mario Bajardi con la danzatrice Paola Cassarà, seguita da degustazioni di prodotti locali e momenti di dialogo con il pubblico. Il vin d’honneur sarà offerto da Principe di Corleone, sponsor principale dell’iniziativa.
8 novembre 2025 ore 17:30 | Museo delle Trame Mediterranee, Fondazione Orestiadi, Gibellina (Trapani) – Alle Radici delle Neoavanguardie. Seconda tappa nella città simbolo della rinascita dopo il terremoto del Belìce, prossima ‘Capitale Italiana della Cultura 2026’. Il Baglio di Stefano a Gibellina, sede del Museo diretto da Enzo Fiammetta, accoglierà la sezione che esplora le esperienze artistiche siciliane degli anni Sessanta e Settanta restituendo spazio a movimenti e protagonisti spesso ai margini della narrazione ufficiale: Scuola di Palermo, Gruppo ’63, Festival Internazionale della Nuova Musica, Francesco Carbone (Presenza Sud, Nuova Presenza, Museo Godranopoli), Novorganismo di Catania, scuola di Caltanissetta, Ricasoliana e altri. Tra gli artisti in mostra: Alfonso Amorelli, Giacomo Baragli, Rosetta D’Alessandro, Giuseppe Atanasio Elia, Bartolomeo Manno, Gigi Martorelli, Gino Morici, Pippo Rizzo, Gaetano Testa, Matilde Trapassi. E una ampia sezione storico-documentaria curata da Calogero Barba, direttore dell’Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista. Come sottolinea Enzo Fiammetta: «Gibellina ha misurato cosa significa la memoria delle cose e dei fatti, perché nel terremoto ha perso tutto. Questa mostra riflette su ciò che abbiamo dimenticato: artisti e movimenti che hanno segnato la sperimentazione italiana ma che sono rimasti ai margini della memoria collettiva. Rileggere oggi quelle esperienze significa rimettere la Sicilia al centro della storia dell’arte contemporanea, riconoscendo che il suo contributo non fu periferico, ma parte integrante di una visione più ampia.».
Francesco Carbone, Scolpire il tempo, 1993. installazione misure Variabili
Inizi 2026 | Palermo – Sicilia Oggi. A Palermo la grande mostra collettiva ‘Sicilia Oggi’ a cura di Toti Garraffa chiuderà la manifestazione. Oltre 150 artisti tra maestri storici e nuove generazioni, in un dialogo che attraversa discipline e linguaggi. Pittura, scultura, videoarte (a cura di Pippo Zimmardi e del filmgroup Cane Capovolto), fotografia (a cura di Enrico Rubicondo), fumetto (in collaborazione con la Scuola del Fumetto di Palermo), installazioni e performance. Per rimanere aggiornati sugli eventi, basta visitare le pagine social della manifestazione e il sito ufficiale: www.le5generazioni .
LE 5 GENERAZIONI / COLOPHON
Organizzazione generale: Gabriele Gulotta Coordinamento organizzativo: Greta Tarantino Curatela mostre: Toti Garraffa Organizzazione: Calogero Barba, Nino Quartana, Enrico Rubicondo, Emiliano Brotto, Paolo La Rocca Ricerche e Documentazione: Calogero Barba,Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista di San Cataldo, Caltanissetta Testo critico: Toti Garraffa, Calogero Barba, Rossella Puccio Comunicazione e grafica: Gulottacube srl Comunicazione e Ufficio stampa: Rossella Puccio
Partner organizzativo Fiumara d’Arte: Antonio Presti Partner organizzativo Orestiadi: Vincenzo Fiammetta Main sponsor: Principe di Corleone, Percezione Visiva
Iniziativa direttamente promossa dall’Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana
ELENCO ARTISTI MOSTRA ‘LE 5 GENERAZIONI’ ATELIER SUL MARE – ASTEROIDE 20049 ANTONIO PRESTI – REITANO (MESSINA) Calogero Arcidiacono, Antonello Bonanno Conti, Francesco Carbone, Gloria Di Modica, Chiara Gullo, Giacomo Noyà, Christian Reina, Lorenzo Reina, Francesca Germana Romano, Giovanni Russo, Giusto Sucato e Agostino Tulumello.
FONDAZIONE ORESTIADI ‘BAGLIO DI STEFANO’ – GIBELLINA (TRAPANI) Franz Agnello, Alfonso Amorelli, Giacomo Baragli, Pippo Bonanno, Totò Bonanno, Crescenzio Cane, Francesco Carbone, Giovanni Castiglia, Guido Colli, Rosetta D’Alessandro, Gaetano Denaro, Giuseppe Atanasio Elia, Silvio Guardì, Anna Guillot, Alfonso Lentini, Ciro Li Vigni, Gaetano Lo Manto, Bartolomeo Manno, Gigi Martorelli, Gino Morici, Filippo Panseca, Lillo Rizzo, Pippo Rizzo, Franca Sapuppo, Tino Signorini, Totò Spanò, Giusto Sucato, Lino Tardia, Gaetano Testa, Matilde Trapassi, Disma Tumminello e Nando Valentino.
ATELIER SUL MARE – VILLA MARGI – SUITE D’AUTORE ASTEROIDE 20049 ANTONIO PRESTI OPENING 19 OTTOBRE ALLE ORE 12:00 Orari di visita: dalle ore 9:00 alle ore 14:00 Via Lungomare Colonna, 98070 – Reitano (Messina) Telefono: +39 351 748 4535
MUSEO DELLE TRAME MEDITERRANEE | FONDAZIONI ORESTIADI OPENING 8 NOVEMBRE ALLE ORE 17.30 Orario di visita: da martedì a venerdì dalle ore 9:00 alle ore 18:00 Località Baglio di Stefano, 1, 91024 Gibellina (Trapani) Sabato e domenica dalle ore 9:00 alle ore 19:00 | Lunedì chiuso
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Teatri del suono®/ Aperture. Festival di musica e culture contemporanee Suoni. Voci. Visioni. Idee. Il festival in città. Trieste 17 – 26 ottobre 2025
Il programma dei primi eventi, da venerdì 17 a domenica 19 ottobre
Si apre a Trieste la sesta edizione di “Teatri del Suono / Aperture” festivaltransdisciplinare che esplora le molteplici relazioni della musica – colta, d’arte e di ricerca, in tutte le forme ibridate ed eclettiche della contemporaneità – con le arti e il pensiero, attraverso proposte originali, di alto profilo artistico, dal format innovativo e inclusivo, aperte al dialogo generazionale. Primo appuntamento venerdì17 ottobre, alle ore 18.30, alla Libreria Antiquaria Umberto Saba (via S. Nicolò 30b), con l’apertura dell’allestimento installativo di A-ronne diLuciano Berio, realizzato dell’artista visiva Annalisa Metus e a cura di collettivo cantierezero, in collaborazione con Libreria Saba, Dipartimento di Musica e Nuove Tecnologie Conservatorio Tartini Trieste, che resterà visitabile fino al 25 ottobre (in orario di apertura della libreria). Sabato 18 ottobre, alle 20.30 nella suggestiva cornice della Basilica di San Silvestro (piazza San Silvestro 1) il festival propone il primo degli appuntamenti musicali: il concerto La voce, lo spazio, il tempo di Cantando Admont, una delle formazioni più importanti dell’attuale panorama musicale europeo, con una proposta che affronta un tema cardine di Teatri del suono: l’idea che tra passato e presente non vi sia una cesura, ma una sorta di continuità sotterranea, percepibile nel ritorno di forme, gesti, rituali, immagini che permangono nell’immaginario collettivo. Le opere del passato e quelle del presente coesistono creando una profonda risonanza che annulla le abituali convenzioni dell’ascolto, aprendosi oltre le barriere di spazio, tempo ed estetiche. Lo spazio – in senso grafico, topografico e quindi simbolico – ha un ruolo chiave in questa affascinante proposta musicale presentata dall’ensemble austriaco come una sorta di viaggio sonoro immaginifico che attraversa cinque secoli.
Con il sostegno del Forum austriaco di cultura – Milano, il programma di questa serata – illustrato da Cantando Admont – intreccia capolavori rinascimentali e creazioni contemporanee, tracciando una linea dalle visioni profetiche del passato ai paesaggi sonori grafici e topografici di oggi. Il ciclo in dodici parti Prophetiae Sibyllarum (1550-1560) di Orlando di Lasso si basa sulle antiche profezie delle Sibille che annunciano la venuta di Cristo. Pubblicato solo dopo la morte di Lasso, affascina con il suo cromatismo audace, il dramma dissonante e la polifonia guidata dalle parole che ricorda Gesualdo. Ma-am (1978) di Younghi Pagh-Paan è sia musica funebre che omaggio a Luigi Nono. La sua semplicità apparentemente arcaica – voce e legno – si apre in una polifonia spettrale, modellata dal Pansori coreano e dal canto solista europeo. Landschaft & bedingung (2021) di Annette Schmucki fa risuonare un paesaggio: i nomi dei luoghi diventano materiale musicale, la voce diventa tempo atmosferico e paesaggio. Sonans (1960) di Roman Haubenstock-Ramati fonde suono, forma e notazione grafica. Con una partitura variabile e indicazioni di lettura aperte, l’opera richiede libertà immaginativa, trasformando la partitura in uno spazio sonoro multiprospettico. Il mottetto Taedet animam meam (1585) di Tomás Luis de Victoria incarna una polifonia densa e una profondità spirituale, mentre il canone Miserere mei Domine (1619) di Jan Pieterszoon Sweelinck fa da ponte tra lo stile mottettistico rinascimentale e l’austerità. Die Wimpern des himbeerfarbenen Mondes / Marienau (1996/97) di Klaus Lang si svolge come un processo contemplativo: lentezza, quiete e battiti microtonali creano un’esperienza sonora meditativa.
Domenica 19 ottobre all’Auditorium della Casa della Musica (via dei Capitelli 3) il festival propone una giornata dedicata alla musica e alle arti elettroniche, inaugurando il progetto Archeologia del contemporaneo, un nuovo percorso dedicato alla musica elettronica, al repertorio elettroacustico e sua prassi interpretativa, curato da cantierezero in collaborazione con il Dipartimento di Musica e Nuove Tecnologie / Conservatorio Tartini – Trieste e la casa editrice/discografica Die Schachtel, da vent’anni specializzata nella musica d’avanguardia ed elettronica, sound art, musica di ricercaed altre forme di composizione sperimentale e impegnata nel mantenere viva l’esperienza sensoriale e materiale della musica, in opposizione all’immaterialità del consumo veloce e superficiale.
Dalle 11.00 alle 13.00 dopo le incursioni visive a cura di Trieste Science + Fiction Festival (VISIONI), è possibile incontrare Bruno Stucchi – Art director e Designer di Die Schachtel – chepropone una conversazione-ascolto dedicata alla storia della musica elettronica, tra opere colte e sperimentali. L’incontro è anche l’occasione per la presentazionel’ultima uscita del catalogo di Die Schachtel, Satyricon‘79, un inedito di Demetrio Stratos del 1979 per lo spettacolo omonimo al Teatro dell’Elfo di Milano, con la regia di Gabriele Salvatores.
Dalle 16.00 alle 18.30, sempre alla Casa della Musica, Andrej Kobal – performer, sound designer, sviluppatore di strumenti digitali per la pratica musicale – conduce un laboratorio esperienziale didatticoper ragazzi a partire dai 12 anni, dedicato all’uso creativo delle nuove tecnologie applicate alla musica che tra gioco e scoperta conduce i partecipanti a un uso diverso e più consapevole della tecnologia che quotidianamente ci circonda.
La partecipazione a tutti gli eventi del 19 ottobre è gratuita, non richiede competenze specifiche ed è aperta a chiunque sia interessato a scoprire o approfondire le tematiche presentate. Per partecipare al Laboratorio didattico è necessario iscriversi presso Casa della Musica/Scuola 55 o inviando una mail a info@tetridelsuonofestival.eu
Nato dal lavoro di collettivo cantierezero in collaborazione con istituzioni e realtà culturali del territorio e internazionali, Teatri del suono è un luogo dove rappresentare la conoscenza, testimoniando la profonda influenza tra gli spazi della perfomance artistica e quelli del sapere. Un palcoscenico in cui mettere in scena la meravigliosa varietà delle arti e del pensiero umano, in cui la musica è al centro di un percorso alternativo e curioso, che si apre per sua natura al dialogo transdisciplinare, proponendosi come luogo anchefisico di scambio e condivisione.
Il festival, a ingresso gratuito, è reso possibile dal contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, delle Fondazioni K.F. Casali / Le Fondazioni Casali, con il sostegno della ZKB Trieste e Gorizia, del Forum austriaco di cultura-Milano e la collaborazione del Comune di Trieste, del Conservatorio Tartini e di numerosi partner culturali.
Cantando Admont Consapevole della necessità di dare nuovo slancio alla musica vocale contemporanea e ispirato dal desiderio di far rivivere
il ricco repertorio del Medioevo, del Rinascimento e del primo Barocco, un gruppo di cantanti appassionati guidati da Cordula Bürgi ha fondato Cantando Admont. L’ensemble è fortemente impegnato a rivitalizzare il patrimonio vocale storico nella pratica contemporanea, convinto che solo un profondo coinvolgimento con il passato possa consentire alla nuova creazione di prosperare oltre i confini della specializzazione. Attraverso la propria serie di concerti – concert talk, solo cantando e Junge Stimmen – Cantando Admont sta costruendo una nuova tradizione concertistica a Graz e Vienna. L’ensemble si esibisce in festival e sedi di primo piano come i Festival di Salisburgo e Bayreuth, Acht Brücken Colonia, Wien Modern, steirischer herbst, Biennale di Monaco, Concertgebouw Amsterdam, Wiener Festwochen, Konzerthaus e Musikverein Wien, Deutsche Oper Berlin, Teatro Colón Buenos Aires, Konzerthaus Dortmund e Onassis Center Atene. Una caratteristica distintiva dell’ensemble è la sua stretta collaborazione con compositori contemporanei, in particolare Beat Furrer, la cui partnership ha portato alla creazione di numerose nuove opere, tra cui Das grosse Feuer. Inoltre, Cantando Admont collabora con ensemble e orchestre quali Klangforum Wien, Concertgebouw Orchestra, Munich Philharmonic, Cantando Admont lavora infine con ensembles e orchestre quali Klangforum Wien, Concertgebouw Orchestra, Munich Philharmonic, Philharmonia Zürich, PHACE, Nimikry, Schallfeld, Ensemble Nikel, KNM Berlin, Ensemble Proton Bern, Ictus, and dissonArt.
A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini. Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.
Giulia Zabarella, CornucopiaZeroscena, FirmamentoAlessio Barchitta, Pop Show
Barchitta – Zabarella – Zeroscena i Vincitori del Premio Internazionale “Giovan Battista Calapai e Theodora van Mierlo Benedetti” per artistə under 35
A-HEAD Project, iniziativa promossa da Angelo Azzurro Onlus, annuncia i vincitori della terza edizione del Premio Internazionale “Giovan Battista Calapai e Theodora van Mierlo Benedetti”, riconoscimento dedicato ad artistə under 35 che promuove l’arte contemporanea come strumento di riflessione e sensibilizzazione sul tema della salute mentale. Promosso nell’ambito del progetto A-HEAD, ideato e curato da Piero Gagliardi, il premio conferma anche quest’anno la propria vocazione nel sostenere la ricerca artistica emergente e nel favorire un dialogo profondo tra arte, psiche e società.
Alessio Barchitta
Il Premio Giovan Battista Calapai, di 1200.00 euro e pubblicazione a cura di A-head Edizioni, è stato assegnato ad Alessio Barchitta, artista che vive e lavora tra Milano e Barcellona Pozzo di Gotto. La sua ricerca, fondata su una riflessione costante sui materiali e sulla loro memoria, si muove tra pittura, scultura e installazione, indagando il rapporto tra materia e tempo, tra ironia e tragedia, tra persistente e transitorio. Nelle sue opere la fragilità diventa strumento poetico, capace di restituire nuove forme di senso e di equilibrio tra opposti.
Giulia Zabarella
La Menzione Speciale Theodora van Mierlo Benedetti, di 800,00 euro e pubblicazione a cura di a-Head Edizioni, è stata conferita a Giulia Zabarella, artista e performer che vive tra Monaco e Parigi. La sua pratica multidisciplinare intreccia linguaggio, corpo e spazio, attraversando performance, video e installazione. Il suo lavoro, di respiro internazionale, affronta temi legati alla memoria, alla traduzione e alla percezione, intrecciando dimensione poetica e indagine politica, individuale e collettiva, e restituendo all’arte un ruolo di mediazione tra visibile e invisibile.
Zeroscena
Il Premio Piero Gagliardi, di 500,00 euro più l’inserimento di un’opera inedita nella Collezione del MUSMA di Matera, è stato attribuito Zeroscena (Elisa La Boria e Luka Bagnoli) collettivo multidisciplinare che predilige spazi di reclusione, domestici, luoghi della rappresentazione reale e virtuale che divengono quella porzione di spazio e tempo entro cui l’azione è possibile e ripetibile. Mettendo in risalto le relazioni generate da questi ambienti il collettivo interpreta e rimaneggia oggetti preesistenti, archivi, cataloghi ed anche le componenti di sistemi più complessi.
I tre vincitori entreranno a far parte del progetto 3500cm2, curato da Lorenzo Benedetti, che promuove la diffusione del linguaggio dell’arte contemporanea attraverso manifesti di grande formato, pensati per raggiungere un pubblico ampio nei luoghi della cura.
La selezione delle opere è stata affidata a una giuria composta da personalità di rilievo del panorama dell’arte contemporanea: Lorenzo Benedetti, curatore e storico dell’arte; Dora Stiefelmeier e Mario Pieroni di RAM radioartemobile; Gianfranco Grosso, artista; Francesco Nucci, presidente della Fondazione VOLUME!; Davide Sebastian, artista; Simona Spinella, curatrice e storica dell’arte; Teresa Macrì, critica d’arte e scrittrice; Paolo Grassino, artista; Raffaella De Chirico, gallerista. Coordinano la giuria la Dott.ssa Stefania Calapai e la curatrice Roberta Melasecca.
Oltre i riconoscimenti citati i vincitori del Premio Calapai e Theodora Van Mierlo Benedetti ricevono un’opera creata appositamente dall’artista Barbara Salvucci, mentre il vincitore del Premio Gagliardi riceverà un’opera creata dall’artista Luca Centola.
Con questa terza edizione, Angelo Azzurro Onlus rinnova il proprio impegno nel promuovere l’arte come linguaggio di conoscenza, cura e inclusione. Il Premio Internazionale “Giovan Battista Calapai e Theodora van Mierlo Benedetti”, dedicato alla memoria di due figure fondamentali per la Onlus, nasce per sostenere i giovani artistə e diffondere una maggiore consapevolezza sulle tematiche legate alla salute mentale attraverso la forza dell’espressione artistica. La cerimonia di premiazione e la mostra dedicata ai vincitori saranno comunicate prossimamente sui canali ufficiali di A-HEAD Project e Angelo Azzurro Onlus.
Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti e dj di respiro internazionale: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017 dino al 2022, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali. Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.
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Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana 11 ottobre 2025 – 2 marzo 2026
Presentata alla stampa l’attesissima mostra Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana, dall’11 ottobre alla Collezione Peggy Guggenheim
È stata presentata oggi alla stampa Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana a cura di Sharon Hecker, storica dell’arte, allestita negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim dall’11 ottobre 2025 al 2 marzo, 2026.
Dopo un saluto ai numerosissimi giornalisti e ospiti presenti, la direttrice Karole P. B. Vail ha sottolineato l’importanza di questo omaggio a Lucio Fontana, tra gli artisti più innovativi e irriverenti del XX secolo. “Si tratta della prima mostra museale interamente dedicata alla produzione ceramica di Lucio Fontana”, ha affermato Vail, proseguendo: “Come suggerisce il titolo stesso, attraverso una sorprendente varietà di lavori, circa settanta, la mostra offre un approfondimento inedito sul rapporto vitale dell’artista con la creta, materiale che accompagnò il suo percorso creativo per tutto l’arco della vita. Già nel 2006 il museo ha reso omaggio all’artista con la mostra Lucio Fontana. Venice/New York, curata da Luca Massimo Barbero. Oggi torniamo ad ospitare una monografica dedicata a Fontana, ma che ne esplora un lato assolutamente meno conosciuto, ovvero il suo rapporto con la ceramica”.
“Questa mostra svela un lato più intimo e tattile di Fontana, nato da un legame profondo e duraturo con una materia umile come l’argilla, un lato che va oltre la figura iconica ed eroica conosciuta per i suoi tagli e i gesti audaci”, ha poi proseguito la curatrice Hecker. “Ripercorrendo l’approccio diretto dell’artista alla ceramica, l’esposizione restituisce a questo medium il ruolo che gli spetta accanto al marmo e al bronzo, riconoscendone la forza espressiva e il valore artistico. Celebra non solo il rapporto di Fontana con i rituali del lavoro con la creta, ma anche le straordinarie potenzialità di questo materiale come strumento di sperimentazione e di libertà creativa. Mi auguro che la mostra sappia sorprendere il pubblico e offrire una nuova prospettiva su un artista dall’inesauribile capacità d’innovazione“.
Con circa settanta opere, alcune delle quali mai esposte prima, provenienti da note collezioni pubbliche e private, la mostra intende far luce sulla portata della visione scultorea di Fontana attraverso un materiale come la creta, rivelando come abbia rappresentato, nel corso degli anni, un terreno di sperimentazione ricco e produttivo. La sua produzione ceramica si distingue per la varietà di forme, tecniche e soggetti: dalle opere figurative che rappresentano donne, animali marini, arlecchini e guerrieri, fino alle sculture astratte, il suo approccio all’argilla recupera i rituali antichi imposti dalla materia, sui quali interviene in modi innovativi. La sua pratica ceramica si sviluppa nell’arco di decenni e in contesti molto diversi: dal primo periodo in Argentina al ritorno in Italia all’epoca del Fascismo, seguito da un ulteriore lungo soggiorno in Argentina durante la guerra e da un nuovo rientro, nel dopoguerra, nell’Italia della ricostruzione e del boom economico. Fontana realizzò anche oggetti per interni privati, dai piatti ai crocifissi, caminetti e maniglie, spesso in collaborazione con importanti designer. Con rinomati architetti milanesi creò fregi ceramici per facciate di edifici e sculture per chiese, scuole, cinema, hotel, circoli sportivi e tombe che ancora oggi ornano la città. In mostra sono presenti sia pezzi unici realizzati a mano che oggetti prodotti in serie, alcuni dei quali sfumano i confini tra le due categorie.
L’esposizione ripercorre la produzione ceramica di Fontana, toccando due continenti e quattro decenni cruciali, e intrecciando cronologia e temi scultorei in un racconto inedito e dinamico. La sua produzione proteiforme spazia dalle sculture figurative a forme radicalmente astratte, specchio dei diversi contesti storici, sociali, politici e geografici in cui Fontana visse e operò. Il percorso espositivo prende avvio da un’opera realizzata al suo ritorno in Argentina nel 1926, Ballerina di Charleston, dopo il trauma della Prima guerra mondiale combattuta da giovane insieme agli altri “ragazzi del ’99”. Da qui si prosegue nell’Italia del periodo fascista, dove, nei primi anni trenta, l’artista crea piccole terrecotte intime, non smaltate e con leggeri tocchi di colore, come Ritratto di bambina (1931) o Busto femminile (1931), per poi approdare alla stagione degli straordinari esperimenti con gli smalti, resa possibile grazie alla collaborazione con gli artigiani di Albisola. A questo periodo appartengono opere affascinanti quali Coccodrillo(1936-37), Medusa(1938-39), Donna seduta (1938) e il maestoso Torso Italico(1938). Durante la Seconda guerra mondiale Fontana torna nuovamente in Argentina, dove continua a lavorare la ceramica, per poi rientrare ancora una volta nell’Italia del dopoguerra. Qui, la ricostruzione del Paese e il boom economico si intrecciarono con la sua produzione ceramica che si espande, iniziando un proficuo dialogo con il mondo del design. Fontana realizza piatti, crocifissi, forme astratte, tutte opere che indagano le origini stesse dell’antica pratica della ceramica. Una sala è poi dedicata ai ritratti più personali delle figure femminili che fecero parte della sua vita, testimonianza dell’intima relazione che Fontana ebbe tanto con le donne da lui ritratte – dalla moglie Teresita Rasini, alla scrittrice e intellettuale Milena Milani, unica donna firmataria del Manifesto dello Spazialismo, alla ceramista Esa Mazzotti – quanto con la materia. La mostra mette in risalto la forza materica della creta,liscia, ruvida, incisa, grezza, dipinta, smaltata, tagliata, bucata, e l’innovativa capacità di Fontana di intrecciare i linguaggi dell’arte e dell’artigianato, del design e della manualità. Non mancano fotografie d’archivio che ritraggono Fontana al lavoro, testimonianza di un artista collaborativo, profondamente in sintonia con materiali, processi, persone e luoghi.
Ad accompagnare l’esposizione, un cortometraggio inedito, Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano, appositamente commissionato e realizzato dal regista argentino Felipe Sanguinetti. Concepito come parte integrante del percorso espositivo, il film conduce il pubblico in un viaggio cinematografico attraverso diversi luoghi della città di Milano, dal Cimitero Monumentale all’Istituto Gonzaga, Fondazione Prada, Villa Borsani, Chiesa di San Fedele, Museo Diocesano, per raccontare le opere ceramiche che Fontana realizza grazie alla collaborazione con importanti architetti italiani, tra cui Osvaldo Borsani, Roberto Menghi, Mario Righini, Marco Zanuso. Tutti interventi site-specific, integrati nel tessuto architettonico e urbano della città, che non hanno potuto essere fisicamente trasportati nelle sale museali, ma che rivivono grazie alle immagini potenti e affascinanti di questo film, fruibile negli spazi antistanti la mostra.
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana invita il pubblico a riconsiderare Fontana non solo come pioniere dello Spazialismo e dell’arte concettuale, ma come scultore, un artista profondamente legato alla materia, attento al potenziale tattile ed espressivo della creta. La mostra vuole inoltre sollevare nuove questioni di ordine storico, materiale e tecnico sulla sua pratica ceramica, che un critico dell’epoca definì come la sua “altra metà” e “seconda anima”. In contrasto con l’immagine consolidata di Fontana come figura ipermaschile ed eroica che taglia le sue tele con un cutter, l’esposizione rivela un lato più informale, profondo e collaborativo dell’artista, radicato nella fisicità morbida dell’argilla e plasmato da relazioni durature, come quella con il ceramista e poeta Tullio d’Albisola e la manifattura ceramica Mazzotti di Albisola. Come afferma la curatrice: “L’argilla emerge come un contenitore di sperimentazione vitale, di molteplicità e fertilità”.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato, pubblicato da Marsilio Arte, che include nuovi saggi critici della curatrice Hecker, e di Raffaele Bedarida, Luca Bochicchio, Elena Dellapiana, Aja Martin, Paolo Scrivano, Yasuko Tsuchikane, tutti dedicati alla pratica ceramica di Fontana e ai suoi contesti storici, sociali e culturali.
Completa l’esposizione un articolato programma di attività collaterali gratuite, volte ad approfondire e interpretare la pratica e il linguaggio visivo dell’artista, realizzate grazie alla Fondazione Araldi Guinetti, Vaduz.
Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana è sostenuta da Bottega Veneta.
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Settore Musei Civici Bologna | Casa Morandi Gary Green | After Morandi A cura di Steve Bisson 11 ottobre 2025 – 6 gennaio 2026 Casa Morandi Via Fondazza 36, Bologna www.museibologna.it/morandi
Dall’11 ottobre 2025 al 6 gennaio 2026Casa Morandi del Settore Musei CivicidelComune di Bologna ospita la mostra del fotografo e docente americano Gary Green (New York, 1956), After Morandi, curata da Steve Bisson e realizzata in collaborazione con L’Artiere.
Il progetto espositivo nasce da una vicinanza intima e rispettosa di Gary Green a Giorgio Morandi; nel suo lavoro il fotografo non imita l’opera del pittore bolognese bensì ne evoca lo sguardo e la qualità poetica della sua visione. «Non so quando ho scoperto per la prima volta l’opera di Morandi, – racconta GaryGreen – ma l’ho amata da subito. Essendo un pittore, non ho mai pensato che la sua opera potesse avere un’influenza diretta sul mio lavoro. Capivo, almeno in parte, che il suo lavoro riguardava l’illusione della pittura, dello spazio, della scala».
Con una carriera che spazia dalla fotografia documentaria all’arte contemporanea, Green nel 2014, durante un viaggio in Italia intrapreso in una pausa sabbatica dall’insegnamento al Colby College (Maine), ha avuto un incontro decisivo con l’arte del pittore bolognese. La tappa a Casa Morandi è stata una sorta di pellegrinaggio personale. In quel luogo tranquillo Green ha scattato poche immagini – alcune con la sua fotocamera di grande formato, altre semplicemente con il telefono – ma ha piantato un seme che avrebbe germogliato mesi dopo.Dopo la visita a Bologna, il fotografo statunitense ha trascorso un mese in residenza ad Assisi, dove ha iniziato a costruire piccole nature morte con oggetti trovati: bottiglie, tegole, pietre; ha allestito un semplice set all’aperto, fotografando in piena luce oggetti comuni, facendo dialogare tra loro materia, forma e spazio. Ma solo una volta tornato negli Stati Uniti, durante una residenza artistica a Yaddo, stampando e osservando il lavoro prodotto, Green ha riconosciuto il vero filo conduttore: non era l’Italia, né Assisi, né il paesaggio, era Morandi, la sua poetica fatta di attenzione, ripetizione, silenzio e mistero.Il progetto ha allora dato vita al libro After Morandi (L’Artiere, 2016) che l’autore ha definito un’«ode» a Giorgio Morandi.
Passando per lo studio della natura morta, della relazione tra oggetti e forme e della luce quale linguaggio, il fotografo americano lavora per sottrazione, riducendo il visibile all’essenziale, senza alcuna volontà didattica: solo un desiderio profondo di guardare, di prestare attenzione, di restituire alla fotografia un senso meditativo e poetico. Lo stesso Green paragona la fotografia alla meditazione: una pratica lenta, ripetitiva, che si nutre dell’attesa tra il momento dello scatto e quello della stampa. Il tempo del ritorno, della riflessione, dell’elaborazione è parte integrante del lavoro. Per questo, anche quando fotografa il «nulla» – come ironicamente gli dicevano alcuni colleghi ai tempi dell’università – riesce a restituire immagini cariche di senso, capaci di parlare di bellezza, morte, memoria e di presenza. Nelle fotografie di Green i soggetti si spogliano della loro identità specifica per diventare altro: relazioni, tensioni, ritmi. L’uso della luce naturale, la cura nella composizione, la delicatezza del tono contribuiscono a creare un’atmosfera rarefatta, quasi musicale. Ogni immagine sembra una pausa, un respiro. La mostra a Casa Morandi non è quindi solo un omaggio da parte di un fotografo a un pittore, ma anche un incontro tra due visioni affini, pur così distanti nel tempo, nei mezzi e nei contesti. È la dimostrazione che lo sguardo può attraversare le epoche e i linguaggi, e talvolta parla di pazienza, dedizione, e attenzione al quotidiano ordinario. «La fotografia e l’arte sono modi per guardare al caos e al mondo alla ricerca di un ordine visivo, capace di rivelare la bellezza e, così facendo, generare un senso di speranza» – scriveva Gary Green al curatore Steve Bisson in uno scambio della loro duratura corrispondenza.
In occasione della mostra a Casa Morandi, L’Artiere presenterà nel proprio bookshop (via Giuseppe Petroni 22a, Bologna – aperto da martedì a venerdì, ore 14.30-18.30) una piccola esposizione dedicata ai tre libri realizzati con Gary Green (After Morandi, 2024; The River is Moving / The Blackbird must by flying, 2020; Almost Home, 2024), con l’obiettivo di raccontare il percorso dal dummy al volume finale. Un modo per restituire uno sguardo a 360 gradi sul lavoro dell’artista e sul processo editoriale che lo accompagna.
Gary Green – Biografia artista
Gary Green è nato a New York nel 1956, vive a Waterhill, nel Maine (USA).È professore di arte presso il Colby College, dove insegna fotografia e dirige il programma di fotografia dal 2007. Ha conseguito un MFA presso la Milton Avery Graduate School of the Arts al Bard College.
Le opere di Green fanno parte di numerose collezioni, tra cui: Rhode Island School of Design Museum a Providence, Rhode Island; Portland Art Museum a Portland, Oregon; Amon Carter Museum a Fort Worth, Texas; Portland Museum of Art, Maine; nonché dei musei d’arte dei college Bowdoin, Bates e Colby.Green ha pubblicato cinque monografie del suo lavoro, tra cui le più recenti Almost Home (L’Artiere) e Three or Four Hills, (Dust Collective), entrambe uscite nel 2024. I suoi libri fanno parte di diverse collezioni tra cui: Yale Beinecke Library, MoMA Artist Book Collection, New York Public Library, Collezioni Speciali del Bowdoin College e della MUUS Collection.
Mostra Gary Green |After Morandi
A cura di Steve Bisson
Promossa da Comune di Bologna | Settor e Musei Civici | Casa Morandi
Sede Casa Morandi Via Fondazza 36, Bologna
Periodo di apertura 11 ottobre 2025 – 6 gennaio 2026
Orari di apertura fino al 26 ottobre 2025 Sabato e domenica ore 15.00 – 19.00
Orari di apertura dall’1 novembre 2025 al 6 gennaio 2026 Sabato ore 14.00 – 17.00 Domenica ore 10.00 -13.00 / 1 4.00 – 17.00
Orari festività natalizie 2025 – 2026 8 dicembre (Immacolata Concezione) 10.00 – 19.00 24 dicembre (vigilia di Natale) 10.00 – 14.00 25 dicembre (Natale) chiuso 26 dicembre (Santo Stefano) 10.00 – 19.00 31 dicembre (San Silvestro) 10.00 – 14.00 1° gennaio (Capodanno) 12.00 – 19.00 6 gennaio (Epifania) 10.00 – 19.00
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Francesco Guadagnuolo, Il Peso dell’Oro, il Sangue delle Lenzuola
La tela di Francesco Guadagnuolo si apre come una ferita dorata, e già il contrasto tra l’oro e la sofferenza parla di un valore tradito. L’oro che rivolta la terra della Palestina capovolge la geografia e il senso: bellezza trasformata in smalto funebre, ricchezza simbolica che non riesce a celare la violenza sottostante. Lo sguardo resta inchiodato a quel ribaltamento, dove la luminosità diventa monito e il terreno, un palcoscenico di lutto.
Il piccolo carro armato e la vocazione del simbolo
Il carro armato, appena accennato, nell’opera di Francesco Guadagnuolo, è un segno minimale e terribile: presenza che non pretende eroismo ma impone responsabilità. La sua piccolezza rispetto all’oro amplifica il paradosso morale della scena, suggerendo che la brutalità non ha sempre bisogno di grandezza per devastare. È un residuo di guerra che somiglia a un seme di gelo, la dichiarazione muta di una forza che continua a tacitare voci.
L’andata e il ritorno come nuvole in movimento
I flussi del popolo di Gaza, resi nuvole folte da Guadagnuolo, trasformano il dolore in movimento perpetuo: migranti d’ombra che attraversano la tela come respiri spezzati. Non sono solo figure: sono memoria incarnata, massa che reclama dignità nel moto stesso che la definisce. Lo spettatore assiste a una migrazione che non trova mai porto, un’eco di passi che si ripete e non si placa.
La costa, il mare e la terra: specchiati destini
A destra, il mare; a sinistra, la terraferma: due bordi che riflettono lo stesso flusso umano nella visione pittorica di Guadagnuolo. Quel duplicarsi suggerisce che l’esilio non è solo geografico ma ontologico, che il confine è anche una ferita psicologica. Il blu della costa assume qui il tono di un lutto liquido, mentre la terra, con i suoi flussi, porta tracce di un’origine che resiste nonostante tutto.
Lenzuola sventolanti macchiate di sangue
Le lenzuola che sventolano al vento con macchie scarlatte sono, nella tela di Guadagnuolo, un coro di nomi mancanti. Simbolo di tutte le vittime, di ogni casa spogliata della sua ordinarietà, diventano stendardi di un dolore che pretende di essere visto. Il loro tremito minaccioso non chiede vendetta: reclama memoria. Ogni macchia è un verso di un requiem collettivo che scuote la compostezza estetica per trasformarla in testimonianza.
Tavolozza e forma: contraddizioni fondamentali
La scelta di una composizione quadrata e la riduzione cromatica a oro, blu, rosso e bianco convergono in una semplicità dolorosa firmata da Francesco Guadagnuolo. L’oro istituisce la sacralità di una terra; il blu il pianto; il rosso il sangue; il bianco l’innocenza violata. La geometria quadrata imprigiona questi colori in un rigore che mette in scena la tragedia come dispositivo visivo: ordine che non può più velare il caos umano.
Conclusione emotiva Guardare l’opera di Guadagnuolo è come attraversare una veglia collettiva: si esce cambiati, appesantiti da una compassione che non si accontenta di estetica. Francesco Guadagnuolo non offre risposte ma impone uno sguardo: la domanda se sia possibile una tregua che non resti parola vuota, o una Pace che non sia solo un’idea, resta sospesa come un filo di luce che tenta di attraversare l’oro e le macchie di sangue. L’opera parla di assenze, e in quell’assenza trova la sua potente, dolorosa verità.
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Con grande gioia, vi annuncio che è attualmente in corso un progetto esclusivo:
“Lusso come esperienza – Arte come emozione”, in sinergia con Mercedes-Benz Serbia × Jelena Borovčanin.
Cari amici, collaboratori e amanti dell’arte, dal campo energetico che esploro attraverso la mia arte, attraverso la riflessione, lo scambio e la luce, è nato il progetto “Energy Never Dies”, sviluppato in collaborazione con marchi leader in Serbia e nella regione.
Il vetro, come mezzo della mia espressione, ha il potere di trasformare e connettere il flusso di pensieri e intenzioni, e parte di questa filosofia si riflette nel progetto ENERGY NEVER DIES, un elemento di moda: sciarpe che non sono semplici accessori, ma catalizzatori energetici nati da pura intenzione e creatività ispirata dalla luce.
Il motivo “L’albero magico” simboleggia la crescita, l’evoluzione e l’eternità, basandosi sull’idea che ogni pensiero puro crea un nuovo spazio per la vita, che è la vera essenza del mio percorso artistico.
Le sciarpe sono disponibili sia nei modelli da donna che da uomo. Fino al 31 ottobre, puoi assicurarti i tuoi esclusivi regali artistici. Per ordini di 100 o più pezzi, è possibile personalizzare la confezione con il doppio logo; per quantità inferiori, il logo artistico è presente su un cartoncino condiviso all’interno della confezione.
Queste sciarpe sono parte dell’opera stessa e presentano un motivo selezionato dall’opera “L’albero magico”.
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