Focus sulla vita segreta delle grandi donne

 

Questo numero di Focus Storia mette in luce la vita segreta delle grandi donne, ovverosia le protagoniste femminili degli ultimi dieci secoli. Si parte naturalmente da Elisabetta II d’Inghilterra, prossima ai novantanni. Ha superato persino il primato della regina Vittoria, sul trono per quasi un secolo. Abbiamo nominato la regina Vittoria e anche lei è ricordata sul numero speciale della rivista, ritratta in abito vedovile dopo essere stata colpita dal grave lutto per la scomparsa del suo grande amore, il marito. Tra le grandi donne moderne troviamo Maria Callas, il soprano più famoso di tutti tempi oppure Marlene Dietrich, la diva che il nazismo voleva come fiore all’occhiello, ma che ebbe il coraggio di sfidare persino Hitler. Ci perdiamo nella bellezza di Marylin Monroe senza veli sulle pagine di Playboy. Quali sono però le grandi donne del passato? Molte regine. Divenne sovrano di Francia e d’Inghilterra, era Eleonora di Aquitania. Ancora una regina, figlia e moglie di re, madre di un imperatore: Giovanna la Pazza. Non poteva mancare la principessa Sissi, per la sua corte Elisabetta d’Austria, nota per il suo grande amore che riscaldava la fredda aria di Vienna. Citiamo ancora non una principessa, ma la figlia… di un Papa: Lucrezia Borgia. Continuate voi, perché ne troverete per tutti i gusti.

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Atlante di viaggio lungo le ferrovie dismesse

 

In questo volume dell’Atlante delle linee ferroviarie dismesse sono trattati i percorsi del gruppo “Ferrovie dello Stato”. Dove sono collocate le stazioni? In che regioni si trovano e quali comuni attraversano? Per queste linee è prevista la riattivazione, ma esclusivamente per il “turismo ferroviario”, una volta individuate le risorse economiche necessarie per effettuarne i lavori di ripristino. È questo un modo per riutilizzare vecchie strutture che altrimenti andrebbero perdute. In Francia, per esempio, si utilizzano i carrelli a pedali che si muovevano sui binari, un tempo utili per verificare il buono stato dell’infrastruttura, ed oggi molto diffusi per raggiungere le località da visitare. La parola chiave è “Greenway”: rappresentano percorsi verdi multifunzionali realizzanti lungo il tracciato delle ferrovie non più attive, ma ancora valide per spostamenti turistico ricreativi. Ciò permette di conservare quel patrimonio storico che arricchisce il territorio a cominciare dalle infrastrutture stesse, fino agli edifici presenti lungo il percorso e naturalmente alle opere d’arte che si potranno via via incontrare. Potete sfogliare l’intero fascicolo, anche se da parte nostra vi proponiamo naturalmente di cominciare dal patrimonio che arricchisce la Sicilia. Si inizia con la linea Terme Vigliatore-Messina Scalo, poi Fiumefreddo di Sicilia-Catania Ognina, e così via. Potremo soffermarci sulle immagini di vecchie stazioni e leggere interessanti notizie, dal momento che è stata tracciata la loro storia, ricordando quando erano in servizio e per quale motivo hanno cessato l’attività del trasporto ferroviario, sia viaggiatori che merci.

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Gli studenti intervistano Gualtiero Marchesi

 

«Ci sono parole di cui si abusa. Soprattutto in cucina. La più utilizzata a sproposito è maestro, Gualtiero Marchesi lo era davvero. L’unico nella storia della cucina italiana che ha scelto di insegnare e ha forgiato una generazione intera di cuochi di talento». Così commenta La Stampa la recente scomparsa del più rinomato Chef d’Italia. Noi di Experiences abbiamo scelto un documentario in cui sono i suoi stessi allievi ad intervistarlo nel prestigioso contesto dell’Accademia Gualtiero Marchesi di Milano. Ascolteremo dalla sua stessa voce i “segreti” dell’arte culinaria che, grazie alla sua inventiva, ha reso la cucina italiana ancora più famosa di quanto già era. Nell’articolo del quotidiano torinese troverete molti altri video con le osservazioni di questo «genio della cucina che non ha mai smesso, neppure per un giorno di essere cuoco. Ce ne vorrebbero altri ma la sua lezione ai giovani darà frutto. Anche ora che lui non c’è più».

LA STAMPA: “Lo chef che ha cambiato la storia della cucina italiana”

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La storia non si fa con i “se”, ma…

 

Quella che presentiamo è una storia virtuale, inventata dagli anglosassoni che la chiamano “what If history”, la storia di cosa sarebbe successo se…. Non, quindi, la storia che leggiamo sui libri, quella realmente accaduta, ma una storia ipotetica, perché cambiando anche un solo dettaglio la storia reale avrebbe assunto probabilmente un aspetto diverso. Dicono che serve per capire meglio la realtà, anche se molti storici liquidano queste ipotesi “controfattuali” come un gioco ozioso. Benedetto Croce, a suo tempo, definì illogico e antistorico discutere di una storia ipotetica. Eppure fa sempre parte della storia la possibilità che i fatti avrebbero potuto svolgersi diversamente, soprattutto se si prendono in considerazione documenti segreti venuti alla luce solo anni dopo il verificarsi degli eventi. Gli storici anglosassoni affermano che, per meglio capire i fatti reali, occorre indagare ciò che non si è verificato. Vale la pena conoscere qualche cosa di più su questa teoria.

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La pasta: nascita della manifattura

All’esposizione industriale di Parma del 1863, sono premiati per la qualità della loro produzione, alcuni pastifici. Tuttavia, molti fra questi vengono apprezzati dal pubblico per la lavorazione manuale del prodotto, tant’è che per la maggior parte sono gestiti da panettieri che vendono “anche” pasta, oltre al pane.
Diversamente accade all’esposizione del 1887, quando è presente una rappresentanza reale di pastai. Tra questi l’azienda di Pietro Barilla, che dieci anni prima aveva dato origine a Parma alla sua bottega del pane, per poi allargare l’attività alla produzione della pasta. Il figlio Riccardo, successivamente, potenziò questo aspetto, portando la ditta a livello prima manifatturiero e poi industriale, nel 1911.
Si conferma nel XIX secolo, la doppia strada della pasta: quella di grano duro e quella fatta all’uovo. Infatti, le manifatture bolognesi spiccano, in concorrenza con l’Alsazia, per la fattura della pasta fatta a mano con la farina di grano tenero, soprattutto tagliatelle. Tutt’ora l’Emilia è rinomata per questi formati e per la pasta ripiena.

Messina: proposte strategiche per il futuro

 

Dal Dipartimento di architettura dell’Università degli studi di Ferrara, presentiamo la tesi di laurea di Simone Cardullo dedicata a Messina e al territorio dello Stretto. La storia contemporanea delle città, che su questo braccio di mare si affacciano, ha inizio con la ricostruzione dopo il terremoto del 1908. La tesi si sviluppa su diversi piani di progetto. A scala territoriale, in una visione che comprende tutto l’insieme ambientale, si punta a definire le linee guida per il futuro dei due centri maggiori, Messina e Reggio Calabria. Focalizzando poi l’attenzione su Messina, dopo avere definito l’impianto infrastrutturale, di cui il centro urbano si dovrà dotare, sono state sviluppate due esperienze progettuali riguardanti la Fiumana Zaera e il Lungomare Sud. Nel primo caso, la Fiumara Zaera si presenta oggi come elemento strategico di collegamento trasversale tra il mare e monti retrostanti. Nel secondo caso, l’iniziale utopia, immaginata con la riedificazione, di uno sviluppo industriale non corrispondente ai bisogni del territorio, ha generato un tessuto urbano lacerato e compromesso. Nonostante tutto, esistono grandi potenzialità sulle quali impiantare la città del prossimo futuro. Scopriamo quali.

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Le più belle storie dell’antico Egitto

 

Oggi, giorno di Epifania dedichiamo la pagina ai bambini, con una raccolta delle più belle storie apparse su Topolino fra il 1990 e il 2011, tutte incentrate sull’Antico Egitto. Neppure una mummia potrebbe restare impassibile leggendo queste strabilianti avventure dei nostri amati paperi e topi. Avventure faraoniche, alla ricerca di misteriosi luoghi ed oggetti arcani, immersi nelle atmosfere enigmatiche delle piramidi.

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L’iconoclastia nell’Arte contemporanea 

 

Un tema affascinante, quello dell’iconoclastia. Anni di storia condensati in poche pagine: dagli esordi legati ai contrasti religiosi ai successivi sviluppi protrattisi fino all’arte di oggi. Il lavoro si sviluppa in due sezioni. Nella prima sono esposti i fattori che hanno portato all’iconoclastia nel tempo. Nella seconda ci si concentra sugli artisti e sulle opere contemporanee che l’hanno adottata come percorso espressivo. Ma che cos’è l’iconoclastia? La parola, di origine greca, significa specificatamente “distruzione dell’immagine”. Solitamente distruzione di un’immagine sacra. Occorre, però,  esaminare connotazioni ben più articolate, connesse al tempo e al simbolo. Il tempo, in quanto deteriora fisicamente ogni immagine realizzata. Il simbolo, poiché le immagini incarnano idee che spesso suscitano una volontà di cancellazione dalla memoria, così da non lasciare più traccia di quanto si è voluto tramandare nel tempo. Distruggere sembra, perciò, non essere un atto creativo; cosa centra, quindi, con la creazione artistica? Lo scopriremo leggendo; ma basti pensare che i bambini, per imparare a fare qualcosa, hanno sempre distrutto i propri giocattoli. Alla luce di questo, forse l’iconoclastia può essere considerata, ripensata, immaginata, sotto ottiche artistiche del tutto alternative.

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Partire e ritornare: divagazioni sul viaggiare

 

Come scrive Marco Aime nella sua prefazione al libro di Anna Maspero, di cui presentiamo un estratto, il contenuto è in verità una sorta di ipertesto, la cui struttura assomiglia molto a quella di un testo a più livelli, con collegamenti molteplici, salti di stile, tratti narrativi, un alternarsi di citazioni e consigli per la lettura. Vi sono all’interno di queste pagine tutta la passione e tutte le esperienze che l’autrice ha saputo raccogliere nel corso della sua vita di viaggiatrice. Viaggiare significa confrontarsi con gli aspetti che presenta ogni tipo di “esplorazione”: non solo con i luoghi fisici, ma soprattutto con tutte le riflessioni che il viaggio induce. Un tempo il viaggio era prerogativa soltanto dei ricchi, perché i poveri lo affrontavano esclusivamente per emigrare. In un caso nell’altro il viaggio regalava l’emozione della scoperta di terre sconosciute. Chi sono invece oggi i nuovi viaggiatori?  Forse i navigatori del Web. Oppure quelli che si rinchiudono nei villaggi turistici, quei “non luoghi” che possono essere ovunque, per cui basterebbe restare nelle vicinanze. In realtà viaggiare è un modo per esprimere la possibilità di allontanarsi per poi ritornare a casa, affidando la possibilità del ritorno ai venti favorevoli e alla volontà degli dei.

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Città dell’eccellenza: Genova e altre località

 

Una storia simile a quella di Torre Annunzuata e di Gragnano si svolge in Liguria. Tra il XVII ed il XIX secolo, a Genova e Nervi (Riviera di Levante), nonché Savona, Loano e Imperia (Riviera di Ponente), cresce, esponenzialmente, il numero di pastifici presenti. Sempre tutti in concorrenza tra di loro. La medaglia del migliore viene data dai contemporanei ad Imperia (l’antica Portomaurizio). In essa sono presenti ben 40 opifici di pasta. All’inizio del XVIII secolo nascono nella regione nuove corporazioni di pastai.
Cresce il numero dei pastai anche in Puglia, che può contare per il suo prodotto sulla coltivazione del grano saragolla. A Bari, Brindisi e Foggia si evidenziano pastifici di qualità. Ascoli Saviano eccelle in provincia di Foggia.
Il catasto di Bari registra l’aumento dei pastifici, che dai cinque del 1753, passano ai 22 del 1880 (dalla Guida commerciale, dell’epoca).

In questo secolo si trovano nei documenti, tracce di pastifici che operano in tutta Italia. Nel 1788, i pastifici di Cuneo sono registrati al calmiere di Torino, per la loro pasta di qualità “alla forma di Genova”. Si evidenziano, inoltre, i vermicelli di Rivoli. Nel 1755, a Sarzana, Stefano Lucciardi ottiene l’esclusiva per la produzione di pasta per la città di Parma.

E’ nel XIX secolo, però, che vengono aperti pastifici, ancora oggi famosi, perché ancora operanti, ma in regioni non storiche, come quelle del Sud. Ad esempio, nel 1843 nasce a Pordenone il pastificio Tomadini, o ad Arezzo, nel 1860, il pastificio Fabianelli. Nel 1827, apre a Sansepolcro, il pastificio Buitoni, azienda oggi nota in tutto il mondo.