Il Marché aux Puces di Saint-Ouen 1/2

 

Chi va a Parigi e non vuole vedere solo luoghi turistici, ma frequentati anche da “parisien”, prenda la linea 4 del “Métro” e raggiunga il capolinea a Porte de Clignancourt, XVIII arrondissement nel dipartimento della Seine-Saint-Denis. È così chiamato perché un tempo il territorio era possedimento dalla gotica Abbazia di Saint Denis. L’opera monumentale, voluta dall’abate Suger per celebrare il primo vescovo di Parigi, non riverbera alcun carattere artistico, perché la cinta fortificata e la porta d’ingresso alla città (una delle diciassette realizzate da Thiers a metà del XIX secolo), non esistono più. Ma dall’attuale piazza si accede all’antico paese di Clignancourt, oggi Saint-Ouen. Questo agglomerato di oltre 39.000 abitanti (annesso alla città di Parigi nel 1859) ha una sua storia minimale, ma ugualmente interessante, perché tra sabato e lunedì di ogni settimana è possibile recarsi “aux Puces”. In questo modo i residenti chiamano il celeberrimo “Marché aux puces” che – insieme all’altro storico mercato delle pulci di Parigi, quello di Porte de Vanves – permette ai collezionisti un tuffo nelle soffitte d’altri tempi, alla ricerca di quel bric-à-brac che ornò mensole e camini delle case borghesi europee a partire da fine Settecento.

Si sbaglia chi pensa ad un mercatino di bagattelle. Sono ben sette acri coperti da oltre 2.000 banchi e bancarelle, ma anche negozi vetrati, che offrono una passeggiata eccentrica in uno spettacolo rutilante di prodotti. Può capitare di trovarsi al secondo piano di un vecchio caseggiato senza neppure rendersene conto, come nel caso del “marché Dauphine”, dov’è il «Carré des libraires», la piazza dei librai, il posto dove amo perdermi. E voi di cosa avete bisogno? Abiti correnti o vintage? Ce ne sono in abbondanza; perché è possibile trovare articoli nuovi ed usati di ogni genere. Calzature, pezzi di ricambio, vecchia ferramenta, libri, bijou e gioielli, giocattoli, lampade e lampadari, brocche e posate, oggetti d’artigianato, attrezzature sportive, scientifiche, tecnologiche…

Si racconta che un tizio, osservando le bancarelle ricolme di tutte queste mercanzie addossate alle mura della città esclamò sbalordito: “Parola mia, questo è un mercato di pulci”, intendendo riferirsi agli insetti che infestavano tappeti e tessuti esposti in vendita. L’espressione tenne a battesimo il nuovo mercato che la cittadinanza, per motivi d’igiene, voleva “extra moenia”. Fu infatti dopo la guerra del 1870, che gli straccivendoli cacciati di Parigi, tra le casematte e le costruzioni spontanee attecchite alla cinta, dettero vita al primo villaggio commerciale della storia parigina. La nascita ufficiale del mercato delle pulci avviene, però, nell’anno 1885, quando la municipalità di Saint-Ouen si mobilita per la pulizia e la sicurezza del quartiere. I puciers – già si chiamavano così i venditori ambulanti – dovranno d’ora in poi pagare una tassa al Comune per l’occupazione del suolo pubblico.

 

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About the author: Sergio Bertolami

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