Roma, Galleria Mo.C.A. – “CAMERUN” di Andrea Barzini, noto regista, scrittore e artista

Dal 12 al 19 giugno 2024, il rinomato regista, scrittore e artista Andrea Barzini presenterà la sua nuova mostra dal titolo “CAMERUN” allestita presso la Galleria Mo.C.A. di Roma.
All’interno dell’intima atmosfera espositiva della galleria romana verranno esposte 35 opere (olio su cartoncino) ispirate dal suo recente viaggio in Africa, le quali il 20 giugno alle 18.30 saranno messe all’asta per finanziare la scuola di musica africana “As’a Telong Music Academy (ATMA)”, fondata, diretta e gestita (senza fondi pubblici) dal chitarrista As’a Telong.

Andrea Barzini presenta
“C  A  M  E  R  U  N”
 
Una mostra a sostegno della scuola di musica del Maestro africano As’a Telong

Opening mercoledì 12 giugno ore 18.30
 
Dal 12 al 19 giugno 2024
Galleria Mo.C.A.
Piazza degli Zingari 1, Roma

Infatti, durante il suo viaggio in Camerun, Barzini ha avuto l’opportunità di incontrare il noto musicista africano rimanendo folgorato dalla sua arte e dalla profonda passione verso il suo lavoro. Il Maestro As’a Telong rappresenta un’istituzione nella città di Tzchang: una vita dedicata alla musica, la sua carriera vanta collaborazioni con importanti artisti africani tra i quali Fela Kuti, Boncana Maiga, Aisha Kone e molti altri provenienti dalla Nigeria, Costa d’Avorio e Benin; è da lungo tempo coinvolto nella produzione indipendente di musica ed ha stretti rapporti con l’università di Tzchang. La sua musica seducente, intensa è scandita da una ritmica straordinaria, un Mark Knopfler sub-tropicale grazie al tipico sound africano caratterizzato da influenze rock, blues, swing e jazz.

Quello che in particolare colpisce Barzini è la dedizione gratuita, e dunque doppiamente generosa, all’insegnamento. Arte e cultura pagano per prime le difficoltà economiche del Camerun e le persone che lavorano in questo settore fondamentale e fondante sono in prima linea per preservare e diffondere la ricchezza culturale del paese con il loro impegno e la loro creatività.

Da questa profonda esperienza nasce “CAMERUN”, una mostra che racconta l’incontro tra un europeo e l’Africa. Questi due mondi che si uniscono danno vita ad un mix tra suggestione e racconto, con l’Africa che diventa il teatro di una narrazione affascinante e spirituale attraverso l’utilizzo di una palette cromatica minimale. Come già successo in passato, anche questa volta Barzini ha intrapreso un viaggio improvvisato, lasciandosi sorprendere dal destino. I lavori esposti sono frutto di osservazioni dirette di paesaggi e momenti della vita quotidiana, di luoghi misteriosi e lontani dai valori e dai ritmi occidentali, ma enormemente ammalianti e comunicativi. Sulla mostra l’artista spiega: “L’Africa con i suoi enigmi è un deposito del nostro immaginario più profondo, un grande sogno contaminato fatto dagli orrori del colonialismo, la potenza della natura, le bidonville, la violenza che esplode senza preavviso, la magia. Raccontarla è stata una sfida seducente e infernale.”

Dalle opere in mostra alla galleria Mo.C.A. di Roma è stato tratto anche un libro omonimo, chiamato appunto “Camerun“, edito dalle edizioni de “Il Cervo volante“, Tommaso Cascella editore.

Andrea Barzini devolve sempre il ricavato dei suoi lavori a persone meritevoli incontrate nel corso dei suoi viaggi esplorativi. L’anno scorso, ad esempio, il beneficiato è stato il giovane monaco buddista Phi Phi Phatpheiw di Vientiane, Laos, che necessitava un computer per poter portare avanti la sua istruzione.

Quest’anno, invece, i lavori esposti nella mostra “CAMERUN” finanzieranno la scuola di musica fondata, diretta e gestita proprio da As’a Telong a Tzchang: la “As’a Telong Music Academy (ATMA)”. Per l’occasione, il ricavato verrà destinato ad acquistare vari strumenti musicali, in particolare una tastiera, un mixer, microfoni per la registrazione, amplificatori e quant’altro.

Durante l’inaugurazione, inoltre, i presenti avranno la possibilità di assistere alla performance dal vivo di Alberto Dentice, giornalista, musicofilo, musicista e appassionato conoscitore di musica africana che omaggerà la cultura del Paese suonando un sound tipico, introducendo i visitatori alla mostra.

“CAMERUN” rappresenta quindi un’opportunità unica per gli appassionati d’arte e i collezionisti che potranno così ammirare i lavori di Andrea Barzini e, al contempo, contribuire ad una nobile causa.


INFORMAZIONI UTILI
 
TITOLO: CAMERUN
DI: Andrea Barzini
DOVE: Galleria Mo.C.A., Piazza degli Zingari 1, Roma (Rione Monti)

OPENING: Mercoledì 12 giugno ore 18.30
QUANDO: Dal 12 al 19 giugno 2024
ASTA: Giovedì 20 giugno alle ore 18.30
 
INGRESSO GRATUITO
 
CONTATTI ANDREA BARZINI
MAIL: barziniandrea@gmail.com
FACEBOOK: https://www.facebook.com/andrea.barzini
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/andreabarzini/
LINKEDIN: https://www.linkedin.com/in/andrea-barzini-46132926/

CULTURALIA DI NORMA WALTMANN

Culturalia

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A Lodi la mostra “Visioni ad occhi chiusi. Italo Calvino riletto in forma incisa”

La 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐁𝐚𝐧𝐜𝐚 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐋𝐨𝐝𝐢 ha il piacere di invitarvi alla mostra:

𝑎 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑃𝑎𝑡𝑟𝑖𝑧𝑖𝑎 𝐹𝑜𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑒 𝐿𝑢𝑐𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑅𝑜𝑠𝑠𝑒𝑡𝑡𝑜

dal 6 al 30 giugno 2024

𝐢𝐧𝐚𝐮𝐠𝐮𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟔 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕.𝟎𝟎

con letture di testi di Calvino da parte del poeta Francesco Crosato

Il 15 ottobre 1923 nasceva a Santiago de las Vegas, vicino a L’Avana, Italo Calvino, scrittore e intellettuale impegnato, che ha segnato con i suoi testi, sia letterari che saggistici, tutto il nostro Novecento. La sua passione per la parola scritta va di pari passo con quella per le immagini, quest’ultima sviluppatasi sin da bambino, ancor prima di imparare a leggere. L’esposizione “Visioni ad occhi chiusi” prende spunto dal continuo dialogo tra parola e immagine, tra letteratura e arte, presente nella produzione di Calvino, nelle pagine dei suoi romanzi e dei suoi racconti, costruiti con immagini interiori poi rese parola. La mostra presenta le incisioni realizzate per l’occasione da una selezione di artisti che fanno parte dell’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei, accompagnate da un catalogo e da un allestimento che mette in rapporto testo e ispirazione artistica, motivi e sollecitazioni.


𝐁𝐢𝐩𝐢𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐀𝐫𝐭𝐞
Via Polenghi Lombardo – Spazio Tiziano Zalli, Lodi
𝐎𝐫𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚:
giovedì e venerdì: 16-19
sabato e domenica 10-13 e 16-19
Banco BPM @bancobpm
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Ganzirri (Me) “OIKOS – la dimora delle memorie” a cura di Mariateresa Zagone e Roberta Guarnera

Il 31 Maggio presso la galleria d’arte FORO G gallery in Via Lago Grande di Ganzirri (Me) si è inaugurata la mostra “Oikos – la dimora delle memoria” di Graziella Romeo e Giulia Bartoccelli a cura di Roberta Guarnera e Mariateresa Zagone e con il testo critico di Mariateresa Zagone.
OIKOS è una mostra bipersonale che affronta i temi della memoria e della casa, di quegli oggetti domestici che ne sono i custodi, della fotografia che ci ricorda di un noi quando il nostro noi è ormai lontano da quello che l’immagine cristallizzata nel tempo ci mostra, della reminiscenza e dell’oblio.
La mostra intende sottolineare come il labor memoriæ sia uno dei lavori più faticosi per gli esseri umani e come l’arte, ancora una volta, possa divenire azione catartica individuale a ritroso.

Visitabile fino al 14 Giugno


MOSTRA: OIKOS. La dimora delle Memorie
ARTISTE: Giulia Bartoccelli, Graziella Romeo
CURATELA: Mariateresa Zagone, Roberta Guarnera
TESTO CRITICO: Mariateresa Zagone
GRAFICA: Roberta Guarnera
LUOGO: FORO G Gallery

FORO G gallery
foroggallery.com
Via Lago Grande 43B 98165 Ganzirri (ME)
Instagram: @forog.gallery

Stefano Sanchirico e Andrea Gagliarducci “La carità del Papa. Un peculiare linguaggio pontificio”

La sede della Casa dei Cavalieri di Rodi, sede dell’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Ordine Militare Ordine di Malta, in piazza del Grillo a Roma, ha ospitato ieri la presentazione del libro “La carità del Papa. Un peculiare linguaggio pontifico”, pubblicato da Editoriale Romani e scritto a quattro mani dal Mons. Stefano Sanchirico, sacerdote dal 1992, Ufficiale dell’Archivio Apostolico Vaticano, già Cerimoniere Pontificio e Prelato Chierico della Camera Apostolica e da Andrea Gagliarducci, vaticanista, giornalista di EWTN e ACI Stampa. Il dialogo tra i due Autori, dinanzi ad una platea selezionata e visibilmente coinvolta, veniva moderato dal giornalista Fabio Bolzetta. Una scelta significativa, quella di questo luogo, per presentare un libro che parla di “carità”, dal momento che l’Ordine di Malta è un’istituzione che ha come missione tradizionale da nove secoli proprio l’assistenza, medica, sociale e umanitaria, nel mondo.

Una grammatica di senso inscritta nelle cerimonie della carità papale: nelle librerie l’ultimo libro di Stefano Sanchirico e Andrea Gagliarducci “La carità del Papa. Un peculiare linguaggio pontificio”.

Il volumetto è stato immaginato in continuità con un precedente saggio dei due autori, “Linguaggi pontifici. Storia e protocollo della più antica istituzione del mondo”, che spiegava lo scopo dei cerimoniali e protocolli del Vaticano come una forma di comunicazione sostanziale, il cui obiettivo è quello di dare sostanza ad un incontro. Non “meri orpelli” o “somma di gesti vuoti”, ma espressione di una lingua complessa fatta di gesti, movimenti e ambienti, capaci di rivelare la ragione stessa dell’esistere e dell’operare della Santa Sede e di facilitare le relazioni della diplomazia.

Il nuovo libro, che con il primo condivide il metodo di scrittura agile e privo di note, supportato piuttosto da un’efficace appendice fotografica, di sole 92 pagine, sceglie ad oggetto un particolare linguaggio pontificio, quello della carità papale: un complesso meccanismo di messaggi che da sempre accompagna l’agire caritatevole della Chiesa di Roma e del Romano Pontefice. La carità, virtù cattolica essenziale, rappresenta per gli Autori un importante linguaggio pontificio a sé, che riveste un interesse religioso, culturale e storico.

Il saggio tuttavia non intende restituire la storia della carità a Roma, che pure ha radici antichissime, ma dimostrare come l’esercizio della carità papale nei secoli abbia prodotto un esito di riti, cerimonie e linguaggi che acquistano senso oggi in una direzione precisa: il reiterato e mai superfluo dispiegamento della Verità cristiana e cattolica. Servono tuttavia, all’obiettivo, alcuni passaggi di storia sull’evoluzione dell’esercizio della assistenza del Papa, volta non solo alla soddisfazione di bisogni primari, ma anche alla difesa della dignità e della moralità delle persone. Viene descritta quindi nelle prime pagine del volumetto la sua struttura fin dagli inizi capillare, articolata in diversi organismi preposti, riti e celebrazioni: diaconi regionali, collette, matricole dei poveri, distribuzioni mensili e quotidiane, gratifiche a membri del clero e officiali del palazzo lateranense, anche se non necessarie ma nello spirito di un afflato fraterno, diaconie del VII secolo fino ad arrivare alle attuali diaconie cardinalizie. Fino al surplus di burocratizzazione, forse, nel passaggio dall’Elemosineria apostolica all’odierno Dicastero della Carità per quanto riguarda la carità diretta del Papa.

Quello che al giornalista Andrea Gagliarducci preme soprattutto evidenziare è come il meraviglioso simbolismo sotteso ad  ogni rito – paramenti tipici come il succintorio, cerimonie della Settimana Santa soprattutto e del Giovedì Santo, mense, tavole e ‘doti, fino alla “carezza del Papa” con il Circolo di San Pietro –, in questo caso legato alle elargizioni papali, ma più in generale per quanto riguarda tutti i linguaggi pontifici, sia essenziale per un racconto obiettivo e corretto, quale deve essere quello giornalistico, dell’operato della Chiesa. Una lingua nella lingua da cui non si può prescindere, che consente di accede alla dimensione storica profonda e radicata di una Istituzione millenaria come la Santa Sede e in ultima analisi ne disvela le ragioni più profonde del suo agire.

Mentre a voler rendere semplicemente, che non significa semplificare, il senso del suo libro, Mons. Sanchirico, lo individua nel suo contributo a rendere intellegibile una grammatica, fatta di regole come ogni grammatica, che serve a leggere correttamente una realtà. Una grammatica che permetta di comprendere le dinamiche più profonde dell’agire della Santa Sede. In altre parole, i Papi, tutti i Papi, nei secoli, coadiuvati dai loro maestri di cerimonia, hanno trasmesso e tuttora trasmettono un’idealità, un modello ai cristiani anche per il loro agire nel mondo. Un liturgia-grammatica che infatti rivela due pilastri fondamentali sottesi all’agire caritatevole: la caducità dell’essere umano e la necessità del dono all’altro da parte di chi ha. Così, l’atteggiamento compassionevole si mostra al mondo come liturgia e in questo senso è l’importanza ancora attuale, non superata, del cerimoniale papale, anche nelle sue forme più sfarzose: la centralità di Dio e la caducità dell’Uomo, del Papa stesso anch’egli mortale. E quindi, essere invitati a sedersi a quelle tavole dei pellegrini, a quelle mense per i poveri, beneficiare del servizio d’onore del Papa e della sua accoglienza, significa, in definitiva, essere invitati a condividere non solo il pane materiale, ma il pane di vita eterna.

Stefano Sanchirico, sacerdote dal 1992, è officiale dell’Archivio Apostolico Vaticano e docente di Storia della Curia Romana presso la Scuola di Archivistica, diplomatica e paleografia vaticana. In precedenza, ha servito presso la Congregazione per l’Educazione Cattolica, presso la Prefettura della Casa Pontificia come prelato d’anticamera e presso il Pontificio Consiglio della Cultura. È stato Cerimoniere Pontificio e Prelato Chierico della Camera Apostolica. Sul protocollo e sulle cerimonie papali ha scritto diversi articoli e saggi.

Andrea Gagliarducci, è giornalista. Lavora per il gruppo EWNT, come Vatican Analyst per Catholic News Agency e come vaticanista per ACI Stampa. Collaboratore di diversi quotidiani, è stato tra gli autori del portale online di informazione religiosa korazym.org e gestisce il blog in lingua inglese Monday Vatican e quello in lingua italiana Vatican Reporting.


Diana Daneluz
e-mail: dianadaneluz410@gmail.com
Professionista Relazioni Pubbliche di cui alla Legge 4/2013  n. 2760

* Trento: al Castello del Buonconsiglio, lo spettacolare “caso Dürer”

A Trento, l’incontro tra Dürer e i nordici con l’arte veneta e italiana crea l’originale laboratorio del Rinascimento Alpino. Una grande mostra, per la prima volta, documenta un momento magico della storia dell’arte.

Il Castello del Buonconsiglio sceglie, non a caso, un grande nordico, Albrecht Dürer, come protagonista della mostra simbolo del Centenario del museo, nato nel 1924. Dürer scoprì Trento e il Trentino negli anni 1494-95, restando affascinato dai paesaggi e dalle atmosfere di questi luoghi, catturandone l’essenza in una celebre serie di acquerelli. Ad attrarre il norimberghese fu un Principato dove l’arte e le arti erano coltivate con grande passione e dove il Rinascimento veniva declinato in modo del tutto originale da artisti trentini e da “foresti” che vi giungevano perché attratti dal prestigio e dalle committenze della corte del principi-vescovi e delle élites economiche.

DÜRER E LE ORIGINI DEL RINASCIMENTO NEL TRENTINO
Trento, Castello del Buonconsiglio
6 luglio- 13 ottobre 2024

Mostra a cura di Bernard Aikema, Laura Dal Prà, Giovanni Maria Fara, Claudio Salsi

“Dürer e le origini del Rinascimento nel Trentino”, dal 6 luglio al 13 ottobre, al Buonconsiglio, rivive quel viaggio e quel magmatico, creativo momento della storia dell’arte di una terra tra i monti. La mostra, promossa dal museo del Castello del Buonconsiglio, in collaborazione con l’Università di Trento e la Soprintendenza per i beni culturali, è a cura di Bernard Aikema, Laura Dal Prà, Giovanni Maria Fara, Claudio Salsi.

Nell’esposizione, la presenza di Dürer in Trentino è ricordata da disegni, acquerelli,tra qusti la magnifica veduta proprio del Castello del Buonconsiglio proveniente dal British Musuem, incisioni e dipinti: l’arte del grande tedesco non passò inosservata ma stimolò gli artisti qui attivi a ripensare la loro arte.

Partendo dallo spettacolare “caso Dürer”, il percorso espositivo si estende infatti ad indagare le origini di quel Rinascimento originale, sui generis, che si sviluppa in Trentino tra 1470 e 1530/40. A prendere forma è uno stile nuovo, o meglio, l’insieme di tanti nuovi linguaggi, influenzati da artisti, opere, mode e modi che risalgono dall’Italia alla Germania, alle Fiandre e viceversa.

Il Trentino e il Tirolo meridionale vantavano alcune sedi episcopali (Bressanone, Trento) e commerciali (Bolzano) che costituivano poli attrattivi di prim’ordine. Piccola enclave autonoma nel mezzo delle potenze dell’epoca, qui si attivò iun laboratorio di innovative soluzioni artistiche, in un’epoca – i decenni attorno al 1500 – di intensa trasformazione artistica e culturale di tutta l’Europa.

Non solo Dürer. La mostra indaga la presenza di artisti tedeschi a Trento, come esemplarmente documentato dall’impressionante Crocifissione di Sisto Frey nel Duomo cittadino.

Dopo la straordinaria fase dell’Umanesimo, del quale fu campione il vescovo Johannes Hinderbach, un particolare focus la mostra lo riserva alla figura del grande principe vescovo Bernardo Cles (1485-1539), promotore della costruzione e decorazione del Magno Palazzo al Castello del Buonconsiglio, consigliere di Massimiliano I e poi membro della dieta imperiale di Carlo V, oltre che suo gran cancelliere. Egli impiegò non soltanto artisti italiani, ma si fece ritrarre da pittori come Bartholomäus Bruyn, o da medaglisti come Hans Schwarz, e coinvolse maestri come Dill Riemenschneider, accanto a Romanino, Dosso e Fogolino.

Un ulteriore approfondimento è dedicato al ruolo dell’imperatore Massimiliano I, sovrano per il quale Dürer prestò servizio. Massimiliano si fece proclamare Re dei Romani proprio il 4 febbraio 1508 a Trento con una sfarzosa cerimonia e il vescovo Neydeck volle che la circostanza fosse ricordata nelle portelle dell’organo di Santa Maria Maggiore dipinte da Falconetto.

“Dürer e il Rinascimento nelle Alpi” riunisce quasi un centinaio fra opere su carta (le stampe, e non solo quelle di Dürer, come mezzo di diffusione di forme ed idee artistiche di primaria importanza, avranno un ruolo fondamentale nell’insieme), dipinti, sculture e arti applicate nelle varie tecniche. Saranno esposti straordinari dipinti, sculture, disegni, incisioni di importanti artisti come Albrecht Dürer, Alvise Vivarini , Bartolomeo Dill Riemenschneider, Jorg Artzt, Max Reichlich, Michael Pacher, Girolamo Romanino ed altri ancora, provenienti da grandi istituzioni museali come la Galleria degli Uffizi di Firenze, la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo Correr, il Museum Ferdinandeum di Innsbruck, il museo Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, i Musei di Strada Nuova di Genova e la Pinacoteca Nazionale di Siena.” Attraverso le loro opere è possibile cogliere, in varie inflessioni personali, la nuova sensibilità religiosa, l’interesse per l’individuo, la riflessione sul paesaggio – al cospetto delle Alpi -, la permeabilità artistica di un territorio ‘a cerniera’ tra mondo tedesco e mondo italiano. La sezione conclusiva è riservata alle opere diffuse nel territorio trentino, evidenti testimonianze del miscuglio di stili che in quel fecondo periodo si palesò con felici esiti. A rivivere un momento magico della storia dell’arte e della Storia trentina ed europea.


INFO
www.buonconsiglio.it
info@buonconsiglio.it
T 0461233770

Ufficio Stampa
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Tel. 049663499 www.studioesseci.net
Referente: Simone Raddi, simone@studioesseci.net

m.a.x. museo, Chiasso (Svizzera): 300 opere custodite negli ARCHIVI GRAFICI

Dal 18 maggio al 22 settembre, il m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) ospita la mostra ARCHIVI GRAFICI.

La rassegna, curata da Mario Piazza e Nicoletta Ossanna Cavadini, propone una selezione di 300 opere di figure di grande rilievo nel mondo del graphic design, quali Franco Grignani, Lora Lamm, Giovanna Graf, Simonetta Ferrante, Heinz Waibl, Bruno Monguzzi, Orio Galli, Vito Noto, tutti materiali custoditi negli archivi grafici del Centro Culturale Chiasso.

m.a.x. museo | CHIASSO (SVIZZERA)
 
DAL 18 MAGGIO AL 22 SETTEMBRE 2024

LA MOSTRA
ARCHIVI GRAFICI
Franco Grignani, Lora Lamm, Giovanna Graf, Simonetta Ferrante,
Heinz Waibl, Bruno Monguzzi, Orio Galli, Vito Noto
 
L’esposizione presenta 300 opere custodite negli archivi grafici
del Centro Culturale Chiasso
 
La rassegna anticipa l’apertura del CIAG, Centro Internazionale d’Arte e Grafica, in programma il prossimo 10 giugno, nato per rendere fruibile al pubblico il ricco una parte del materiale dell’Archivio conservato dal Centro Culturale Chiasso.
 
a cura di Mario Piazza e Nicoletta Ossanna Cavadini

L’Archivio si è composto nel corso di questi anni grazie a lasciti di artisti, graphic designer svizzeri e italiani di fama internazionale, oltre che tramite acquisizioni di opere d’arte effettuate da appassionati dell’arte e filantropi, nonché dall’associazione Amici del m.a.x. museo.
Tutti gli artisti dell’esposizione sono stati protagonisti di monografiche al m.a.x. museo; tre di essi – Heinz Waibl, Orio Galli e Vito Noto – hanno affidato al Centro Culturale Chiasso il loro intero archivio, composto da disegni, schizzi, bozzetti, prove di stampa, manifesti, dépliant, prototipi, altri – Lora Lamm, Bruno Monguzzi, Franco Grignani e Simonetta Ferrante – hanno invece donato nuclei importanti che rappresentano temi centrali del loro operato in grado di catalizzare il dibattito internazionale sulla grafica.

La mostra anticipa e pone l’accento sull’apertura del CIAG, Centro Internazionale d’Arte e Grafica, collocato proprio di fronte al m.a.x. museo (via Dante Alighieri 10), dove, dal 10 giugno 2024, sarà possibile consultare per motivi di studio i materiali conservati in archivio.

Il CIAG nasce proprio per rendere fruibile al pubblico il copioso materiale dell’Archivio custodito dal Centro Culturale Chiasso, così che anche in un’ottica futura le opere raccolte possano rappresentare un prezioso momento di consultazione, studio e approfondimento per cultori della materia, studiosi e studenti universitari e della SUPSI – Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

Grazie all’importante patrimonio che negli anni è andato costituendosi, il Centro Culturale Chiasso è diventato un polo attrattivo a livello svizzero e internazionale per i temi legati alla grafica, al design e alla comunicazione visiva: gli archivi, nella loro articolazione di materiali e numero di opere, lo testimoniano anche attraverso l’importanza dei prestiti effettuati per esposizioni e istituzioni di chiara fama avvenute negli ultimi tempi. Con quattordici anni di attività museale pubblica (2010-2024), con il suo patrimonio artistico divenuto ormai identitario, il m.a.x. museo ha legato il suo nome anche a questa importantissima caratteristica di conservazione degli elaborati e dei materiali della grafica, che ne rafforza e al contempo ne concretizza la missione; oltre a ciò, il m.a.x. museo è unico nel suo genere nell’articolato panorama delle istituzioni cantonali. È un momento molto significativo per ricordare quanto questi Archivi rappresentino una notevole pagina nella storia della grafica, facendo di Chiasso un tassello essenziale nell’ambito della cultura del graphic design della cosiddetta cultura del “swiss design” nell’asse Nord-Sud fra Zurigo e Milano.

Fra gli eventi collaterali previsti, oltre alle visite guidate gratuite (si segnala in particolare quella di domenica 19 maggio alle ore 10.30 in occasione della Giornata internazionale dei musei GIM), ai vari laboratori didattici e ai tradizionali appuntamenti (“mamma, papà e bebè al museo”, “nonni e nipoti al museo”), sono in programma una conferenza pubblica con il co-curatore Mario Piazza (mercoledì 12 giugno 2024) e un incontro-dibattito con Bruno Monguzzi (venerdì 20 settembre 2024).

Franco Grignani (1908-1999) graphic designer e artista di fama internazionale, studia architettura a Torino. La sua attività artistica è permeata da una continua osmosi fra architettura e fotografia, grafica e pittura. Grignani lavora come grafico per la grande committenza: per clienti quali Pirelli, Arnoldo Mondadori Editore, Fiat, Montecatini, Ermenegildo Zegna, disegna marchi e cura campagne pubblicitarie. Realizza centinaia tra annunci e pubblicità sul tema dell’arte della stampa che rimarranno tra i capolavori della grafica italiana. Appartengono proprio al nucleo di Alfieri e Lacroix, oltre all’house organ e alla pubblicità per la casa farmaceutica Dompè, le opere che sono esposte in mostra, unitamente alle coloratissime grafiche d’arte in serigrafia relative agli sviluppi seriali legati al calcolo quantistico (rotazioni, torsioni, progressioni e deformazioni).

Nel 2019, il m.a.x. museo gli ha dedicato una mostra monografica intitolata Franco Grignani (1908-1999). Polisensorialità fra arte, grafica e fotografia.

Lora Lamm (Arosa, 1928) una delle grafiche più apprezzate e affermate a livello internazionale. Formatasi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, tra il 1953 e il 1962 lavora a Milano per l’Ufficio pubblicità de La Rinascente, diventandone una figura di riferimento dallo stile personale e inconfondibile che ha caratterizzato l’epoca dello “stile d’impresa” del secondo dopoguerra. Sono esposti in mostra i manifesti realizzati in questo decennio e donati dalla stessa grafica alla Collezione del m.a.x museo unitamente alle preziose carte da imballo e ai bozzetti preparatori per campagne pubblicitarie.

Nel 2013, il m.a.x. museo le ha dedicato una mostra monografica intitolata Lora Lamm. Grafica a Milano 1953-1963.

Giovanna Graf (1930-2012) grafica e illustratrice svizzera formatasi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, ha affiancato Lora Lamm nell’Ufficio pubblicità de La Rinascente e ha poi lavorato con Simonetta Ferrante a Milano tra il 1961 e il 1971. Si propongono i suoi elaborati grafici per la pubblicità de La Rinascente dallo stile descrittivo, molto illustrato e colorato. Questi materiali d’archivio sono stati donati dagli eredi al m.a.x. museo dopo la sua morte.

Nel 2017, il m.a.x. museo ha esposto i suoi lavori nella mostra intitolata La Rinascente. 100 anni di creatività d’impresa attraverso la grafica.

Simonetta Ferrante (1930) Dopo gli studi alla Central School of Arts a Londra, inizia la sua attività in graphic design presso Max Huber e Pier Giacomo Castiglioni. Durante la sua carriera ha lavorato anche per grandi marchi come i Supermercati Esselunga, Galgano, Fotorex, Elettrocarbonium, Mondadori e Rizzoli, e ha collaborato a molti allestimenti fieristici, come i padiglioni Rai e Montecatini per la Fiera di Milano. Ma altrettanto significativa è la sua ricerca artistica: per ben sessanta anni Ferrante ha saputo distinguersi per un singolare percorso costantemente volto alla ricerca della memoria del visibile, come le sue celebri opere calligrafiche e di scrittura espressiva che saranno esposte in mostra.

Nel 2016, il m.a.x. museo le ha dedicato una mostra monografica intitolata Simonetta Ferrante. La memoria del visibile: segno, colore, ritmo e calligrafie.

Heinz Waibl (1931-2020), è annoverato dalla critica tra i più importanti protagonisti della comunicazione visiva del Novecento, per il suo linguaggio creativo e innovativo che ancora oggi risulta incredibilmente attuale. Waibl trova le sue radici nella scuola bauhausiana e nella Konkrete Kunst, poi riletta anche seguendo gli insegnamenti di Max Huber; la sua grafica ha segnato un’epoca in quel crogiuolo che è stata la Milano del secondo dopoguerra con l’intreccio di relazioni fra la Svizzera e l’Italia. Fra le sue più note collaborazioni quelle per Rai, Mas, La Rinascente, Atkinsons, Olivetti, Pirelli, Flos, BTicino. Dopo un lungo periodo negli USA e in Sudafrica, collaborando con Vignelli in Unimark International, rientra a Milano e fonda lo studio “Signo”. Heinz Waibl con Laura Micheletto ha donato al m.a.x. museo tutto l’archivio grafico, composto anche dalla sua importante biblioteca. In mostra sono esposti artefatti grafici, importanti manifesti, bozzetti per logo e la rivista «Pagina», così come interessanti elaborati di ricerca tipografica e visiva stampati in Letterpress.

Nel 2014, il m.a.x. museo gli ha dedicato una mostra monografica intitolata Heinz Waibl. Graphic designer. Il viaggio creativo.

Bruno Monguzzi (1941), graphic designer che si è distinto a livello internazionale. Ha studiato arti decorative a Ginevra, poi grafica a Londra e nel 1961 ha collaborato con lo Studio Boggeri a Milano. Nel 1963 è stato chiamato a Parigi dove con Jean Widmer rielabora l’identità visiva del Musée d’Orsay. Dal 1987 al 2004 è stato Art Director del Museo Cantonale d’Arte realizzando una mirabile produzione di manifesti per la cultura; nel 1991 ha disegnato la nuova identità visiva per l’Amministrazione cantonale. Dal 2001 al 2009 ha curato l’immagine dell’Ufficio cultura del Comune di Chiasso. È stato insignito di molti premi internazionali, tra cui il Premio Bodoni (1971), successivamente la Gold Medal del New York Art Director’s Club, nel 1990 il Premio Yusaku Kamekura e dieci anni dopo la Gold Medal della Toyama Biennal. Nel 2003 gli è stata conferita a Londra la Honorary Royal Designer of Industry da parte della Royal Society of Arts. In mostra sono esposti i manifesti più iconici realizzati da Bruno

Monguzzi per la cultura, che costituiscono un tassello fondamentale della scuola svizzera di graphic design.

Nel 2011, il m.a.x. museo gli ha dedicato una mostra monografica intitolata Bruno Monguzzi. Cinquant’anni di carta.

Orio Galli (1941) grafico, pittore, illustratore, calligrafo e disegnatore satirico. La cifra grafica di Galli sta nella continua dialettica fra segno libero e segno strutturato, fra informalità e geometria, tra improvvisazione e disciplina. La passione per la calligrafia e la gestualità porta Galli a dare ai suoi lavori grafici una impronta spesso pittorica, con forte sensibilità cromatica. Lega il suo nome al manifesto Ticino: terra d’artisti (1984). Molti sono gli elaborati grafici svolti per la Confederazione: dai prospetti di votazione ai manifesti per il 700esimo, alla corporate identity per aziende, logo studiati per le imprese, stemmi per i Comuni del Cantone Ticino, oltre che dépliant e brochure per enti turistici e la grafica per le pubblicazioni librarie. Nella mostra saranno esposte opere che mostrano il processo ideativo nella progettazione grafica, come i manifesti che hanno caratterizzato la sua carriera e lavori di ricerca artistica sul segno, il grafismo la calligrafia.

Nel 2023, il m.a.x. museo gli ha dedicato una mostra monografica intitolata Orio Galli, grafica e grafismi.

Vito Noto (1955). La sua vasta produzione si articola fra product design, industrial design e visual design. Si diploma alla Scuola Politecnica del Design di Milano e poi compie esperienze professionali a Oberdorf, Amburgo e Parigi. Apre quindi il suo studio a Cadro nel 1982 dove si dedica a progetti di rilevanza nel settore industriale, così come nell’ambito labo-medicale, alla corporate identity e al branding design. Fondamentale nella produzione artistica di Vito Noto è l’idea dell’interazione tra uomo e prodotto. Celebri sono i suoi progetti di industrial design e di domotica, ma anche altri suoi brevetti che spaziano dalla serie di orologi da muro e da polso fino a temperini, al disegno di francobolli e medaglie commemorative, oggetti che hanno ricevuto premi e riconoscimenti e che saranno esposti in mostra. Vito Noto è stato insignito del premio Design Preis Schweiz (1995), Compasso d’Oro (1991 e 1994), I’F Die Gute Industrieform (1985 e 1990), ADI Design Index (2000, 2002 e 2016) e A’Design Awards (2017). Nel 2022, il m.a.x. museo gli ha dedicato una mostra monografica intitolata Vito Noto. Quarant’anni di grafica e design. Il senso delle idee.


ARCHIVI GRAFICI.
Franco Grignani, Lora Lamm, Giovanna Graf, Simonetta Ferrante, Heinz Waibl, Bruno Monguzzi, Orio Galli, Vito Noto
Chiasso (Svizzera), m.a.x. museo (Via Dante Alighieri 6),
18 maggio – 22 settembre 2024
a cura di Mario Piazza e Nicoletta Ossanna Cavadini
 
Orari
martedì – domenica, ore 10.00 – 12.00 e 14.00 – 18.00
 
Ingresso
Intero: CHF/Euro 10.-
Ridotto: CHF/Euro 7.- (AVS/AI, over 65 anni, studenti, FAI SWISS, FAI, TCS, TCI, convenzionati)
Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-
Metà prezzo: Chiasso Card
Gratuito: Carta Raiffeisen, bambini fino a 7 anni, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo, giornalisti, ICOM, Passaporto Musei Svizzeri, Visarte
Entrata gratuita: ogni prima domenica del mese
 
Informazioni:
Tel. 0041 58 122.42.52
info@maxmuseo.ch
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Bologna: TRAMANDO. Tre itinerari fra Pinacoteca nazionale, Museo Morandi e MAMbo nel segno di Francesco Arcangeli

Nell’ambito del progetto Tramando, con il quale la Pinacoteca nazionale di Bologna, il Museo Morandi e il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici Bologna rendono omaggio a Francesco Arcangeli (Bologna, 1915 – 1974) nel cinquantesimo anniversario della morte, le tre sedi museali presentano un progetto espositivo condiviso che, declinato in tre itinerari, propone una lettura di parte del loro patrimonio attraverso le parole del grande storico e critico d’arte.

Si tratta di un viaggio nelle tre collezioni che interessa opere e artisti amati e studiati dal critico e che riflette la sua idea di continuità tra l’arte del passato e quella del presente. Ad accompagnare i visitatori saranno speciali didascalie con brani tratti da suoi testi accostati alle opere selezionate.

TRAMANDO

Tre itinerari fra Pinacoteca nazionale di Bologna, Museo Morandi e MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna nel segno di Francesco Arcangeli


24 maggio 2024 – 6 gennaio 2025
Pinacoteca nazionale di Bologna
Museo Morandi 
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna 
pinacotecabologna.beniculturali.it mambo-bologna.org 

Il termine Tramando,che dà il nome all’intero progetto e alla mostra diffusa fra i tre musei, è una parola chiave della visione critica di Arcangeli. Tramando è per lui un filo nascosto di pensiero, di una inconscia affinità di visione del mondo, che lega artisti diversi nel tempo e nello spazio e permette di ritrovare denominatori comuni. È la tradizione nella quale si è nati e si cammina e che lasceremo alle generazioni che seguiranno.

Questo è ilfilo conduttore dei tre itinerari nelle sedi museali bolognesi con le quali Arcangeli ebbe modo di lavorare. Egli fu infatti al fianco di Cesare Gnudi e Andrea Emiliani negli anni della loro direzione della Pinacoteca e fu direttore della Galleria Comunale d’Arte Moderna – oggi MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – dal 1958 al 1968.

Tutti i percorsi saranno visitabili dal 24 maggio 2024 fino al 6 gennaio 2025.

In Pinacoteca:
TRAMANDO
Natura ed espressione
 nelle opere della Pinacoteca nazionale di Bologna
a cura di Maria Luisa Pacelli con la collaborazione di Grazia Agostini
Le parole di Francesco Arcangeli che i visitatori troveranno lungo il percorso sono tratte dal catalogo della mostra Natura ed espressione nell’arte bolognese-emiliana che ebbe luogo presso l’Archiginnasio nell’autunno del 1970.
In questa mostra, che riassumeva gli studi e le ricerche di una vita, Arcangeli delinea un’interpretazione dell’arte emiliana e bolognese, divenuta da allora in poi imprescindibile, che ne privilegia la componente più espressiva e popolare, fondata su una remota radice contadina in un totale “rapporto, altrettanto remoto e irriflesso, col mondo della natura“.
Ampliando l’interpretazione di Roberto Longhi, Arcangeli fa emergere prepotentemente questo aspetto in contrasto con quello colto e legato alla tradizione classica, già ampiamente studiato, e rende protagonista l’arte di un territorio, di una “provincia” come la chiama, fino ad allora trascurato dalla critica.
La connessione fondamentale tra arte e natura segna, per Arcangeli, il percorso di artisti, da Wiligelmo a Giorgio Morandi, passando per Vitale da Bologna, Amico Aspertini, Ludovico Carracci e Giuseppe Maria Crespi, nati negli stessi luoghi ma in tempi diversi, che manifestano “constanti” stilistiche e incarnano il carattere essenziale di una terra in cui Arcangeli si riconosce e che rappresenta la sua stessa comunità. Il percorso attraverso le diciassette opere selezionate fluisce come una linea ininterrotta, che attraversa il tempo e congiunge passato e presente, senza distinzioni di periodi artistici o di epoche, ma i cui passaggi sono scanditi da quel riemergere di un filo nascosto di pensiero, di una inconscia affinità di visione del mondo, quella “tradizione inconsapevole di costume e di vita“, che Arcangeli chiama ‘tramando’.
Il lungo racconto si dipana per otto secoli, attraverso artisti che, sempre in “rivolta” contro le sovrastrutture intellettuali o accademiche del loro tempo, “attingono la loro forza da una radice più largamente umana, rispetto alla cultura che li circonda… rifiutando spontaneamente le certezze di qualsiasi tipo, per aderire alla passione dell’uomo e delle cose, al mutare del tempo e delle stagioni, al nostro vivere ‘qui ed ora’”.

Al MAMbo e al Museo Morandi:
TRAMANDO
Francesco Arcangeli tra la Pinacoteca nazionale e la Galleria d’Arte Moderna di Bologna
a cura di Lorenza Selleri e Uliana Zanetti
Al Museo Morandi sei dipinti e quattordici acqueforti della collezione sono accompagnati da commenti e interpretazioni tratti dalla monografia dedicata all’artista bolognese, Giorgio Morandi (1964), e dal testo Natura ed espressione nell’arte bolognese-emiliana (1970). La selezione dei testi intende avvicinare il pubblico all’altissima qualità letteraria della prosa di Francesco Arcangeli, magistrale interprete dell’opera morandiana.
All’interno delle collezioni del MAMbo, invece, i visitatori potranno leggere, accanto a tre opere, scelte tra le tante acquisite da Francesco Arcangeli per la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna negli anni della sua direzione, alcuni suoi brani tratti da presentazioni e saggi.
L’attività d’acquisto e d’accrescimento del patrimonio artistico, e la conseguente possibilità del pubblico di fruire di documenti diretti (i più numerosi e ad un tempo selezionati che sia possibile) dell’arte moderna e contemporanea, resta, secondo me, lo scopo precipuo del mio lavoro di storico e critico dell’arte chiamato a dirigere la Galleria d’Arte Moderna della mia città. – scrive Francesco Arcangeli nella presentazione del catalogo sulla mostra Nuove acquisizioni alla Galleria d’Arte Moderna, allestita presso il Museo Civico di Bologna dal 2 al 15 marzo 1963. – […]È possibile, insomma, ridare equilibrata consistenza a una tradizione complessa, a un raggio di vita artistica già più che secolare? […]. Inoltre, la meta non è univoca. Ne esiste una locale; una di significato nazionale; una, se possibile, di allargamento al campo internazionale. Ove si tenga presente che la Galleria del Comune è l’unica in Bologna addetta all’arte moderna e contemporanea, penso che nessuna di queste mete sia da trascurare. […] Bologna deve anche affacciarsi ad una cognizione diretta dei valori internazionali. Anche opere straniere, dunque, anzitutto a disposizione di tutti coloro pei quali – studenti, impiegati, professionisti e lavoratori d’ogni specie e condizione – non sia, tuttora, facile il viaggio”.

Il progetto Tramando prosegue in Pinacoteca con le due conferenzeArcangeli e la Pinacoteca nazionale di Bologna – un racconto attraverso i documenti presenti nell’archivio del museo, che terrà Mirella Cavalli il 29 maggio, e Sul Tramando, in programma il 18 settembre, che vedrà come relatrice Elena Volpato.

Nella seconda parte dell’anno il MAMbo e il Museo Morandi inaugureranno una mostra in Project Room dedicata alle acquisizioni di Francesco Arcangeli per la Galleria d’Arte Moderna. Il MAMbo proporrà una selezione di opere non esposte da tempo, che afferiscono in particolare all’arte informale, mentre il Museo Morandi presenterà otto opere donate da Morandi nel 1961 alla Galleria d’Arte Moderna.

Il progetto Tramando fa parte di Bologna Estate 2024, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune e dalla Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.



Chiara Pilati
Ufficio Stampa / Press Office Pinacoteca nazionale di Bologna
Tel. +39 335 8048155
pin-bo.stampa@cultura.gov.it
www.pinacotecabologna.beniculturali.it

Ufficio stampa Settore Musei Civici Bologna
e-mail UfficioStampaBolognaMusei@comune.bologna.it
Silvia Tonelli – Tel. +39 051 2193469 e-mail silvia.tonelli@comune.bologna.it
Elisabetta Severino – Tel. +39 051 6496653 e-mail elisabetta.severino@comune.bologna.it

Sassetta a Massa Marittima. Un grande catalogo oltre alla grande mostra

Una mostra di grande livello e, adesso, anche un catalogo di altrettanto elevato livello. Il riferimento è a “Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo sull’arte senese del primo Quattrocento”, mostra a cura di Alessandro Bagnoli, che si può ammirare sino al 14 luglio a Massa Marittima, nel Museo di San Pietro all’Orto. L’esposizione è promossa dal Comune di Massa Marittima, con il patrocinio della Regione Toscana, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino, il Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Siena, la Diocesi di Massa Marittima – Piombino, la Pinacoteca Nazionale di Siena, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo.

Massa Marittima, Musei di San Pietro all’Orto

14 marzo – 14 luglio 2024

Mostra a cura di Alessandro Bagnoli

L’apprezzatissima mostra sul Sassetta ha oggi anche il suo catalogo scientifico.
Studi e ricerche approfonditi sino all’ultimo.

Sassetta è autore raffinato e raro ed era quindi prevedibile che una monografica a lui riservata riscuotesse l’attenzione di chi studia e ama la pittura senese d’inizio Quattrocento.  Previsione che ha puntualmente trovato conferma negli arrivi a Massa Marittima di studiosi, antiquari, collezionisti, direttori di grandi musei da mezzo mondo. Un attento pubblico di “addetti ai lavori” che ha dimostrato di apprezzare l’esposizione e la magnifica città d’arte e di antichissima storia che la propone ed accoglie.

A completare l’emozione di contemplare opere di quel livello sino ad oggi mancava uno strumento scientifico che desse conto degli studi compiuti in questi anni intorno al Sassetta. Studi che hanno condotto anche alla scoperta di una tavola inedita raffigurante una “Madonna con Bambino”, che per la prima volta questa mostra svela.

Il catalogo, frutto di ricerche prolungate sino all’ultimo, adesso è disponibile. Si intitola, come la mostra, “Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo sull’arte senese del primo Quattrocento”, ed è a cura   di Alessandro Bagnoli, edito dal Centro Di di Firenze.

“Questa mostra è nata – afferma la Direttrice del Museo Roberta Pieraccioli – come un’iniziativa indispensabile per approfondire la conoscenza del patrimonio storico-artistico del Museo di San Pietro all’Orto a Massa Marittima, dove si conserva un Angelo annunciante dipinto dal maestro senese per un polittico oggi disperso. Attorno a questa preziosa ‘reliquia’ si è accostato un gruppo di dipinti sulla base di criteri di sostenibilità e di un principio di etica professionale, che ha tenuto conto della concreta possibilità di trasferire le opere dalle loro sedi italiane, del loro stato di conservazione e dei costi per sostenere i prestiti”.

“Era impensabile poter avere le grandi pale d’altare come la Madonna della Neve (oggi nelle Gallerie degli Uffizi) o le varie parti del monumentale polittico a doppia faccia un tempo nella chiesa di San Francesco a Borgo San Sepolcro, che sono due dei più importanti complessi figurativi prodotti dal Sassetta. È stato invece possibile riunire ben 26 opere di dimensioni piccole e medie, che hanno permesso di formare la prima mostra monografica sul maestro senese e di rileggere il suo percorso artistico alla luce delle recenti acquisizioni critiche prodotte dalla storiografia, ma anche generate dai restauri. Il primo è stato riservato alla Madonna in umiltà, proveniente ab antiquo dalla pieve di San Giovanni Battista a Basciano, che si è confermata come uno splendido ‘manifesto dell’attività iniziale del Sassetta; il secondo è stato un intervento di ‘rivelazione’, che ha permesso di recuperare sotto una completa e deturpante ridipintura di età tardo barocca un’altra affascinante Madonna col Bambino dell’attività matura del pittore”.

“Il catalogo – afferma il curatore, Alessandro Bagnoli – offre l’occasione per tracciare un profilo di questo straordinario pittore, che seppe recuperare la lezione tecnica e stilistica dei grandi maestri del primo Trecento, come Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti, ma tenendosi aggiornato su quanto stavano facendo i protagonisti del momento della pittura in Toscana, come Gentile da Fabriano, Masolino da Panicale e Masaccio.

Leggendo il profilo e le schede delle opere del Sassetta si potrà tracciare in filigrana anche la sua fortuna dal Novecento fino ai nostri giorni, partendo dalla lettura decadentistica e orientaleggiante di Bernard Berenson, che Roberto Longhi (1940) definì sprezzantemente “pseudo buddistica”, per passare alle prime ricostruzioni filologiche del catalogo (Robert Langton Douglas, Frederick Mason Perkins, Giacomo De Nicola), raggiungere la fulminante definizione storica nell’ambito della pittura toscana del primo Quattrocento e la pulizia filologica del suo catalogo suggerita dal Longhi (1940), approfondire gli studi con le monografie di stampo formalistico di John Pope-Hennessy (1939) e di Enzo Carli (1957), per approdare di fronte al vasto pubblico con tre importanti mostre, dove il maestro senese ha avuto un ruolo significativo (Il gotico a Siena, Siena 1982, con la versione avignonese del 1983; Painting in Renaissance Siena, New York 1988; Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento, Siena 2010) e giungere infine agli interventi specialistici dei tempi recenti, che hanno indirizzato le ricerche tanto sulla documentazione e sulle funzioni delle opere quanto indagato sulle complesse tecniche pittoriche dei dipinti.

Per presentare un profilo sensato del Sassetta occorreva anche dare uno sguardo al contesto in cui si trovò ad operare. Nel catalogo si rimanda ai modelli fiorentini con alcune immagini essenziali, mentre per l’ambiente senese si è avuta la possibilità di rappresentare la produzione di artisti che mantennero alto il livello della scuola locale,

percorrendo le stesse linee di interesse seguite dal Sassetta e confrontandosi necessariamente con il suo ammirevole e condizionante esempio. Con altri 23 numeri di catalogo la mostra presenta opere di Sano di Pietro, del ‘Maestro dell’Osservanza’, di Pietro di Giovanni Ambrosi, del ‘Maestro di Sant’Ansano’, ora identificato col pittore

Nastagio di Guasparre, di Nicola d’Ulisse, di Giovanni di Paolo e di Domenico di Niccolò dei cori. Nel catalogo si trovano profili illustrati di tutti gli artisti, che fanno il punto sulla situazione degli studi e introducono le schede delle opere esposte, provviste di immagini a confronto e della bibliografia completa.

Il volume di 256 pagine si chiude con un regesto documentario relativo al protagonista della mostra.


La mostra “Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo all’arte senese del primo Quattrocento” (Massa Marittima, Museo di San Pietro all’Orto, 14 marzo – 14 luglio 2024) a cura di Alessandro Bagnoli, propone un Sassetta inedito. Si tratta della “Madonna col Bambino”, tempera su tavola, 67,5 x 45,3. Di proprietà dell’Arcidiocesi di Siena, proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille).

La tavola raffigurante la Madonna col Bambino è stata ritagliata su tutti e quattro i lati in epoca imprecisata e completamente ridipinta nel Seicento.
Come altri dipinti del Sassetta raffigurava un modello molto diffuso al tempo: La Madonna dell’umiltà, ovvero una Madonna seduta, come nel nostro caso, a terra sopra un cuscino, che si intravede sotto il manto della Vergine nella parte destra.
La Madonna ha in mano una melagrana, mentre invece il Bambino con la mano sinistra tiene un uccellino.

La Madonna presenta una bellissima aureola raggiata contenente la seguente iscrizione: “SI CONFIDIS IN ME SENA ERIS GRATIA PLENA”, il motto di sapore sapienziale ci assicura la provenienza della tavola da una chiesa cittadina. Bagnoli suppone che l’opera provenga dalla chiesa di San Francesco e tende a identificarla con quella firmata dal Sassetta ricordata nella cappella Petroni da Fabio Chigi nel 1620.

Il restauro diretto da Alessandro Bagnoli è stato condotto da Barbara Schleicher. L’opera è inedita.


Info e prenotazioni:
Museo di San Pietro all’Orto, Corso Diaz 36 – Massa Marittima 0566/906525; accoglienzamuseimassa@gmail.com   www.museidimaremma.it
 
Ufficio Stampa:
Ufficio Stampa del Comune di Massa Marittima,
Monica Moretti mmoretti95@gmail.com
 
Ufficio stampa del Sistema dei Musei di Maremma e del Parco delle Colline Metallifere,
Fabrizio Lucarini fabrizio@illogo.it 
 
In collaborazione con
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. +39 049.663499
ref. Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net

Conversano: aperta al pubblico la grande mostra “Chagall. Sogno d’amore”

Chagall. Sogno d’amore

20 aprile – 27 ottobre 2024
Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona di Conversano

Dal 20 aprile 2024, al Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona di Conversano, apre al pubblico la grande mostra Chagall. Sogno d’amoreoltre 100 bellissime opere attraverso cui viene raccontata tutta la vita e l’opera di uno degli artisti universalmente più noti e amati: Marc Chagall.

A seguito dell’esperienza maturata lo scorso anno a Conversano con la mostra di Antonio Ligabue, che ha conseguito un grandissimo apprezzamento da parte dei visitatori, il Comune e Arthemisia rilanciano proponendo al pubblico un artista dalla portata internazionale quale Mar Chagall, evidente segno di crescita e progressione nella proposta culturale della Città.

Marc Chagall (Bielorussia, 1887 – Francia 1985) è uno dei più grandi artisti al mondo ed uno dei principali interpreti della pittura del Novecento che – con le sue opere universalmente note, un inconfondibile stile onirico e fantasioso e una vita ricca di tormenti – rappresenta un unicum nella storia dell’arte.
Ebreo ed esule dalla sua patria, proprio per il credo religioso, nel 1910 si trasferisce a Parigi per approfondire gli studi artistici. Attivamente coinvolto nella Rivoluzione Russa, fonda un’accademia d’arte nella sua terra natia, contestata pesantemente dal Governo. Torna in Francia, ma la seconda guerra mondiale lo costringerà a scappare in Spagna, in Portogallo e negli Stati Uniti. Nel 1944 perde la sua amatissima moglie, e questo sarà un ulteriore e tragico trauma nella vita e nell’opera dell’artista. Nel 1948 Chagall torna in Francia e si stabilisce in Provenza, dove abiterà fino alla sua morte nel 1985.

Chagall. Sogno d’amore rappresenta una straordinaria opportunità per ammirare oltre 100 opere tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni dell’artista; un nucleo di opere rare e straordinarie, certificate e autorizzate dalla Fondation Chagall, provenienti da collezioni private e quindi di difficile accesso per il grande pubblico che consentono di ripercorrere la traiettoria artistica del pittore dal 1925 fino alla morte.

L’Amore è il fil rouge che unisce tutta la produzione di Chagall: amore per la religione, per la patria, per la moglie, per il mondo delle favole, per l’arte.

La mostra, dal forte impatto emotivo, racconta un mondo tutto suo, intriso di stupore e meraviglia. Nelle opere coesistono ricordi d’infanzia, fiabe, poesia, religione ed esodo, un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell’artista: un immaginario onirico in cui è difficile discernere il confine tra realtà e sogno.

Ad arricchire la mostra anche tanti supporti multimediali come video, approfondimenti didattici, elementi immersivi.

Promossa e sostenuta dal Comune di Conversano Città d’Arte e Museco – Musei in Conversano, la mostra Chagall. Sogno d’amore è prodotta e organizzata da Arthemisia ed è a cura di Dolores Duràn Ucàr, una delle più importanti studiose dell’artista. La voce italiana della mostra è affidata alla storica dell’arte Francesca Villanti.


Date
20 aprile – 27 ottobre 2024

Sede
Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona
Piazza Conciliazione (Arco monumentale)
Conversano – Bari

Orario apertura
Dal martedì al venerdì 10.00 – 13.30 | 15.30 – 19.00
Sabato e domenica 10.00 – 13.30 | 15.30 – 20.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Lunedì chiuso

Biglietti
Intero € 15,00
Ridotto € 13,00

Informazioni e prenotazioni
T. +39 080 99 52 31

Sito
www.arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#ChagallConversano

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332

CEN LONG “SEMINARE SPERANZA” – In occasione della 60° Biennale di Venezia

La mostra, promossa dalla Crux Art Foundation, mette in relazione l’arte di Cen Long con il tema della Speranza e il titolo della mostra, “Seminare speranza”, mette in relazione la Speranza con il potere assoluto dell’amore suscitando narrazioni metafisiche e concettuali.

Dopo la mostra all’Accademia Delle Arti del Disegno di Firenze, la mostra a Venezia rappresenta la seconda tappa dell’Italian Cen Long Tour e la più ampia mostra realizzata in Italia.

“Al centro del mio credo artistico c’è l’imperativo di infondere vita nella tela manifestando l’essenza spirituale dell’umanità con pace e gentilezza.
Aspiro alla mia espressione artistica per rasserenarmi in mezzo alla cacofonia dell’esistenza”
Cen Long

SEMINARE SPERANZA, CEN LONG
Cen Long Italy Exhibition Tour
A cura di Metra Lin e Laura Villani

Opening ufficiale
Sabato 20 aprile, ore 18
 Brindisi a seguire
Palazzo Querini
Calle Lunga San Barnaba 2691, Venezia

Una mostra che genera sentimenti veri, profondi, che fa riflettere e lascia un ricordo. Nel senso più autentico di questa parola, poiché ricordare significa porre nel cuore e i dipinti di Cen Long arrivano al cuore. Il tema dell’esposizione, quello della Speranza, rappresenta un archetipo nelle diverse tradizioni e religioni e, al contempo, è terribilmente di attualità. Oggi più che mai accomuna il pensiero delle persone di buona volontà. Una speranza laica, a fronte del difficile momento globale che stiamo vivendo, che non rappresenta l’estrema utopica possibilità di salvezza bensì il primo indispensabile sentimento condiviso, l’agognato avvio di un cambiamento che poggia le basi sul concetto di umanità.

Il suo approccio artistico consiste in uno stile semplice, pennellate sofisticate, composizione rigorosa, colorazione stratificata e solida. Queste tecniche generano grande forza nei suoi dipinti; ogni pezzo contiene un significato più profondo sotto le sue qualità superficiali. Insieme, questi attributi esprimono valori che possono resistere alla prova del tempo e affascinare l’immaginazione. Le sue opere evocano un senso di chiarezza e serenità incoraggiando a ri-sperimentare l’estetica della tranquillità, per tornare ad uno stato più fondamentale dell’essere. Il risultato è una pittura colma di mistero, che parla ad ogni fede senza essere collegata ad un credo in particolare e ci conduce con invisibili passaggi in una condivisione delle sorti dove la bellezza è connaturata all’esistere.

“Al centro del mio credo artistico c’è l’imperativo di infondere vita nella tela e infondendo vitalità in ogni pennellata – racconta Cen Long che si distingue e mantiene una profonda originalità rispetto all’arte contemporanea cinese, soprattutto nella pittura – Questa vitalità, caratterizzata da una manifestazione sfumata di essenza spirituale e cognitiva, riflette la mia convinzione nell’affinità fondamentale dell’umanità con la pace e la gentilezza. Alla luce di ciò, aspiro alla mia espressione artistica per calmarmi come un flusso serenamente chiaro in mezzo alla cacofonia dell’esistenza”.

La mostra si propone proprio per la profondità dei significati di innescare una serie di importanti considerazioni che daranno luogo a incontri con importanti relatori che si succederanno da aprile a novembre nei mesi di programmazione della mostra.


MASTER CEN LONG
Cen Long rappresenta, secondo gli intellettuali cinesi per le sue implicazioni filosofiche, l’artista più prestigioso della Cina, il regno di mezzo Chung-kuo, e la sua mostra costituisce un’occasione di riflessione sempre protesa alla speranza. 

SPERANZA
La Speranza, il solo bene comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora, può trovare nel titolo dato dal papa al Giubileo, Pellegrini di Speranza, un momento di sincretismo e collegamento tra religioni.

DANTE
Nell’opera di Cen Long troviamo molti elementi presenti nel Purgatorio di Dante. Il Purgatorio in terra dei personaggi rappresentati nei dipinti del Maestro cinese, sono persone umili, intente spesso alle proprie dure attività lavorative che affrontano con fierezza. Nei loro volti la forza della speranza come nel cammino dantesco verso una condizione migliore.

OCEANO
Cen Long è particolarmente sensibile al tema della natura che non è una proprietà dell’uomo ma dove esso rappresenta una delle sue meravigliose creature. In questa visione Venezia è la città simbolo poiché rappresenta tutta la fragilità del pianeta e al contempo deve essere un luogo di riferimento per trovare le migliori soluzioni per un rinnovato spirito di cura e sostenibilità. L’oceano e i mari, la porzione più ampia del Pianeta, rappresentano poi la risorsa più importante per tutte le creature del globo, e il luogo dove l’azione per guidare la transizione ambientale del presente e del futuro è indispensabile. Raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 non può prescindere dalla tutela degli oceani. In una visione unitaria e sovranazionale di adeguata salvaguardia degli spazi marittimi e della risorsa marina per una effettiva e consapevole transizione ecologica.

MARCO POLO
Marco Polo, contemporaneo di Dante, alla cui opera con particolare riferimento al Purgatorio era collegata tematicamente la mostra di Firenze, nei suoi settecento anni di celebrazione nel 2024, se vede il celebre Veneziano andare nel Catai vede ora Cen Long approdare a Venezia per la quinta volta. Se temporalmente sono molto lontani, entrambe vivono il destino di vivere lontani dalla propria patria o, nel caso di Cen Long, esuli in Patria per la sua decisione di vivere in totale solitudine in uno spazio abitato dalle sue tele, dai suoi libri e dalla sua musica. Accomunati dalla speranza e l’auspicio di un Mondo senza frontiere e conflitti.


INFORMAZIONI
PALAZZO QUERINI – CALLE LUNGA SAN BARNABA 2691, VENEZIA
Dal 20/04 al 24/11/2024 Ingresso libero – Orari 11.00-19.00 – Martedì chiuso
Opening: 20 aprile a partire dalle ore 18.00
Partners: Fondazione Ugo e Olga Levi, Accademia delle Belle Arti di Venezia, Crux Art Foundation, Studio Laura Villani

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     Ufficio stampa: Davide Federici info@davidefederici.it