Fritz Bleyl – Non era un vero bohémien, ma uno studente di architettura organizzato

di Sergio Bertolami

32/2 – I protagonisti

Hilmar Friedrich Wilhelm Bleyl, noto agli amici come Fritz Bleyl (Zwickau in Sassonia 1880 – Bad Iburg 1966), è uno dei quattro fondatori del gruppo artistico Die Brücke (“Il Ponte”). Forse è il meno conosciuto, rispetto a Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff. Il meno conosciuto, perché prese parte al sodalizio che avviò l’Espressionismo tedesco soltanto per un paio d’anni. I quattro si erano incontrati, ancora studenti, nelle aule del Politecnico di Dresda. Fritz Bleyl conobbe Ernst Ludwig Kirchner durante il primo semestre di corso e divennero subito molto amici. Insieme si sono avventurati in lunghe passeggiate per studiare la natura e discutere delle loro idee artistiche. C’è chi dice che non siamo noi a scegliere la vita, ma è la vita a sceglierci. In questo caso il detto sembra calzare a pennello, perché Fritz, che studiava architettura solo per assecondare i desideri dei genitori, sognava di diventare un pittore, ma fu l’unico fra i quattro amici che condusse la sua esistenza facendo davvero l’architetto e insegnando ai giovani come diventare a loro volta degli architetti. A partire dal 1906, infatti, fu impegnato alla Bauschule (la Scuola Edile) di Freiberg e presso la Scuola di Falegnameria Applicata, dove insegnò disegno a mano libera e disegno ornamentale. È scritto ovunque che Bleyl scelse una “vita borghese” piuttosto che l’anticonformismo: si sposò nel 1907 con Gertrud Tannert e svolse una professione che gli permetteva di mantenere dignitosamente la famiglia. Il convincimento prevalse sulle aspirazioni di cambiare l’arte del nuovo secolo, così in quello stesso anno 1907 si svincolò dal perseguire gli intenti della Brücke e mollò tutto. Da quel momento in poi Bleyl continuò a insegnare e a lavorare, conducendo una vita tranquilla. E questo non è affatto indice di demerito.

Fritz Bleyl, Inverno, 1905
Fritz Bleyl, Flucht nach Ägypten (Fuga in Egitto), 1910

Eppure, in quei primi anni i quattro amici condividevano tutti l’atteggiamento libertario e le idee rivoluzionarie di Kirchner. La ribellione contro la pittura tradizionale e accademica rispecchiava un sentimento comune fra la maggior parte dei giovani artisti dell’epoca. La vera novità che li caratterizzava era invece la nuova proposta estetica: un “ponte” fra la tradizione dell’arte tedesca (quella di Albrecht Dürer, Matthias Grünewald e Lucas Cranach il Vecchio) e il presente moderno, che infervorava di convinzioni innovative le avanguardie europee. Fritz Bleyl stesso descrisse le riunioni del gruppo della Brücke nel primo studio di Kirchner a Dresda, ricavato in un’ex macelleria. Era quello lo spazio «di un vero bohémien, pieno di dipinti sparsi dappertutto, disegni, libri e materiali d’artista. Era molto più simile all’alloggio di un artista romantico che alla casa di uno studente di architettura ben organizzato». L’asserzione suona come una sottile critica. Lo studio di Kirchner era in verità uno spazio dove incontrarsi liberi dalle convenzioni sociali. Schizzi e foto lo dimostrano. Vi si tenevano in gruppo esercitazioni di disegno dal vero, per cui, volendo rompere con le scrupolosità accademiche, iniziarono a fare rapide sessioni estemporanee di un quarto d’ora, prediligendo di riportare su carta atteggiamenti consueti, nel tentativo di catturare ogni spontaneità. Le modelle che ritraevano nude, in quei primi lavori, non erano delle professioniste come quelle che posavano nelle aule didattiche delle accademie. Appartenevano piuttosto alla cerchia di amiche e fidanzate che Kirchner raccoglieva intorno a sé nel proprio studio. In effetti, i rapporti che s’intrattenevano suggeriscono amori istintivi e allegre capriole. Bleyl ha descritto una di queste modelle, Isabella, una quindicenne del quartiere, «molto vivace, dai bei lineamenti, gioiosa, senza alcuna deformazione causata dalla stupida moda del corsetto e pienamente adatta alle nostre esigenze artistiche, soprattutto nella stagione in cui prendeva a germogliare la sua femminilità». Tutto sommato, uno stile di vita spregiudicato che forse poco si addiceva al carattere appartato di Bleyl.

Fritz Bleyl, manifesto promozionale della prima mostra Die Brücke, 1906, vietato dalla censura.

Dal punto di vista artistico, in quei primi anni, Bleyl contribuì attivamente e con passione ai lavori della Brücke. Dal momento che si era indirizzato alla progettazione grafica toccava a lui, in quanto pittore e incisore, produrre manifesti, locandine e biglietti per le esposizioni aperte al pubblico dal gruppo. Da settembre a ottobre del 1906 si tenne la prima mostra collettiva, nello showroom di K.F.M. Seifert e Co. a Dresda. Tema scelto era, ovviamente, il nudo femminile, derivato dagli studi dal vero. Bleyl realizzò un manifesto litografico promozionale, stampato con inchiostro arancione su carta bianca. Il suo formato stretto e lungo si distingueva dall’usualità, più simile alle xilografie giapponesi anziché alle stampe contemporanee. Tutt’altra cosa rispetto al manifesto realizzato nel medesimo anno da Otto Gussmann per la Terza Mostra tedesca di arti applicate di Dresda. Immagine liberty di donna, quella di Gussmann, avvoltolata in un abito fluente, con una corona in capo, esibisce una lampada che i visitatori troveranno nei padiglioni in esposizione. Bleyl, al contrario, per pubblicizzare la collettiva artistica della sua Brücke, ritrae le curve sensuali di Isabella in un nudo solarizzato a figura intera, eretta in piedi sulla scritta Mostra del gruppo artistico Brücke (Ausstellung kunstlergruppe Brücke). La censura, manco a dirlo, vietò – appigliandosi a una sottigliezza – la collocazione in pubblico del manifesto, ai sensi dell’articolo 184 della legge nazionale sulla pornografia. Non per il nudo in sé, ma per l’idea dei peli pubici che l’ombra sotto il ventre faceva intuire.

Otto Gussmann, manifesto promozionale della terza mostra tedesca di arti e mestieri,

Gli anni studenteschi che vanno dal 1901 al 1906 sono stati oggetto di studi attenti e approfonditi sulla base della documentazione conservata al Politecnico di Dresda. La domanda spontanea che sorge è come mai quattro studenti che in teoria avrebbero dovuto interessarsi al disegno tecnico di piante ed alzati edilizi, alle geometrie prospettiche ed assonometriche, allo studio della storia dell’arte e della composizione architettonica, fossero presi piuttosto dal disegno a mano libera e da escursioni didattiche naturalistiche. La risposta è semplice, quasi scontata: l’ordinamento universitario, già avanti in quegli anni, offriva alla formazione degli studenti di architettura una vasta gamma di corsi, tra cui arredamento d’interni, disegno artistico, storia e critica dell’arte, nonché aspetti teorici e pratici delle arti applicate. Questo mette in dubbio le affermazioni gratuite che gli artisti della Brücke fossero totalmente autodidatti. Sono stati ricostruiti i corsi impartiti a Dresda in quegli anni, così come si è esaminato il semestre invernale di Kirchner del 1903-1904, trascorso nei laboratori della scuola d’arte Debschitz e della Obrist Art School di Monaco. Parimenti, sono state analizzate le minute delle lezioni di Hermann Obrist e dei due più noti professori di Dresda, Cornelius Gustav Gurlitt e Fritz Schumacher. Questo per comprendere quale influenza possano aver avuto sugli studenti dell’epoca le idee e le posizioni teoriche dei loro insegnanti.

Fritz Bleyl, Susanna II, 1920

Nel 1905, Bleyl completò gli studi universitari e, dall’anno successivo, iniziò a insegnare alla Bauschule. Per il resto dei suoi anni continuò a dividersi fra il lavoro didattico e la professione tecnica. Nel 1910 tornò a Dresda ed entrò nello studio dell’architetto Ernst Kühn fino al 1912, quando lasciò Dresda e lavorò sempre come architetto nell’ufficio immobiliare di Korff a Laage (Meclemburgo-Pomerania). Dopo la chiusura dell’ufficio, fu di nuovo a Dresda nel 1915/16 per coadiuvare Cornelius Gurlitt nel suo studio e sotto la sua guida completare la tesi di dottorato all’Università di Dresda. L’estro artistico Bleyl lo riservò privatamente al disegno e alla grafica, ma si astenne sempre dalle pubbliche esposizioni. Nel corso della Prima guerra mondiale, prestò servizio militare a Sensburg nella Prussia orientale e diresse le officine per disabili di guerra nell’ospedale di riserva di Görden, vicino al Brandeburgo. A guerra conclusa, negli anni Venti e Trenta, annualmente viaggiò per studio in Germania e all’estero. Visitò Boemia, Italia, Svizzera. Nel 1919 era stato nominato Consigliere di Stato per l’Educazione, nel 1940 divenne anche Consigliere di Stato per l’Architettura presso la Scuola Statale di Architettura di Berlino. Sempre dal 1940, trovò lavoro come insegnante e funzionario edile presso la scuola di edilizia di Berlino/Neukölln. Quando il suo appartamento nella capitale fu confiscato nel 1945, si trasferì prima a Calbe/Saale e dall’anno successivo decise di stabilirsi con suo fratello Herbert a Zwickau, dov’era nato, e ci rimase per tre anni, fino al 1948, per raggiungere quindi suo figlio vicino a Colonia. Dopo aver soggiornato in una casa di riposo a Knechtsteden e nell’insediamento forestale Schlebusch vicino a Leverkusen, a partire dal 1959 si stabilì definitivamente in Svizzera, a Lugano. Morì a Bad Iburg, in Germania, all’età di 85 anni.

Fritz Bleyl, Castello di Moritzburg, 1932
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IMMAGINE DI APERTURA – L’orologio al Musée D’Orsay – Foto di Guy Dugas da Pixabay 

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