Venezia, Palazzo Ducale: I MONDI DI MARCO POLO

Courtesy Fondazione Musei Civici Venezia
I MONDI DI MARCO POLO
Il viaggio di un mercante veneziano del Duecento

Venezia, Palazzo Ducale – Appartamento del Doge

6 aprile – 29 settembre 2024

a cura di Giovanni Curatola e Chiara Squarcina 

Una mostra per celebrare, ripensare e raccontare Marco Polo: il suo tempo, la sua vita, la sua opera, il viaggio, l’esempio e la sua eredità

Un uomo, cittadino del mondo in quanto veneziano, grazie al quale l’Oriente è diventato meno lontano e sconosciuto. Questo il tema della mostra in programma dal 6 aprile al 29 settembre 2024 a Palazzo Ducale, organizzata nell’anno in cui ricorrono i 700 anni dalla morte di Marco Polo. Un omaggio all’uomo ma, soprattutto, la volontà di condividere le suggestioni da lui stesso raccontate nell’opera letteraria Il Milione: una fonte inesauribile di ispirazione per studiosi, esploratori, viaggiatori di ogni epoca. 

Una vita, quella di Marco Polo, che si riverbera nel racconto di una straordinaria geografia storica, culturale, politica e umana dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Asia del Duecento che contribuì a far conoscere. Un patrimonio incredibile di abitudini, usi, costumi e idee che grazie al nostro circolò nella Venezia del XIII secolo quale inestimabile fonte di strategiche informazioni che altri mercanti, dopo di lui, concorsero ad arricchire.

Photo Irene Fanizza

Un viaggio nel viaggio, per ricordare gli incontri, reali, inventati, talvolta omessi, con un excursus nei Paesi visitati dall’illustre veneziano e dalla famiglia in oltre vent’anni, attraverso oltre 300 opere provenienti dalle collezioni civiche, dalle maggiori e più importanti istituzioni italiane ed europee fino a prestiti dei musei dell’Armenia, Cina, Qatar, per condividere, nel modo più esaustivo possibile, i mondi di Marco Polo.

Un percorso che non può che partire da Venezia e dalla sua casa, nell’area di san Giovanni Crisostomo, dal sotoportego, corte seconda, ponte del Milion, con la restituzione degli inediti reperti, frutto di scavi e studi condotti nell’area del Teatro Malibran che permettono oggi di avere un’idea più precisa della loro casa-fondaco dei Polo. Protagonisti sono, perciò, anche una Venezia cosmopolita e i suoi cittadini, che al viaggio dovevano la propria esistenza e sopravvivenza; come testimoniato dalle diverse incursioni nella cartografia e dalle maestose decorazioni della Sala dello Scudo negli Appartamenti del Doge che riproducono, oltre ai possedimenti della Repubblica nel Cinquecento, le regioni lontane esplorate da veneziani e dalla stessa famiglia Polo e che il pubblico, in occasione della mostra, potrà nuovamente ammirare.

Un’incursione nella vita e nelle parole di Polo, con l’esposizione del suo testamento, un lascito materiale e morale, tra gli oggetti, le monete del tempo che il mercante avrà maneggiato, i tessuti, le ceramiche e le spezie che non manca mai di nominare; un salto nel mito e nell’opera letteraria, nel racconto preciso e verosimile di un viaggio di vent’anni, nato dall’incontro con Rustichello da Pisa nelle prigioni genovesi, scaturito dalla memoria precisa e prodigiosa di Marco Polo unito alla ricchezza della scrittura del letterato. 

Cardine di una delle sezioni è proprio Il Milione, che consegna la vita di un comune mercante veneziano alla storia, alla fama, all’immortalità. Un testo che attraversa i secoli, proliferando in traduzioni e diverse versioni; una guida di viaggio con consigli e curiosità ante litteram e modello per celebri opere letterarie, dal Viaggio al centro della terra di Jules Verne a Le città invisibili di Italo Calvino. Sono solo alcuni dei tributi, omaggi ed esempi di fortuna critica che seguì Il Milione e Marco Polo per tutto l’Ottocento e il Novecento, una fama che prosegue nei decenni con rivisitazioni in chiave pop, fonte di ispirazione per artisti moderni e contemporanei, esposti in mostra.

Photo Irene Fanizz

Non ultimo, il progetto espositivo dei Musei Civici intende ricordare, una volta di più, il valore di inclusività culturale del viaggio, l’apertura, la curiosità verso ciò che è altro da noi, partendo dall’insegnamento di un giovane veneziano e della sua volontà di conoscenza, rispettosa verso il mondodelle persone, delle culture, delle diverse fedi e culti religiosi si rende conto, raccontando di popolazioni cristiane nelle varie declinazioni, compresa quella nestoriana, del culto e dei misticismi dell’Islam, dei Cinesi Confuciani, Buddhisti, Taoisti, dell’Induismo in India.  

Celebrare Marco Polo e il suo itinerario a 700 anni dalla morte è l’occasione per raccontare la sua ineguagliabile vita, la sua sete di conoscenza, la spinta verso il confronto, la volontà di scoprire nuove prospettive e altri modi di vivere e, soprattutto, di condividere poi tutto questo. Per dirla con le sue stesse parole acciocché si potessero sapere le cose che sono per lo mondo di quelle terre e popolazioni lontane. 

Una ricchezza culturale dal grande valore educativo e divulgativo, che sarà protagonista per tutto il 2024 con esposizioni, momenti d’incontro e approfondimenti per tutti, con particolare attenzione alle nuove generazioni; con momenti dedicati alle scuole, alle famiglie, con la collaborazione di Geronimo Stilton come compagno di viaggio di Marco Polo nell’Activity Book.

I mondi di Marco Polo è organizzata nell’ambito delle iniziative promosse dal Comune di Venezia e dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 700 anni della morte di Marco Polo, presieduto dal Sindaco Luigi Brugnaro e realizzata con la collaborazione speciale dell’Università Ca’ Foscari Venezia e l’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai

Il progetto espositivo ha ricevuto la Medaglia d’Oro dal Presidente della Repubblica.

La mostra è resa possibile dal supporto di Apice srl, Magonza editore, Mavive Venezia. Media Partner: Rai Cultura e Rai Storia.



Informazioni per la stampa
Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto
con Alessandra Abbate
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa
 
Con il supporto di
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
roberta@studioesseci.net
simone@studioesseci.net

Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona, Conversano: “Chagall. Sogno d’amore”

Chagall. Sogno d’amore

20 aprile – 27 ottobre 2024
Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona di Conversano

Dal 20 aprile 2024, al Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona di Conversano, apre al pubblico la grande mostra Chagall. Sogno d’amoreoltre 100 bellissime opere attraverso cui viene raccontata tutta la vita e l’opera di uno degli artisti universalmente più noti e amati: Marc Chagall.

A seguito dell’esperienza maturata lo scorso anno a Conversano con la mostra di Antonio Ligabue, che ha conseguito un grandissimo apprezzamento da parte dei visitatori, il Comune e Arthemisia rilanciano proponendo al pubblico un artista dalla portata internazionale quale Mar Chagall, evidente segno di crescita e progressione nella proposta culturale della Città.

Marc Chagall (Bielorussia, 1887 – Francia 1985) è uno dei più grandi artisti al mondo ed uno dei principali interpreti della pittura del Novecento che – con le sue opere universalmente note, un inconfondibile stile onirico e fantasioso e una vita ricca di tormenti – rappresenta un unicum nella storia dell’arte.
Ebreo ed esule dalla sua patria, proprio per il credo religioso, nel 1910 si trasferisce a Parigi per approfondire gli studi artistici. Attivamente coinvolto nella Rivoluzione Russa, fonda un’accademia d’arte nella sua terra natia, contestata pesantemente dal Governo. Torna in Francia, ma la seconda guerra mondiale lo costringerà a scappare in Spagna, in Portogallo e negli Stati Uniti. Nel 1944 perde la sua amatissima moglie, e questo sarà un ulteriore e tragico trauma nella vita e nell’opera dell’artista. Nel 1948 Chagall torna in Francia e si stabilisce in Provenza, dove abiterà fino alla sua morte nel 1985.

Chagall. Sogno d’amore rappresenta una straordinaria opportunità per ammirare oltre 100 opere tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni dell’artista; un nucleo di opere rare e straordinarie, certificate e autorizzate dalla Fondation Chagall, provenienti da collezioni private e quindi di difficile accesso per il grande pubblico che consentono di ripercorrere la traiettoria artistica del pittore dal 1925 fino alla morte.

L’Amore è il fil rouge che unisce tutta la produzione di Chagall: amore per la religione, per la patria, per la moglie, per il mondo delle favole, per l’arte.

La mostra, dal forte impatto emotivo, racconta un mondo tutto suo, intriso di stupore e meraviglia. Nelle opere coesistono ricordi d’infanzia, fiabe, poesia, religione ed esodo, un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell’artista: un immaginario onirico in cui è difficile discernere il confine tra realtà e sogno.

Ad arricchire la mostra anche tanti supporti multimediali come video, approfondimenti didattici, elementi immersivi.

Promossa e sostenuta dal Comune di Conversano Città d’Arte e Museco – Musei in Conversano, la mostra Chagall. Sogno d’amore è prodotta e organizzata da Arthemisia ed è a cura di Dolores Duràn Ucàr, una delle più importanti studiose dell’artista. La voce italiana della mostra è affidata alla storica dell’arte Francesca Villanti.


Date
20 aprile – 27 ottobre 2024

Sede
Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona
Piazza Conciliazione (Arco monumentale)
Conversano – Bari

Orario apertura
Dal martedì al venerdì 10.00 – 13.30 | 15.30 – 19.00
Sabato e domenica 10.00 – 13.30 | 15.30 – 20.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Lunedì chiuso

Biglietti
Intero € 15,00
Ridotto € 13,00

Informazioni e prenotazioni
T. +39 080 99 52 31

Sito
www.arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#ChagallConversano

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332

La mostra del Sassetta occasione per scoprire uno dei più incredibili borghi d’Italia

IL SASSETTA E IL SUO TEMPO
Uno sguardo sull’arte senese del primo Quattrocento
Massa Marittima, Museo di San Pietro all’Orto
15 marzo – 14 luglio 2024

Mostra a cura di Alessandro Bagnoli

Dal 15 marzo, ai Museo di San Pietro all’Orto si potranno ammirare le magnifiche opere riunite dalla mostra “Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo   sull’arte senese del primo Quattrocento”. L’esposizione resterà aperta al pubblico sino al 14 luglio, consentendo di ammirare un nucleo fondamentale di tavole di Stefano di Giovanni, meglio noto come il Sassetta (attivo a Siena dal 1423 al 1450), l’artista che immise i fermenti del Rinascimento nella grande tradizione trecentesca senese.

La mostra, curata da Alessandro Bagnoli, è promossa dal Comune di Massa Marittima, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino, il Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Siena, la Diocesi di Massa Marittima – Piombino, la Pinacoteca Nazionale di Siena, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo.

Il Sassetta riunito al San Pietro vale da solo una visita, per la bellezza delle selezionatissime opere, sue e di precisi artisti di confronto.   

Ma a rendere imperdibile una gita a Massa Marittima in occasione della mostra è anche il contesto che la accoglie. A partire dal Museo di San Pietro, dove tra i diversi capolavori spicca la Maestà di Ambrogio Lorenzetti, poi il contiguo, curioso, Museo dell’Organo e dell’Arte Organaria, e l’intero borgo, incredibile scrigno d’arte e di architettura.

Massa sorse nel cuore delle Colline Metallifere, dal cui sottosuolo si estraeva anche l’argento. Fatto che certo favorì l’istituzione di una zecca cittadina. Il poter battere moneta, il trasferimento in questo luogo protetto della Corte Vescovile prima insediata a Populonia, la presenza di un ceto economico ricco e collegato con l’intera Europa, favorì il crearsi di una serie di monumenti di grandissimo pregio, la cui costruzione venne commissionata alle migliori maestranze del momento. Basti pensare alla maestosa cattedrale di San Cerbone, opera dei Maestri Comacini, al Palazzo Comunale, a quello del Podestà e ad altri che testimoniano il potere e il gusto della classe dirigente tra Medio Evo e primo Rinascimento. Gli imponenti edifici di antichi conventi e monasteri, spesso oggi destinati a funzione diversa da quella originaria, testimoniano l’importanza che ebbero anche a Massa la presenza e la committenza, religiosa.

Ma il monumento più popolarmente celebre della città sono le Fonti dell’Abbondanza, per l’incredibile affresco che le sovrasta: l’albero della Fecondità un unicum nell’iconografia medievale. L’affresco venne realizzato a cavallo tra il ‘200 e il ‘300, a pochi passi dalla Cattedrale, proprio sopra una delle vasche utilizzate per l’approvvigionamento idrico della popolazione. Vi è raffigurato un grande albero, allegoria dell’abbondanza, da cui pendono dei falli di ragguardevoli dimensioni, oggetto della contesa di un gruppo di donne. Il tutto sotto un volo indifferente di neri corvi.   

Quando Siena mise fine all’autonomia del Comune di Massa Marittima, dimezzò la Torre del Candeliere e costruì il Cassero una fortificazione interna alla città per tenere sotto controllo i cittadini ribelli. Questi due gioielli, la torre e il Cassero, furono uniti dall’arco senese, un unicum per bellezza monumentale.

I reperti del ricco Museo Archeologico testimoniano quanto antica sia la presenza umana su queste colline.

Non è di interesse turistico, ma certo storico, il fatto che in questo borgo siano attive ben 3 logge massoniche. Una serena convivenza di pensieri e credi che fa di Massa Marittima un luogo non solo bello da scoprire ma anche da vivere.


La mostra sarà aperta dal 15 marzo al 30 giugno dal martedì alla domenica 9.30 – 13.00 \ 14.30 – 18.00 e dall’1 al 15 luglio tutti i giorni 9.30 – 13.00 \ 14.30 – 18.00.
 
Info e prenotazioni:
Museo di San Pietro all’Orto, Corso Diaz 36 – Massa Marittima 0566/906525;
accoglienzamuseimassa@gmail.com   www.museimassamarittima.it 
 
Ufficio Stampa:
Ufficio Stampa del Comune di Massa Marittima, Monica Moretti, mmoretti95@gmail.com
 
Ufficio stampa del Sistema dei Musei di Maremma e del Parco delle Colline Metallifere, Fabrizio Lucarini    fabrizio@ilogo.it
 
In collaborazione con
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
ref. Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net

Experiences compie vent’anni

L’atto istitutivo riporta la data del 10 febbraio 2004. Experiences compie vent’anni. Chiunque si aspetterebbe parole celebrative. Il racconto di come eravamo quando abbiamo cominciato: l’idea, i primi passi, come si è cercato di dare corpo alle nostre aspirazioni, i traguardi raggiunti. Un racconto che, nella maggior parte dei casi, sottintende un senso di compiacimento. Noi, viceversa, siamo pratici e disincantati. Le celebrazioni non ci attraggono. Con tutta semplicità, ci sembra più naturale affermare che da vent’anni siamo in cammino, perché abbiamo sempre scelto di inoltrarci in sentieri poco frequentati, se non addirittura ancora non tracciati. Quindi, continuiamo a camminare. Il motivo lo esprime in modo significativo il nome stesso di “Experiences”, il cui intrinseco carattere sperimentale racchiude il desiderio di conoscenza diretta della realtà pratica considerata nel suo complesso. A conti fatti, abbiamo impiantato le nostre sperimentazioni in un mondo sempre più fluido, o meglio, sempre più liquido, come afferma Bauman, che con il termine “modernità liquida” indica la labilità di qualsiasi espressione all’interno di un contesto precario.

Il lavoro condotto in venti anni è tracciato sul nostro sito web, documentato da Internet Archive, un progetto che ha l’obiettivo di fornire l’accesso universale a tutta la conoscenza umana. Tale progetto è stato avviato da Brewster Kahle nel 1996 e fisicamente ha sede a San Francisco (California, Stati Uniti). In Wayback Machine è possibile visitare le scansioni archiviate del sito Experiences nel corso degli anni. La prima risale al 12 febbraio 2004, due giorni dopo il varo della società. Una pagina interna del nostro sito delinea per punti attività e servizi “attinenti a ricerca e documentazione, produzione editoriale e formazione professionale, per la progettazione, realizzazione e gestione di programmi integrati, finalizzati alla conoscenza, al recupero, alla valorizzazione del territorio”. Progressivamente 190 “salvataggi” differenti scandiscono su Internet Archive i temi di cui ci siamo interessati in questi lunghi anni.

Dalle attività e dai servizi – sottolineati con lo slogan “il futuro dalle esperienze del passato” – è già possibile comprendere che per sperimentare questo presente liquido abbiamo intrapreso il cammino facendo affidamento sul confronto col passato. Perché? Una metafora molto usata evidenzia la relazione, anzi la dipendenza, della cultura moderna rispetto all’antica. Giovanni di Salisbury, attribuiva la paternità del concetto al suo maestro Bernardo di Chartres: «dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes». In altre parole, ognuno di noi può vedere più lontano rispetto al passato non certo per l’acutezza della vista, ma perché, come dei nani, sediamo a cavalcioni sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto.

Molte sono le pagine che si possono scorrere sul sito Experiences. Google, qualche settimana fa, ne contava oltre 12.000. E queste pagine si riferiscono soltanto alle ultime due versioni in rete. Sarebbe impossibile scorrerle tutte. Ci basti dire, però, che da subito abbiamo fatto riferimento ai fatti storici con particolare attenzione alla cultura materiale, sull’impronta lasciata da Fernand Braudel e dalla sua École des Annales. Ma abbiamo fatto riferimento anche ai maestri del pensiero. L’illuminismo è stato uno dei maggiori temi analizzati. Per la loro qualità didattica le nostre pagine, raccolte in un mini-sito, hanno avuto l’attenzione dell’Enciclopedia Treccani online, la quale, tra le Risorse Web attinenti alle lezioni sulla storia dell’illuminismo, ha ritenuto di proporre i nostri testi, attraverso un link, che fa riferimento a “Materiali per una lezione schematica sull’Illuminismo e, in particolare, sugli illuministi italiani”. Una precedente versione di Experiences permette di accedere a questi contenuti.

Nel corso degli anni l’obiettivo principale di Experiences è stato quello di analizzare il territorio nella sua miriade di sfaccettature. Non è più possibile leggere le pagine dedicate ai comuni e alle provincie siciliane. Una ricca documentazione originale frutto di lunghe ricerche bibliografiche, curate da un bel gruppo di giovani collaboratori. Fra tali ricerche spicca la proposta per una serie di iniziative di forte impatto comunicativo, che hanno trovato la loro realizzazione nel 2011 in occasione delle giornate del Patrimonio Europeo. Una proposta finalizzata a richiamare l’attenzione sull’area falcata di Messina, che è la città in cui ha sede Experiences. La penisola o braccio di San Raineri da sempre ne ha caratterizzato l’identità, pur versando oggi in uno stato di degrado che certamente non rende onore alla propria storia.

Messina è stata più volte oggetto di analisi e ricerche, non solo riguardanti la sua storia antica, ma anche quella più recente, dopo il sisma del 1908. I manufatti in “pietra artificiale” ne hanno connaturato l’immagine espressiva. La diffusione delle case moderne ha innescato un complesso processo di riorganizzazione urbana. La ricerca che presentavamo prendeva in esame gli elementi decorativi della città dei primi anni del Novecento, quella della ricostruzione, con elementi tratti dall’eclettismo della città preterremoto.

L’architettura ha caratterizzato prevalentemente gli interessi di Experiences per tutto il primo decennio. Una architettura letta sia negli esterni urbani quanto negli interni privati. Di qui, una ricca produzione di lezioni su CD-Rom e successivamente su una piattaforma dedicata come Moodle, che molti studenti hanno potuto utilizzare. Un esempio sono le lezioni di Storia dell’arredamento consistite nell’analisi degli stili del mobile e della composizione degli interni che ne conseguiva. Per evitare facili classificazioni lo stile era individuato in base a tecniche impiegate nella costruzione degli arredi, forme d’insieme, motivi dell’ornato.

Ecco aprirsi, dunque, nuovi spazi di ragionamento, insistendo maggiormente sull’arte applicata e via via ponendo attenzione alle varie discipline artistiche, da quelle classiche del disegno all’astrattismo, alle più recenti forme espressive che considerano la fotografia, il fumetto, giungendo fino alle arti performative. La diffusione delle nostre ricerche si è basata principalmente sulla produzione di libri, impiantando una vera e propria casa editrice che ha prodotto un consistente catalogo di titoli. Perché – ci siamo chiesti – non dare vita ancora ad un’altra esperienza? Black & White è stato un esperimento stimolante per la creatività artistica, innovatore per l’editoria, accattivante per una nuova idea di collezionismo. Una sfida, che stravolgeva e innovava la concezione odierna di Libro d’Artista. Tutto questo, offrendo agli emergenti un’opportunità per attivare più facilmente un percorso professionale nel mondo dell’arte.

Siamo così giunti alla storia recente di Experiences, che oggi si può seguire sulla rete web come una Rivista online di arte e cultura. La cultura è incentrata sulla produzione editoriale che troviamo in libreria, ma anche in archivi e biblioteche che rappresentano un patrimonio mirabile. L’arte è quella che vogliamo farci raccontare direttamente da coloro che la fanno, nell’attimo stesso in cui la fanno. Una rete relazionale con i protagonisti delle attività culturali italiane, ci permette di informare i lettori sugli eventi principali e permette agli operatori stessi di coprire l’informazione rispetto al territorio.

Quali saranno gli sviluppi futuri? Anticiparli significa incorrere in possibili errori colossali. Quando abbiamo cominciato conoscevamo i sistemi tradizionali e solo qualche milione di utenti iniziava ad utilizzare internet. La stampa di un libro era costosissima, legata alle tirature offset, mentre oggi il digitale permette l’on-demand e la lettura multimediale si è diffusa. Sempre più si parla di AI, ovvero di intelligenza artificiale alla quale affidare teoricamente persino la scrittura degli articoli. Per questo siamo curiosi di sperimentare il presente, continuando il nostro cammino, per mantenere e rafforzare il desiderio di conoscenza. Non abbiamo nostalgia del passato, ma lo utilizziamo per guardare al futuro con cognizione di causa. Perché il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.


A Massa Marittima (Gr) mostra sul Sassetta, originale interprete della pittura senese fra Gotico e Rinascimento

Massa Marittima, Musei di San Pietro all’Orto

14 marzo – 14 luglio 2024

Mostra a cura di Alessandro Bagnoli

A Massa Marittima, esposizione sul Sassetta, originale interprete della pittura senese fra Gotico e Rinascimento. In mostra anche un inedito, scoperto sotto una ridipintura seicentesca.

Dopo Ambrogio Lorenzetti, il Museo di San Pietro all’Orto, a Massa Marittima, propone un altro grande appuntamento con l’arte senese. Protagonista della mostra, dal 14 marzo al 14 luglio,  sarà Stefano di Giovanni, meglio noto come il Sassetta (attivo a Siena dal 1423 al 1450), l’artista  che immise i fermenti del Rinascimento nella grande tradizione trecentesca senese.

La mostra,  curata da Alessandro Bagnoli, è promossa dal Comune di Massa Marittima, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino, il Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Siena, la Diocesi di Massa Marittima – Piombino, la Pinacoteca Nazionale di Siena, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo.

Come già avvenne con l’evento espositivo sul Lorenzetti, anche questa mostra prende spunto da un’opera esposta in modo permanente al Museo di San Pietro all’Orto: l’Arcangelo Gabriele del Sassetta, piccola tavola un tempo collocata fra le cuspidi di una pala d’altare. La Vergine Annunciata, protagonista della stessa pala, non ha potuto fare ritorno, sia pur temporaneamente per ritrovare il suo Angelo Annunciante, essendo oggi patrimonio della Yale University Art Gallery a New Haven.

Ad accompagnare l’Angelo saranno una cinquantina di opere di cui ventisei del maestro senese, le altre appartengono ad artisti attivi in quegli anni nel medesimo contesto. Tra essi il ‘Maestro dell’Osservanza’, Sano di Pietro, Giovanni di Paolo, Pietro Giovanni Ambrosi e Domenico di Niccolò dei Cori.

La mostra presenta, tra le molte opere del Sassetta concesse da musei e istituzioni nazionali, una importantissima “prima”, che è stata scoperta dal curatore della mostra. Solo il fine occhio di un valente storico dell’arte come quello di Alessandro Bagnoli poteva riconoscere sotto una pesante ridipintura un capolavoro del Sassetta, che l’eccellente restauro di Barbara Schleicher ha restituito alla piena leggibilità.  Si tratta di una Madonna con Bambino, proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille) ma originariamente realizzata per una chiesa senese, probabilmente San Francesco.

A quest’opera di straordinaria bellezza e delicatezza viene accostata una ulteriore Madonna con Bambino, del Museo dell’Opera di Siena e recentemente restaurata dal FAI, cui si aggiunge la particolare Madonna delle ciliegie, dal Museo di Grosseto, così chiamata per la presenza di questi inusuali frutti nella mano della Vergine. Dalla Pinacoteca Nazionale senese giungono in mostra i Quattro Protettori di Siena, i Quattro Dottori della Chiesa, la meravigliosa tavoletta del  Sant’Antonio bastonato dai diavoli, l’Ultima cena, tutti frammenti della famosissima pala commissionata a Sassetta dall’Arte della lana, per la quale in mostra si propone una nuova e più convincente ricostruzione. Mentre un Sant’Antonio Abate giunge dalla Collezione Banca Monte dei Paschi. Dalla Collezione Chigi Saracini provengono una Madonna dolente e San Giovanni, un  San Martino e il povero e la raffinata Adorazione dei Magi. Dal Diocesano di Cortona arriva un grande polittico. Altre opere del pittore provengono dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, da Museo dell’Opera di Siena e dalla già citata Collezione Chigi Saracini.

La Madonna col Bambino proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille), pur essendo il capolavoro svelato in questa mostra, non è l’unica novità: l’esposizione  raccoglie il frutto di anni di lavoro del curatore sul territorio. Vengono presentati infatti per la prima volta due nuovi profili di artisti di cultura sassettesca: Nastagio di Guasparre, finora noto come il ‘Maestro di Sant’Ansano’ e il ‘Maestro di Monticiano’. Inoltre saranno presenti opere mai esposte al pubblico come un gentile Sant’Ansano, disegnato nel codice dei capitoli dell’omonima Compagnia, una Flagellazione dipinta sulla copertina di un volume dell’Ufficio della Gabella del Comune di Siena, che è stata recentemente riacquisita al patrimonio pubblico e prestata in via del tutto eccezionale per la mostra di Massa Marittima dall’Archivio di Stato di Siena. Infine una piccola scultura raffigurante le  Stigmate San Francesco, che si può riconoscere come un elemento di un coro ligneo intagliato da Domenico di Niccolò dei Cori.

Stefano di Giovanni detto il Sassetta fu senza dubbio il più importante e originale pittore senese della prima metà del Quattrocento. Morì nel 1450 nel pieno della sua attività lasciando la “sventurata vedova con tre povari pupilli che il maggiore è d’anni sette, et Idio sa in che stato”.


La mostra “Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo all’arte senese del primo Quattrocento” (Massa Marittima, Museo di San Pietro all’Orto, 14 marzo – 14 luglio 2024) a cura di Alessandro Bagnoli, propone un Sassetta inedito. Si tratta della “Madonna col Bambino”, tempera su tavola, 67,5 x 45,3. Di proprietà dell’Arcidiocesi di Siena, proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille).

La tavola raffigurante la Madonna col Bambino è stata ritagliata su tutti e quattro i lati in epoca imprecisata e completamente ridipinta nel Seicento.
Come altri dipinti del Sassetta raffigurava un modello molto diffuso al tempo: La Madonna dell’umiltà, ovvero una Madonna seduta, come nel nostro caso, a terra sopra un cuscino, che si intravede sotto il manto della Vergine nella parte destra.
La Madonna ha in mano una melagrana, mentre invece il Bambino con la mano sinistra tiene un uccellino.

La Madonna presenta una bellissima aureola raggiata contenente la seguente iscrizione: “SI CONFIDIS IN ME SENA ERIS GRATIA PLENA”, il motto di sapore sapienziale ci assicura la provenienza della tavola da una chiesa cittadina. Bagnoli suppone che l’opera provenga dalla chiesa di San Francesco e tende a identificarla con quella firmata dal Sassetta ricordata nella cappella Petroni da Fabio Chigi nel 1620.

Il restauro diretto da Alessandro Bagnoli è stato condotto da Barbara Schleicher. L’opera è inedita.


Info e prenotazioni:
Museo di San Pietro all’Orto, Corso Diaz 36 – Massa Marittima 0566/906525; accoglienzamuseimassa@gmail.com   www.museidimaremma.it
 
Ufficio Stampa:
Ufficio Stampa del Comune di Massa Marittima,
Monica Moretti mmoretti95@gmail.com
 
Ufficio stampa del Sistema dei Musei di Maremma e del Parco delle Colline Metallifere,
Fabrizio Lucarini fabrizio@illogo.it 
 
In collaborazione con
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. +39 049.663499
ref. Roberta Barbaro roberta@studioesseci.net

Venezia: Walton Ford all’Ateneo Veneto con “Lion of God”

Walton Ford, Phantom, 2023

Venezia, Ateneo Veneto
17 aprile – 22 settembre 2024

A cura di Udo Kittelmann

È annunciata per la primavera 2024 la prima mostra personale di Walton Ford in Italia. Artista americano tra i più talentuosi della sua generazione (1960), Ford sta preparando una grande mostra site-specific, per Venezia, incentrata su un nuovo corpus di opere concepite in stretta relazione alla collezione di una delle istituzioni più antiche e accreditate della città: l’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.

Lion of God presenterà una serie di dipinti di grandi dimensioni realizzati ad acquerello che esplorano la dimensione storica, biologica e ambientale dei soggetti rappresentati nella collezione della biblioteca dell’Ateneo, in particolare la figura del leone nell’ Apparizione della Vergine a San Girolamo di Tintoretto (c. 1580). Il percorso espositivo si svilupperà su due sale dell’Ateneo Veneto, l’Aula Magna al piano terra e la Sala Tommaseo, dove l’opera di Tintoretto sarà esposta al pubblico per tutta la durata della mostra.

Lion of God è curata da Udo Kittelmann – che ha collaborato con Ford in occasione della sua retrospettiva itinerante in Europa intitolata Bestiarium (2010-11) ­– e inaugurerà durante la settimana di vernice della Biennale Arte di Venezia, rimanendo aperta sino al 22 settembre 2024.

L’artista ha descritto l’Apparizione della Vergine a San Girolamo di Tintoretto come “un intenso spunto di discussione sulla nostra relazione con il mondo naturale”. Raffigurando San Girolamo in estasi, nel bel mezzo di una visione in cui la Vergine Maria discende dal cielo, il dipinto storico presenta il leone che la leggenda descrive come amico di San Girolamo dopo che quest’ultimo gli ha tolto una spina dalla zampa. L’improbabile legame tra i due personaggi è descritto in dettaglio ne  La leggenda aurea, un testo ampiamente diffuso in Europa nel tardo Medioevo e che è servito da riferimento anche per l’artista americano. Tintoretto dispiega grande maestria nella narrazione, condivisa anche da Ford, e dipinge il suo leone posizionandolo in ombra, nella parte inferiore dell’opera. Uno dei nuovi dipinti di Ford, di quasi tre metri, ribalterà l’inquadratura del pittore veneziano per mettere in primo piano l’esperienza dell’animale.

L’indagine filosofica continua di Ford sui modi in cui interagiamo e allontaniamo dalle specie animali richiama una delle questioni più urgenti del nostro tempo: la terribile crisi ecologica che stiamo vivendo. Udo Kittelmann spiega così il progetto: “nella ricerca di analogie tra passato e presente, i dipinti di Walton Ford sovrappongono rappresentazioni intricate di storia naturale con una lettura critica contemporanea, includendo citazioni da fonti letterarie dei secoli passati, il tutto reso nello stile della pittura dei grandi maestri. Nei suoi lavori, che possono essere visti come una satira dell’oppressione politica e lo sfruttamento ambientale, egli mette in discussione il concetto di “sempre nuovo” e “sempre migliore”. Allo stesso tempo, Ford ha sempre posto interrogativi sulle molteplici aspettative e regole consolidate dell’estetica contemporanea. Per essere precisi, i suoi dipinti sono un racconto sull’arroganza della natura umana. Ieri, oggi e domani.”

L’opera di Ford sovverte le convenzioni legate ai tentativi dell’uomo di categorizzare e interpretare il mondo naturale, attingendo a schizzi, diorami naturalistici, documenti zoologici, mitologia, favole e storia dell’arte. Pur alludendo agli studi nel campo delle scienze naturali del XIX secolo, la poetica di Ford è ampia nei suoi riferimenti, sollecitando lo spettatore a individuare questi indizi frammentari come chiavi di lettura per svelare l’evento storico o immaginario rappresentato nell’opera. Le opere dell’artista risultano anatomicamente precise per via dell’osservazione ravvicinata di esemplari tassidermizzati presenti in collezioni museali, e proiettano in modo vivido le vite, le esperienze, le osservazioni e le storie nascoste dei loro soggetti umani e animali.

In contemporanea alla mostra veneziana, la Morgan Library & Museum di New York City ospiterà (dal 12 aprile al 6 ottobre 2024) Walton Ford: Birds and Beasts of the Studio, una mostra di disegni dell’artista, organizzata da Isabelle Dervaux, curatrice e responsabile del dipartimento di disegni moderni e contemporanei di Acquavella.

Lion of God è organizzata dalla galleria Kasmin di New York e verrà allestita all’Ateneo Veneto di Venezia. Dal 1997, Kasmin ha presentato 11 mostre personali di Ford, tra cui Barbary nel 2018, un corpus di opere che esplora il destino del leone berbero del Nord Africa.

Walton Ford Portrait. Photo by Charlie Rubin

I monumentali dipinti ad acquerello e le stampe di Walton Ford arricchiscono il linguaggio visivo e la valenza narrativa della pittura di storia naturale tradizionale, mediando sui momenti spesso violenti e bizzarri che si trovano all’intersezione tra la cultura umana e il mondo naturale.  Ford attinge a un’ampia pratica di ricerca che fa riferimento a illustrazioni scientifiche, studi sul campo, favole e miti, per sviluppare storie sugli animali così come esistono nell’immaginario umano. Sebbene le figure umane compaiano raramente nei suoi dipinti, la loro presenza e il loro effetto sono sempre impliciti.

La mostra di metà carriera di Ford, “Tigers of Wrath”, è stata inaugurata al Brooklyn Museum di New York nel 2006 e ha viaggiato fino al 2008 al Norton Museum of Art in Florida e al San Antonio Museum of Art in Texas. La prima grande retrospettiva istituzionale di Ford in Europa, “Bestiarium”, curata da Udo Kittelmann, è stata inaugurata all’Hamburger Bahnhof-Museum für Gegenwart di Berlino nel 2010 per poi spostarsi all’Albertina di Vienna e al Louisiana Museum of Modern Art di Humlebaek, Danimarca, fino al 2011. Nel 2015-16, il Musée de la Chasse et de la Nature di Parigi ha allestito una sua personale, mettendo in evidenza una serie di lavori ispirati alla Bestia di Gévaudan.

Direttore e curatore di musei, Udo Kittelmann (nato nel 1958 a Düsseldorf, Germania) ha lavorato in molti dei più importanti musei tedeschi, in particolare dal 2008 al 2020 come direttore della Nationalgalerie, i musei statali di Berlino, che comprende sei musei tra cui la Neue Nationalgalerie, l’Alte Nationalgalerie e l’Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart, il Museum Berggruen, la Scharf-Gerstenberg Sammlung e la  Friedrichswerdersche Kirche. Sotto la sua direzione è stata avviata la ristrutturazione del capolavoro architettonico di Mies van der Rohe, la Neue Nationalgalerie, da parte dell’architetto britannico David Chipperfield, oltre ad aver lanciato una petizione al Governo tedesco per la costruzione del Museo del XX secolo progettato da Herzog & de Meuron accanto all’edificio di Mies al Kulturforum di Berlino. Nel 2013 è stato premiato come manager culturale europeo dell’anno. Prima della Nationalgalerie, è stato direttore del Kölnischer Kunstverein (1994-2001) e del Museum für Moderne Kunst (MMK) di Francoforte (2002-2008). Nel 2001, Kittelmann è stato commissario e curatore del Padiglione tedesco alla 49a Biennale di Venezia, premiato con il Leone d’oro per il miglior padiglione internazionale. Nel 2013 alla 55a Biennale di Venezia ha curato, come primo curatore non russo, il Padiglione russo, dove ha esposto l’installazione Danaë di Vadim Zakharov. Nel corso della sua carriera, Kittelmann ha allestito diverse mostre, tra cui quelle per la Fondazione Prada a Milano, Venezia e Shanghai, nonché per la Fondation Beyeler a Basilea, in Svizzera, e per il Centro Botín a Santander, in Spagna.


L’Ateneo Veneto è il più antico istituto culturale attivo a Venezia. Fondato nel 1812 da Napoleone – che fondò anche altri prestigiosi istituti veneziani – l’Ateneo ha sede nell’ex Scuola di Santa Maria della Consolazione e di San Girolamo, nota anche come Scuola di San Fantin o dei “Picai”. L’edificio fu costruito nel 1471 e successivamente, nel 1579, la sua struttura fu ampliata da Alessandro Vittoria. L’Ateneo Veneto opera da oltre due secoli perseguendo e incoraggiando esclusivamente la solidarietà sociale. Il suo obiettivo è quello di collaborare allo sviluppo della divulgazione delle scienze, della letteratura e delle arti in tutte le loro forme di espressione. In particolare, l’Ateneo promuove gli studi connessi a Venezia, salvaguardando il suo patrimonio culturale e accrescendo la consapevolezza sociale e culturale dei suoi abitanti.


Sede:
Ateneo Veneto
San Marco, Campo San Fantin (vicino al Teatro La Fenice)
Fermata vaporetto linea N. 1: Santa Maria del Giglio o San Marco
www.ateneoveneto.org
 
Contatto stampa
Studio ESSECI
Roberta Barbaro T. (0)49663499; M. +393316147373
roberta@studioesseci.net
www.studioesseci.net
 
Kasmin
Molly Taylor T. (917) 742-6836
molly@kasmingallery.com
www.kasmingallery.com

A chiarimento delle problematiche relative al copyright delle immagini.
Le immagini eventualmente riprodotte in pagina sono coperte da copyright (diritto d’autore) e – qualora non fosse di per sé chiaro – specifichiamo che sono state fornite a Experiences S.r.l. dagli Organizzatori o dagli Uffici Stampa degli eventi, esclusivamente per accompagnarne segnalazioni o articoli inerenti. Tali immagini non possono essere acquisite in alcun modo, come ad esempio download o screenshot. Qualunque indebito utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge, per iniziativa di ogni avente diritto, e pertanto Experiences S.r.l. è sollevata da qualsiasi tipo di responsabilità.

Al MAN di Nuoro il 2024 nel segno dell’arte e del mondo naturale 

DIORAMA 01

Al MAN di Nuoro il 2024
nel segno dell’arte e del mondo naturale

Dopo un anno di ricerca dedicato al binomio arte-architettura, il MAN di Nuoro è lieto di presentare un programma che, per il 2024, sarà concentrato attorno a un tema di grande attualità. In un momento di cambiamenti climatici e di nuove politiche energetiche e ambientali, sarà importante ripensare il nostro rapporto con il mondo e le sue trasformazioni, affidando all’arte e ai suoi linguaggi un racconto che prefiguri, idealmente, la nostra relazione con l’ambiente naturale. Il Museo, come osservatorio di situazioni correnti, luogo di elaborazione di contenuti e amplificazione di argomenti fondamentali per la collettività, continuerà a farsi promotore di riflessioni che stimolino il dibattito, il confronto e, soprattutto, la crescita; come avvenuto nel caso della mostra sulla genesi di Guernica di Picasso o del significativo progetto focalizzato sulla storia della Scalinata di Odessa.

Mario Sironi, La madre che cuce, 1905-06
Courtesy Archivio Ilisso Edizioni (foto A. Favara)


MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro
Via Sebastiano Satta 27 – 08100 Nuoro tel +39.0784.252110
Orario invernale: 10:00 – 19:00 (Lunedì chiuso) info@museoman.it

Ufficio Stampa
STUDIO ESSECI
Via San Mattia 16 35121 Padova Tel. +39.049.663499
referente Simone Raddi, simone@studioesseci.net www.studioesseci.net

Roma, Aranciera di Villa Borghese: “CURARE AD ARTE: LA BELLEZZA COME TERAPIA” > Museo Carlo Bilotti

Al Museo Bilotti di Roma
si è tenuto un incontro dedicato al potere curativo dell’arte,
organizzato da Fondazione Bracco in collaborazione con Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – Gemelli ART
e in occasione della mostra “Ritratte. Donne di arte e di scienza”

“RITRATTE. DONNE DI ARTE E DI SCIENZA”
13 luglio – 10 settembre 2023
Museo Carlo Bilotti | Aranciera di Villa Borghese, Roma

Si è tenuto il 7 settembre l’incontro di approfondimento dedicato all’arte come strumento di terapia medica organizzato da Fondazione Bracco in collaborazione con Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – Gemelli ART presso il Museo Carlo Bilotti, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, nell’ambito della mostra “Ritratte. Donne di arte e di scienza“.

All’evento – aperto da un messaggio di saluto di Diana Bracco, Presidente di Fondazione Braccoe di Federica Pirani della Sovrintendenza Capitolina – sono intervenuti Vincenzo Valentini, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini, Radioterapia Oncologica e Ematologia del Policlinico Gemelli, Alfonsina Russo, Direttrice Parco Archeologico del Colosseo ed Enzo Grossi, medico e Advisor scientifico di Fondazione Bracco.

L’iniziativa ha messo in luce la prospettiva scientifica sugli effetti benefici dell’arte in medicina e nella cura dei pazienti, presentando gli studi di welfare culturale sviluppati da Fondazione Bracco a partire dal 2011 e il Progetto Art4ART del Policlinico Gemelli. Il tema è stato inoltre approfondito attraverso una prospettiva complementare, dedicata alle dimensioni benefiche di un luogo d’arte, con la relazione della Direttrice Parco Archeologico del Colosseo, ritratta in foto nella mostra che ha ospitato l’incontro.

L’incontro di oggi è solo l’ultima tappa di un viaggio che Fondazione Bracco ha iniziato oltre dieci anni fa“, ha affermato Diana Bracco. “È dal 2011, infatti, che indaghiamo il valore curativo dell’arte e della musica per tante patologie. Personalmente ci credo da sempre, e oggi è dimostrato da numerosi studi sulla popolazione di diversi Paesi che frequentare musei, concerti, teatri, cinema, mostre aumenti la percezione del proprio benessere e faccia bene alla persona. In altre parole, la cultura migliora la qualità della vita dell’individuo. E questo vale anche per i pazienti che devono affrontare il difficile percorso della cura. Sono davvero orgogliosa che la piattaforma Art4ART del Gemelli abbia accolto anche fotografie, filmati e storie tratti dalla nostra mostra Ritratte: mi auguro che le biografie di queste grandi donne possano appassionare tanti pazienti e, soprattutto, tante ragazze.

Il Progetto Art4ART, nato nel 2019 all’interno del Centro di Radioterapia oncologica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – Gemelli ART (Advanced Radiation Therapy), si inserisce nel filone dedicato all’arte che ha visto, nel tempo, le sale di trattamento trasformarsi in ambienti che riproducono luoghi dell’antica Roma, in un grande acquario con annesso sottomarino per i piccoli pazienti o di ascoltare musiche scelte dal paziente attraverso l’uso di tecnologie innovative.

Il nostro primo obiettivo è accogliere e accompagnare i nostri pazienti nel faticoso percorso di cura, mettendo a disposizione la bellezza dell’Arte e della Natura, nelle sue molteplici espressioni“. ha dichiarato Vincenzo Valentini, Direttore del Gemelli ART. “L’obiettivo è quello di offrire un contesto bello, curato, attrattivo, in grado di attivare le risorse emotive e motivazionali nascoste in ognuno di noi per favorire la consapevole partecipazione alla terapia e consentire una autentica relazione con il personale sanitario tutto. L’arte non è solo uno strumento di accoglienza e di intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di cura. Abbiamo in questi anni raccolto molte evidenze scientifiche che sostengono la validità di questo approccio. La peculiarità del Gemelli ART, infatti, è quella di essere un centro ospedaliero in cui si realizza il connubio tra arte, tecnologia e assistenza e tutto questo con la finalità di portare avanti l’umanizzazione delle cure e accompagnare e guarire meglio con la bellezza dell’arte i pazienti che si rivolgono al Policlinico Gemelli in una fase impegnativa della loro vita.

Il rapporto tra benessere personale e fruizione culturale è per Fondazione Bracco un tema prioritario: fin dal 2011 la Fondazione ha avviato progetti intesi a divulgare evidenze scientifiche e a incoraggiare la fruizione culturale nei luoghi di cura. In particolare, il connubio tra arte e scienza, concepito come relazione di continuo scambio tra saperi, è un focus specifico di indagine.

I progressi scientifici di diverse discipline quali la scienza bio-psico-sociale, la scienza del wellbeing, la scienza dello stress e il neuroimaging, hanno avuto una convergenza molto forte permettendo la nascita di una vera e propria scienza della bellezza” ha dichiarato Enzo Grossi, Advisor scientifico di Fondazione Bracco. “Ciò ha permesso effettivamente di dare plausibilità biologica alle crescenti evidenze scientifiche sul ruolo dell’arte e della cultura nella promozione del benessere e della salute della popolazione generale, e di supporto integrativo o sostitutivo ai farmaci per le persone malate, da cui il concetto di welfare culturale. L’esposizione alla bellezza, variamente intesa, migliora la qualità di vita dell’individuo in modo sostanziale, fino ad arrivare ad un effettivo prolungamento dell’aspettativa di vita, riducendo il rischio di gravi patologie degenerative.

Alfonsina Russo, Direttrice del Parco Archeologico del Colosseo, ha presentato “Salus per artem”, progetto nato per promuovere l’idea della cultura come fattore migliorativo della qualità della vita. Avviato nel 2018, è fondato sulla convinzione, ormai consolidata anche scientificamente, che la partecipazione delle persone ad attività in contatto diretto con l’armonia, di cui sono portatori i monumenti e le opere d’arte, possa generare benessere; e a beneficiarne in particolar modo sono i pubblici con esigenze particolari. All’insegna del diritto universale alla bellezza, nel tempo le iniziative di “Salus per artem” si sono quindi progressivamente sviluppate e arricchite di contenuti, coinvolgendo le numerose associazioni che sul territorio si occupano quotidianamente dei diversi tipi di disabilità e di disagio sociale.

La mostra fotografica “Ritratte. Donne di arte e di scienza” – curata e realizzata dalla Fondazione Bracco in collaborazione con Arthemisia e Zetema Progetto Cultura e promossa da Roma CapitaleAssessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – è dedicata ai volti, alle carriere e al merito di donne italiane che hanno conquistato ruoli di primo piano nell’ambito della scienza e dei beni culturali. L’esposizione, visitabile fino al 10 settembre 2023 presso il Museo Carlo Bilotti di Roma ad ingresso gratuito, propone in un ideale unione di saperi tra arte e scienza, un viaggio esemplare tra luoghi d’arte e laboratori scientifici.


Sede
Museo Carlo Bilotti | Aranciera di Villa Borghese
Viale Fiorello La Guardia, 6
00197 – Roma RM

Informazioni
T. +39 060608

Siti internet
www.fondazionebracco.com
www.museiincomuneroma.it
www.arthemisia.it

Social e Hashtag ufficiale
#Ritratte
@FondazioneBracco
@arthemisiaarte
@MuseiInComuneRoma

Ingresso gratuito

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it | T. +39 06 69380306 | T. +39 06 87153272 – int. 332

Chiasso (Svizzera), Spazio Officina: L’opera grafica CARMINA BURANA di Giuliano Collina

Spazio Officina

L’opera grafica CARMINA BURANA di Giuliano Collina

mostra a cura di
Roberto Borghi
Nicoletta Ossanna Cavadini

01.10. – 03.12.2023

Inaugurazione sabato 30.09.2023, ore 18.00

Inserita nel filone degli approfondimenti tematici di artisti contemporanei legati per nascita o per operatività al territorio insubrico, la mostra che si tiene allo Spazio Officina propone un focus su un’importante opera grafica di Giuliano Collina, Carmina Burana. Il titolo si lega per tema in maniera diretta all’omonimo componimento storico, conosciuto al grande pubblico perlopiù per la celebre cantata scenica composta da Carl Orff fra il 1935 e 1936.

Giuliano Collina, artista dai variegati e profondi interessi culturali, ha realizzato nel 2004 una raffinata cartella di dieci incisioni a grande formato ad acquaforte e acquatinta, scaturita dalla suggestione del componimento poetico e interpretato artisticamente con grande spirito creativo. Tutte le opere della cartella grafica Carmina Burana, le matrici e le prove di stato oltre che i disegni, sono stati donati all’Archivio del m.a.x. museo dalla collezionista Milly Brunelli Pozzi e dall’artista Giuliano Collina.

La mostra, curata da Roberto Borghi e Nicoletta Ossanna Cavadini, presenta, oltre all’intera cartella grafica delle dieci acquaforti e acquatinte, le venti matrici in rame che hanno permesso la stampa dell’opera con una raffinata tecnica eseguita nella stamperia d’arte di Paolo Aquilini e i quarantacinque stati preparatori fino al “bon à tirer”. In mostra sono anche esposti dieci grandi disegni riferiti ad ogni tavola, realizzati a matita, china, acquerello e collage su carta. In questo modo è possibile assistere allo svolgimento del processo creativo da cui è stata generata ogni opera grafica: viene così alla luce il modo in cui il linguaggio pittorico di Collina, attraverso anche i significativi ripensamenti, riconfigura la materia letteraria secondo dei principi anzitutto cromatici.

Nato a Intra nel 1938, Giuliano Collina si è diplomato all’Accademia di Brera nei primi anni Sessanta e ha da sempre il suo studio a Como. Accanto all’attività artistica ha sviluppato una lunga esperienza di docente che lo ha portato a insegnare all’Accademia Cignaroli di Verona e all’Università dell’Insubria di Como, e a collaborare al corso di Mario Botta presso l’Accademia di architettura di Mendrisio. Pittore che si è dedicato anche alla scultura, ha coltivato uno speciale interesse per il linguaggio dell’incisione in cui raggiunge livelli di pura lirica. 

Quale evento collaterale alla mostra, il Cinema Teatro di Chiasso propone sabato 7 ottobre 2023, ore 20.30, un concerto dedicato al capolavoro di Carl Orff Carmina Burana per Soli, Coro misto, Coro di voci bianche e Orchestra, diretto da Riccardo Bianchi.


Informazioni per la stampa:
Ufficio stampa Svizzera                                            
Laila Meroni Petrantoni                                             
m.a.x. museo                                                             
T. +41 58 122 42 52                                                    
M. +41 76 563 34 77                                                   
ufficio.stampa@maxmuseo.ch                                                                           
 
Ufficio Stampa Italia
CLP Relazioni Pubbliche, Milano
Anna Defrancesco   
T. +39 02 367 55 700
www.clp1968.it 

Informazioni generali: m.a.x. museo
Via Dante Alighieri 6, CH – 6830 Chiasso
T. +41 58 122 42 52
info@maxmuseo.ch  www.centroculturalechiasso.ch

A Roma l’evento Prometeus: Il bello per la Ricerca Salute e Bellezza binomio inscindibile per le donne

Solo modella Tricostarc

La Tricostarc  sostiene la ricerca attraverso  la Fondazione Prometeus onlus, per lo sviluppo della ricerca e della formazione in campo oncologico, il cui presidente, Lucio Fortunato, è stato il primo ad aver compreso, ormai più di dieci anni fa, quanto fosse importante non solo curare, ma anche aver cura  e quindi il primo a credere nella Banca della parrucca e nella istituzione di questo progetto virtuoso.
Giovedì 8 giugno, la serata di gala, a Roma presso il Chiostro di Santo Spirito in Saxia, evento di raccolta fondi per i progetti di ricerca, con una sfilata dove a sfilare saranno 13 pazienti per le quali sono stati confezionati abiti creati apposta per loro con un materiale d’eccezione, che sarà la grande sorpresa di quest’anno per tutti, pazienti ed ospiti.  Un materiale che come si vedrà si sposa perfettamente con la filosofia aziendale sostenibile di Tricostarc. 

Coreografa è Francesca Lettieri coadiuvata da Marzia Lelli. Tutte le pazienti-modelle hanno fatto prove abito, prove sfilata, usufruiranno di trucco e parrucco, in un gioco positivo di cambio immagine proprio per dimostrare quanto i capelli abbiano il potere di identificare le persone. Lo scopo è quello di sensibilizzare il pubblico all’importanza dei capelli e a quanto si soffra per la loro perdita durante la chemioterapia a causa dei suoi effetti collaterali, tra cui appunto quello più temuto è proprio la perdita dei capelli: lo dimostra il fatto che  l’8% dei pazienti rifiuta di sottoporsi al salvifico trattamento per la paura di questa perdita. 

Le azioni messe in campo da Tricostarc e dalla Fondazione Prometeus, come le serate di gala, le sfilate, i calendari, i servizi fotografici, nascono tutte con un duplice scopo; da una parte aiutare le pazienti a vivere il loro momento di disagio legato alla malattia e alla malattia oncologica in maniera giocosa, con rispetto e  l’aiuto dei giusti professionisti, e dall’altra offrire ai  clinici, all’opinione pubblica, a tutti, degli strumenti che possano far capire quanto oggi le parrucche siano cambiate e funzionali all’obiettivo di far sentire le pazienti ancora sé stesse, donne e non solo pazienti.

Il principale obiettivo della Fondazione Prometeus è infatti divulgare informazione e conoscenza sulla Banca della parrucca, che è uno dei progetti principali della Fondazione, progetto istituito nel 2011, che ad oggi è presente, ad esempio, tutti i martedì all’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, dove le parrucche vengono date in comodato d’uso gratuito alle pazienti che non possono permettersi di acquistarne una. Garantendo così, attraverso l’impegno Tricostarc e delle sue volontarie, l diritto alla bellezza per tutte. Nell’ottica di Tricostarc di non smettere di sensibilizzare sulla Bellezza, e l’Arte, come supporto psicologico ai trattamenti medici e alle cure

Il percorso indicato dal progetto Tricostarc nel suo complesso è quello della tricologia solidale in ambito oncologico. Una strada che l’azienda percorre con Giusy Giambertone AD di Tricostarc e Presidente di Tricostarc Onlus, da oltre undici anni attraverso la Tricostarc Onlus e l’impegno nella Fondazione Prometeus, e che racconta da sei anni anche attraverso un Calendario. Attraverso le parrucche, il trucco, i servizi fotografici le donne in terapia, supportate da Tricostarc, escono per un tratto dalla dimensione di paziente per tornare a quella di donna, con la propria identità, la propria femminilità, la propria sicurezza. Un progetto benefico sempre più noto, che sarebbe bello venisse diffuso in sempre più numerosi nosocomi italiani. 


Per informazioni:
mail: eventiprometeus@gmail.com

Ufficio Stampa Tricostarc
e-mailufficiostampa.tricostarc@gmail.com