
A Milano, una grande mostra restituisce l’opera e la voce di Giovanni Gastel. Non una celebrazione rumorosa, ma un racconto per immagini e parole che attraversa quarant’anni di fotografia italiana, tra eleganza, rigore e umanità.

| Giovanni Gastel, la misura del tempo di Giulio Rinaldi |
Ci sono artisti che inseguono l’epoca in cui vivono e altri che la attraversano con passo fermo, senza alzare la voce. Giovanni Gastel apparteneva a questa seconda famiglia. Fotografava come si conversa: con attenzione, con misura, senza fretta. La mostra Giovanni Gastel. Rewind, ospitata a Palazzo Citterio dal 30 gennaio al 26 luglio 2026, prova a restituire proprio questo: non solo una carriera, ma un modo di stare al mondo.
Non è una retrospettiva in senso classico. Non c’è la linea retta del tempo, dall’inizio alla fine, ma una serie di ritorni, di pause, di affinità. Come se le fotografie si parlassero tra loro. O come se fosse l’autore, ancora una volta, a guidare lo sguardo di chi entra.
Un percorso che non fa rumore
Oltre 250 immagini raccontano quarant’anni di lavoro: moda, ritratti, still life, campagne pubblicitarie, progetti personali. Accanto alle fotografie, oggetti di lavoro, strumenti, appunti. E, per la prima volta in modo così esplicito, le sue parole: scritti, riflessioni, poesie. Non un corredo, ma una parte essenziale del racconto. Perché Gastel scriveva come fotografava: cercando l’essenziale, senza ornamenti inutili.
Il progetto curatoriale, affidato a Uberto Frigerio, nasce proprio da qui. Lasciare che sia la voce dell’autore a tenere insieme il percorso. Non spiegare troppo, non guidare con didascalie invadenti. Piuttosto, suggerire. Far sì che il visitatore non si limiti a guardare, ma ascolti. È una scelta che chiede tempo, e che lo restituisce.

Fotografare come necessità
Gastel diceva che fotografare non era un lavoro, ma una necessità. Non è una frase ad effetto. È una dichiarazione di metodo. Il suo sguardo non cercava l’eccezione, ma l’incontro. Anche quando lavorava per la moda, anche quando costruiva immagini di grande raffinatezza formale, il centro restava la relazione. Tra chi guarda e chi è guardato. Tra l’oggetto e la luce. Tra la memoria e il presente.
Dal punto di vista tecnico, Gastel è stato un autore curioso, mai conservatore. Ha lavorato a lungo con il banco ottico, con le grandi Polaroid 20×25, strumenti che chiedono lentezza e precisione. Poi, già dagli anni Novanta, ha guardato al digitale non come a una scorciatoia, ma come a un’altra possibilità espressiva. Analogico e digitale, artigianalità e innovazione, non come alternative ma come parti dello stesso discorso. In questo senso, la sua fotografia è sempre stata contemporanea senza volerlo dimostrare.
Ritratti senza enfasi
I ritratti occupano una parte centrale del percorso. Volti noti, figure della cultura, della moda, dello spettacolo. Ma non c’è mai compiacimento. Gastel non cercava l’icona, ma la persona. Nei suoi ritratti c’è spesso una distanza gentile, una sospensione. Non l’istante rubato, ma quello condiviso. È una differenza sottile, ma decisiva.
Lo stesso vale per gli still life, genere che Gastel ha frequentato con rigore quasi pittorico. Oggetti isolati, composti, illuminati con precisione. Non per esibirne il lusso, ma per interrogarne la forma, la presenza, il silenzio. Anche qui, la fotografia diventa un modo di pensare.
Milano come orizzonte
Questa mostra è anche un racconto di Milano. Non la Milano delle cartoline, ma quella che ha fatto della misura, del lavoro e del gusto una forma di identità. Gastel è nato e cresciuto qui, in un ambiente colto, attraversato da una tradizione aristocratica che non era ostentazione, ma educazione allo sguardo. Sua madre apparteneva alla famiglia Visconti, e questo dato biografico non è un dettaglio mondano: dice di un clima, di una familiarità con l’arte, con il teatro, con la parola.
Milano, per Gastel, non è mai stata solo uno sfondo. È stata una matrice. Industria e cultura, moda e poesia, pragmatismo e immaginazione. Da questo equilibrio nasce uno stile che è insieme rigoroso e leggero, intellettuale ma mai freddo. Non a caso Harper’s Bazaar USA lo ha definito “l’ambasciatore di Milano per eccellenza”. Un’etichetta che, al di là del prestigio, riconosce una coerenza.
Un impegno che va oltre le immagini
Gastel non ha mai separato il lavoro dalla responsabilità civile. Ha sostenuto iniziative sociali, ha prestato il suo sguardo a campagne importanti, come quelle a favore dello IEO di Umberto Veronesi o di Progetto Itaca Milano. Senza proclami. Come si fa quando si considera la fotografia non solo un mestiere, ma una forma di partecipazione.
Questa dimensione emerge con discrezione nel percorso espositivo. Non come capitolo a parte, ma come filo che attraversa tutta l’opera. Perché la sua idea di bellezza non era evasione, ma attenzione. E l’attenzione, in tempi distratti, è già una forma di etica.

La persona prima dell’artista
A cinque anni dalla scomparsa, la scelta di dedicare questa mostra a Gastel non è solo un atto dovuto. È una presa di posizione. Angelo Crespi, direttore generale della Pinacoteca di Brera, ha sottolineato come l’omaggio riguardi prima di tutto la persona: l’umanità, l’empatia, la libertà creativa. Qualità che chi lo ha conosciuto ricorda prima ancora delle fotografie.
Nelle sale di Palazzo Citterio, il suo mondo appare oggi ampio, talvolta immaginifico, ma sempre governato da una misura rara. Non c’è mai l’eccesso. Non c’è mai la volontà di stupire. È una lezione che va oltre la fotografia e riguarda il modo di stare sulla scena pubblica.
Scrittura e immagine
La presenza dei testi – poesie, appunti, riflessioni – aggiunge una dimensione decisiva. Permette di capire quanto, per Gastel, immagine e parola fossero parte dello stesso gesto. Scrivere era un altro modo di mettere a fuoco. Di rallentare. Di chiarire a se stesso prima che agli altri.
In questo dialogo tra immagini e parole, la mostra trova uno dei suoi punti più forti. E chiede al visitatore di fare la propria parte.

Un tempo che resta
Il titolo Rewind non allude a una nostalgia. Piuttosto, a un gesto semplice: tornare indietro per capire meglio. Rivedere, riascoltare, fermarsi. In un’epoca che corre, è un invito controcorrente.
Gastel sapeva che rendere eterno un incontro tra due anime non significa congelarlo, ma rispettarne il tempo. Questa mostra fa la stessa cosa. Non chiude una storia. La rimette in circolo.
Scheda informativa per la visita
Mostra
Giovanni Gastel. Rewind
Sede
Palazzo Citterio, via Brera 12, Milano
Date
30 gennaio – 26 luglio 2026
Orari
Da giovedì a domenica, 14.00–19.00
Biglietti
Intero €12,00
Ridotto €8,00
(ingresso valido per il solo Palazzo Citterio)
Informazioni
palazzocitterio.org
Instagram: @palazzocitterio.brera
Facebook: Palazzo Citterio
| Ufficio stampa mostra Agenzia Guardans Cambó Isabel Guardans E. press@guardanscambo.com Ufficio stampa La Grande Brera CLP Relazioni Pubbliche Marta Pedroli E. marta.pedroli@clp1968.it www.clp1968.it |
| Redazione Experiences |
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