
Parma ospita per la prima volta, fuori da Roma, l’intera collezione pubblica di Giacomo Balla: oltre sessanta opere che attraversano mezzo secolo di ricerca, dal realismo al futurismo fino all’ultima figurazione. Una mostra ampia e rigorosa che restituisce un artista inquieto, coerente nella sperimentazione e tutt’altro che addomesticato dalla storia.

| Giacomo Balla, la luce messa a nudo di Carlo Venturi |
C’è un modo semplice per capire Giacomo Balla: seguirne la luce. Non come metafora poetica, ma come fatto concreto, quasi fisico. È la chiave della grande mostra che Parma dedica a uno dei protagonisti più inquieti e sperimentali del Novecento italiano, portando per la prima volta fuori da Roma l’intera collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dedicata all’artista.
Al Palazzo del Governatore sono, infatti, arrivate oltre sessanta opere: un prestito imponente, raro per ampiezza e ambizione, che ricompone in modo organico il percorso di Giacomo Balla, torinese di nascita e romano d’adozione, artista autodidatta e sperimentatore ostinato, capace di attraversare linguaggi e stagioni senza mai accomodarsi.
Un artista che non si è mai fermato
Balla amava definirsi il “Leonardo da Vinci del XX secolo”. Autodefinizione ardita, forse. Ma non del tutto infondata se si guarda alla varietà dei suoi interessi e alla coerenza della sua ricerca. Pittore della luce già nel 1908, la luce per lui non è solo un soggetto: è un problema da risolvere, un fenomeno da scomporre, un’energia da rendere visibile. Lo farà per tutta la vita, cambiando strada senza mai cambiare ossessione.
La mostra – curata da Cesare Biasini Selvaggi e Renata Cristina Mazzantini, con la collaborazione di Elena Gigli – nasce dal nucleo fondamentale donato allo Stato dalle figlie dell’artista, Elica e Luce Balla. A questo si aggiungono opere selezionate, su indicazione della stessa Luce Balla, dallo storico Maurizio Fagiolo dell’Arco. Un’operazione filologica, prima ancora che espositiva.

Dal realismo al futurismo, senza strappi artificiali
Il percorso si articola in tredici sale, seguendo un ordine tematico e cronologico che evita effetti speciali e punta alla chiarezza. Si parte dal realismo sociale e divisionista, si attraversa l’avanguardia futurista – quella dei manifesti firmati con Marinetti, Boccioni, Carrà e Russolo – e si approda, dopo il 1930, a una figurazione inattesa e ancora poco conosciuta.
Ad aprire il percorso è Nello specchio (1901-1902): un interno borghese, amici ritratti senza enfasi, l’artista che si guarda mentre guarda. Davanti a questo dipinto Giacomo Puccini, colpito, esclamò: «Questa è la mia Bohème». Balla ringraziò, ma preferì che il quadro entrasse nelle collezioni dello Stato. Una scelta che dice molto del suo rapporto con il successo.

Gli ultimi, i marginali, la modernità che ferisce
Tra i nuclei più forti della mostra c’è il ciclo Dei viventi. Delle quindici opere originarie ne restano solo quattro: superstiti, come i soggetti che rappresentano. Malati, mendicanti, figure segnate dal progresso e dalla marginalità. La pazza è forse l’immagine più disturbante: una donna colta in un gesto convulso, lo sguardo perso, la malattia mentale resa senza compiacimento né pietà. Dietro I malati, una semplice etichetta battuta a macchina indica l’ordine espositivo voluto dall’artista. Balla non lasciava nulla al caso.
Il disegno come laboratorio
La mostra insiste – giustamente – sul rapporto tra disegno e pittura. Nei fogli preparatori si vede l’artista pensare. Lo studio per Fallimento (1902 ca.), nato dall’osservazione di scarabocchi infantili su una porta in via Veneto, anticipa soluzioni che Enrico Crispolti accosterà, non a caso, alle litografie di Jean Dubuffet del secondo dopoguerra. Altro che intuizioni isolate.
Dal periodo futurista emergono gli studi per I ritmi dell’archetto e le celebri Compenetrazioni iridescenti: scomposizioni ottico-dinamiche della luce che aprono la strada a una forma di astrazione geometrica europea di cui Balla è protagonista, non comprimario.
Velocità, guerra, propaganda
Non manca la stagione interventista. Le Dimostrazioni del 1915 restituiscono il clima febbrile di un’avanguardia che inneggiava alla guerra come “igiene del mondo”. Di Forme-volume del grido “Viva l’Italia” vengono presentate per la prima volta le analisi radiografiche: sotto la composizione orizzontale emerge una figura femminile verticale, legata a un precedente ritratto della moglie Elisa. Anche qui, la luce rivela ciò che la superficie nasconde.

L’ultimo Balla, il più inatteso
Le sezioni finali sono forse le più sorprendenti. L’ultimo Balla guarda alla fotografia di moda, al cinema, alla cronaca quotidiana. In La fila per l’agnello (1942), osservata dalla finestra di casa in via Montello, Roma appare stanca, affamata, in guerra. File di persone in attesa di cibo: nessuna retorica, solo uno sguardo laterale, quasi cinematografico. Ancora una volta, la luce tiene insieme forma e racconto.
Una mostra necessaria
Questa retrospettiva non riscrive la storia di Balla. La rimette in ordine. E non è poco. Mostra un artista coerente nella sua instabilità, fedele alla sperimentazione più che a un movimento, capace di attraversare il Novecento senza farsi imbrigliare da etichette comode. A Parma, finalmente, Balla si vede tutto intero. E si capisce meglio.
| Scheda informativa per la visita Mostra Giacomo Balla, un universo di luce. La collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Sede Palazzo del Governatore Date Dal 10 ottobre 2025 al 1 febbraio 2026 Opere esposte Oltre 60 opere tra dipinti e disegni provenienti dalla più ampia e completa collezione pubblica di Giacomo Balla, appartenente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. È la prima volta che l’intero nucleo viene esposto fuori da Roma. Curatela Cesare Biasini Selvaggi, Renata Cristina Mazzantini con la collaborazione di Elena Gigli Promotori e partner Comune di Parma e Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Con il contributo di Fondazione Cariparma e Regione Emilia-Romagna In collaborazione con Solares Fondazione delle Arti Percorso espositivo 13 sale, con andamento cronologico e tematico, che attraversano l’intera carriera di Giacomo Balla (1871–1958): realismo sociale e divisionismo stagione futurista e avanguardia radicale ricerche su luce, movimento, velocità e astrazione ultima figurazione degli anni Trenta e Quaranta Il percorso è arricchito da materiali fotografici, documenti storici e apparati biografici provenienti dall’Archivio Gigli. Opere e nuclei di rilievo Nello specchio (1901–1902), opera d’apertura del percorso il ciclo Dei viventi, dedicato agli ultimi e agli emarginati studi e disegni preparatori, centrali nel metodo di lavoro di Balla Compenetrazioni iridescenti, apice della ricerca astratta sulla luce opere futuriste legate al tema della velocità e dell’interventismo lavori tardi ispirati alla fotografia, al cinema e alla vita quotidiana durante la Seconda guerra mondiale, tra cui La fila per l’agnello (1942) Focus scientifici presentazione di studi e ricerche recenti sulla collezione analisi radiografiche inedite su Forme-volume del grido “Viva l’Italia” ricostruzione filologica degli allestimenti voluti dall’artista Perché visitarla per vedere Balla nella sua interezza, senza ridurlo al solo futurismo per comprendere il ruolo centrale della luce come principio formale e concettuale per scoprire un artista coerente nella sperimentazione, capace di attraversare il Novecento senza mai ripetersi Uffici stampa Ufficio Stampa: Studio ESSECI Sergio Campagnolo Rif. Simone Raddi simone@studioesseci.net tel. 049 663499. Cartella stampa e immagini: www.studioesseci.net Ufficio Stampa Gnamc Antonella Fiori M. gan-amc.uffstampa@cultura.gov.it; a.fiori@antonellafiori.it |
| Redazione Experiences |
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