L’Aquila: fino al 15 giugno 2024 “L’invisibile si fa danza” di Fabio Massimo Fioravanti

Fino al 15 giugno 2024 la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre è lieta di ospitare la mostra L’invisibile si fa danza di Fabio Massimo Fioravanti
In mostra quaranta fotografie, realizzate negli anni 2016/2023 in Italia ed in Giappone, di danzatori butō diversi per stile, generazione di appartenenza e nazionalità: dal leggendario Akira Kasai, considerato uno dei tre storici fondatori del butō (insieme a Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno) a Kan Katsura, da Ima Tenko a Atsouchi Tachenouchi, da Masami Yurabe a Fukurozaka Yasuo, da Reiji Kasai fino ai giovani Ken Iv, Cao Yuan e Du Yufang, insieme ad altri. Prevalentemente di nazionalità giapponese, ci sono anche butoka italiani, francesi, americani e filippini.

Fabio Massimo Fioravanti
L’INVISIBILE SI FA DANZA

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Palazzo Cappa Cappelli

Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila

La mostra è accompagnata dalla proiezione di un video di performance storiche del butō realizzato da Maria Pia D’Orazi (storica della danza butō e giornalista) con alcuni rari filmati degli inizi di questa arte (1950-1970).

Completano la mostra l’esposizione di documenti – inerenti al butō – dell’archivio di Giorgio De Marchis relativi al suo soggiorno a Tokyo come Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, e di alcuni rari libri fotografici sul butō come Kamaitachi di Heiko Hosoe, Dance Happening di William Klein o Min Tanaka di Eishu Kimu.

Il giorno dell’inaugurazione si è svolta, nel cortile di Palazzo Cappa Cappelli, sede della Fondazione, la performance Ianus di Damiano Fina, mentre per il giorno del finissage è prevista la conferenza Il corpo eretico di Maria Pia D’Orazi sulla storia e le dinamiche del butō.

La mostra, oltre ad essere un reportage sul butō, vuole indagare il rapporto tra visibile e invisibile, i confini tra ciò che è visibile, ciò che non è visibile e ciò che a volte crediamo, o pensiamo, di vedere. Fin dagli inizi la fotografia è stata profondamente affascinata dalla danza butō perché quest’arte porta il linguaggio fotografico ai suoi limiti estremi, interrogando la fotografia nella sua essenza più vera: che cosa è il vedere? Cosa vediamo realmente? Cosa crediamo di vedere?

Un’arte anti-spettacolare, non rappresentativa, a volte quasi “invedibile” (spesso si svolge del tutto al buio) interroga la fotografia (scrittura con la luce) nel suo profondo. Ecco perchè alcuni grandi fotografi sono stati attratti dal butō e lo hanno fotografato, come Heiko Hosoe o William Klein, producendo capolavori assoluti della storia della fotografia.

La Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre viene istituita a L’Aquila nel 2004 allo scopo di conservare, tutelare e valorizzare il patrimonio documentario e librario raccolto dal professor Giorgio de Marchis nel corso della sua carriera di storico dell’arte. Manifesti, locandine, inviti e brossure sono solo alcuni esempi delle tipologie documentarie che caratterizzano l’archivio composto da quasi 200.000 pezzi. Cataloghi di mostre, monografie e saggi, che popolano la biblioteca, contribuiscono a restituire l’immagine di un periodo denso di cambiamenti non solo a livello sociale ma anche storico-artistico, quale gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Dal 2018 abita gli spazi del primo piano del Palazzo Cappa Cappelli che apre costantemente per eventi, mostre e collaborazioni con artisti ed enti.


L’INVISIBILE SI FA DANZA
Fotografie di Fabio Massimo Fioravanti

Inaugurazione 25 maggio 2024 ore 18.00
Con l’opera-performance Ianus di Damiano Fina
Fondazione Giorgio de Marchis – Cortile Palazzo Cappa Cappelli

Finissage 15 giugno 2024 ore 18.00
Conferenza Il corpo eretico di Maria Pia D’Orazi

Fino al 15 giugno 2024
Orari
: martedì 11.00 – 13.00, 16.00 – 19.00, giovedì 11.00 – 13.00, 16.00 – 19.00, venerdì 16.00 – 19.00, sabato 16.00 – 19.00, domenica 11.00 – 13.00, 16.00 – 19.00. Ingresso libero

Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre – Palazzo Cappa Cappelli
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it

Contatti
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tel. 338458 1985
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tel 3498832591
fondazione.demarchis@gmail.com

Ufficio stampa 
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it
tel. 3494945612
cartella stampa su www.melaseccapressoffice.it

A Capua la mostra “Cielo incluso: vedere gli dèi” ispirata alla Grande Dea Madre

Fino al 15 giugno 2024 il Museo Provinciale Campano di Capua ospita la mostra Cielo incluso: vedere gli dèi con le opere e installazioni di Maria Grazia Tata e le fotografie di Salvatore Di Vilio, a cura di Salvatore Enrico Anselmi. 

L’esposizione si avvale del patrocinio della Provincia di Caserta e si inserisce nell’ambito della diciannovesima edizione di Capua il Luogo della Lingua festival, il festival letterario, con la direzione artistica di Giuseppe Bellone, che coniuga i linguaggi contemporanei nella città del Placito capuano, primo documento scritto in volgare, datato 960, che segna secondo gli storici la nascita dell’italiano.

Maria Grazia Tata e Salvatore Di Vilio

A cura di Salvatore Enrico Anselmi

Museo Provinciale Campano
Via Roma 68 – Capua (CE)

La mostra Cielo incluso: vedere gli dèi ha avuto origine dalla consolidata collaborazione tra l’artista e il fotografo, già confluita nell’esposizione presso il Palazzo Chigi Albani di Soriano nel Cimino, (luglio-agosto 2022). Quella di Capua intende essere ora una tappa del nuovo percorso allestitivo che prevederà, nei prossimi mesi, un ulteriore approdo presso il Museo Archeologico Nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo. 

Maria Grazia Tata si ispira alle ricerche archeo-mitologiche della Grande Dea Madre che fa nascere tutta la creazione dalla sacra oscurità del suo grembo, metafora della stessa Natura: colei che ha il potere cosmico di dare e togliere la vita, sempre in grado di rinnovarsi nell’ambito di un eterno ciclo di vita, morte, rinascita. 

La cornice costruttiva della mostra consiste nel rapporto colloquiante tra le opere di Maria Grazia Tata e le intercettazioni fotografiche di Salvatore Di Vilio: il dato minimo, oggettuale, costituito da scarpe non calzabili, perché colme di piccole ghiande, da vesti rituali rugginose, da accessori femminili fatti di radici e rami, da pettorine celebrative fogliate, da tessuti, da bozzoli della natività, da ierofanie goffe e consunte da una congerie infinitesimale o semplicemente ironica di eventi, è popolato da piccole divinità minori e si eleva, grazie alla fotografia, all’instaurarsi dell’affermazione, della procedura manifestante. 

Cielo incluso: vedere gli déi si appropria anche di un’ulteriore valenza culturale, quella stringente alla necessità di istituire legami tenaci tra istituzioni museali e comunità civile, tra patrimonio storicizzato e contemporaneità: infatti il Museo Provinciale Campano di Capua accoglie all’interno della sezione archeologica importanti reperti di un Santuario locale, frequentato dal VI secolo a.C., nel bosco sacro della Dea, probabilmente Demetra: oltre centosessanta Matres Matutae, sculture in tufo di donne sedute con in grembo uno o più bambini avvolti in fasce e una Dea che reca nelle mani i resti di un melograno e di una colomba, simboli di fertilità e di pace. 


INFO
Cielo incluso: vedere gli dèi
Opere e installazioni
Maria Grazia Tata
Fotografie Salvatore Di Vilio
Video e musiche Michele Mele
A cura di Salvatore Enrico Anselmi
Consulenza Massimiliano Palmesano, antropologo
Con il patrocinio della Provincia di Caserta
All’interno della XIX edizione di Capua il Luogo della Lingua festival
Collaborazioni: Galleria Sinopia, Roma / Capua Il Luogo della lingua Festival / Libreria Cose d’interni, Capua

Museo Provinciale Campano
Via Roma 68 – Capua (CE)
tel. 08231497100 – museocampano@provincia.caserta.it

Fino al 15 giugno 2024
Orari:
Lun. chiuso/ da mart. a ven. 9.00-13.00/ sab. 9.00-13.30/ dom 9.00-13.00

Ufficio stampa per gli artisti
Roberta Melasecca_Melasecca PressOffice – blowart
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it

Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein: Italia Sessanta. Dal Boom al Pop

Un decennio effervescente e controverso quello dei “mitici” Anni Sessanta. Tempo di complessi mutamenti sociali e politici, certo, ma anche di originali spinte creative e dell’imporsi di nuovi approcci e nuove visioni. A mutare è il modo di vivere, di abitare, lavorare, vestire, amare e gestire il tempo libero.

ITALIA SESSANTA. Arte, Moda e Design.
Dal Boom al Pop

Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein
29 giugno – 27 ottobre 2024

Mostra a cura di Carla Cerutti, Enrico Minio Capucci, Raffaella Sgubin, Lorenzo Michelli

Sono gli anni dell’alluvione di Firenze e Venezia, del ’66, delle contestazioni studentesche del ’68 e ’69, del primo esprimersi degli Anni di piombo, ma anche quelli in cui ogni sogno sembra poter diventare realtà, a partire dall’uomo a passeggio sulla Luna. A Milano nasce il Salone del Mobile, trionfano le materie plastiche che consentono ulteriore libertà creativa. Sono gli anni della plastica arancione, del design, delle più incredibili sperimentazioni. Fioriscono oggetti-icona destinati a connotare l’epoca e che, nel loro piccolo, mutano il mondo di vivere. Basti citare il mangiadischi che porta la musica ovunque si voglia: una piccola, enorme rivoluzione.

“Italia Sessanta. Arte, moda e design. Dal Boom al Pop”, a Gorizia in Palazzo Attems Petzenstein dal 29 giugno al 27 ottobre, offre l’imperdibile opportunità di compiere un viaggio dentro quello che è uno dei grandi miti della storia recente.

La mostra, inappuntabile nei contenuti e nell’analisi storico critica, si annuncia leggera, divertente, coinvolgente.

Ad accogliere i visitatori sarà una sfavillante Ferrari 275 gtb del 1965, affiancata da una Lamborghini Miura, quest’ultima presente solo in immagine, per questione di spazio, simboli evidenti e universali del design ma anche dell’imporsi della tecnologia Made in Italy.

I curatori – Carla Cerutti per il design, Enrico Minio Capucci e Raffaella Sgubin per la moda e Lorenzo Michelli per le arti visive – hanno scelto di raccontare il decennio sottolineando le assonanze di generi.

A raccontare l’antefatto, ovvero il decennio dei ’50, aveva provveduto, un anno fa, nella medesima sede, “Italia Cinquanta. Moda e Design. Nascita di uno stile”, mostra visitatissima e molto amata.

Quel racconto, parlando dei ’60, si amplia. Al di là del design e della moda, il racconto si apre anche all’arte, riconoscendo quanto questo linguaggio espressivo si intrecci con gli altri due. Nel ’64 la Biennale di Venezia ufficializza la Pop Art, che con il Radical Design impone il primato della invenzione poetica sulla funzionalità. Intanto nuove figurazioni e forme, tra Pop e Op, nuovi materiali e nuove tecnologie si irradiano dagli epicentri di Milano e Roma alle periferie, crescendo modelli originali e avanzate sensibilità.

I creativi meticciamenti tra design, arte, moda, comunicazione, musica, spettacolo producono, e rendono popolari, oggetti come il telefono Grillo e la radio TS  502, entrambi di Zanuso, i televisori Brionvega, oggi oggetto del desiderio di ogni collezionista, la macchina da scrivere Valentine di Ettore Sottsass per Olivetti, tra i tanti. Il nuovo coinvolge tutte le arti applicate, dai vetri alle ceramiche. E, naturalmente, la moda. In mostra abiti icona come il Pigiama Palazzo imposto da Irene Galitzine accanto agli abiti di Valentino, Capucci, Missoni, Pucci, Balestra e a borse e scarpe di Ferragamo, Gucci, Roberta di Camerino… Ma si assiste anche all’ingresso della plastica nella moda e l’influenza di Pop e Op, con le creazioni di Getulio Alviani e Germana Marucelli. Ad accogliere queste nuove creazioni sono case nuove e nuovi arredi, anch’essi spazi di sperimentazione e nuove visioni firmate da Joe Colombo, De Pas e D’Urbino, Giancarlo Piretti, Archizoom, Studio 65, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Vico Magistretti, Elio Martinelli, Umberto Riva, Gae Aulenti, Gino Sarfatti, Gio Ponti, Tobia Scarpa, tra i tanti. Tra le invenzioni del momento, come non citare il Sacco di Gatti, Paolini e Teodoro reso celebre dai film di Fracchia?

Il design muta forma anche agli strumenti musicali: iconica la chitarra della Eko, Rocket, ideata dal geniale Oliviero Pigini per il gruppo musicale inglese The Rokes, destinato a mietere grandi successi in Italia. A questo proposito, una sezione sarà dedicata alla “Britaly”, la British Invasion. Molti artisti e musicisti britannici saranno, infatti, attratti dal nostro Paese e vi si stabiliranno portando con sé la nuova ventata culturale proveniente dal Regno Unito.

Dalla minigonna alla musica, all’arte: novità che l’Italia assorbe e ripropone con buon gusto e genialità.


Progetto allestimento: Roberto Festi
Immagine della mostra e progetto grafico: Studio Polo 1116, Sergio Brugiolo e Chiara Romanelli
Accompagna la mostra un volume edito da Antiga Edizioni su progetto grafico di Studio Polo 1116
 
Palazzo Attems Petzenstein
Gorizia, piazza Edmondo De Amicis 2
0481 385335
musei.erpac@regione.fvg.it
https://musei.regione.fvg.it/
 
ORARI: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00
Chiuso lunedì. Ogni prima domenica del mese ingresso gratuito
 
Biglietti d’ingresso:
Biglietto intero: 6 euro
Biglietto ridotto: 3 euro (ragazzi tra i 18 e i 25 anni; gruppi di almeno 10 persone; nuclei familiari con minorenni; soci Coop; soci Cec; soci FAI)
 
Ufficio Stampa della Mostra
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
www.studioesseci.net +39 049.6634999
roberta@studioesseci.net (rif. Roberta Barbaro)

Roma: “Nessun dorma” – Mostra collettiva in omaggio a Giacomo Puccini

LA__LINEA artecontemporanea inaugura, in occasione del centenario della scomparsa del Maestro Giacomo Puccini (1924-2024), negli spazi dell’associazione culturale, una mostra collettiva dal titolo    Nessun dorma.

Nessun dorma
Mostra collettiva – omaggio a Giacomo Puccini

Inaugurazione mercoledì 12 giugno 2024, ore 18.30
Dal 12 al 26 giugno
Orario: lunedì mercoledì e giovedì 17.30-20.00

La linea arte contemporanea
Via di San Martino ai Monti, 46 – 00184, Roma

In occasione del centenario della scomparsa del Maestro Giacomo Puccini (1924-2024)

Gli artisti presenti in mostra sono stati invitati a riflettere e a omaggiare la vita e la musica del compositore, attraverso varie tecniche (disegno, collage, xilografia, puntasecca, tecniche miste su carta o cartone) e stili diversi: chi si è ispirato alla sua musica, chi ha preso spunto da fotografie che nel tempo lo hanno ritratto, chi si è rivolto in particolare alla storia delle sue grandi Opere e chi ha trasposto la sua musica in composizioni figurative, astratte o concettuali.

Il richiamo alle più grandi e conosciute Opere di Puccini è dunque nato spontaneo: Tosca, Madama Butterfly e Turandot per citarne alcune. Nessun dorma quindi per celebrare la musica del compositore e per riflettere su questo periodo storico di grandi conflitti, paure e stagnazione culturale.

Luisa Baciarlini, Lucia Caprioglio, Virginia Carbonelli, Franco Cenci, Antonella Cuzzocrea,  Laura De Carli, Albina Dealessi, Anna Di Fusco, Elisabetta Diamanti, Susanna Doccioli, Valeria Gasparrini, Maurizio Graceva, Caroline Heider, Concetta Ianuzziello, Marilena La Mantia, Giovanni Mangiacapra, Michele Marinaccio,  Vittorio Pavoncello, Giorgia Pilozzi, Maurizio Prenna, Silvana Sabbione, Enza Scarano, Grazia Sernia, Silvia Stucky, Raha Tavallali, Gianluca Tedaldi, Luisa Violo, Juanni Wang, Oriano Zampieri.


la__lineaartecontemporanea
Via di San Martino ai Monti, 46 – 00184, Roma
lalinea.arte@gmail.com
instagram: @lalineaartecontemporanea

Fratta Polesine: il giorno 8 di giugno riapre la Casa Museo di Matteotti con il nuovo allestimento

Sono moltissime le iniziative che ovunque in Italia, ma anche all’estero, sono state programmate per ricordare i 100 anni dall’assassinio di Giacomo Matteotti per mano fascista. Tra queste iniziative, la riapertura delle Casa Museo Matteotti a Fratta Polesine, nella sua veste rinnovata, è sicuramente uno dei momenti più attesi.

L’edificio, Monumento Nazionale, riapre le porte alle visite l’8 giugno, a conclusione degli interventi di restauro e di completo riallestimento del percorso museale.

CENTENARIO DI MATTEOTTI:
UN NUOVO ALLESTIMENTO PER LA CASA MUSEO
Fratta Polesine (Rovigo)
Apertura: 8 giugno 2024

Il curatore Luca Molinari anticipa linee e contenuti
del nuovo allestimento museale.

La progettazione del nuovo volto della Casa-Museo di Giacomo Matteotti  è stata affidata allo studio di architettura 120grammi, mentre il ripensamento e l’aggiornamento del percorso narrativo sono a cura di Luca Molinari Studio, team guidato dal professor Luca Molinari, ordinario di Teoria e Progettazione dell’Architettura presso la Seconda Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, con la supervisione storica del professor Giampaolo Romanato, presidente del Comitato Scientifico della Casa Museo, e della Direttrice del medesimo Museo, dottoressa Maria Lodovica Mutterle.

Gli interventi di restauro e nuovo allestimento della Casa-Museo di Giacomo Matteotti sono stati promossi e sostenuti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo – che ha stanziato oltre 1 milione di euro – d’intesa con il Comune di Fratta Polesine e l’Accademia dei Concordi di Rovigo, oggi proprietaria dello storico edificio, riconosciuto come Monumento Nazionale. Un contributo è stato assicurato anche dalla legge speciale votata dal Parlamento a sostegno delle iniziative per il Centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti.

La Casa-Museo di Giacomo Matteotti – sottolinea il professor Molinari – è un luogo centrale nella sua vita e nel suo percorso intellettuale, oltre che nella storia recente del nostro Paese.

Dalla casa natale di Fratta Polesine Matteotti partirà per Roma, eletto deputato socialista; in questa stessa casa la sua salma tornerà il 19 agosto del 1924 per i funerali dopo il rapimento e l’uccisione per mano fascista.

Nella relazione con questa terra e le sue forti contraddizioni sociali Matteotti ha avuto modo di accrescere la sua visione politica ed etica. Negli affetti familiari e nel rapporto con la moglie Velia è avvenuta la sua maturazione intellettuale ed emotiva. Nella casa di Giacomo Matteotti possiamo così condensare tutti gli elementi che consentono di leggere in maniera piena la sua figura, offrendo al visitatore una rappresentazione più ampia della sua umanità e della sua personalità politica. Il nostro obiettivo è quello di collegare il suo percorso biografico e intellettuale con l’attualità della sua figura, riconoscendolo come uno dei riferimenti morali necessari per comprendere la nostra storia.

Abbiamo immaginato la sequenza espositiva della Casa-Museo di Giacomo Matteotti appoggiandoci da una parte all’impianto della casa esistente e dall’altra a una suddivisione tematica che offra al visitatore una lettura più completa, trasversale e coinvolgente del suo personaggio.

La struttura della casa guida il pubblico secondo un percorso che comincia con il giardino, dove saranno potenziate le sedute e l’accoglienza, e il piano terra, che avrà il compito d’introdurre alla storia personale, intellettuale e politica di Giacomo Matteotti e del Paese tra fine Ottocento e gli anni Venti del Novecento, oltre che al Polesine e all’influenza che questa terra avrà sulla sua formazione.

Il primo piano, organizzato intorno al soggiorno e alle stanze da letto, offre il racconto più privato e domestico della famiglia Matteotti, dalla moglie Velia ai figli, fino ai genitori.

La sequenza culmina nel secondo livello in cui il visitatore è accompagnato nella storia dell’assassinio, delle responsabilità politiche e dei funerali avvenuti a Fratta Polesine. Intorno a questo evento, alcune testimonianze contemporanee hanno il potere di legare la figura di Matteotti al nostro presente. Video, immagini, voci, materiali originali e riproduzioni sono state selezionate per offrire a chiunque l’immediata comprensione della storia di Matteotti e la sua importanza.

Uno dei rimpianti legati alla figura di Matteotti è quello di non avere alcuna registrazione sonora dei suoi discorsi pubblici a causa della censura attivata dal fascismo. La Casa-Museo sembrava aver perduto la voce e il calore di un luogo abitato da un importante gruppo familiare. Una delle novità che abbiamo voluto sviluppare all’interno del nuovo allestimento è stata quella di riportare voci e suoni, capaci di aumentare la qualità emotiva e conoscitiva dei visitatori. Ogni piano serberà in alcune stanze la sorpresa sonora che darà forma alle lettere private e ad alcuni scritti politici di Matteotti. La sequenza di voci culmina nel secondo piano, dove in tre stanze perimetrali avremo degli specchi “magici” in cui alcuni protagonisti del nostro tempo raccontano dell’attualità di Matteotti e del suo pensiero.

La senatrice a vita Liliana Segre, con un intervento video realizzato per l’occasione, e il presidente Sandro Pertini, con una riflessione tratta dalle Teche Rai,  inviteranno a comprendere l’importanza della vicenda di Matteotti per il nostro presente. Con loro, la storica Michela Ponzani racconterà dei diversi processi legati al tragico evento e all’importanza della verità documentaria, Christian Raimo dell’urgenza di mantenere viva la memoria di Matteotti attraverso l’educazione nelle scuole, lo storico Marco Mondini della centralità del momento storico nel ‘900 italiano e il giornalista Concetto Vecchio del valore della testimonianza e della memoria di Matteotti nei luoghi che ha abitato“.


Info: www.fondazionecariparo.it
 
Fondazione Cariparo
dott. Roberto Fioretto
Responsabile Ufficio Comunicazione  +39 049 8234834 – roberto.fioretto@fondazionecariparo.it
 
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
+39 049 663499 Ref. Simone Raddi simone@studioesseci.net

Pisa, Museo della Grafica: Inaugurazione della mostra NEVERMIND

Il Museo della Grafica (Comune di Pisa, Università di Pisa) è lieto di invitarvi all’inaugurazione della mostra:

Venerdì 7 giugno 2024, ore 12:00

Per maggiori informazioni: cliccare il logo

Museo della Grafica – Lungarno Galilei, 9 – Pisa
Tel. 050/2216060 (62-67-59-70)
E-mail: museodellagrafica@adm.unipi.it
www.museodellagrafica.sma.unipi.it

Da settembre a Palazzo Reale di Milano la mostra più attesa dell’anno “MUNCH. Il grido interiore”

100 opere prestate eccezionalmente dal Munch Museum di Oslo per la più importante mostra dedicata al genio di Edvard Munch. Palazzo Reale e Arthemisia rendono omaggio a uno dei più importanti artisti del Novecento, che ha saputo interpretare il tormento e l’inquietudine dell’essere umano. L’ampia retrospettiva racconterà l’intero percorso umano e artistico di Munch,
esponendo opere tra le più note e iconiche della storia dell’arte.

Edvard Munch, Madonna, 1895/1902, Lithograph, 64×48 cm, Photo © Munchmuseet
Edvard Munch, The Death of Marat, 1907, Oil on canvas, 153×149 cm, Photo © Munchmuseet
Edvard Munch, Melancholy, 1900–1901, Oil on canvas, 110,5 × 126 cm, Photo © Munchmusee

Il 14 SETTEMBRE 2024 SI APRONO LE PORTE DI UNA DELLE MOSTRE PIÙ ATTESE DELL’ANNO: EDVARD MUNCH TORNA A MILANO DOPO 40 ANNI, CON UNA GRANDE RETROSPETTIVA

MUNCH. Il grido interiore
14 settembre 2024 – 26 gennaio 2025
Palazzo Reale, Milano

Dopo 40 anni dall’ultima mostra a Milano, Edvard Munch (Norvegia, 1863 -1944) viene celebrato con una grande retrospettiva, promossa da Comune di Milano – Cultura, con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma, e prodotta da Palazzo Reale e Arthemisia, in collaborazione con il Museo MUNCH di Oslo.
Protagonista indiscusso nella storia dell’arte moderna, Munch è considerato un precursore dell’Espressionismo e uno dei più grandi esponenti simbolisti dell’Ottocento, nonché l’interprete
per antonomasia delle più profonde inquietudini dell’animo umano.

La vita di Munch è stata segnata da grandi dolori che lo hanno trascinato ai limiti della follia: la perdita prematura della madre e della sorella, la tragica morte del padre, la tormentata relazione con la fidanzata Tulla Larsen. Tutto ha contribuito a formare la poetica di Munch, che riuscirà a esprimere, grazie a un eccezionale talento, il suo grido interiore trasformandolo in opere d’arte. I suoi volti senza sguardo, i paesaggi stralunati, l’uso potente del colore riescono a raggiungere ogni essere umano, trasformando le sue opere in messaggi universali, il malessere esistenziale che affligge ogni essere umano. È questo che ha determinato la grandezza di Munch, rendendolo uno degli artisti più iconici del Novecento.

La mostra, curata da Patricia G. Berman, una delle più grandi studiose al mondo di Munch, racconterà tutto l’universo dell’artista, il suo percorso umano e la sua produzione, e lo farà attraverso 100 opere, tra cui una delle versioni litografiche custodite a Oslo de L’Urlo (1895), ma anche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922–19249), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900–1901) e Danza sulla spiaggia (1904).

Ad arricchire la mostra milanese, è previsto un ricco palinsesto di eventi che coinvolgerà diverse realtà culturali della città e che andrà ad approfondire la figura dell’artista ed espandere i temi delle sue opere esplorando diversi linguaggi, dal cinema all’architettura, dalla musica alla letteratura e molto altro.
Il programma sarà pubblicato prossimamente sui canali di comunicazioni dei partner coinvolti.

La mostra avrà una seconda tappa a Roma, a Palazzo Bonaparte, dal 18 febbraio al 2 giugno 2025.

Edvard Munch è uno degli artisti che ha saputo meglio interpretare sentimenti, passioni e inquietudini della sua anima, comunicandoli in maniera potente e tragica.
Plasmato inizialmente dal naturalista norvegese Per Lasseu Krohg, col quale iniziò la carriera pittorica nel 1880, si spostò a Parigi per la prima volta nel 1885 e qui subì le influenze impressioniste e postimpressioniste che gli suggerirono un uso del colore più intimo, drammatico ma soprattutto un approccio psicologico.

Munch fu per tutta la sua vita condizionato dalla sofferenza e dalla mancanza che conobbe già da bambino, quando subì la perdita scioccante della madre e della sorella, malate di tubercolosi.

A Berlino contribuì alla formazione della Secessione Berlinese e nel 1892 si tenne la sua prima personale, che non solo non fu apprezzata, ma fu anche reputata scandalosa: da quel momento Munch ha incarnato la figura dell’artista eversivo e maledetto.

Una vita precaria e vissuta “sull’orlo di un precipizio” che lo portò all’alcolismo e a una crisi psicologica, fino al ricovero in alcune case di cura tra il 1908 e il 1909.
Scegliendo l’isolamento, si spostò quindi nella sua proprietà di Ekely a Oslo fino alla sua morte nel 1944, dopo un mese dal suo ottantesimo compleanno.


Informazioni e prenotazioni
T +39 02 892 99 21
www.palazzorealemilano.it
www.arthemisia.it

Hashtag ufficiale
#MunchMilano

Biglietti
Open € 17,00
Intero € 15,00
Ridotto € 13,00 – €10,00

Ufficio Stampa Arthemisia
Salvatore Macaluso
sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it T +39 06 69380306

Ufficio Stampa Comune di Milano
Elena Conenna elenamaria.conenna@comune.milano.it

Relazioni esterne Arthemisia
Camilla Talfani ct@arthemisia.it

Porto Antico di Genova – Piazza delle Feste: 26° SUQ FEST ed ECOSuq 

Il 26° Suq Festival – Teatro del Dialogo si svolgerà dal 13 al 23 giugno 2024 al Porto Antico di Genova, in Piazza delle feste, all’Isola delle Chiatte e nella Casa del Rider. 11 giorni di programma ricco e vario, diretto da Carla Peirolero e prodotto da Suq Genova Festival e Teatro, che conta oltre 60 eventi, 100 protagonisti, 35 paesi rappresentati attraverso le arti performative, la letteratura, l’artigianato, le cucine, con al centro una rassegna teatrale con 9 titoli di cui 2 prime nazionali.

26° SUQ FESTIVAL
Teatro del dialogo
Porto Antico di Genova – Piazza delle Feste

Altri luoghi del Festival: Isola delle Chiatte, Casa dei Riders – Centro Storico

Dal 14 al 23 giugno 2024 con una anteprima teatrale il 13 giugno 

Ideazione Valentina Arcuri e Carla Peirolero – Direzione artistica Carla Peirolero

Teatro, musica, incontri, workshop, bazar dei popoli, cucine dal mondo, buone pratiche di EcoSuq       

#suqfest24 #plasticfree  

Focus: la pace con la prima nazionale di Salam/Shalom, la cultura del cibo con spettacoli e altre iniziative, i diritti e il rispetto delle diversità (si parte con Princesa di Vladimir Luxuria), il ricordo del Ruanda a 30 anni dal genocidio. Festival interculturale e intergenerazionale, in questa edizione sarà emblematico l’incontro al Suq con la rappresentante dell’associazione svizzera Anziane per il clima e Fridays for future.

Sostenuto dal Ministero della Cultura vanta da 11 anni il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, confermato per questa edizione così come il Patrocinio dell’UNESCO Commissione Nazionale Italiana.  Multisensoriale e partecipato, festival di teatro e spazio scenico esteso, dove “confondersi con gli altri” è “fare umanità” (cit. Marco Aime), questo il tratto distintivo della sua qualità artistica e di un sempre innovativo e qualificato processo di lavoro, riconosciuto come best practice per il dialogo tra culture dalla Commissione Europea. Alla coerente ricerca artistica sui temi della migrazione e dell’intercultura si combina una grande popolarità confermata dalle presenze eccezionali: 75.000 nel 2023. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito a parte gli spettacoli teatrali.

Aprirà il 26° Suq Festival, il 13 giugno, a Piazza delle Feste (a bazar ancora chiuso) la rappresentazione Princesa, nell’interpretazione di Vladimir Luxuria per la regia di Fabrizio Coniglio. “Princesa” è una delle canzoni più famose di De Andrè (di cui ricorrono i 25 anni dalla morte) ma pochi conoscono la storia di emarginazione di quel ragazzino che si sente sbagliato e sin da piccolo vuole diventare donna. La sua storia rivive in scena in una interpretazione che ha suscitato il plauso di pubblico e critica. Seguiranno spettacoli di grande impatto, improntati all’impegno civile, etico, ambientale con affermati e premiati interpreti e giovani rivelazioni. Con una drammaturgia contemporanea di livello europeo Il colore X di Animanera (il 18 giugno), darà voce a tre interpreti dal background migratorio che ci metteranno di fronte ai limiti insiti in ciascuno di noi rispetto ai pregiudizi razziali. Quanto mai attuale, e per certi versi un messaggio di speranza, è lo spettacolo Salam/Shalom, del CSS Teatro Stabile Venezia Giulia, (il 20 giugno, giornata internazionale del rifugiato) in prima nazionale al Suq, dove il dialogo tra due padri, uno israeliano e l’altro palestinese, colpiti entrambi dal peggiore dei lutti, tocca alti livelli di tensione ed emozione sino alla commozione di vederli, uniti, diventare combattenti per la pace.

In prima nazionale sarà anche la nuova produzione della Compagnia del Suq, LE VOCI DEL SUQ ((il 22 e 23 giugno) narrazione, musica, danza a partire dal libro edito da Altreconomia, con vari ospiti oltre agli artisti del Suq.  Il Festival, che da sempre ha dato spazio e attenzione alla cultura del cibo, metterà nel menù tre spettacoli intorno a questo tema: Kebab, (il 21 giugno) ospitato allaCasa del Ridernel Centro Storico di Genova, performance interattiva con Leonardo Tomasi, un giovane e premiato interprete, dove centrale è la figura del rider, mediatore di inedite connessioni fra persone e ordinazioni, case e ristoranti; E riapparvero gli animali, (il 19 giugno)sul testo omonimo di Catherine Zambon, ci proietta in un futuro a tratti distopico e preoccupante, ma come sempre il Teatro delle Ariette, con Paola Berselli e Stefano Pasquini trova il modo di regalare momenti di leggerezza e convivialità, con spunti autobiografici e i tortelli condivisi a fine spettacolo; Carne della Compagnia  Frosini / Timpano (il 17 giugno) è il dialogo comico, a tratti surreale, tra una vegana irriducibile e un altrettanto irremovibile carnivoro; per bambini e famiglie, arriva The Gipsy Marionettist (il 16 pomeriggio e il 17 mattina) di Rasid Nikolic, giovane artista nato in Bosnia, di origini rom, che propone un teatro di figura potente, con marionette scolpite a mano e mosse con straordinaria maestria. Nicolic sarà anche protagonista dello spettacolo ROM VS TUTTI (il 16, h.21.30) dove in chiave ironica si smontano alcuni pregiudizi e si racconta la cultura romanì. Da citare, inoltre, l’incontro A teatro nessuno è straniero (il 16, h.17) con gli interventi di Mimma Gallina, Oliviero Ponte di Pino, Giulia Tollis, oltre gli studenti e studentesse della Scuola di Comunità Sant’Egidio.

Biglietti teatro (unici eventi a pagamento) € 10, ridotto €7; spettacoli matinée e Rom VS Tutti € 4; Princesa € 15/ rid.12. Previsti biglietti sospesi per cittadini in difficoltà.

Nutrita l’offerta musicale, a cominciare dal concerto Hysterrae, (il 14 giugno) sound dall’Iran, Salento e Campania che incontra la dub e la dance elettronica, a cui seguono Andrea Satta (il 15 giugno) voce e leader dei Tête de Bois che presenta al Suq il suo ultimo album, il primo da solista,  Niente di nuovo tranne te e il duo Chantal e Mabel, (il 19 giugno), giovani rappresentanti della musica afro urban Italy. Non mancherà un tributo all’indimenticata Roberta Alloisio con il concerto Storie di donna (il 21 giugno, Giornata internazionale della musica)curato dal fratello Gian Piero Alloisio.

I pomeriggi del Suq sono all’insegna dei laboratori per l’infanzia, di danze e canti proposti dalle comunità e associazioni del territorio, degli incontri e delle presentazioni di libri. Tra questi, appena usciti, si segnalano I sovrani del cibo (Altreconomia) con l’autore Duccio Facchini (il 15 giugno) inchiesta sulle filiere industriali, il ruolo della distribuzione e del green whashing a fronte di più equi e solidali comportamenti; La famiglia. Una storia ruandese (edizioni e/o) di Pietro Veronese (il 22 giugno), a 30 anni dal genocidio del Ruanda, Viaggio nei costumi sessuali85 paesi tra diritti e divieti, trasgressioni e curiosità (Erga Edizioni) libro polisensoriale a cura di Pietro Tarallo (il 23), giornalista, scrittore e viaggiatore instancabile.
Immancabile l’appuntamento con gli showcooking di Chef Kumalé, alle ore 19, questo il programma:
– 21 giugno No Tabuleiro da bahiana: viaggio nella cucina afro-brasiliana di Dona Flor;
– 22 giugno Soul Food viaggio nella cucina afro-americana di New Orleans;
– 23 giugno Tra food porn & ricette Immorali: viaggio nella cucina Afro-disiaca.

Ospite speciale del 2024 sarà Norma Barghetsi Horisberger in rappresentanza dell’Associazione ANZIANE PER IL CLIMA che hanno visto la causa contro la Svizzera, il loro paese, presso la Corte Europea per i diritti dell’uomo, per inadempienza rispetto alla crisi climatica.  È stata la prima decisione della Corte sugli obblighi di diritti umani degli Stati nel contesto del cambiamento climatico, una pietra miliare in materia di diritti umani e giustizia climatica.

Tra i primi Festival in Italia a porre in primo piano le tematiche ambientali, con una specifica attenzione sulle connessioni tra migrazione e climate change, il Suq dedica ogni giorno alcune attività a promuovere la sostenibilità ambientale e i Goals dell’Agenda 2030 dell’ONU. Su questi obiettivi, novità del 2024 è una più significativa collaborazione con l’Università di Genovaper workshop e talk rivolti a diversi target di pubblico.

Suq è una parola araba che significa mercato, quindi luogo di convergenza e di scambio; per conoscere gli altri è indispensabile conoscere la loro cultura, le loro tradizioni, assaggiare cibi diversi, condividere emozioni intorno a un tavolo. Questa l’idea che ha ispirato Valentina Arcuri e Carla Peirolero nel dare vita al Suq Festival, con la scenografia teatrale, firmata da Luca Antonucci, che riproduce un grande bazar dei popoli, con al centro il palcoscenico per gli spettacoli e tutto intorno spazi per artigianato dal mondo, cucine etniche, progetti solidali. Vera calamita e attrazione del Festival è l’offerta dei tanti cibi da gustare, nell’edizione 2024 sono 13 le cucine: senegalese, indiana, keniota, peruviana, messicana, persiana, vegana, siriana, araba, nordeuropea, mediorientale, sud est asiatica, tunisina.



Melina Cavallaro
Uff. stampa & Promozione FREE TRADE Roma 
Valerio De Luca resp. addetto stampa
Via Piave 74 – 00198 Roma – www.freetrade.it  Skypecavallaro.melina 

A Napoli la presentazione del “Codex FLORENTIAE 2023” di Michele Coppola

Ridefinire gli orizzonti dell’Accademico moderno, aderente ai dettami all’Accademia Internazionale Medicea: è l’esigenza cui risponde Michele Coppola, Artista e Rettore dell’Accademia Internazionale Medicea di Firenze con il Codex FLORENTIAE 2023, edito da Gino Giammarino, che sarà presentato da Nicoletta Rossotti, storica dell’arte, curatrice d’arte e Coordinatrice Nazionale dell’Accademia Medicea di Firenze, con un contributo sul Codex da parte del critico cinematografico Armando Lostaglio, a Napoli il prossimo 7 giugno ,nel corso dell’inaugurazione della mostra “Codex FLORENTIAE 2023”. 

A NAPOLI LA PRESENTAZIONE DEL “Codex FLORENTIAE 2023” di Michele Coppola

Il 7 giugno nell’ambito dell’inaugurazione dell’omonima mostra personale dell’Artista

La personale di Michele Coppola è curata dalla stessa Nicoletta Rossotti, autrice anche di un intervento critico sull’artista. La mostra sarà visitabile per tre giorni ed ospiterà al suo interno anche un’opera di Lorenzo Garcia e una di Maurizio Saletti. La scelta di Napoli per la presentazione del CODEX FLORENTIAE presso “PROSPERITY APS in via Santa Lucia 110 ,alle ore 17.30, è un espresso omaggio del Maestro Michele Coppola alla città partenopea. Come artista, Coppola, è protagonista attivo del panorama artistico contemporaneo, con la partecipazione ad importanti eventi espositivi e culturali, tra cui quello recente del 25 maggio a New York di presentazione dell’Atlante dell’Arte Contemporanea 2024 edito da Giunti Editore al The Met (Metropolitan Museum of Art). 

Testo “aperto”, il fine ultimo del CODEX FLORENTIAE è che esso possa circolare e venire discusso dagli accademici di tutto il mondo, e i proventi ricavati dalla sua distribuzione restare nei diversi Paesi, a sostegno di progetti in favore dell’infanzia. Lo statuto dell’Accademia identifica nel mito il riferimento culturale e Coppola si è confrontato con esso anche nei suoi dipinti, andando a ritroso nella cultura greca, etrusca, egizia fino ad arrivare a quella assiro-babilonese, ugaritica ed accadica. Il CODEX FLORENTIAE 2023 nasce da una trama di carattere filosofico-intellettuale, che si intreccia con l’evoluzione e la storia dell’uomo. L’opera segue ed illustra personaggi, miti, dei ed idee, nel tempo immortalate nella loro essenza più forte. Il Codex, tradotto anche in lingua inglese, è stato scritto da Michele Coppola insieme a due scienziati dell’ESA (European Space Agency), il Prof. Francisco-Javier Benedicto Ruiz ed il Prof. Daniele Sampieri, che hanno integrato il testo con la ricerca spaziale, il metodo scientifico e l’amore per la conoscenza. Nel Codex traspare anche un inconfutabile amore verso la maieutica socratica ad accomunare gli autori.

Commenta così il Michele Coppola: “Si tratta di un testo ancora in fieri, mi sono già confrontato per un successivo CODEX, per creare quel parallelismo necessario tra la conoscenza che da esso si trae verso la nuova Fisica quantistica che ha decretato la fine della vecchia Fisica… In pratica si mette in opera la ricerca, consci che i dati attuali potranno cambiare. In base alle nuove conoscenze, una nuova architettura conoscitiva influenzerà il mondo dei SOFOS e delle idee (iperuranio) per approdare ad una nuova sintesi del tempo attraverso l’arte. Occorre tenere conto che ci sono due distinti valori fondamentali alla base del Codex: i contenuti del libro a più voci che interconnettono i saperi e le finalità che la sua distribuzione vuole raggiungere”.  E ha poi precisato: ”Si è creata una piccola task force con a capo la Dottoressa Ottaviana Giagnoli, Presidente della Deputazione dell’Aquila e Vicepresidente dell’Accademia per l’Italia centrale, che ha già iniziato i primi incontri con esponenti del mondo della cultura nazionale e non, e che ha il preciso mandato di promuovere a livello diplomatico-scientifico il CODEX a favore dell’infanzia. Secondo un concetto di Picasso: ‘L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita quotidiana’. L’auspicio dell’Accademia Medicea è quello di creare le condizioni per un mondo migliore, nelle finalità culturali più evolute”.

La mostra, con il supporto organizzativo della Dott.ssa Ada Ferrandes, ha il sostegno della stessa Accademia Internazionale Medicea, di Performativa Academy (Ceo Ludovica Rossotti) e del partner tecnico, Jallinus Cocktail Bistrò


Ufficio stampa
Diana Daneluz
e-mail: dianadaneluz410@gmail.lcom

RSVP – JISBAR rivela la sua nuova onda con la mostra «PODIUM» a Parigi 

Il prossimo 6 giugno, l’artista JISBAR inaugurerà una nuova fase della sua carriera artistica con la mostra « PODIUM », che avrà luogo a partire dalle 18:00 presso OA Fine Art, situata in 15 Rue de Miromesnil, 75008 Parigi. Questa esposizione presenterà diciassette opere inedite che riflettono la nuova direzione artistica di JISBAR e segnano un importante traguardo nella sua carriera.

JISBAR rivela la sua nuova onda con la mostra «PODIUM» a Parigi
Primo lavoro della nuova direzione artistica rivelato sui social media: «Silver Wave»
RSVP Parigi: 6 giugno 2024 – OA Fine Art, 15 rue de Miromesnil, 75008 Parigi.

L’opera di punta di questa collezione, intitolata « Silver Wave », è stata rivelata per la prima volta su Instagram dell’artista. Realizzata con una combinazione di tecniche che includono acrilico, vernice spray, olio, pastello, aerografo e matita su carta, « Silver Wave » misura un’impressionante dimensione di 120 x 120 cm. Questo pezzo illustra perfettamente la maturità e la profondità artistiche che JISBAR desidera condividere con il suo pubblico.

Oltre alle diciassette opere principali, JISBAR presenterà anche una serie esclusiva e limitata di dieci creazioni completamente originali e personalizzate su carta. Queste edizioni speciali non sono riproduzioni delle opere esposte, ma pezzi unici, offrendo ai collezionisti un’opportunità eccezionale di acquisire un frammento molto personale di questa nuova era artistica.

« Ogni opera di « PODIUM » rappresenta un capitolo della mia evoluzione, un dialogo continuo con le forme, le texture e i colori che definiscono il mondo contemporaneo”, afferma JISBAR. « Con « Silver Wave » e le altre opere, invito gli spettatori a sperimentare una nuova ondata di creatività che trascende le convenzioni tradizionali dell’arte ».
Informazioni pratiche: :
Data: 6 giugno 2024, a partire dalle 18:00.
Indirizzo: OA Fine Art – 15 rue de Miromesnil 75008 Parigi.

Nato nel 1989, questo artista francese di pop-street sta ridefinendo la scena artistica con la sua unica miscela di arte classica e moderne influenze di pop e street art. Attivo tra Parigi e Lisbona, l’opera di JISBAR è una ricca tappezzeria di riferimenti culturali e innovazione artistica. Per maggiori informazioni, visita https://www.jisbar-art.com/.


Informations de contact
Communication Agence Anonyme Paris
communication@anonymagence.com