Venezia: Domenico Silvestri indaga le fratture dell’epoca contemporanea



Spazio Thetis ospita, a partire dal 10 aprile, la mostra personale di Domenico Silvestri, un artista che con la sua pittura indaga le fratture dell’epoca contemporanea, tra perdita di riferimenti e il crescente distacco tra individuo e realtà. Il progetto espositivo raccoglie una selezione di opere che affrontano il tema della crisi dei fondamenti, intesa non solo in senso epistemologico o scientifico, ma anche sociale e culturale.

La pittura di Silvestri si fa portavoce di un’umanità sempre più isolata, prigioniera di un presente dilatato e incapace di immaginare un futuro condiviso. Le sue figure, statiche e sospese in ambienti geometrici e surreali, traducono in immagini il disorientamento esistenziale del nostro tempo, evocando la solitudine imposta da una società iperconnessa, dove la comunicazione mediata dalla tecnologia sostituisce il contatto autentico. In questo scenario, le relazioni si frammentano, la progettualità collettiva si dissolve e il tempo si appiattisce in un eterno presente privo di slanci futuri.

Tra le opere esposte, “N.T.” introduce una dimensione di solitudine assoluta, in cui l’individuo appare come un ingranaggio in un sistema produttivo che non ammette rallentamenti. La possibilità di una crescita interiore autentica viene annullata: l’essere umano non è più visto come un soggetto in evoluzione, ma come un’entità misurabile solo in termini di produttività.

L’opera “La Domenica non tutti risorgono” riflette invece sull’incapacità di rigenerarsi e sulla fine della promessa di un domani migliore. Qui la dimensione temporale si appiattisce e il futuro si dissolve in un’ombra indistinta. Le figure, immobili e immerse in spazi rarefatti, sembrano bloccate in una condizione di attesa senza risoluzione.

“La madre del padre del padre” esplora il tema della frattura generazionale e della crisi della trasmissione culturale. Il passato diventa inaccessibile, deformato o privo di significato, in una società che ha perso il legame con le proprie radici. L’identità si sgretola e i punti di riferimento si dissolvono, mentre le relazioni familiari e comunitarie si sfaldano sotto il peso dell’individualismo contemporaneo.

Un altro lavoro emblematico della mostra è “Soglie”, che suggerisce l’idea di transizione e di passaggio, un confine mai realmente superato. Viviamo in una condizione di sospensione, incapaci di oltrepassare la soglia verso ciò che potremmo essere. In questa prospettiva, la pittura diventa per Silvestri un mezzo per

modificare la percezione della realtà, un linguaggio attraverso cui interrogare il presente e immaginare nuove possibilità di connessione umana e culturale.

Tecnica e poetica si fondono nel lavoro di Silvestri attraverso l’uso sapiente della tempera all’uovo, una pratica pittorica antica che l’artista reinterpreta con una sensibilità contemporanea. Il rigore formale si combina con un immaginario visivo in cui convivono riferimenti alla tradizione rinascimentale, alla pittura metafisica e a suggestioni orientali. L’inserimento di elementi come foglia d’oro e figure simboliche amplifica il senso di atemporalità delle sue opere, ponendole in dialogo con il passato pur ancorandole saldamente alle problematiche del presente.

Attraverso la sua ricerca pittorica, Silvestri non offre consolazione né speranza, ma invita a riflettere sulla fragilità del nostro tempo e sulla necessità di ricostruire un tessuto relazionale e culturale che possa restituire significato al nostro vivere.

L’evento è in collaborazione con l’Associazione culturale Paolo Rizzi ETS di Venezia.


INFO
10 – 30 aprile 2025  (visite su prenotazione chiamando 348 96 91 764)
Inaugurazione 10 aprile ore 17.30
DOVE
Spazio Thetis, Arsenale Novissimo – Venezia 
Vaporetto linea 4.1- 4.2 – 5.1- 5.2 Fermata: Bacini

SOCIAL
Instagram: 
https://www.instagram.com/domenicosilvestri8/
https://www.instagram.com/spaziothetis

CONTATTI STAMPA | CRISTINA GATTI Press & P.R. |press@cristinagatti.it

InspiringPR 2025 lascerà il segno

L’XI edizione porterà alla ribalta il rapporto tra AI, comunicazione ed etica e farà da palcoscenico al lancio di “The Venice Pledge”, un impegno di Global Alliance for PR & Communication Management, condiviso e realizzato con FERPI.

InspiringPR 2025 lascerà il segno
“Good times, bad times. È tempo di essere etici”
 
Venezia, 16 e 17 maggio 2025

Un’edizione di InspiringPR speciale, quella in programma a Venezia venerdì 16 e sabato 17 maggio 2025 al Palazzo delle Procuratie in Piazza San Marco, 105, nella Casa di The Human Safety Net, la Fondazione creata da Generali. Non soltanto per il cambio di sede e di format e neppure per la qualità dei tanti speaker che animeranno le due giornate. Lascerà il segno, grazie alla collaborazione tra FERPI e Global Alliance for PR & Communication Management, perché porterà alla ribalta nazionale e internazionale un tema fondamentale in questa delicata fase storica, il rapporto tra AI, Comunicazione ed Etica e vedrà il lancio di “The Venice Pledge”.

Il titolo scelto per InspiringPR 2025 dalla Delegazione Triveneto d’intesa con il Comitato scientifico, Good times, bad times. È tempo di essere etici– sottolinea la Delegata Ada Sinigalia “vuole sottolineare il valore imprescindibile dell’etica nel nostro lavoro e ben si sposa con quello dell’European Summit Technology, Trends & Communication Transformations, proposto da Global Alliance for Public Relations & Communication Management per l’evento pubblico di venerdì 16 maggio, anteprima del Festival. E proprio da questa unione – che si è fortemente voluta ufficializzare a Venezia dal presidente di FERPI, Filippo Nani, e dal Consigliere nazionale con la Delega ai Rapporti internazionali, Biagio Oppi – nascerà The Venice Pledge, un impegno condiviso e globale sull’AI nella comunicazione.

InspiringPR 2025 segna un momento di svolta nella storia di questo evento nato 11 anni fa in seno alla Delegazione Triveneto di FERPI. Questa edizione” – sottolinea il Presidente Filippo Nani – “grazie alla presenza di Global Alliance for PR & Communication Management con il suo summit, alza l’asticella del Festival non solo per il nostro settore, ma per il dibattito globale sulla comunicazione responsabile e l’etica nell’era dell’intelligenza artificiale. La collaborazione tra FERPI e Global Alliance rappresenta un’opportunità straordinaria per rafforzare il nostro impegno nel promuovere principi e valori che garantiscano un uso responsabile delle tecnologie emergenti. Venezia, luogo simbolo di incontro e scambio culturale, e la nuova sede dell’evento nella Casa di Human Safety Net, aggiungono una cornice speciale all’iniziativa”. “Ringrazio tutti coloro che stanno contribuendo alla realizzazione di questa due giorni” – conclude il Presidente di FERPI – “e invito l’intera community della comunicazione a partecipare attivamente per costruire insieme un nuovo paradigma di riferimento. Siamo pronti a dare il nostro contributo affinché l’etica non sia solo un principio, ma una pratica consolidata nel nostro lavoro quotidiano”.

Durante questi due giorni – ha detto Biagio Oppi, – avremo la presenza di numerosi colleghi internazionali e dei rappresentanti di tante altre associazioni sorelle di FERPI, dall’Australia agli USA, dall’India all’Europa, per la definizione di un documento di riferimento di Global Alliance for PR & Communication Management. Avendo vissuto momenti simili in passato, posso garantire che sarà un’opportunità davvero ghiotta per ossigenare il proprio polmone internazionale e per confrontarsi con punti di vista molto diversi dai nostri, incontrando dal vivo professionisti che esercitano questo stesso mestiere in altre aree del mondo. Peraltro, Human Safety Net è la sede simbolicamente più adeguata che si potesse trovare rispetto al tema che tratteremo e al periodo storico che stiamo vivendo“.

Il sostegno al Festival
 
Importanti realtà sostengono la complessa organizzazione del Festival delle Relazioni Pubbliche di FERPI da parte del gruppo operativo: i Corporate Partner Coca Cola Italia e Lactalis Italia; i Supporting Partner Gruppo Tea e Centromarca, i Technical Partner Ludovica Mazzi (Concept), Genuina Hub Company (premi), Unigadget(gadget), Withub (content). Fondamentale per la promozione il supporto dei Media partner ANSA, Platinum, Relazioni Internazionali di Tribuna Politica ed Economica e Telpress, nonché il Patrocinio di UNA Aziende della Comunicazione Unite
 
 
 

Programma preliminare
 
Venerdì 16 maggio 2025 | Ore 13:00 – 17:30 | European Summit: Technology, Trends & Communication Transformations
Dedicato a Tecnologia, Tendenze e Trasformazioni nella Comunicazione, il Summit annuale promosso dal board europeo della Global Alliance for Public Relations & Communication Management, vedrà la partecipazione di delegati dall’Italia e da tutto il mondo.
 
12:00 | Registrazione & networking buffet
13:00 | Apertura lavori
Silvia Arto (Chair Global Alliance EU): The Technology, Trends & Communication Transformations Month
Vincenzo Manfredi (Direttore scientifico FERPILab): Intro to research
Giampaolo Azzoni (Università di Pavia): Ethics, Comms & AI
Alberto Bitonti (Università di Lugano): Public Affairs & AI 
13:45 – 14:30 | Case Histories Europee
Mandy Pearse (Seashell Communications e già Presidente di CIPR – UK): AI Ethics by CIPR
Pavel Vlcek (Presidente ASCOPA – CZ): A Survey on AI & Comms
Simona Panseri (Sr. Dir. Communications & Public Affairs Google Southern Europe): Platforms & Ethic AI
14:30 – 17:00 | Workshop interattivo tra i partecipanti 
per la revisione dei Guiding Principles for Ethical and Responsible Artificial Intelligence e la definizione di The Venice Pledge, impegno globale sull’AI nella comunicazione.
Facilitatori: Bonnie Caver (USA) e Adrian Cropley (Australia) 
17:00 – 17:20 | Consenso finale, approvazione e lancio di The Venice Pledge
17:20 – 17:40 | Commento conclusivo
Filippo Nani (Presidente FERPI)
Justin Green (CEO Global Alliance)
19:00 Serata conviviale
 
Sabato 17 maggio 2025 | InspiringPR 2025 – Festival delle Relazioni Pubbliche


Conduce: Francesca Terranova (giornalista Rai)

09:00 – 09:50 | Registrazione e Welcome Coffee
10:00 – 10:30 | Saluti istituzionali
Ada Sinigalia (Delegata FERPI Triveneto)
Filippo Nani (Presidente FERPI)
Justin Green (Presidente Global Alliance)
Rappresentanti istituzional
10:30 – 12:30 | Speaker sessione mattutina
Alberto Pirni (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa)
Lucia Dal Negro (CEO e co-founder De-LAB S.r.l.)
Stefano De Alessandri (CEO ANSA)
Arianna Traviglia (IIT Venezia) (in attesa di conferma)
Attilio Di Scala (esperto M&A e change management)
Antonella Mariani (giornalista Avvenire)
Paolo Iabichino (esperto di creatività e linguaggi digitali)
12:30 – 13:00 | Premiazioni
InspiringPR Award 
– VII edizione del premio alla campagna più ispiratrice
È il Digitale Bellezza – V edizione del premio in memoria di Adriana Ripandelli, in collaborazione con Mindshare
13:00 – 14:30 | Pranzo
14:30 – 16:30 | Gruppi interattivi tematici
Linguaggi e algoritmi
Nuovo Umanesimo e Welfare
Relazioni di genere e Leadership
Imprese e Comunicazione consapevole
 
 
 
 
 
Per partecipare ad InspiringPR 2025
 
Sono previste diverse modalità di iscrizione, visibili a questo link: https://inspiringpr25.eventbrite.it
 
Entro il 15 aprile è previsto uno sconto del 20%, inserendo il codice promozionale: FERPI20
 
Per maggiori informazioni: https://www.inspiringpr.it/ e https://www.ferpi.it/

FERPI | Dal 1970 è l’associazione che, con la Presidenza affidata a Filippo Nani, rappresenta in Italia i professionisti delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione. I soci FERPI operano come liberi professionisti, dirigenti, funzionari, dipendenti e collaboratori di aziende, enti pubblici, Enti del Terzo Settore, docenti universitari. Partecipano alla vita di FERPI anche studenti e neolaureati.


Media Relations FERPI
Diana Daneluz
Mail: mediarelationferpi@gmail.com

Comunicazione InspiringPR
Giorgio Pezza
Mail: pezza.giorgio@gmail.com

Un programma per l’apprendimento nella conservazione e gestione del patrimonio culturale

Al via il programma Fondazione Opificio 2025, un progetto per l’apprendimento avanzato nella conservazione e gestione del patrimonio culturale ideato dall’Opificio delle Pietre Dure.
La Fondazione Opificio è una fondazione strumentale costituita nel 2018 da Fondazione CR Firenze per valorizzare le competenze dell’Opificio delle Pietre Dure e potenziarne la diffusione.
Le attività formative saranno curate da esperti dell’Opificio delle Pietre Dure, ma saranno caratterizzate dalla sistematica proposta di esperienze nazionali ed internazionali accomunate dallo stesso approccio rigoroso e innovativo.

Fondazione Opificio 2025
Corsi di alta formazione per la conservazione dei beni culturali

Il prossimo 17 maggio prende avvio Fondazione Opificio 2025, con un programma formativo concepito per offrire un aggiornamento ai professionisti che operano nel settore con un’ottica trasversale ed allargata. Quest’anno le tematiche spaziano dalle metodologie di conservazione ai materiali innovativi per il restauro, dalle tecnologie avanzate per la diagnostica alla pianificazione nel campo delle situazioni emergenziali, fino agli aspetti gestionali e legali, declinando la lunga esperienza dell’Opificio nel campo del restauro e della ricerca.

L’obiettivo è fornire nuovi approcci e strumenti per operare in una disciplina sempre più complessa e in continua evoluzione, dove i professionisti devono sapersi confrontare con uno scenario sociale, storico, ambientale diversificato e interagire con una pluralità di interlocutori.

“Per l’Opificio delle Pietre Dure – sottolinea Emanuela Daffra, Sovrintendente – questo programma segna l’avvio di una attività che, grazie a FOP, si intende rendere strutturale. Una ulteriore modalità di disseminazione ma anche di discussione e revisione critica costante su un operare delicatissimo quale quello della conservazione del patrimonio culturale. Che questo avvenga proprio allo scoccare dei 50 anni della attività ‘moderna’ dell’Istituto costituisce – mi piace pensare – l’ennesima apertura al futuro di una tradizione solidissima”

   Era infatti il 1975 quando OPD, con il neonato Ministero dei Beni culturali, assunse la sua fisionomia attuale. In occasione di questo anniversario non potevano mancare scelte orientate a valorizzare una delle principali vocazioni del moderno Opificio, ovvero quella formativa, che si traduce soprattutto nella Scuola di Alta Formazione e Studio (SAFS), da sempre sinonimo di eccellenza nel campo della formazione del restauro, e che ha come propria mission istituzionale anche l’aggiornamento professionale.

” Fondazione CR Firenze tramite la costituzione del soggetto strumentale Fondazione Opificio FOP – afferma Duccio Traina Presidente di FOP – dal 2018 ha l’obiettivo di sostenere l’Opificio delle Pietre Dure nella valorizzazione delle sue competenze, per avviare programmi di alta formazione, progetti speciali come  la specializzazione nel settore dell’arte moderna e contemporanea o la disseminazione dell’Istituto e del suo capitale culturale a livello internazionale”.

L’offerta di FOP 2025 si articola in un ciclo di 4 seminari e 3 workshop strutturati in uno o due moduli, che si terranno sia in presenza che a distanza, con possibilità di fruizione anche on demand. Le attività in presenza si svolgeranno presso le sedi dell’Opificio delle Pietre Dure, per un massimo di 30 partecipanti.

Se alcune tematiche riguardano ambiti estremamente specialistici e rispondono all’esigenza di porre l’attenzione sulle problematiche conservative di settori del patrimonio culturale spesso poco conosciuti ma che hanno una diffusione capillare sul territorio (come i manufatti tessili), in altri casi si è inteso dare gli strumenti per sfruttare in pieno (attingendo alle competenze complementari del restauratore esperto in questo tipo di indagini e dello storico dell’arte) le potenzialità conoscitive e di indirizzo di alcune tecniche di diagnostica, sempre più diffuse.

Un settore nel quale l’Opificio è tradizionalmente impegnato ed ha costruito una fama riconosciuta fatta di competenza ed efficienza, è quello della gestione del patrimonio in situazioni emergenziali, che si presentano con sempre maggiore frequenza soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici, oltre che per la nota vulnerabilità sismica di larghe parti del territorio italiano. Naturale quindi offrire, su questi temi, aggiornamenti operativi e occasioni di riflessione coinvolgendo esperti a livello internazionale, poiché è questo l’orizzonte sul quale è necessario obbligatoriamente porsi.

I corsi saranno curati e condotti da esperti dell’Opificio delle Pietre Dure, con la collaborazione di professionisti internazionali che metteranno a disposizione la loro esperienza consolidata nella conservazione di opere d’arte. Le tematiche proposte verranno affrontate con un approccio rigoroso, combinando approfondimenti scientifici all’apprendimento delle metodologie più avanzate. Ogni corso sarà arricchito da esperienze provenienti sia da un contesto nazionale che internazionale, offrendo così ai partecipanti una  visione ampia delle sfide e soluzioni globali della conservazione.

I corsi a pagamento che si distinguono in seminari e workshop prevedranno anche la possibilità della fruizione delle parti teoriche da remoto. 

Di seguito il programma completo delle attività per l’anno 2025 
17 e 23 maggio 2025 – Gestire l’emergenza: dipinti, sculture lignee, manufatti tessili. Strumenti e metodi per il recupero e la messa in sicurezza
31 maggio e 7 giugno 2025 – Introduzione alle tecniche di indagine non invasive per la lettura dell’opera 
13 settembre 2025 – La manutenzione e l’esposizione dei manufatti tessili 
27 settembre 2025 – Gestire l’emergenza: archivi e biblioteche 
6-8 ottobre 2025 – Mist-Lining Workshop | Florence Edition 2025 
8 novembre 2025 – La tutela dell’integrità dell’opera d’arte contemporanea e la responsabilità del restauratore  
22 e 29 novembre 2025 – Gestire l’emergenza: strategie di prevenzione e risposta al rischio 

Enti promotori: FOP – Fondazione Opificio;  Opificio delle Pietre Dure; Fondazione CR Firenze
Opificio delle Pietre Dure
Soprintendente: Emanuela Daffra,
Direttrice Scuola di Alta formazione e Studio: Renata Pintus
Coordinamento scientifico del progetto: Marta Gómez Ubierna
Segreteria organizzativa: Giada Policicchio
con il supporto della Segreteria della Scuola di Alta Formazione e Studio (Cristina Petrelli e Cinzia Cungi), dell’Ufficio informatica applicata (Stefania Carillo) e dell’Ufficio Promozione Culturale (Maria Emilia Masci con Veruska Filipperi)
FOP
Presidente: Duccio Traina
Direttore Scientifico e Organizzativo: Barbara Tosti
con il supporto dello staff di Fondazione CR Firenze (Paola Petrosino, Anna Castelli, Federica Sanna, Alessio Bertolani, Federica Checchi, Gianni Cambria, Raffaele Casalini) e dei suoi consulenti: Gianfranco Ghilardi, Matteo Spatocco
Ufficio Promozione: Susanna Holm CSC Sigma
 
Fondazione CR Firenze
Presidente: Bernabò Bocca
Vice Presidente: Oliva Scaramuzzi
Direttore Generale: Gabriele Gori

Sito internet: https://www.fondazioneopificio.it/
Email: info@fondazioneopificio.itformazione@fondazioneopificio.it

Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net
tel. 049663499

Milano: DOROTHEA LANGE – Il coraggio di una reporter e la sensibilità di una ritrattista

  • A 135 anni dalla nascita, il Museo Diocesano di Milano racconta l’apice della carriera di Dorothea Lange, quando tra gli anni ‘30 e ’40 la fotografa americana testimoniò l’attualità drammatica degli Stati Uniti.
  • Dalla condizione dei lavoratori agricoli alla schiavitù, fino alla segregazione della popolazione giapponese in seguito all’attacco di Pearl Harbour, un centinaio di scatti ripercorrono le contraddizioni di un Paese in difficoltà.
  • Con il coraggio della reporter e la sensibilità della ritrattista, Lange riuscì a portare l’esperienza del singolo e il dolore collettivo di tante comunità all’attenzione di tutto il mondo, fornendo spunti di riflessione su temi come la povertà, la crisi climatica, le migrazioni e le discriminazioni al giorno d’oggi ancora validi.
MILANO
MUSEO DIOCESANO CARLO MARIA MARTINI
In collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

DOROTHEA LANGE

A cura di Walter Guadagnini e Monica Poggi

Dal 15 maggio al 19 ottobre 2025
Dorothea Lange, Madre migrante. Raccoglitori poveri di piselli in California. Madre di sette figli. Età: trentadue – Nipomo, California. 1936 – The New York Public Library | Library of Congress Prints and Photographs Division Washington

Dal 15 maggio al 19 ottobre 2025, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino presenta la mostra Dorothea Lange, a cura di Walter Guadagnini e Monica Poggi, che attraverso un centinaio di scatti celebrano la fotografa americana a 135 anni dalla nascita.

Un percorso che ha inizio tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, quando la Lange si fa testimone cruciale di alcuni degli eventi epocali che avrebbero modificato l’assetto economico e sociale degli Stati Uniti, su tutti il crollo di Wall Street, e che la spingono ad abbandonare il mestiere di ritrattista per documentare l’attualità.

Tra questi c’è il viaggio che nel 1935 intraprende con l’economista Paul S. Taylor, che sposa alcuni anni dopo, per raccontare le drammatiche condizioni di vita in cui versano i lavoratori del settore agricolo delle aree centrali del Paese, colpito dal 1931 al 1939 da una dura siccità, il fenomeno delle Dust Bowl, le ripetute tempeste di sabbia raccontate anche da John Steinbeck

nel romanzo Furore (1939) e nella sua versione cinematografica di John Ford (1940), ispiratosi proprio alle fotografie scattate da Lange.

L’adesione al programma governativo Farm Security Administration, nato con lo scopo di promuovere le politiche del New Deal, consente a Lange di viaggiare per gli Stati Uniti e raccontare i luoghi e i volti della povertà. Dalle piantagioni di piselli della California a quelle di cotone degli Stati del Sud, dove la segregazione razziale genera forme di sfruttamento particolarmente degradanti, Lange realizza migliaia di scatti, raccogliendo storie e racconti riportati nelle dettagliate didascalie che accompagnano le opere. È il contesto in cui nasce Migrant Mother, il ritratto di una giovane madre disperata che vive con i sette figli in un accampamento di tende e auto dismesse, immagine che diventerà poi iconica.

Un altro importante nucleo di scatti di cui si compone la mostra risale agli anni della Seconda Guerra Mondiale, che per gli Stati Uniti inizia nel 1941 con il bombardamento giapponese di Pearl Harbor, ed è dedicato proprio alla popolazione americana di origine giapponese internata in campi di prigionia dal governo americano a seguito dell’entrata in guerra.

Anche in questo caso Lange lavora su incarico del governo, nonostante lei e il marito abbiano espresso pubblicamente il proprio dissenso: i suoi scatti documentano l’assurdità di una legge razziale e discriminatoria e di come questa abbia stravolto la vita di migliaia di persone ben inserite nella società, costringendole ad abbandonare le proprie case e le proprie attività.

Attraverso le sue eccelse qualità di reporter e ritrattista, Lange riesce ad affrontare contesti complessi e drammatici, raccontando le esperienze personali e il vissuto emotivo di ogni persona incontrata lungo il percorso, evidenziando al tempo stesso come le scelte politiche e le condizioni ambientali possano ripercuotersi sulla vita dei singoli e cambiarne drasticamente le esistenze, fornendo ancora oggi spunti di riflessione su temi come la povertà, la crisi climatica, le migrazioni e le discriminazioni.

Dorothea Lange, Un tempo agricoltore del Missouri, ora bracciante agricolo migrante sulla costa del Pacifico – California. 1936 – The New York Public Library | Library of Congress Prints and Photographs Division Washington

Dorothea Lange (Hoboken, 1895 – San Francisco, 1965) si avvicina alla fotografia nel 1915, imparandone la tecnica grazie ai corsi di Clarence H. White alla Columbia University. Nel 1919 apre il proprio studio di ritrattistica a San Francisco, attività che abbandona negli anni Trenta per dedicarsi a una ricerca di impronta sociale e a documentare gli effetti della Grande Depressione. Fra il 1931 e il 1933 compie diversi viaggi nello Utah, in Nevada e in Arizona. Nel 1935 si unisce alla Farm Security Administration (FSA). All’interno di questo progetto epocale realizza alcuni dei suoi scatti più famosi, nonostante alcuni contrasti con Roy Stryker (a capo della divisione di informazione della FSA) in merito alle proprie scelte stilistiche. Nel 1941 ottiene un Guggenheim Fellowship (un importante riconoscimento concesso ogni anno, dal 1925, dalla statunitense John Simon Guggenheim Memorial Foundation a chi ha dimostrato capacità eccezionali nella

produzione culturale o eccezionali capacità creative nelle arti). All’inizio degli anni Cinquanta si unisce alla redazione di Life e si dedica all’insegnamento presso l’Art Institute di San Francisco. Muore nel 1965, a pochi mesi dall’inaugurazione dell’importante mostra che stava preparando al Museum of Modern Art di New York. Fra le esposizioni più recenti si ricordano “Politics of Seeing” al Jeu de Paume di Parigi nel 2018 e Words & Pictures al MoMA nel 2020.


Dorothea Lange
A cura di Walter Guadagnini e Monica PoggiMilano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini
Dal 15 maggio al 19 ottobre 2025
Catalogo Dario Cimorelli Editore
INFORMAZIONI
Museo Diocesano Carlo Maria Martini (Piazza Sant’Eustorgio 3 –MM Vetra – 20122 Milano)
CONTATTI: T +39 02 89420019; www.chiostrisanteustorgio.it
ORARI
martedì – domenica, ore 10.00-18.00
Ultimo ingresso ore 17.30
Lunedì chiuso
 
BIGLIETTI: Intero €9, ridotto €7, €23 famiglia (2 adulti + max 4 giovani 7-18 anni)
 
SOCIAL
FB
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UFFICIO STAMPA MUSEO DIOCESANO
Anna Defrancesco comunicazione
press@annadefrancesco.com
www.annadefrancesco.com

Treviso: Il Salce omaggia Renato Casaro

Il Museo nazionale Collezione Salce di Treviso rende omaggio a Renato Casaro, il re dei cartellonisti cinematografici, dedicandogli una delle Sale espositive della sede museale di San Gaetano, a Treviso. Nel 2024 il Maestro ha donato allo Stato italiano e per esso alla Direzione regionale Musei nazionali Veneto, Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, un nucleo di opere da lui realizzate nel corso della sua pluridecennale carriera internazionale: disegni, bozzetti, manifesti e locandine.

RENATO CASARO
L’ultimo uomo che ha dipinto il cinema
Treviso, Museo Nazionale Collezione Salce (sede di San Gaetano)
11 aprile – 6 luglio 2025

Mostra promossa dal Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Veneto, Museo nazionale Collezione Salce. A cura di Elisabetta Pasqualin

“Quando Renato Casaro ci ha comunicato la sua decisione, afferma Daniele Ferrara direttore della Direzione regionale Musei nazionali Veneto, indicando come contesto culturale più adeguato a ospitare la testimonianza della sua arte il Museo Salce, dedicato all’arte della pubblicità, abbiamo naturalmente accolto la sua volontà, intitolandogli come omaggio e ringraziamento una sala. La Sala Renato Casaro accoglierà costantemente delle monografie tematiche del Maestro trevigiano. A curare queste monografiche sarà lo stesso artista con opere tratte da quelle donate al museo e dal suo archivio personale.”

“Avremo così l’opportunità, davvero preziosa, afferma Elisabetta Pasqualin, che del Museo nazionale Collezione Salce è la direttrice, di approfondire la conoscenza di uno dei più originali cartellonisti del secondo Novecento italiano ed internazionale, e di seguire l’intero processo creativo delle sue opere, dai primi schizzi dettati dall’incontro-confronto di Casaro con i diversi registi, ai bozzetti, sino alle immagini di scena, al lettering che accompagna le immagini e infine alla distribuzione dei manifesti e delle locandine nella sale cinematografiche. Nonché alle diverse versioni del manifesto, che a seconda del paese di proiezione del film, poteva mutare soggetto e veste”.

Sarà lo stesso Maestro, in una serie d’incontri con il pubblico a far rivivere il dietro le quinte di suoi capolavori, opere che sono diventate oggetto del desiderio dei collezionisti del settore e hanno fornito l’immagine, che è diventata memoria collettiva, a decine di film di successo della cinematografia italiana e di Hollywood.

Artigiano di genio, sin dagli esordi Casaro misura la sua arte con quanto Cinecittà e il cinema internazionale andavano proponendo. Via via il suo stile conquista i grandi registi: Jean-Jacques Annaud, Dario Argento, Marco Bellocchio, Ingmar Bergman, Bernardo Bertolucci, Luc Besson, John Boorman, Tinto Brass, Liliana Cavani, Francis Ford Coppola, Milos Forman, Costa-Gavras, Pietro Germi, Claude Lelouch, Ugo Liberatore, Sergio Leone, Sidney Lumet, Anthony Mann, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Alberto Sordi, John Sturges, Giuseppe Tornatore, François Truffaut, Carlo Vanzina, Carlo Verdone, Quentin Tarantino.

Firma l’immagine grafica di film popolari e serie come Trinità e Rambo o gli indimenticabili manifesti di capolavori quali I magnifici sette, C’era una volta in America, Amadeus, Il nome della rosa, Il tè nel deserto, L’ultimo imperatore, Nikita, Balla coi lupi e molti altri.

Era stata la mostra monografica “Renato Casaro. L’ultimo cartellonista del cinema. Treviso, Roma, Hollywood” ad inaugurare il 12 giugno 2021 la nuova sezione del Museo Nazionale Collezione Salce, nella ritrovata chiesa di Santa Margherita. Mostra coronata da un grandissimo successo.

Per questa sua prima monografica a tema, nella sede di San Gaetano, Casaro ha scelto di raccontare una parte forse più leggera ma sicuramente popolarissima della sua produzione, quella riservata alla commedia. Seguiranno poi western, fantasy, horror, classic/cult e molti altri.

Nel novero degli artisti che hanno dedicato la loro arte al manifesto cinematografico, Renato Casaro (Treviso, 1935) è indicato a ragione come l'”ultimo dei cartellonisti”. La sua intensa attività, iniziata alla metà degli anni Cinquanta, apprezzata e riconosciuta a livello internazionale, si affianca a quella dei maggiori protagonisti in ambito italiano di quest’arte singolare, ma riesce ancora ad avere per Casaro, al torno degli anni Novanta del secolo scorso, un prestigioso quanto determinante “colpo di coda”.

Casaro inizia a lavorare per le sale cinematografiche della sua città a diciassette anni realizzando grandi sagome, pezzi unici dipinti a mano, che venivano collocate all’ingresso del Cinema Teatro Garibaldi e del Cinema Esperia di Treviso. A 19 anni, nel 1954, parte per Roma e trova lavoro nello studio di Augusto Favalli dove rimane per circa un anno e mezzo imparando tecniche e “trucchi del mestiere”. Poi, sempre a Roma, nel 1957, apre uno studio a proprio nome.

Irrompe sulla scena internazionale con i suoi manifesti per La Bibbia prodotto da Dino de Laurentiis nel 1965 e per la prima volta l’opera di Casaro merita un grande spazio pubblicitario sul Sunset Boulevard di Hollywood.

Non è difficile comprendere cosa permetta a Casaro di affermarsi così perentoriamente. L’artista dimostra di avere una marcia in più. Intuisce – in modo istintivo e probabilmente senza neppure vedere la pellicola, ma solo con l’ausilio di qualche fotografia di scena – l’essenza intima del film, lavora di fantasia, stenografa mentalmente le sue sensazioni, le ricompone nell’impianto del manifesto e mette in campo una straordinaria abilità di ritrattista. In questi anni di intensa produzione, dove si alternano film storici – con il Peplum, sottogenere dei film storici in costume – biblici, drammatici, comici sino ai “musicarelli” ai travolgenti “Western all’italiana”, Casaro accresce la sua attività collaborando con Case di produzione e distribuzione che vedono in lui l’interprete ideale per costruire l’immagine di un film.

Per tutti gli anni Settanta sperimenta dinamiche stilistiche innovative creando alcuni capolavori del cartellonismo cinematografico. Nel 1984 l’artista si trasferisce a Monaco di Baviera dove lavora a molte produzioni tedesche e internazionali o a film italiani distribuiti in tutto il mondo: in primis C’era una volta in America (1984) il capolavoro di Sergio Leone per il quale costruisce un’immagine minimalista di straordinaria sintesi. Poi quelli con la coppia Hill-Spencer e ancora quelli comico-sentimentali o a tema ecologista di Adriano Celentano e nel 1983 Octopussy [Operazione Piovra] e Never Say Never Again [Mai dire mai] con protagonista il celebre Agente segreto 007. Per molti di questi film lavora, in contatto con le maggiori Case di produzione, tra Londra, Parigi e Los Angeles confermando il suo profilo ormai internazionale.

In quel periodo prende corpo un’innovazione tecnica che lo indirizza verso un iperrealismo che dimostra di padroneggiare con autorevolezza. Utilizza ancora i pennelli ma inserisce in modo più preponderante l’aerografo, strumento che gli permette di portare al massimo risultato il “verismo” dell’immagine avvicinandosi quasi alla resa fotografica. A ciò si aggiunge la fortuna di agganciare alcune produzioni di livello internazionale che grazie ai ricchi budget non lesinavano sulla comunicazione. Ecco, dunque, gli “anni d’oro” del cartellonista trevigiano con: Amadeus (1984), Il nome della rosa (1986), Opera, L’ultimo imperatore e Cronaca di una morte annunciata (1987) e poi ancora la trilogia di Rambo (1982-1985-1988) e – in quel 1990 che suggella una carriera esemplare – quasi in contemporanea Balla coi lupi, Nikita e Il tè nel deserto. Successi internazionali con i quali Casaro sancisce il suo mito di pittore cartellonista.

Sono innumerevoli i registi, italiani e stranieri, per i quali Renato Casaro ha illustrato film: Jean-Jacques Annaud, Dario Argento, Marco Bellocchio, Ingmar Bergman, Bernardo Bertolucci, Luc Besson, John Boorman, Tinto Brass, Liliana Cavani, Francis Ford Coppola, Milos Forman, Costa Gavras, Pietro Germi, Claude Lelouch, Ugo Liberatore, Sergio Leone, Sidney Lumet, Anthony Mann, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Alberto Sordi, John Sturges, Giuseppe Tornatore, Francois Truffaut, Carlo Vanzina, Carlo Verdone.

Nel 1999 Casaro sposta la sua residenza a Marbella (Andalusia/Spagna) dove si dedica alla realizzazione degli ultimi manifesti per il cinema. Nel 1999 e nel 2000 illustra il prestigioso “Calendario dell’Arma dei Carabinieri”. Nel 2014 rientra a Treviso dove tutt’ora risiede, nella casa di famiglia, con la moglie Gabriella, vigile e attenta conservatrice di uno sterminato archivio. Nel 2019 – quasi a suggellare la sua cinquantennale carriera – viene chiamato dal regista Quentin Tarantino per collaborare nel progetto dei “poster vintage” realizzati per il film C’era una volta a… Hollywood.

(rf)


Museo nazionale Collezione Salce, Treviso
San Gaetano | Via Carlo Alberto 31
dal venerdì alla domenica: 10 – 18 ultimo ingresso 17.30
 
Biglietto intero due sedi € 10 | ridotto eventi € 6 | agevolato € 2 (giovani dai 18 ai 25 anni) | gratuito fino ai 18 anni
Ingresso gratuito la prima domenica del mese
I biglietti si possono acquistare online su https://www.museiitaliani.it/ (portale o app)

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo s.a.s. –
Ufficio Stampa e P.R.
Via San Mattia, 16 – 35121 Padova
+39 049.66.34.99

Janet Park a Roma il 4 aprile alla Galleria Apollina



L’occasione è la mostra collettiva di arte contemporanea “Il profumo della Primavera”, in corso a Roma fino al 30 aprile alla Galleria Apollina in Via Bertoloni 45 e aperta domani, venerdì 4 aprile, alla sera, dalle 19.00 alle 24.00, nell’evento “Armonie contemporanee: performance e visioni”, con performance di Janet Park, appunto, e musica affidata al sax di Luca di Giammarco.

In mostra le opere di otto tra artiste e artisti – Enzo Barchi, Claudio Bianchi, Giancarlino Benedetti Corcos, Teresa Coratella, Adelaide Innocenti, Ria Lussi, Albino Mattioli, Salvatore Pupillo –, selezionate lungo la scia dei testi critici di Pietro JOVANE, nel segno della gioia: “Le emozioni in viaggio, la passione per l’arte, il risveglio della vita dopo il freddo dell’inverno che si diffonde con “il profumo della Primavera”… Emozioni, passione, arte, colori, amore….Ecco la tavolozza della vita: l’espressione della trascendenza che dalla materia della terra passa allo stato eterico scorrendo attraverso l’essenza umana dell’artista che crea! Cinque dita di una mano, otto mani d’artista, tanti giorni di festa per ballare la vita e l’arte a Primavera“.

Tra quelle opere, tutte diverse, ma ispirate tutte ad una ricerca di Bellezza in un mondo dominato in questo momento da altro,si muoverà Janet PARK, con la sua performance, collaborazione dinamica tra i dipinti degli artisti da essi ispirata e ai quali offrirà la sua risposta tradotta in movimento in situ.

Attrice, ballerina, coreografa, regista e produttrice cinematografica, Janet Park inizia la sua carriera nel teatro di danza negli Stati Uniti e debutta come artista performativa nel 2002, in collaborazione con Silver Clouds di Andy Warhol. Oggi si concentra principalmente su progetti collaborativi con altri artisti in varie discipline e opere site-specific, nonché musei e gallerie. Le sue performance sono ispirate dai grandi interpreti che hanno cambiato il modo di fare arte e dalle influenze del mondo attuale. 


Ufficio StampaDiana Daneluz
e-mail: dianadaneluz410@gmail.com

Milano Design: Ex nihilo nihil fit di GpuntoStudio

  • GpuntoStudiopresenta in occasione della Milano Design Week 2025 una collezione di imbottiti e arredi rigenerati, unendo sensibilità estetica e attenzione ambientale.
  • Ogni pezzo diventa protagonista di una narrazione che intreccia artigianalità, tecnologia e materiali inusuali.
  • In provocatoria opposizione alla fast furniture, il progetto mira a dimostrare come comfort, bellezza e sostenibilità possono coesistere in armonia.
MILANO
NOLO91 – BASEMENT
Viale Monza 91

 
“Ex nihilo nihil fit”
Dal 7 al 13 aprile 2025

In occasione della Milano Design Week 2025, GpuntoStudio presenta dal 7 al 13 aprile negli spazi di Nolo91 – Basement a Milano il progetto “Ex nihilo nihil fit”, una collezione di imbottiti e arredi rigenerati con materiali non convenzionali.

Ogni pezzo è stato realizzato a partire da sedute e divani dismessi, recuperati per diventare protagonisti di una narrazione che intreccia artigianalità, tecnologia, materiali inusuali e sostenibilità ambientale, in un continuo gioco tra passato e presente.

L’allestimento invita il pubblico a riflettere sul consumo e sulla produzione di massa nell’era del fast furniture. Nel panorama attuale, dominato da un consumo rapido e dalla cultura dell’effimero, “Ex Nihilo Nihil Fit” presenta un prodotto di design che, pur essendo ancorato alla memoria degli oggetti originali, si proietta verso il futuro, sfidando il paradigma della produzione veloce e priva di emozione.

Sedute e divani che hanno già vissuto una loro quotidianità vengono qui riletti in chiave artistica, con l’attenzione al dettaglio e l’impegno artigianale che si fondono con l’uso di tecnologie innovative dando vita a pezzi unici che coniugano funzionalità e bellezza.

Oltre alla sua valenza estetica, la collezione si pone come critica esplicita all’obsolescenza programmata e al consumismo sregolato, mostrando provocatoriamente come il recupero non sia un limite, ma un valore in grado di generare prodotti che durino e contemporaneamente evolvano nel tempo, sia in termini di qualità che di significato emotivo.

“Ex Nihilo Nihil Fit” non è quindi solo una collezione di imbottiti, ma un invito a riconsiderare il nostro rapporto con il design e il consumo, a sensibilizzare il pubblico sul problema dell’obsolescenza e delle scelte consapevoli nel design, a dimostrare che comfort, bellezza e sostenibilità possono coesistere in armonia.

GpuntoStudio è la sintesi del percorso di crescita progettuale di Nicola Pietrobelli, interior designer classe ‘89. Dopo aver completato gli studi al Politecnico di Milano, Pietrobelli ha esplorato vari ambiti della progettazione, in costante ricerca di un mezzo d’espressione che rappresentasse il suo sguardo sulla creazione di oggetti e di spazi. Inizia con la progettazione di eventi e contestualmente riscopre dai grandi artigiani storici milanesi l’arte del cucire paralumi e plasmare il tessuto, di cui espone una linea durante la Design Week 2021.

Nel 2022, Pietrobelli interviene sull’ultimo piano di Terrazza Martini, proponendo un restyling dell’arredo che fosse coerente coi colori e lo spirito del brand. Nel 2023 lancia il progetto STAICOMPOSTAE*: placemats in tappezzeria plastificata recuperata da campionari di archivio selezionati e salvati dal macero. Nel 2024 presenta il Brand NORA*luce: leggeri paralumi realizzati a mano con tessuti print Block indiani.  

Sul fronte progettazione d’interni Pietrobelli si dedica principalmente alla progettazione di residenze private, dove pone grande attenzione alla salvaguardia dei materiali originali degli interni. La sua filosofia progettuale si basa sul rispetto e la valorizzazione degli elementi esistenti, integrandoli armoniosamente con pezzi salvati e trasformati in unicità.


“EX NIHILO NIHIL FIT” 
Un progetto di GpuntoStudio    Milano, NOLO 91 – BASEMENT
viale Monza 91 (MM1 – Fermata Rovereto)Dal 7 al 13 aprile 2025
Ingresso libero
 
Inaugurazione: lunedì 7 aprile (18.00-22.00 su invito)
 
Orari: 8 – 10 aprile (12.00-19.00); 12 aprile (11.00-19.00); 13 aprile (11.00 – 17.00)
 
Informazioni:
www.gpuntostudio.com
info@gpuntostudio.com
 
 UFFICIO STAMPA
Anna Defrancesco comunicazione        
press@annadefrancesco.com
www.annadefrancesco.com
 

VIVIAN MAIER al Centro Culturale Altinate di Padova

Dal 25 aprile al 28 settembre 2025 arriva a Padova, al Centro Culturale Altinate | San GaetanoVIVIAN MAIER. The exhibition, la più grande mostra mai dedicata alla celebre fotografa americana, con più di 200 fotografie a colori e in bianco e nero, scatti iconici, oggetti personali, documenti inediti, sale esperienziali e immersive, registrazioni audio e filmati Super 8, esposti in via eccezionale soltanto per questa retrospettiva.

Dopo il grande successo conseguito con la mostra di Monet, che ha segnato un nuovo record, il Comune di Padova e Arthemisia tornano a proporre insieme una straordinaria iniziativa.

“VIVIAN MAIER. The exhibition”
Centro Culturale Altinate | San Gaetano, Padova
25 aprile – 28 settembre 2025

Vivian Maier (1926 – 2009) è una delle artiste più amate al mondo. La sua incredibile storia ha commosso e continua a commuovere milioni di visitatori.
La Maier faceva la tata di mestiere, si è occupata per tutta la vita di accudire i bambini, coltivando segretamente una grande passione per la fotografia.
Dopo la sua morte sono stati ritrovati per caso, in un magazzino venduto ad un’asta fallimentare, migliaia di rullini accumulati durante l’intera vita, che hanno svelato al mondo un’artista intelligente, acuta, ironica e sensibile, che ha documentato per decenni la vita quotidiana americana tra Chicago e New York, osservando con incredibile sensibilità le persone, i bambini, le donne, gli anziani, fermando nel tempo attimi eterni.

Curata da Anne Morin – la più grande esperta e studiosa della vita dell’artista – l’esposizione è suddivisa in sezioni tematiche che esplorano i soggetti e gli aspetti distintivi del suo stile: dagli intensi autoritratti alle scene di vita urbana, dai ritratti di bambini alle immagini di persone ai margini della società.

Da un progetto di Vertigo Syndrome e in collaborazione con diChroma photography, la mostra è realizzata con il contributo di AcegasApsAmga e vede come mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale.

Il catalogo è realizzato da Moebius in collaborazione con Réunion des musées nationaux (RMN) – Grand Palais e Musée du Luxembourg, Paris.

Circondata da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino, quella di Vivian Maier (1° febbraio 1926 – 21 aprile 2009) è la storia di una donna che ha fatto della fotografia la sua ragione di vita, senza mai esporsi, ma nascondendosi dietro l’obbiettivo, con il quale catturava immagini indimenticabili, spaccati di vita quotidiana che ha reso eterni.
Tata di mestiere, fotografa per vocazione
, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex: la sua strategia era l’anonimato, rubare scatti senza mettere in posa i soggetti, senza costruire messe in scena. Catturando, semplicemente, la vita che aveva intorno, forse senza stare a pensarci troppo. Senza orpelli, né artifici di alcun genere. Ecco allora i suoi scatti che raffigurano bambini – quelli di cui si prendeva cura, ma anche quelli che, per caso, incontrava per la strada, e di cui sapeva catturare e rendere immortali i loro sguardi. Come un selfie ante litteram, come a voler dire “ci sono anche io” in mezzo a tutta questa vita che scorre tra le strade della Grande Mela o in altre grandi città.
Con la scatto silenzioso della sua Rolleiflex Vivian Maier ha immortalato per quasi cinque decenni il mondo che la circondava. Dai banchieri di Midtown ai senzatetto addormentati sulle panchine dei parchi, alle coppie che si abbracciavano o, molto spesso, riprendendo se stessa: Gli oltre 150.000 negativi scattati nel corso della sua vita coprono una immensa gamma di soggetti. Dai primi anni Cinquanta fino agli anni Novanta, Vivian Maier si è occupata di documentare meticolosamente ogni aspetto della vita che la circondava, ovunque andasse. Eppure, il suo lavoro è rimasto sconosciuto a chiunque, conservato chiuso dentro centinaia di scatole, quasi fino alla sua morte.
È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.
Maloof ha co-diretto un documentario candidatoall’Oscar, “Finding Vivian Maier” (2014) che ha dato alla fotografa fama mondiale.


Sede
Centro Culturale Altinate San Gaetano
Via Altinate,71
35121 Padova

Date al pubblico
25 aprile – 28 settembre 2025

Biglietti
Intero € 16,00
Ridotto € 14,00

Informazioni e prenotazioni
T. +39 049 748521
www.arthemisia.it

Social e Hashtag ufficiale
#VivianMaierPadova
@arthemisiaarte

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it

Milano: Mauro proporrà lavori tratti da “Bronze on Canvas” e “Inscription on Canvas”

Dal 4 al 6 aprile, alla fiera MIART 2025 di Milano, Matteo Mauro esporrà le proprie opere all’interno del booth di Prometeo Gallery di Ida Pisani. L’artista e la galleria milanese rinnovano così la collaborazione che li ha già visti partecipare insieme alle fiere italiane e internazionali più importanti come Artissima di Torino, ArteFiera di Bologna, ArtVerona, Arco Madrid

In questa occasione, Mauro proporrà una selezione di lavori tratti da due serie che caratterizzano la sua ricerca artistica: Bronze on Canvas e Inscription on Canvas. Le opere dei due filoni, pur differenziandosi per tecnica e resa estetica, sono accomunate dalla volontà di giocare sull’ambivalenza dei soggetti protagonisti dei suoi lavori. Sia il bronzo sia la linea, sono infatti indagati sia come mezzo per realizzare l’opera sia come opera d’arte finita.

In Bronze on Canvas, l’artista realizza opere che sfuggono a una definizione precisa. Possono apparire come sculture che si trasformano in bassorilievi oppure come pitture che diventano sculture. Protagonista assoluto è il bronzo che sfoggia le caratteristiche specifiche della sua materialità. Queste opere vogliono catturare il momento del passaggio di stato del metallo da solido a liquido, dando così modo allo spettatore di osservare questo momento tra un prima e un dopo, portandoci a riflettere sul potere trasformativo dell’arte.

I lavori di Inscriptions on Canvas, realizzati con la tecnica della pittura ad olio, propongono invece una riflessione sulla purezza della linea come mezzo e soggetto, abbracciando un linguaggio visivo in cui le linee resistono alla trasformazione. Ogni linea è celebrata nella sua interezza, rivelando la propria esistenza senza evolversi in altre forme. Questi dipinti di Mauro mantengono un dialogo intimo e costante con l’iperrealismo, ma sfidano le convenzioni del realismo, resistendo a forme o figure riconoscibili. Le sue linee si muovono con una sottile fluidità, come mosse il vento, sono selvagge, libere, senza forma, ma caratterizzate da strutture istintive profondamente espressive.

Le opere di Matteo Mauro saranno esposte in Established, la sezione della fiera dove saranno presenti sia gallerie che presentano i linguaggi della più stretta contemporaneità, sia quelle che espongono opere realizzate nel XX secolo, creando così un dialogo tra i maestri dell’arte moderna e le produzioni più nuove e recenti. 


MIART – Allianz MiCo Central, Level 0  – Viale Scarampo, Milano
4 – 6 aprile 2025 / Anteprima VIP, 3 aprile 2025, su invito
Venerdì e Sabato ore 11.30 – 20.00 / Domenica ore 11.00 – 19.00

Ufficio stampa
Alessandro Maola
info@alessandromaola.it

Roma: Scopri la Biodiversità al Museo Orto Botanico

Il giorno 4 aprile 2025 alle ore 17.00, presso il Museo Orto Botanico di Roma, inaugura il primo appuntamento del progetto Biodiversità Nascosta, promosso e finanziato da Sapienza Università di Roma nell’ambito del Bando Terza Missione 2023, a cura di Pierfilippo Cerretti, in collaborazione con le ricercatrici Noemi Spagnoletti e Aleida Ascenzi, il ricercatore Dario Nania, insieme al conservatore Maurizio Mei e alla curatrice Caterina Giovinazzo

Il Polo Museale Sapienza 
presenta 
Biodiversità Nascosta

Inaugurazione 4 aprile 2025 ore 17.00

Museo Orto Botanico

Largo Cristina di Svezia, 23 A – 24 – Roma

Fino all’11 maggio 2025

Al centro del progetto e dell’allestimento sono 8 modelli 3D in resina di quattro insetti: la mosca (Sarcophaga carnaria), l’ape (Osmia cornuta) il coleottero (Oryctes nasicornis) e la zanzara (Anopheles): ogni modello, ottenuto da scansioni a raggi X degli stadi larvale e adulto, darà spunti per raccontare storie nascoste e misteriose, suggerendo al pubblico uno sguardo inedito sulla complessità dei sistemi naturali e trasformando l’attuale percezione che tutti noi abbiamo degli insetti, spesso visti come fastidiosi o nocivi. 

Biodiversità nascosta vuole, infatti, sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della biodiversità, coinvolgendo attivamente cittadini, docenti, studenti e studentesse delle scuole primarie e secondarie, universitari di discipline scientifiche e umanistiche: prendendo spunto dalla straordinaria moltitudine di insetti che popolano il pianeta ed evidenziando il loro ruolo fondamentale nell’ecosistema e il loro impatto in ogni attività umana, il progetto si propone di contribuire a cambiare la prospettiva su come relazionarsi con organismi che hanno di fatto una pessima fama ma che sono chiave per il nostro benessere. 

L’esposizione al Museo Orto Botanico si articola attraverso una mostra-percorso con i modelli 3D di adulti e larve al centro del percorso e materiale originale sia museologico sia iconografico. 


INFO
Biodiversità Nascosta
Promosso da Polo Museale Sapienza
A cura di Pierfilippo Cerretti
In collaborazione con: Noemi Spagnoletti, Aleida Ascenzi, Dario Nania, Maurizio Mei, Caterina Giovinazzo

Inaugurazione 4 aprile 2025 ore 17.00
Museo Orto Botanico

Largo Cristina di Svezia, 23 A – 24 – Roma
Fino all’11 maggio 2025
Orari:
tutti i giorni dalle 9.00 alle 18.30
Ingresso mostra incluso nel biglietto Orto Botanico: 5,00 € intero – 4,00 € ridotto – Gratuito: bambini minori di 6 anni; diversamente abili e loro accompagnatori, docenti accompagnatori di gruppi scolastici.Biglietteria: 06 49917107 (10:00 – 17:30)
info-ortobotanico@uniroma1.it
https://ortobotanico.web.uniroma1.it/

Contatti
Caterina Giovinazzo
caterina.giovinazzo@uniroma1.it
Noemi Spagnoletti
noemi.spagnoletti@uniroma1.it
www.museozoologia.web.uniroma1.it

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it