
Un progetto espositivo che intreccia storia e contemporaneità, osservando le manifestazioni del 25 aprile come gesto ancora attivo e necessario. La fotografia diventa strumento per leggere la tensione tra memoria e urgenze del presente.
Dal 14 aprile al 15 maggio 2026, la Casa del Mutilato di Genova ospita Noi sfiliamo. Manifestare la Liberazione di Genova, mostra personale di Cristina Romeo a cura di Matteo Lenuzza. Il progetto, promosso dalla Fondazione A.N.M.I.G. in collaborazione con lo Studio Fotografico Daruma, si inserisce nel programma culturale avviato dopo l’apertura al pubblico della collezione dell’ente, con l’obiettivo di attivare una riflessione sul rapporto tra partecipazione collettiva e senso di impotenza contemporaneo.
Il lavoro di Romeo prende forma a partire da un momento storico preciso – il 24 aprile 1945, data della liberazione autonoma di Genova dall’occupazione nazifascista – ma si sviluppa osservando il presente. Le sue immagini restituiscono l’atmosfera delle manifestazioni che ogni anno rinnovano quella memoria, soffermandosi su corpi, gesti e relazioni che abitano lo spazio urbano. Nei cortei, colti nella loro dimensione spontanea e popolare, emerge una forza che non è solo commemorativa, ma profondamente attuale.

Locandina di
Noi sfiliamo. Manifestare la Liberazione di Genova
Il titolo della mostra richiama una frase attribuita a una partigiana genovese della Brigata “Alice Noli”, risposta orgogliosa a un episodio di violenza verbale e sessista. In quell’affermazione – “Noi sfiliamo” – si condensa una presa di posizione che attraversa il tempo, riaffiorando oggi nei movimenti e nelle forme di partecipazione dal basso. È proprio questa continuità a interessare l’artista: la capacità delle manifestazioni di trasformarsi in presidio civile, mantenendo viva una memoria che rischierebbe altrimenti di diventare retorica.
Le fotografie costruiscono così una narrazione in cui il passato non è mai distante, ma agisce nel presente. Le piazze e le strade di Genova diventano luoghi attraversati da una memoria incarnata, dove l’identità collettiva si rinnova attraverso il gesto del manifestare. In questo senso, il progetto si inserisce in una più ampia riflessione sul ruolo dello spazio pubblico, approfondita anche dal contributo critico di Saverio Colacicco, che analizza come la presenza umana continui a ridefinirne significati e funzioni.
Con questo lavoro, Cristina Romeo restituisce un’immagine complessa e stratificata della Liberazione: non un evento concluso, ma un processo in divenire, che trova nelle pratiche collettive contemporanee la sua forma più autentica e necessaria.

| Articolo redazionale |
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