Le Passeggiate del Direttore: Gli Ushabti e la Tomba di Khaemwaset

Cosa c’è di meglio di una web serie per tenervi compagnia? A grande richiesta, vi presentiamo LE PASSEGGIATE DEL DIRETTORE, la prima stagione di una serie firmata dal Museo Egizio, un viaggio nella storia suddiviso in brevi episodi. 

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo, a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà nilotica ed è considerato, per valore e quantità dei reperti, il più importante al mondo dopo quello del Cairo. Nel 2004 il ministero dei beni culturali l’ha affidato in gestione alla “Fondazione Museo Egizio di Torino”. Nel 2019 il museo ha fatto registrare 853 320 visitatori, risultando il sesto museo italiano più visitato. Nel 2017 i Premi Travellers’ Choice di TripAdvisor classificano l’Egizio al primo posto tra i musei più apprezzati in Italia, al nono in Europa e al quattordicesimo nel mondo.
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Le Passeggiate del Direttore: Gli Ushabti e la Tomba di Khaemwaset

IMMAGINE DI APERTURA – Ingresso del museo egizio, Torino (Fonte Wikipedia)

Davide Rigonat – La biblioteca dimenticata

Ventiquattro puntate della rubrica “La biblioteca dimenticata”, appuntamento mensile di segnalazioni e recensioni di libri “dimenticati” curata da Davide Rigonat e ospitata sul blog letterario di Romina Tamerici, raccolte in volume. Un’occasione per scoprire sedici capolavori antichi e moderni di altrettanti autori italiani e stranieri, magari poco conosciuti al grande pubblico ma che spero riusciranno a incuriosirvi e a regalarvi qualche ora di svago e di piacere, oltre che molte emozioni. Con introduzione di Romina Tamerici.

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IMMAGINE DI APERTURA: Foto di Taisiia Shestopal da Unsplash

Cristiano Banti – Boscaiole con fascine

Boscaiole con fascine, 1881-1889, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze

IL DIPINTO

Boscaiole con fascine è un dipinto di Cristiano Banti. Databile tra il 1881 e il 1889, è conservato nella Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, a Firenze. Boscaiole con fascine è un’opera che fa parte della serie Predone, che è anche il sottotitolo con cui questo dipinto è noto. Angelo De Gubernatis, nel suo Dizionario degli artisti italiani viventi, edito nel 1889, di questo quadro diceva che l’Autore lo stava ultimando. Per Matteucci, Banti lavorava a questa idea già nel 1878. Si conoscono cinque studi preparatori di questa tela. Dopo il 1870 Banti aveva fatto un viaggio a Parigi e si era interessato all’opera del fotografo Bingham. Tornato a casa, cominciò ad usare la macchina fotografica per le sue ricerche in esterni. Meticoloso, incontentabile, sempre alla ricerca di particolari, è probabile che abbia lavorato anni, prima di arrivare alla definitiva versione di questo soggetto.

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Cristiano Banti, 1860 c., foto Alinari

L’ARTISTA

Cristiano Banti (Santa Croce sull’Arno, 4 gennaio 1824 – Montemurlo, 4 dicembre 1904) è stato un pittore italiano figurativo di formazione accademica, esponente di spicco del movimento dei Macchiaioli toscani. Nato a Santa Croce sull’Arno in provincia di Pisa da famiglia borghese benestante (cronache del tempo lo indicano come probabile figlio della marchesa Maria Ottavia Vettori, di cui la famiglia Banti erano fattori), alla sua formazione accademica neoclassica presso l’Accademia di Belle Arti di Siena come allievo di Francesco Nenci, fa seguire un netto avvicinamento ai modi dei Macchiaioli, con cui entra in contatto dopo il suo trasferimento a Firenze nel 1855, dove frequenta gli artisti del Caffè Michelangiolo.

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Telemaco Signorini – La sala delle agitate nell’ospizio di San Bonifacio

La sala delle agitate al San Bonifazio in Firenze, 1865, Galleria d’arte moderna di Ca’ Pesaro, Venezia

IL DIPINTO

La sala delle agitate nell’ospizio di San Bonifacio, noto anche come La sala delle agitate al San Bonifazio in Firenze o semplicemente come La sala delle agitate è un dipinto del pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, eseguito nel 1865 e conservato nella Galleria d’arte moderna di Ca’ Pesaro, a Venezia. Il soggetto raffigura un reparto psichiatrico femminile dell’antico ospedale di San Bonifacio di Firenze, popolato da un numero di donne agitate, ovvero di malate di mente in preda a forti manifestazioni di eccitamento: più che esseri viventi le recluse sembrano essere ombre provenienti da un’oscura bolgia infernale. Un’alienata è colta mentre sta impetuosamente minacciando con il pugno alzato un interlocutore invisibile, che solo lei vede; un’altra, sul lato opposto del locale, passeggia confusamente per la stanza, come se rincorresse un pensiero fisso ed estraniante al tempo stesso. Altre donne sonnecchiano o gridano, altre ancora hanno uno sguardo assente e perso nel vuoto, e una arriva persino a raggomitolarsi sotto un tavolo cercandovi rifugio.

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Ritratto fotografico di Telemaco Signorini

L’ARTISTA

Telemaco Signorini (Firenze, 18 agosto 1835 – Firenze, 10 febbraio 1901) è stato un pittore e incisore italiano. Telemaco Signorini nacque il 18 agosto 1835 a Firenze, figlio di Giustina Santoni e Giovanni Signorini, stimato pittore al servizio del granduca di Toscana Leopoldo II. Dopo aver tentato gli studi classici, il giovane Telemaco sarebbe passato all’arte, assecondando così il volere del padre, sotto la cui guida iniziò la sua formazione pittorica. Nel 1852 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti, anche se seguì svogliatamente i suoi corsi: nel suo animo, infatti, sorse ben presto una naturale insofferenza alle rigidezze convenzionali ivi promosse. Già nel 1856 avrebbe lasciato l’Accademia, svincolandosi così dagli schematismi accademici e approdando alla pittura en plein air, che esercitò insieme agli amici Odoardo Borrani e Vincenzo Cabianca.

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Le Passeggiate del Direttore: Sarcofagi maschili nel terzo periodo intermedio

Cosa c’è di meglio di una web serie per tenervi compagnia? A grande richiesta, vi presentiamo LE PASSEGGIATE DEL DIRETTORE, la prima stagione di una serie firmata dal Museo Egizio, un viaggio nella storia suddiviso in brevi episodi. 

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo, a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà nilotica ed è considerato, per valore e quantità dei reperti, il più importante al mondo dopo quello del Cairo. Nel 2004 il ministero dei beni culturali l’ha affidato in gestione alla “Fondazione Museo Egizio di Torino”. Nel 2019 il museo ha fatto registrare 853 320 visitatori, risultando il sesto museo italiano più visitato. Nel 2017 i Premi Travellers’ Choice di TripAdvisor classificano l’Egizio al primo posto tra i musei più apprezzati in Italia, al nono in Europa e al quattordicesimo nel mondo.
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Le Passeggiate del Direttore: Sarcofagi maschili nel terzo periodo intermedio

IMMAGINE DI APERTURA – Ingresso del museo egizio, Torino (Fonte Wikipedia)

Valentina Farinaccio – Ulay e Marina. L’ultimo incontro

Il racconto dell’ultimo incontro tra Ulay e Marina Abramovic, in un ebook gratuito tratto da Quel giorno. Racconti dell’attimo che ha cambiato tutto di Valentina Farinaccio. Il 14 marzo del 2010, al Moma di New York, Marina Abramovic inaugura la performance The Artist is is Present. Ogni visitatore ha a disposizione un minuto per sedersi, in rigoroso silenzio, di fronte a lei, e in lei specchiarsi. Quando Frank Uwe Laysiepen, in arte Ulay, amore della sua vita, le compare davanti, sono ventidue anni che non si vedono. Erano partiti dai due estremi opposti della grande muraglia cinese, per incontrarsi a metà strada, e dirsi addio.

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IMMAGINE DI APERTURA: dal video di YouTube “Marina Abramović e Ulay – MoMA 2010

Silvestro Lega – Il pergolato

Il pergolato, 1868, Pinacoteca di Brera, Milano

IL DIPINTO

Il pergolato, o Un dopo pranzo, è un dipinto a olio su tela di Silvestro Lega, realizzato nel 1868 e conservato alla pinacoteca di Brera, a Milano. Noto sin dal 1923 come Il pergolato, in riferimento al luogo dove si consuma la scena, il dipinto in origine si chiamava Un dopo pranzo, titolo che certamente descriveva con maggiore efficacia l’episodio illustrato: si tratta di una tradizione squisitamente italiana, quella del caffè pomeridiano. In accordo con la sua poetica, Lega sceglie di raffigurare un soggetto quotidiano, decisamente ordinario, con un realismo quasi fotografico. Lega rappresenta un gruppo di donne che chiacchierano e si intrattengono in maniera tranquilla e rilassata all’ombra di un fitto pergolato, in attesa dell’arrivo della domestica, ritratta sulla destra mentre regge un vassoio con sopra un bricco di buon caffè. Dietro di lei si profila un basso muretto, sul quale sono collocati vasi di cotto contenenti fiori dai mille colori. Le varie fioriture sono riarse dal sole estivo, che proietta ombre lunghissime sulla pavimentazione del viottolo, dove tra le fughe delle varie mattonelle riescono a vegetare alcuni ciuffi di erba selvatica. Il punto di fuga decentrato, collocato praticamente sul margine sinistro della tela, invoglia l’osservatore a esplorare con lo sguardo la campagna retrostante, popolata da varie case coloniche e da una cortina di pioppi sulla linea dell’orizzonte.

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Autoritratto, 1861 circa, Galleria degli Uffizi, Firenze

L’ARTISTA

Silvestro Lega (Modigliana, 8 dicembre 1826 – Firenze, 21 settembre 1895) è stato un pittore italiano. È considerato, insieme a Giovanni Fattori e a Telemaco Signorini, fra i maggiori esponenti del movimento dei macchiaioli. Pur risentendo inizialmente della maniera dei suoi maestri, quando si unì al gruppo dei Macchiaioli si era già emancipato dalla disciplina accademica e dai soggetti storici di stampo neoclassico da essa privilegiati, e iniziò pertanto a produrre opere caratterizzate da un disegno nitido e preciso, un apparato cromatico limpido e puro e da composizioni geometricamente chiare e definite. L’evoluzione dello stile artistico è caratterizzata da uno sviluppo notevolmente lento. Inizialmente si inserì nella tradizione purista, occupandosi prevalentemente di «osservare il vero con più semplicità e con un maggior senso della realtà, apprendendo non solo a esercitarsi in una tecnica disegnativa sicura e sciolta, ma anche a organizzare il quadro in tutte quelle componenti tramite le quali il soggetto assume la verità di una narrazione».

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Giovanni Fattori – In vedetta

In vedetta, 1872, Valdagno, collezione Marzotto

IL DIPINTO

In vedetta, o Il muro bianco, è un dipinto a olio su tela del pittore macchiaiolo Giovanni Fattori, realizzato nel 1872 e conservato in una collezione privata di Valdagno. Nel dipinto è raffigurata una scena di vita militare in cui tre soldati effettuano la ronda di vigilanza, immobili sotto il sole implacabile di un primo pomeriggio estivo. Il primo cavaliere, collocato in primo piano ma decentrato sulla destra, proietta la sua ombra sulla bianca parete retrostante. Il muro interrompe bruscamente la linea dell’orizzonte e presenta una geometria perfetta, sulla quale si struttura l’intero apparato prospettico del dipinto: si tratta del motivo essenziale della composizione, che generalmente è costituita da pochi altri elementi, quali il cielo, la pianura arida color ocra e gli uomini a cavallo. Vi troviamo, infatti, altri due cavalieri, collocati all’estremità più lontana del muro (quasi come se volessero proseguirne idealmente la prospettiva), che cavalcano rispettivamente un cavallo bianco e uno nero. La composizione, completata da un cielo azzurro-violaceo e da un’arida pianura color ocra, è sostenuta da una grande staticità derivante dalla sapiente scansione dei volumi e dal bilanciamento degli spazi.

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Autoritratto, 1884, Galleria d’Arte Moderna, Firenze

L’ARTISTA

Giovanni Fattori (Livorno, 6 settembre 1825 – Firenze, 30 agosto 1908) è stato un pittore e incisore italiano. È considerato tra i maggiori pittori italiani dell’Ottocento e tra i principali esponenti del movimento dei Macchiaioli. Giovanni Fattori è considerato uno dei più sensibili esponenti del movimento dei Macchiaioli. Egli iniziò a informare i primi personali orientamenti artistici quando, a partire dagli anni Cinquanta dell’Ottocento, iniziò a frequentare il Caffè Michelangiolo di Firenze, animato da «una classe di giovani [artisti], i quali erano divenuti nemici dei professori accademici: guerra all’arte classica!». Fattori, mostrandosi insofferente alla pittura accademica e ai temi storico-celebrativi da essa prediletti, aderì quasi fisiologicamente alla macchia, una nuova tecnica pittorica ed espressiva legata con la poetica naturalistica. Lo scopo di Fattori, infatti, era quello di instaurare una pittura di ‘impressione’ modulando i volumi e le lontananze non più con il tradizionale chiaroscuro, bensì con la giustapposizione omogenea di campiture di colore accordate tra di loro in base al «tono», al «valore» e al loro conveniente «rapporto» (come spiegò egli stesso). Questa prassi aveva i suoi presupposti nelle dinamiche della percezione visiva: la presenza delle macchie, infatti, è giustificata dal fatto che l’occhio umano è colpito solo dai colori, che con le loro brusche interruzioni descrivono i contorni degli oggetti. Per questo motivo il reticolo disegnativo di Fattori non contemplava l’utilizzo di linee di contorno (assenti, tra l’altro, anche nella realtà).

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Le Passeggiate del Direttore: Sarcofagi femminili nel terzo periodo intermedio

Cosa c’è di meglio di una web serie per tenervi compagnia? A grande richiesta, vi presentiamo LE PASSEGGIATE DEL DIRETTORE, la prima stagione di una serie firmata dal Museo Egizio, un viaggio nella storia suddiviso in brevi episodi. 

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo, a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà nilotica ed è considerato, per valore e quantità dei reperti, il più importante al mondo dopo quello del Cairo. Nel 2004 il ministero dei beni culturali l’ha affidato in gestione alla “Fondazione Museo Egizio di Torino”. Nel 2019 il museo ha fatto registrare 853 320 visitatori, risultando il sesto museo italiano più visitato. Nel 2017 i Premi Travellers’ Choice di TripAdvisor classificano l’Egizio al primo posto tra i musei più apprezzati in Italia, al nono in Europa e al quattordicesimo nel mondo.
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Le Passeggiate del Direttore: Sarcofagi femminili nel terzo periodo intermedio

IMMAGINE DI APERTURA – Ingresso del museo egizio, Torino (Fonte Wikipedia)

Paolo A. Ruggeri – Time management. I 18 principi per gestire al meglio il tuo tempo

Qual è la cosa più importante che abbiamo? Qual è quella risorsa limitata , forse l’unica, che non possiamo comprare? Puoi riuscire a procurarti la tecnologia migliore, puoi riuscire probabilmente a procurarti le persone migliori…ma non potrai mai procurarti… più tempo! Il tempo è una risorsa finita, democratica. Tutti abbiamo a disposizione al massimo 24 ore al giorno ma… alcuni sono in grado di sfruttare al meglio il proprio tempo ed essere più produttivi pur lavorando di meno! Qual è il loro segreto? O meglio: quali sono i loro 18 “piccoli” segreti? Scoprilo con la lettura di questo ebook gratuito!

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IMMAGINE DI APERTURA: Foto di Pete Linforth da Pixabay