Storie curiose: Alessandro Barbero – Come pensava un uomo del Medioevo: il frate

Salimbene da Parma era un francescano che si vergognava di chiedere l’elemosina perché, essendo nato nobile, avrebbe dovuto andare a cavallo, divertirsi nei tornei e farsi apprezzare dalle belle donne. Da giovane aveva creduto ciecamente alle profezie sulla fine del mondo, ed era rimasto molto male scoprendo che non erano vere. Si commuoveva fino alle lacrime davanti all’umiltà del re di Francia San Luigi, ma non riusciva a non ammirare il geniale imperatore Federico II, scomunicato. Scriveva in un latino infarcito di citazioni bibliche, ma pensava in dialetto padano. Non aveva riguardi per nessuno, e gli scappavano affermazioni per niente politically correct, come quando definì gli italiani del Sud “homines caccarelli et merdacoli”. Attraverso la sua monumentale Cronaca scopriamo che un frate medievale poteva essere molto più divertente e spregiudicato di quel che ci aspetteremmo.

IMMAGINE DI APERTURA – Particolare della copertina del libro di Salimbene edito da Laterza nel 1942

Tomaso Montanari – Dalla parte del torto

Il piccolo libro che state per leggere è l’invi­to a una ribellione intellettuale ed emotiva: un invito a liberare la parte di noi che è ri­masta fedele alle aspirazioni, alle convinzio­ni, all’etica di quando eravamo bambini. L’obiettivo di una sinistra che voglia cam­biare il mondo non è il potere sulla società, ma il potere nella società: il potere, dato a tutte e tutti, di salvare la propria vita dal do­minio del mercato. Il potere nei luoghi di lavoro, nelle lotte per le donne, per la difesa dell’ambiente, il potere della conoscenza e del pensiero critico aperto a tutti.

CONTINUA LA LETTURA SU IL LIBRAIO.IT

SFOGLIA LE PRIME PAGINE

IMMAGINE DI APERTURA: Foto di StockSnap da Pixabay

05 – Filosofia – Leibniz e il migliore dei mondi possibili – Piergiorgio Odifreddi

Gottfried Wilhelm von Leibniz nasce a Lipsia nel 1646. Si forma da autodidatta sui classici del pensiero, approfondendo poi gli studi in filosofia e giurisprudenza. Nel 1666, quando ha appena vent’anni, pubblica il suo primo scritto, Dissertatio de arte combinatoria, nel quale teorizza un modello logico da applicare alla conoscenza universale. Fin da giovanissimo, comincia a vagheggiare la fondazione di una scienza universale da costruire con la collaborazione delle migliori menti d’Europa, un progetto che lo porterà di capitale in capitale, mettendolo in contatto con le più grandi personalità culturali dell’epoca: in Olanda incontra Baruch Spinoza, a Parigi entra in relazione con Malebranche e il matematico Huygens, mentre a Londra conosce Isaac Newton. Nella capitale inglese, inoltre, viene ammesso alla Royal Society, grazie al progetto di una calcolatrice meccanica. Nel 1676 viene nominato consigliere e bibliotecario del duca di Hannover, il futuro sovrano Giorgio I di Gran Bretagna. A partire del 1680, comincia a dedicarsi quasi esclusivamente ai suoi studi, scrivendo e pubblicando una grande mole di opere di vario genere: dalla metafisica alla logica, dall’astronomia alla matematica. Scrive in tedesco, in francese, in latino; si fa promotore della nascita di molteplici istituzioni, come il Collegium Historicum di Vienna o l’Accademia prussiana delle scienze Gli ultimi anni della sua vita sono resi amari dalla disputa sorta tra lui e Newton a proposito della paternità del calcolo infinitesimale. Leibniz muore a Hannover il 14 novembre del 1716.

IMMAGINE DI APERTURAFoto di morhamedufmg da Pixabay  

Storie curiose: Alessandro Barbero – Monaci e Monasteri nel Medioevo

Lectio Magistralis del prof. Alessandro Barbero. Organizzato dall’Associazione Culturale “L’Albero Grande” il 13 maggio 2016 presso l’Abbazia S. Maria di Caramagna. Sono previste altre serate in autunno su storia ad architettura dell’Abbazia.

IMMAGINE DI APERTURA – Foto di ATDSPHOTO da Pixabay 

Elizabeth Buchan – Il museo delle promesse infrante

Esiste un museo, a Parigi, dove non sono custoditi né quadri né statue. In questo museo si conservano emozioni: ogni oggetto – un vecchio telefono, una scarpetta bianca, un biglietto del treno – è infatti il segno concreto di un amore perduto, di una fiducia svanita, di una perdita. Cimeli donati da chi vorrebbe liberarsi dei rimorsi e andare avanti. Come la curatrice, Laure, che ha creato il Museo delle Promesse Infrante per conservare il suo ricordo più doloroso: quello della notte in cui ha dovuto dire addio al suo vero amore. Quando Laure lascia la Francia e arriva a Praga, nell’estate del 1986, ha l’impressione di essere stata catapultata in un mondo in cui i colori sono meno vivaci, le voci meno squillanti, le risate meno sincere. Poi capisce: lì, la gente è stata costretta a dimenticare cosa sia la libertà. 

CONTINUA LA LETTURA SU IL LIBRAIO.IT

SFOGLIA LE PRIME PAGINE

IMMAGINE DI APERTURA: Foto di StockSnap da Pixabay

04 – Filosofia – Spinoza e il problema della libertà – Massimo Cacciari

Baruch Spinoza nasce ad Amsterdam nel 1632 da una famiglia ebraica emigrata nei Paesi Bassi dal Portogallo. Studia la lingua ebraica e i testi biblici, ma comincia a formarsi anche come libero pensatore, leggendo i filosofi suoi contemporanei, in particolare Bacone, Cartesio e Hobbes, oltre ai classici latini e alla scolastica medievale. Fin da giovane, inoltre, si spinge al di là dell’esperienza religiosa dell’ebraismo. Si apre al cristianesimo, frequentando sette protestanti; si accosta all’ambiente deista, un orientamento filosofico-religioso di stampo razionalista, nonché ai libertini francesi. La comunità ebraica di Amsterdam, in cui vigono una severa ortodossia e un rigido dogmatismo, non apprezza i suoi sconfinamenti, e nel 1656 scomunica Spinoza, che viene espulso dalla comunità e allontanato dalla propria famiglia. Spinoza lascia quindi Amsterdam e si stabilisce a Rijnsburg, vicino a Leida, e poi a L’Aia. Lavora come molatore di lenti ottiche e grazie a questa professione riesce a mantenere una certa indipendenza economica. Per salvaguardare la propria libertà di pensiero, rifiuta un incarico da insegnante all’Università di Heidelberg. Per tutta la vita lavora alle sue opere filosofiche, ma ne dà alle stampe solo una piccola parte: un saggio su Cartesio nel 1663 e il Trattato teologico-politico, pubblicato anonimo nel 1670, che suscita la condanna da parte delle autorità ecclesiastiche. Anche per questo, Spinoza conserverà inedite le altre opere, inclusa l’Etica, fino alla morte, che lo coglie a L’Aia nel 1677.

IMMAGINE DI APERTURAFoto di morhamedufmg da Pixabay