Reggio Emilia, Fotografia Europea 2024: La natura ama nascondersi 

Luigi Ghirri, Bologna,1987 ©ARCHIVIO EREDI LUIGI GHIRRI
FOTOGRAFIA EUROPEA 2024
“LA NATURA AMA NASCONDERSI”
Reggio Emilia
26 aprile – 9 giugno 2024

Preview 26 aprile
Eventi inaugurali dal 26 al 28 aprile 2024
 
La XIX edizione del Festival di Reggio Emilia
ci conduce a riflettere su un tema di grande urgenza:
i legami tra Uomo e Natura,
le trasformazioni immaginate dagli esseri umani,
le dinamiche per superare l’atteggiamento di predominio.
 
 Palazzo Magnani, Chiostri di San Pietro, Palazzo da MostoVilla Zironi,
Palazzo dei MuseiBiblioteca Panizzi, Spazio Gerra e gli spazi del Circuito OFF accolgono mostre di grandi fotografi e di giovani esordienti

Dal 26 aprile al 9 giugno 2024, Reggio Emilia torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e di giovani esordienti con la XIX edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA, il festival promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e del Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

La natura ama nascondersi è il tema scelto dalla direzione artistica del Festival composta, anche quest’anno, da Tim Clark (editor 1000 Words), Walter Guadagnini (storico della fotografia e Direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia) e Luce Lebart (ricercatrice e curatrice, Archive of Modern Conflict).

Un titolo che cerca di inglobare – recuperando il paradosso da un celebre frammento di Eraclito – la potenza di una natura che molte volte cela la sua essenza ai nostri occhi, ma che sempre più spesso la rivela in modi distruttivi, in un processo continuo che può essere inteso come un’oscillazione tra l’essere e il divenire. Fotografia Europea 2024 si propone di esplorare, attraverso le tante prestigiose mostre personali e collettive di questa edizione, le connessioni fra occultamento e scoperta che dominano il nostro rapporto con la Natura, immaginando nuove narrazioni, al di fuori di quell’atteggiamento di controllo dominante che la nostra specie esercita sul pianeta, per comprendere le dinamiche e le nuove direzioni da intraprendere.

La mostra storica di questa edizione torna nelle sale di PALAZZO MAGNANI con la prima retrospettiva  mai presentata in Italia di Susan Meiselas, fotografa americana nota soprattutto  per il suo lavoro nelle aree di conflitto dell’America Centrale (1978-1983) e in particolare per i suoi potenti scatti della rivoluzione nicaraguense. La mostra, intitolata Mediations, raccoglie una selezione di opere che vanno dagli anni Settanta a oggi e rivela, attraverso le diverse forme che la Meiselas adotta per ampliare la sua opera – oltre al reportage fotografico tradizionale, anche installazioni, libri, film – il suo approccio unico di fotografa, che mette costantemente in discussione lo status delle sue immagini in relazione al contesto in cui vengono percepite, spaziando dalla dimensione personale a quella geopolitica. Nelle sue opere la fotografa coinvolge i soggetti in un’incessante esplorazione e sviluppo di narrazioni, lavorando spesso su lunghi periodi e su un ampio ventaglio di paesi e soggetti: dalla guerra alle questioni relative ai diritti umani, dall’identità culturale all’industria del sesso.

Le sale dei cinquecenteschi CHIOSTRI DI SAN PIETRO ospiteranno dieci esposizioni.

Al piano terra, ad aprire gli occhi dei visitatori, una mostra che cattura l’infinita mutevolezza delle nuvole in una collettiva, intitolata Sky Album. 150 years of capturing clouds a cura di Luce Lebart e Michelle Wilson, in cui si celebra la vastità e la bellezza delle immagini di nuvole e l’unicità della pratica di fotografare il cielo da parte di scienziati, dilettanti e artisti. Oltre centocinquanta opere raccontano questa passione a partire dagli albori della fotografia, dal francese Gustave Le Gray all’italiano Mario Giacomelli, passando dai lavori dell’americano Edward Steichen fino ai due artisti contemporanei chiamati a creare due installazioni, la finlandese Anna Ninskanen e il britannico Kalev Erickson.

Al primo piano, il progetto espositivo di Helen Sear, dal titolo Within Sight, presenta una serie di opere multiple e composite che esplorano la dissoluzione della prospettiva a lente singola associata all’obiettivo della macchina fotografica. Sear è un’attenta osservatrice degli elementi mutevoli che compongono un paesaggio e restituisce l’esperienza di essere presenti nella natura, combinando alla fotografia elementi disegnati a mano o cancellati, in un lavoro concettuale che affonda le sue radici nell’interesse per il realismo magico e il surrealismo.

Yvonne Venegas con Sea of Cortez traccia una storia intergenerazionale in equilibrio tra l’esperienza della sua famiglia – che ha abitato le miniere di rame di Santa Rosalia, nella Bassa California, all’inizio del Novecento- e quella di un’intera generazione che ha sfruttato i territori intorno al Mar di Cortez. La sua esplorazione si avvale dell’aiuto delle persone che incontra nel suo percorso di indagine, per esprimere il sentimento di sfruttamento e i resti che quelle storie di miniera hanno seminato sul loro cammino.

Arko Datto
Le barche adornate di luci che tornano da un pellegrinaggio aspettano nelle secche l’arrivo della marea per poter rientrare a casa nel loro villaggio – 2019

Il fotografo indiano Arko Datto porta all’attenzione dei visitatori la questione incombente della catastrofe climatica e dei rifugiati che questa genera, attraverso una trilogia fotografica in corso da nove anni. I due capitoli qui presentati, tratti dal progetto The Shunyo Raja Monographies sono interamente dedicati al territorio del Delta del Bengala, considerato uno degli epicentri del cambiamento; includono ritratti e paesaggi che mappano l’erosione e l’innalzamento del livello del mare attraverso l’India e il Bangladesh e traccia la traiettoria degli sfollati e dei paesaggi perduti a causa di una natura che reclama sempre più attenzione.

A seguire Matteo de Mayda, fotografo veneziano, espone ai Chiostri un’installazione composta da foto d’archivio e di reportage, immagini satellitari e al microscopio, testimonianze individuali e teorie scientifiche che fanno parte del progetto There’s no calm after the storm, in cui indaga gli impatti a lungo termine e meno visibili della tempesta Vaia, che ha colpito il Nord-est dell’Italia alla fine del 2018. Nato dopo la fine dell’emergenza, il progetto riflette sul fragile equilibrio tra l’azione dell’uomo e la tenuta degli ecosistemi.

La mostra di Jo Ractliffe si intitola Landscaping ed è interamente dedicata al paesaggio sudafricano ripreso durante i suoi viaggi in auto lungo la costa sud-occidentale. Negli scatti in bianco e nero, Ractliffe riflette sul concetto stesso di paesaggio, disconoscendone il termine nel tentativo di sottrarre le sue fotografie a convenzioni stereotipate: parlare di paesaggio in termini di bellezza, o al contrario di bruttezza, significa osservare invece che partecipare, ridurre il luogo a un concetto piuttosto che a un’esperienza vissuta. Con il termine landscaping, l’artista cerca di trasmettere l’idea di paesaggio come qualcosa di attivo, capace anche di conservare la memoria del passato.

Permafrost #6 © Natalya Saprunova
I giovani del popolo Evenki rappresentano con i loro costumi le quattro stagioni dell’anno. Allevatori di renne provenienti dalla parte orientale della Siberia in Yakutia, la loro cultura e il loro ambiente sono fortemente influenzati dall’attività mineraria e dalla sedentarizzazione.

Nel grande corridoio centrale, Natalya Saprunova espone il progetto Permafrost che racconta la vita delle popolazioni dell’estremo nord del continente asiatico. Qui, nei suoi lunghi viaggi in compagnia della macchina fotografica e di un taccuino, la fotografa russo-francese scopre luoghi come la Yakutia e le sue popolazioni indigene, tra cui i pastori di renne Evenki e gli Yakuti, allevatori stanziali di mucche e cavalli. I colori tenui dei suoi scatti restituiscono l’ansia di queste comunità, testimoni del rapporto simbiotico con una natura estrema che oggi è messo a rischio dalle conseguenze dell’industrializzazione.

La fotografa americana Terri Weifenbach in Cloud Physics esplora la vitale interconnessione tra le nuvole del nostro pianeta e le intime forme della sua vita biologica. La spina dorsale di questo lavoro è una serie di fotografie realizzate in un istituto di ricerca americano per lo studio e la misurazione delle nuvole, la loro origine, struttura, particelle e reazioni. Gli astrusi strumenti che vediamo sono progettati per esprimere fenomeni atmosferici effimeri, ma la macchina fotografica di Weifenbach – e il suo modo di guardare – ci restituisce il nostro mondo organico terrestre come un mistero non quantificabile.

Lisa Barnard con la mostra An Act of Faith: Bitcoin and the Speculative Bubble conduce alla riflessione sull’essenzialità della natura nella creazione di bitcoin, beni digitali che seppur immateriali richiedono un enorme sforzo ambientale. La fotografa britannica documenta lo sfruttamento dell’energia geotermica in Islanda, necessario per sostenere il processo di estrazione mineraria: le fredde temperature islandesi, infatti, fanno sì che le masse di calore generate dall’hardware coinvolto, siano notevolmente ridotte, contribuendo a mantenere un microclima obbediente.

Bruno Serralongue dedica il suo progetto, dal titolo Community Gardens of Vertus, Aubervilliers, alla lotta – su scala locale, ma legata a una più ampia consapevolezza della necessità di preservare ambienti vivibili di fronte a progetti ecocidi – che alcuni giardinieri hanno iniziato nel 2020 per opporsi all’abbattimento di oltre 4.000 metri quadrati di orti, a favore di nuove costruzioni per i Giochi Olimpici di Parigi 2024. Questo succede a meno di due chilometri da Parigi, ad Aubervilliers in Seine-Saint-Denis, il dipartimento più popolato della Francia e dove gli spazi verdi sono i meno numerosi.

Nella sede di PALAZZO DA MOSTO trova posto la Committenza di questa edizione, insieme a una mostra dedicata ai libri fotografici e ai due progetti vincitori della Open Call.

La produzione di Fotografia Europea 2024, affidata a Karim El Maktafi, si intitola day by day, e si focalizza sull’affascinante contesto delle “Aree Interne”: regioni estremamente eterogenee, caratterizzate dalla lontananza da grandi centri di agglomerazione, che, pur occupando circa tre quinti del territorio nazionale, ospitano poco meno di un quarto della popolazione complessiva italiana. Nello specifico l’indagine del fotografo si è sviluppata in vaste porzioni dell’Appennino Emiliano, in cui El Maktafi ha esaminato il profondo e fragile legame tra l’uomo e la natura, facendo emergere l’eredità culturale attraverso stili di vita profondamente radicati nei cicli lenti dell’ambiente naturale montano.

La mostra Index Naturae, a cura di Stefania Rössl e Massimo Sordi (OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est), comprende 116 libri fotografici pubblicati negli ultimi cinque anni dedicati al tema della natura. La selezione dei volumi esposti, realizzati da autori nazionali ed internazionali che hanno aderito al progetto proposto da OMNE, rappresenta da un lato una fonte di riflessione sullo stato attuale della fotografia e dell’editoria, dall’altro individua un corpus di esperienze di ricerca capace di offrire punti di vista molto diversi sul tema del rapporto tra uomo e natura nella contemporaneità, stimolando possibili approfondimenti e sperimentazioni.  

I progetti selezionati dalla giuria della Open Call, tra gli oltre 500 lavori di artisti e curatori che vi hanno partecipato, sono quelli di Marta Bogdańska e Michele Sibiloni. Il progetto SHIFTERS di Marta Bogdańska parte dal presupposto che solo ripensando alla posizione dell’essere umano nel mondo e guardando quindi oltre l’orizzonte antropocentrico, si possa realizzare una coesistenza vera e profonda, che includa quindi anche gli animali. Il lavoro è iniziato con una ricerca d’archivio e una raccolta di articoli sulle spie animali in guerra e mettendo poi in relazione questa storia sfaccettata con quella della loro liberazione e dei loro diritti.  Michele Sibiloni, invece, stimola una riflessione sul futuro dell’alimentazione mondiale e sul precario equilibrio degli ecosistemi naturali attraverso il progetto Nsenene, a cura di Marco Scotti, che documenta i momenti frenetici delle attività della raccolta delle cavallette (Nsenene, appunto) in Uganda, a cui si alternano lunghi periodi di attesa e speranza; tempistiche sempre meno prevedibili a causa del cambiamento climatico.

Riapre, per la XIX edizione di Fotografia Europea, la splendida VILLA ZIRONI, gioiello dell’architettura liberty che ospiterà la mostra Radici, di Silvia Infranco, a cura di Marina Dacci. Silvia Infranco ha sviluppato una ricerca che ha fatto della materia naturale il soggetto e l’oggetto delle sue opere. Negli ultimi anni si è orientata sullo studio degli erbari, sulla farmacopea e sui processi di cura arcaici e rituali rinvenuti in manoscritti e in testi a stampa antichi. La mostra sviluppa queste sue ultime riflessioni sul rapporto tra uomo e natura nell’ambito dell’approccio fitoterapico con particolare attenzione ai risvolti magici, simbolici ed alchemici intervenuti nel corso dei secoli. Le opere di Silvia Infranco si modulano su svariati media: opere su carta e su tavola, libri d’artista, sculture, polaroid che spesso includono le erbe stesse.

Ad abbracciare il festival, numerose altre mostre partner che gravitano intorno ad esso, organizzate dalle più importanti istituzioni culturali cittadine e ospitate nei loro spazi.

PALAZZO DEI MUSEIZone di passaggioa cura di Ilaria Campioli, propone una riflessione sul tema del buio e della notte con l’obiettivo di raccontare l’importante ruolo che entrambi rivestono nell’immaginario collettivo. Punto di partenza sono le numerose opere di ambientazione notturna che Luigi Ghirri ha realizzato nel corso della propria produzione. Sono i luoghi “illuminati in maniera provvisoria, o gli spazi che vivono una loro discreta semioscurità e che solo temporaneamente diventano luminosi in maniera festosamente provvisoria”, in cui si attiva una lettura alternativa del reale. Rispetto alla storia del procedimento fotografico, il rapporto fra luce e buio è essenziale. Per Ghirri sono quindi i bagliori, i lampi, le piccole intermittenze come quelle delle lucciole ad esprimere le migliori modalità di illuminazione poiché mantengono intatto l’incanto del buio, preservando le zone d’ombra. La mostra presenta quindi il lavoro di diversi ed importanti autori di rilievo internazionale che, a partire dalle sperimentazioni sul medium e sulla visibilità della fine degli anni Sessanta, utilizzano il buio come possibilità di narrazione. Come afferma il filosofo Alain Badiou “[…] la stessa contraddizione della notte è quella di offrire riparo a ciò che è esposto, invisibilità alla bellezza del visibile”. Ecco quindi che gli autori in mostra si muovono all’interno di questo spostamento paradossale che viene offerto dal buio, utilizzandolo per cercare di raccontare ciò che vi accade.
Gli esiti della open call di GIOVANE FOTOGRAFIA ITALIANA #11 | PREMIO LUIGI GHIRRI 2024, promossa dal Comune di Reggio Emilia, in partnership con alcuni festival internazionali, hanno dato vita a Contaminazioni, la collettiva a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi che vede in mostra, sempre a Palazzo dei Musei, gli scatti dei sette artisti selezionati dalla giuria internazionale: Claudia Amatruda con Good Use Of My Bad HealthBenedetta Casagrande con All ThingsLaid DormantNoemi Comi con ProxidiumMassimiliano Corteselli con ContrapassoCamilla Marrese con Field Notes for Climate ObserversCinzia Romanin con Transcendence e Alessandro Truffa con Nioko Bokk. I sette progetti selezionati propongono una riflessione su quelli che sono gli spazi intermedi, le zone di contaminazione e di reciproca trasformazione tra gli uomini e il resto del vivente, utilizzando materiali e approcci ampi e stratificati, in cui il medium fotografico entra a far parte della riflessione stessa. Durante le giornate inaugurali Giovane Fotografia Italiana assegnerà diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Luigi Ghirri, del valore di 4.000 euro. Il vincitore del Premio avrà anche la possibilità di esporre una versione più ampia del suo progetto in una mostra personale in Triennale Milano (inverno 2025). Con la menzione Nuove traiettorie. GFI a Stoccolma, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, inoltre un artista, prescelto tra i sette selezionati, potrà svolgere un periodo di studio e ricerca durante il quale dovrà produrre un progetto artistico che sarà esposto in una mostra a cura dello stesso Istituto. Tre finalisti saranno inoltre selezionati per partecipare al programma di letture portfolio Photo-Match nell’ambito di Fotofestiwal Łódź previsto in giugno 2024 grazie alla partnership con il festival e a una borsa di studio a copertura delle spese di viaggio e alloggio. Infine Photoworks insieme alla Dalby Forest, Forestry England, offrono a due fotografi una residenza d’artista immersiva ed ecologica della durata di una settimana nel cuore della Dalby Forest, North Yorkshire – Regno Unito, insieme a tutoraggio, introduzione al team e agli ecosistemi della foresta e opportunità di networking.

La fototeca della BIBLIOTECA PANIZZI partecipa all’edizione del 2024 con una mostra che ridona visibilità alla collezione di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, con sede a Rubiera che dal 1990 al 2023 ha realizzato indagini fotografiche sul territorio regionale e nazionale. Oggi, gli scatti raccolti sono in deposito presso l’Archivio fotografico della Biblioteca Panizzi per essere conservati, valorizzati e restituiti alla cittadinanza. In particolare in questa edizione saranno esposte le due interpretazioni che Paola De Pietri nel 1994 e  Walter Niedermayr nel 1997 hanno dato delle Casse d’espansione del fiume Secchia. Paola De Pietri realizza la sua osservazione sorvolando con una mongolfiera l’area del parco fluviale, in modo da ottenere immagini a metà strada fra quella offerta dalla comune mappa topografica, quella dell’aereo e quella degli occhi del visitatore. Walter Niedermayr produce invece una serie di dittici, attraverso cui si interroga sul destino delle aree sottoposte ad intenso sfruttamento economico e successivamente attrezzate per gestire sport e attività didattiche, osservando come i parchi rappresentino la nostra pretesa romantica di trovare una nostra immagine di “natura incontaminata”.

Markos Kay, Oli flower, 2022 ©Markos Kay

Lo SPAZIO GERRA propone la mostra NEW THEATERS OF THE REAL. Collaborating with AI che, nel quadro del dialogo permanente tra natura e artificio che percorre le arti, presenta cinque differenti posizioni della fotografia contemporanea capaci di aprire il confine della creazione a diverse modalità di collaborazione con l’intelligenza artificiale generativa. I Lavori di Xavi Bou, Antti Karppinen, Markos Kay, Katie Morris, Pierre Zandrowicz portano a una profonda riflessione in merito all’apporto dell’IA come strumento di conoscenza dei processi della natura e della stessa creatività umana, valutando anche il rischio che si tratti invece di un ulteriore mezzo di alienazione che allontana ancora di più gli umani dall’appartenenza a una natura unitaria.

Collegata al festival è la proposta della COLLEZIONE MARAMOTTI, che espone la prima mostra personale istituzionale italiana di Silvia Rosi, dal titolo Disintegrata. Specificamente concepita per la Collezione, l’esposizione include venti nuove opere fotografiche, alcune immagini in movimento e un nucleo di fotografie d’archivio raccolte dall’artista in Italia – principalmente in Emilia-Romagna – tra il 2023 e il 2024. Rosi ha percorso il territorio per raccogliere le centinaia di fotografie ordinarie, scatti di album di famiglia che raccontano la quotidianità di chi, giunto dall’Africa prima del Duemila, ritraeva sé e la propria vita in contesti diversi. La mostra esplora, restituisce e mette in scena, con umorismo, un immaginario dell’idea di “italianità” nel nostro territorio contemporaneo.

Anche quest’anno lo Speciale Diciottoventicinque, il progetto formativo di Fotografia Europea, torna con la tredicesima edizione per accompagnare i giovani amanti della fotografia in un percorso che permette di imparare, condividere e confrontarsi con il mondo dell’arte fotografica, creando un vero progetto espositivo collettivo. Erik Messori, fotogiornalista è co-fondatore del collettivo CAPTA, ha accompagnato i giovani partecipanti nei 10 incontri in cui ha deciso di aprire alla multidisciplinarietà, consapevole che un progetto visivo si può costruire e arricchire attraverso diversi linguaggi. Il percorso di formazione si concluderà con l’esposizione dei progetti degli 11 ragazzi nella galleria dell’Isolato San Rocco. 

Si è appena conclusa la terza edizione di FE+SK Book Award, il premio dedicato al libro fotografico, ideato da Fotografia Europea insieme a Skinnerboox – casa editrice di Jesi (AN) specializzata in fotografia contemporanea. Tra le oltre 230 candidature pervenute, la giuria -composta da Chiara Capodici, Tim Clark e Milo Montelli- ha scelto il progetto di Benedetta Casagrande “All Things Laid Dormant”, spiegando che il suo lavoro ha particolarmente colpito: “per la potenza evocativa e poetica, per la coerenza, la maturità del linguaggio utilizzato che lo rendono un lavoro pronto a essere un libro”.

Oltre alle mostre arricchisce il Festival un calendario di appuntamenti che accompagnerà i visitatori dalle giornate inaugurali – 26, 27, 28 aprile – fino al 9 giugno.

In programma, oltre agli incontri con gli artisti, anche momenti di confronto con Mariangela Gualtieri, poetessa e scrittrice, Marco Paolini drammaturgo e scrittore, entrambi in dialogo con Loredana Lipperini scrittrice e giornalista. Inoltre presentazioni di libri, book signing, letture portfolio e [PARENTESI] BOOKFAIR, lo spazio dedicato agli editori indipendenti.

La terza edizione di FOTOFONIA, la declinazione musicale del festival curata da Max Casacci (produttore e fondatore dei Subsonica), ha come titolo Urban souls ed è dedicata alla Storia, al presente e al futuro di una musica italiana capace di fondere radici black e soul, con la complessità dei linguaggi urbani contemporanei, attraverso melodia e parole. La serata di venerdì 26 aprile si aprirà con i giovanissimi napoletani Thru Collected, gruppo che oscilla tra i linguaggi metropolitani più contemporanei, per concludersi con il live dei Casino Royale, la band che per prima ha innescato una autentica rivoluzione riuscendo a fondere l’incisività melodica con le urgenze della cultura hip hop. Ospite dei Casino Royale sarà un’altra “anima urbana” – Venerus – celebre produttore, polistrumentista, cantautore milanese, oggi considerato il più importante protagonista di una certa scena “urban”. Sabato 27 aprile ci si sposta in piazza San Prospero per il dj set dello stesso Venerusche trasformerà la piazza in una colorata dance hall senza confini spazio-temporali. Ad iniziare la serata sarà una giovanissima rapper, Alda. Anche in questa terza edizione di Fotofonia, dopo le precedenti presenze di Mario Tozzi e Stefano Mancuso, la scienza e la battaglia per l’ambiente saranno unite alla musica.  Domenica 28 aprile, alle 18 al Teatro Cavallerizza, Mariasole Bianco, biologa marina, divulgatrice scientifica e volto televisivo (Kilimangiaro, Rai3) parlerà di misteri e stupefacenti curiosità del grande oceano su un tappeto di suoni naturali creato da Max Casacci, da anni impegnato a trasformare in musica e ritmo, rumori e ambienti sonori della natura e della metropoli.

Anche per questa edizione il CIRCUITO OFF – l’evento collettivo e indipendente che arricchisce il Festival con una serie innumerevole di mostre diffuse in tutto il territorio cittadino – presenta progetti di fotografi professionisti accanto a giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni che dovranno misurarsi con il tema del fragile equilibrio tra Uomo e Natura esponendo i propri scatti in negozi, ristoranti, studi, cortili e case private, sedi storiche, gallerie d’arte. Parte di questo circuito è anche il progetto OFF@school che coinvolge le scuole di tutta la provincia di Reggio Emilia. Il 4 maggio è la serata dedicata al Circuito Off e in questo evento sarà decretato il vincitore del premio Max Spreafico a cui sarà data l’opportunità di produrre una nuova mostra ed esporla durante la prossima edizione di Fotografia Europea, nel 2025.

Per l’edizione 2024 si confermano:
Special Sponsor: Iren
Main Sponsor: Coop Alleanza 3.0, FCR – Farmacie Comunali Riunite e Attolini Spaggiari Zuliani & Associati Studio Legale e Tributario

Sponsor: Coopservice, Gruppo Emak e Assicoop

Tutte le info su fotografiaeuropea.it  


Ufficio stampa Fondazione Palazzo Magnani
Stefania Palazzo, tel. 0522.444409; s.palazzo@palazzomagnani.it
Elvira Ponzo, tel. 0522.444420; e.ponzo@palazzomagnani.it
 
Ufficio stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo s.a.s.
Via San Mattia, 16 – 35121 Padova
Simone Raddi, tel. 049663499; simone@studioesseci.net

Maastricht: TEFAF È IN CITTA’ fino al 14 marzo – I primi risultati di vendite e presenze

Foto: Jitske Nap. Per gentile concessione di TEFAF
TEFAF 2024
MECC Maastricht
9 – 14 marzo 2024

RECORD DI VISITATORI NEL GIORNO DI APERTURA E VENDITE IMPORTANTI
 
I collezionisti aumentano del 20% nei giorni di preview
Oltre 300 i musei che hanno già visitato la fiera
Vendite a sei e sette cifre, tra cui la Tête de Paysanne à la Coiffe Blanche di Van Gogh.

La grande comunità degli espositori di TEFAF ha svelato una selezione mozzafiato di opere d’arte quando la famosa fiera di Maastricht ha aperto le sue porte agli ospiti invitati giovedì 7 marzo.  TEFAF mantiene la sua reputazione di fiera leader mondiale per le opere d’arte di qualità museale, con due giorni di anteprime per i collezionisti che sono giunti a migliaia per vedere e acquistare 7.000 anni di storia dell’arte, presentati da 272 espositori provenienti da 22 Paesi.

TEFAF è nota per avere ottime relazioni con i musei di tutto il mondo e quest’anno ha accolto, nelle prime giornate di preview ben 300 direttori di musei, 650 curatori e 40 gruppi di sostenitori di musei. Tra i partecipanti figurano il British Museum, il Museum of Fine Arts di Boston, il Royal Museum for Central Africa di Bruxelles, l’Art Institute di Chicago, il Cleveland Museum of Art, il Dallas Museum of Art, il Detroit Institute of Arts, il JP Getty Museum, il Musées d’Art et d’Histoire de Genève, la Hispanic Society of America, la Hunterian Art Gallery di Glasgow, la National Gallery of Ireland, gli American Friends of the Louvre, il Louvre; Museo d’Orsay, Österreichische Galerie Belvedere Vienna, M+ Hong Kong, MoMa, The Metropolitan Museum of Art, Norton Museum of Art, Philadelphia Museum of Art, National Portrait Gallery, Museo Nacional del Prado, Städel Museum, Francoforte, San Diego Museum of Arts, Stiftung für die Hamburger Kunstammlungen, Toledo Museum of Art Ohio, Teylers Museum, Rijksmuseum, Virginia Museum of Fine Art, National Gallery of Art Washington e Zayed National Museum Abu Dhabi.

Diversi espositori hanno dichiarato di aver venduto buona parte del proprio stand, tra questi Pauline Pavec (stand 707), che partecipava alla nuova sezione Focus, ha venduto a importanti istituzioni europee e americane; Ben Hunter (stand 495), che ha venduto a collezionisti privati inglesi e americani; e A Lighthouse called Kanata (476), che ha realizzato 19 vendite nei due giorni di apertura.  Il premio JP Morgan Private Bank Showcase Prize è stato assegnato alla galleria Olszewski | Ciacek (stand 908), che ha registrato anch’essa forti vendite iniziali, tra cui un’opera di Karol Hiller Heliographic Composition (XXVI) per 50.000 euro.

Foto: Maison Rowena. Per gentile concessione di TEFAF

Le vendite registrate durante le giornate di anteprima sono state finora le seguenti:

Arte e design moderno e contemporaneo

  • A Lighthouse called Kanata (stand 476) ha venduto The Path to Spring, 2024 di Satoru Ozaki per 150.000 euro a una fondazione privata.
  • L’espositore Sarah Myerscough Gallery (stand 494) ha venduto a un collezionista privato statunitense una straordinaria sedia in salice di Full Grown per circa 85.000 sterline.
  • La Galerie Karsten Greve AG di St. Moritz (stand 410) ha registrato vendite multiple nel giorno dell’inaugurazione, tra cui tre opere dell’artista Kathleen Jacobs vendute a collezionisti privati europei per cifre comprese tra 30.000 e 500.000 euro.
  • La Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois di Parigi (stand 450) ha venduto la scultura iperrealista Adamo ed Eva di John DeAndrea a un museo europeo e Pink di Peter Stämpfli a un collezionista privato per una cifra compresa tra 250.000 e 300.000 euro.
  • David Tunick, Inc’s (stand 436) ha venduto sei opere nei primi giorni di apertura, tra cui la litografia Madonna di Edvard Munch per una cifra a sei zeri, venduta alla campana d’apertura, a un acquirente scandinavo e un’acquaforte di Jean Morin, da Philippe de Champaigne, Natura morta con orologio da taschino, teschio e vaso di rose, venduta a un altro dealer per la propria collezione privata per una cifra a cinque zeri nella prima ora di apertura della fiera.
  • Ben Hunter (stand 495) ha venduto un dittico di disegni di Phoebe Boswell con un prezzo di richiesta di 100.000 dollari; un dipinto di Cedric Morris per circa 195.000 sterline; Autoritratto di Frank Auerbach e un dipinto di Ithell Colquhoun per una somma non rivelata a collezionisti privati inglesi e americani.
  • La Geoffrey Diner Gallery (stand 459), che espone per la prima volta a TEFAF Maastricht, ha venduto due pezzi di Tiffany Studio e un set di sedie scandinave moderniste a collezionisti privati europei.
  • La galleria Tina Kim (stand 462) ha registrato alcune vendite di rilievo, tra cui un Ha Chong Hyun tra i 200.000 e i 250.000 dollari, un Kwon Young-Woo tra i 150.000 e i 200.000 dollari e un’importante opera di Park Seo-Bo.

Dipinti

  • La galleria MS Rau di New Orlean (stand 334), alla sua prima volta a TEFAF, ha registrato diverse importanti vendite iniziali, tra cui il suo pezzo forte, la Tête de Paysanne à la Coiffe Blanche di Van Gogh, acquisita da un museo privato al di fuori dell’UE.
  • Zebregs&Röell Fine Art (stand 140) ha venduto l’unico dipinto firmato di Gesina ter Borch, Ritratto di Moses ter Borch di due anni, al Rijksmuseum con il sostegno del Fondo “Donne del Rijksmuseum”.
  • La Galleria Caylus di Madrid (stand 364) ha segnalato la vendita di diversi pezzi a cinque cifre e a sei cifre, tra cui il Cristo in croce di Francesco Buoneri, detto Cecco da Caravaggio, acquistato da un importante museo americano per 280.000 euro.
  • La Galleria Carlo Virgilio (stand 369) ha venduto un dipinto dell’artista Carl Glotz al Museo Nazionale di Archeologia, Storia e Arte (MNAHA) del Lussemburgo e Il Pescatoriello Marvasi a un importante museo americano.
  • Gli specialisti di dipinti antichi olandesi, Bijl-Van Urk Masterpaintings (stand 370) hanno venduto Studio di un giovane di Michaelina Wautier e Una calma con Kaag e Smalschip a riva di Willem van de Velde il Giovane per una cifra intorno ai 500.000 euro.
  • La Kunsthandel P. de Boer (stand 339) ha venduto per 3 milioni di euro a un collezionista privato olandese un Consiglio di guerra della flotta olandese e la Gouda, nave ammiraglia dell’ammiraglio Issäc Sweers in mare, prima della battaglia dei primi giorni.
  • Kunstgalerij Albricht (stand 326) ha venduto View on Veere, Zeeland di Jan Toorop per un prezzo richiesto di 375.000 euro a una giovane coppia di collezionisti olandesi.
  • Van der Meij Fine Arts (stand 377) ha segnalato la vendita di Forest Ferns di Bertha Wegmann a un museo olandese, ritenuta la prima Wegmann in una collezione pubblica olandese.
  • Decapitazione del Battista, è stato venduto a un collezionista privato olandese per circa 100.000 euro da Caretto Occhinegro (stand 372) nei primi 30 minuti di apertura della fiera.
  • Salomon Lilian (stand 308) ha venduto a un collezionista privato una Natura morta con liuto, globo, fascia, spada e una stampa di ritratto di Ingo Jones, un olio su tela di scuola anglo-olandese il cui prezzo richiesto era di circa 350.000 euro. Tra le altre vendite si segnalano Il trionfo di Febo Apollo e il dono di Prometeo alle arti dell’umanità di Jacques Jordaens, L’allegra compagnia di Dirck Hals e Crisantemo che vende la figlia Mestra di Jan Havicksz Steen a una collezione privata europea.
  • Charles Beddington (stand 367) ha realizzato 10 vendite durante le giornate di anteprima, tra cui un’opera di Giovanni Battista Bertucci per 400.000 euro e Piazza San Marco durante la festa di Santo Stefano di Francesco Guardi e Michele Marieschi per un prezzo richiesto di 450.000 euro.

Antiquariato

  • L’azienda londinese Thomas Coulborn & Sons (stand 175) ha effettuato una serie di vendite durante le giornate di anteprima, tra cui una poltrona cinese Huang Huali intagliata da esportazione e una coppia di sedie laterali. Le sedie appartengono a un importante gruppo di mobili Huang Huali realizzati in Cina nel 18th secolo e destinati all’esportazione in Inghilterra, sulla base di progetti realizzati in Inghilterra alla fine degli anni ’30 del XVII secolo.
  • Runjeet Singh (stand 186) ha venduto un pezzo importante a un collezionista privato statunitense e diversi altri pezzi a clienti che aveva conosciuto al TEFAF quando aveva esposto l’ultima volta nel 2022.
  • Koopman Rare Art (stand 166) ha venduto a un collezionista privato un set di otto saliere realizzate per il Conte di Grosvenor da Rundell, Bridge & Rundell per circa 270.000 sterline.
  • Vanderven Oriental Art (stand 104) ha venduto a un collezionista svizzero una coppia di grandi leoni buddisti e a un collezionista privato italiano una rarissima figura in porcellana di un’oca in volo per oltre 40.000 euro.
  • Prahlad Bubbar (stand 180) ha venduto una veduta di Shalimar Bagh, attribuita a Mihr Chand con calligrafia di Hafiz Nur Ullah Lucknow, a un museo americano per una somma a sei zeri.
  • Il Dr. Jörn Günther Rare Books (stand 114) ha registrato la vendita di sei manoscritti, tra cui un Libro d’Ore miniato dal Maestro di Filippa di Guelders, per un valore compreso tra 50.000 e 400.000 franchi.
  • Debora Elvira (stand 243) ha avuto un ottimo inizio nei giorni di apertura, con la vendita di un Capezzale raffigurante Maria Maddalena alle Collezioni Statali d’Arte del Castello Reale di Wawel.
  • Lo specialista di armi e armerie Peter Finer (stand 222) ha registrato vendite record, tra cui un importante elmo dorato di Augusta acquistato dal più importante collezionista di New York per una somma a sette cifre.

Opere su carta

Stéphane Clavreuil Rare Books (stand 600) ha venduto Jazz, bon à tireruna straordinaria collezione di tavole di Henri Matisse a un collezionista privato americano.

Agnews Works of Paper (stand 609) ha venduto diversi pezzi durante le giornate di anteprima, tra cui Tête et épaules de face avec frange di Amedeo Modigliani e pezzi di Alberto Martini, Mela Muter e Georges Rouault a collezionisti privati e musei.

William Weston (stand 606), ha venduto The Virtues, Mercy, 2021 Damien Hirst per circa 35.000 euro, oltre a opere di Mirò, Chagall e Haring.

Colnaghi Elliott Master Drawings (stand 613) ha realizzato una serie di vendite ad acquirenti europei nel primo giorno, tra cui Visage, 8 giugno 1990 di Leonor Fini, aggiudicato a un collezionista greco con sede nel Regno Unito per 12.000 euro.

Arte antica

  • Nei primi 10 minuti della fiera la Galerie Chenel (stand 503) ha venduto a un collezionista privato europeo una scultura romana in marmo del 1st – 2nd secolo d.C., intitolata Testa di Atena.
  • La Kallos Gallery di Londra (stand 502) ha registrato buone vendite, tra cui un Torso di Dio in marmo romano del I secolo d.C. per una cifra a sei zeri e una piccola testa ritratto dell’imperatore Lucio Vero per una cifra superiore 000 sterline.
  • Charles Ede (stand 501) ha venduto diverse opere nei giorni di apertura, tra cui un torso egizio in serpentino di Thutmose III, una statuetta romana in bronzo di un cervo e una testa romana in marmo di Bacco.
  • Tornando al TEFAF dopo una pausa di sei anni, Rupert Wace (stand 502) ha venduto molto bene nei giorni di apertura, tra cui un Bastet e un’elegante testa sud-araba a un collezionista privato, oltre a un tavolo d’offerta romano-egiziano acquistato da un collezionista giapponese per una somma a cinque cifre.

Scultura

  • La galleria londinese Stuart Lochhead Sculpture (stand 112) ha venduto diversi pezzi durante le giornate di anteprima, tra cui il Busto ritratto di Vincenzo Bellini di Giustiniani a un collezionista privato, per il prezzo richiesto di 76.000 euro; il Ritratto di Alexis Guiffrey di Joseph Chinard al Virginia Museum of Fine Art, per una cifra intorno ai 90.000 dollari; e il Marte in cammino del Giambologna, a un importante museo americano per 4 milioni di dollari.
  • La Galerie Sismann (stand 177), specializzata in scultura, ha venduto il Cristo Vivo di d’Alesandro Algardi al Museo SKD di Dresda.
  • Xavier Eeckhout (stand 162) ha venduto una coppia di figure di Rembrandt Bugatti, Chameau apprivoisé, a una collezione privata olandese per 400.000 euro.

Ben Houston, della Peter Harrington di Londra, ha commentato così il primo anno della galleria alla TEFAF di Maastricht: “La nostra esperienza è stata del tutto positiva.  È stato molto interessante vedere il livello dei visitatori provenienti da musei e istituzioni.  Nei giorni di apertura abbiamo avuto molti nuovi contatti e abbiamo ritrovato clienti attuali e precedenti.  Siamo certi che TEFAF sia un’ottima piattaforma per presentare le nostre opere a un pubblico di collezionisti internazionale e diversificato”.

Il presidente di TEFAF, Hidde van Seggelen, ha aggiunto: “È gratificante sapere di vendite così importanti realizzate dai nostri espositori nei giorni di apertura di TEFAF Maastricht 2024.  Questa fiera è sempre stata un barometro per il mercato internazionale dell’arte e dell’antiquariato fin dalla sua nascita nel 1988 e siamo orgogliosi di ricevere i principali musei, istituzioni e collezionisti privati del mondo che continuano a considerarla la più importante fiera globale per l’acquisizione delle migliori opere d’arte, di antiquariato e di design.”

TEFAF Maastricht si svolge fino a giovedì 14 marzo presso il MECC di Maastricht.  Per informazioni visitare tefaf.com

TEFAF e AXA XL, il suo Lead Partner, condividono l’idea che l’arte sia più di quanto sembri. Per saperne di più su AXA XL, cliccate qui.

TEFAF è una fondazione senza scopo di lucro che promuove la competenza e la diversità nella comunità artistica globale, come dimostrano gli espositori selezionati per le sue due fiere, che si svolgono annualmente a Maastricht e a New York. TEFAF agisce come una guida esperta per i collezionisti privati e istituzionali, che ispira gli amanti e gli acquirenti d’arte di tutto il mondo.

TEFAF Maastricht è ampiamente considerata la principale fiera al mondo per le belle arti, l’antiquariato e il design.  Con oltre 270 prestigiosi mercanti provenienti da circa 20 paesi, TEFAF Maastricht è una vetrina per le migliori opere d’arte attualmente sul mercato. Accanto ai tradizionali settori dei dipinti Old Master, dell’antiquariato e delle antichità classiche, che coprono circa la metà della fiera, si possono trovare anche arte moderna e contemporanea, fotografia, gioielli, design del XX secolo e opere su carta.


CONTATTI STAMPA
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Magda Grigorian | press@tefaf.com
 
Ulteriori informazioni e immagini della fiera su: studioesseci.net
 
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Referente Roberta Barbaro: roberta@studioesseci.net

Roma: Basile Contemporary inaugura TRIALOGO con Matteo Basilé, Danilo Bucchi e Paolo Grassino a cura di Gianluca Marziani

Basile Contemporary inaugura la mostra
T R I A L O G O
con Matteo Basilé, Danilo Bucchi e Paolo Grassino

A cura di Gianluca Marziani

Opening 23 marzo 2024,
ore 18.00
Dal 23 marzo all’11 maggio
Basile Contemporary – Galleria d’Arte Contemporanea

Sabato 23 marzo 2024 alle ore 18.00, la Basile Contemporary inaugura la grande mostra collettiva “TRIALOGO” che vedrà protagoniste le opere di tre illustri artisti del panorama dell’arte contemporanea italiana: Matteo Basilé, Danilo Bucchi e Paolo Grassino.
La mostra, ideata da Rosa Basile della Basile Contemporary in collaborazione con Giuliano Rocca art dealer – e curata da Gianluca Marziani – presenterà 10 opere tra sculture, fotografie e dipinti, allestite in tre aree distinte nella galleria ma volutamente, e al contempo, comunicanti tra loro.

“TRIALOGO” nasce dall’intenzione di mettere in dialogo le opere di questi tre protagonisti che hanno stili artistici differenti, ma sono uniti da una componente comune. L’esposizione, infatti, si presenta come un intreccio di evidenze estetiche e complessità tematiche, dove ciascun artista occupa uno spazio unico, mantenendo al contempo un dialogo vibrante e dinamico con gli altri. Matteo BasiléDanilo Bucchi e Paolo Grassino sono emersi negli anni Novanta, lungo quel decennio di radicale inversione dei canoni figurativi. Nel periodo storico che li accomuna, i movimenti d’avanguardia si placavano mentre sorgeva la tecnologia digitale, ed è proprio in quest’era che nascono e sviluppano i loro rispettivi stili creativi. Nonostante i tre abbiano avuto le medesime influenze artistiche, nel corso del tempo ognuno di loro è stato in grado di sviluppare un proprio linguaggio creando uno stile unico e personale, mantenendo al tempo stesso viva quella componente comune, che permette alle loro opere di amalgamarsi e dialogare. Da qui l’idea di una mostra a più voci ma dentro una stessa visione d’insieme, come fossero strumenti eterogenei che compongono assonanze di forme e contenuti. Come dice Gianluca Marziani“TRIALOGO è parola che contiene l’ampliamento del dialogo prima della polifonia orchestrale, incarnando quel passaggio stereofonico dei contenuti che avviene sull’asse limpido di una triangolazione dialettica. TRIALOGO come risultato di una compenetrazione luminescente tra valori teorici del segno figurativo, seguendo le evidenze di tre artisti italiani che appartengono ad una stessa curvatura generazionale.” Riguardo gli stili dei tre artisti Marziani aggiunge: “Ognuno di loro fa risuonare un linguaggio primario, una matrice d’ingaggio che nel processo formale ha portato l’artista a frammentare, ripensare, ibridare e ricomporre l’archetipo per poi nuovamente sfaldare, cicatrizzare, atomizzare i risultati, creando così la struttura semantica del proprio arcano estetico.” 

CADUTA FUORI DAL TEMPO IV – 2021 – Black pigment 60×90

Matteo Basilè (1974) vive e lavora a Roma. Egli parte dalla fotografia ed è tra i primi artisti in Europa a scoprire le potenzialità espressive della computer Art. Il fotografo fonde tecnologia e arte esplorando le potenzialità della digitalizzazione attraverso la costruzione di immagini oniriche e surreali, unendo scultura e architettura, pittura e cinema che amplificano i legami narrativi tra corpo e paesaggio. Esplorando la natura dell’essere umano, l’artista sviluppa una narrativa che affronta la sua percezione dell’esistenza. La ricerca di Basilé si evolve come un’interfaccia tra Oriente e Occidente (l’artista ha vissuto quasi 8 anni nel sud est asiatico), in una dialettica che opera come una collisione situata tra tradizione e modernità, tra sacro e profano. In questo modo, il glossario di Basilé non si fonda unicamente su segni e valori (per quanto atemporali e multiculturali), ma comprende un linguaggio totalitario in cui la fusione tra sogno, fantasia e realtà non è più il mero soggetto dello scatto fotografico ma incarna una narrazione universalmente riconoscibile e soprattutto senza limiti di percezione.
Basilé riesce a conciliare in maniera inconfondibile idee apparentemente inconciliabili come bello e grottesco, reale e surreale, naturale e artificiale. Per lui la fotografia è lo strumento inevitabile per esprimere un’idea d’arte che non sia rielaborazione del già elaborato e del già visto.

Danilo Bucchi, Untitled

Danilo Bucchi (Roma, 1978) dimostra fin dagli esordi una determinazione nel radicare il suo linguaggio in un universo di segni che rimanda alla tradizione dell’astrazione europea delle prime avanguardie, con l’utilizzo di tecniche e supporti fortemente tecnologici. Il suo lavoro parte dal disegno ed esplora il continuum emotivo del gesto rapido e ponderato, scavando dentro i sentimenti autobiografici e sviluppando uno stile che oscilla tra astrazione e figurazione. Pur con molteplici linguaggi – installazione, fotografia, pittura, o lavori tramite il digitale – l’artista ritorna sempre a una modalità di natura ritmica. Ogni gesto, ogni segno, ogni movimento del corpo si avvicina all’improvvisazione, allo spartito musicale e persino alla poesia.

Paolo Grassino, Bestia

Paolo Grassino (Torino, 1967), invece, parte dalla scultura, lavorando con materiali come la gomma sintetica, il legnoil polistirolo, e la cera, ma anche con tecniche come le fusioni in alluminio o calchi di cemento. La sua ricerca si manifesta nella scelta di materiali differenti che danno vita ad opere dal grandissimo impatto, tanto visivo quanto emotivo, generando nell’osservatore una profonda riflessione sul mondo che abbiamo creato, in cui ci troviamo e nel quale saremo costretti a vivere. Con i suoi lavori, Grassino si interroga sulle derive della società moderna, sospesa tra naturale e artificiale, tra precarietà e mutazione. Il suo lavoro è soprattutto una ricerca che recupera in pieno il senso della manualità: lavorando con materiali vari e con tecniche avanzate porta le sue opere scultoree ad un alto grado di spettacolarità. Canicervi ma anche sediecorpi radianti e corpi architettoniciagglomerati danteschi e fossili misteriositeste cerchiate o trafitteforme mineralizzate o arborescenti: le sue creazioni, ricche di tensione esoterica, trasformano gli spazi vuoti in una parte definitiva della scultura.


Nel cuore del centro storico di Roma, alle spalle di Piazza Navona, adiacente al chiostro del Bramante, Rosa Basile fonda nel 2021 la galleria d’arte Basile Contemporary. Alcune delle mostre al suo attivo sono di Paolo Grassino, Daniele Galliano, Luca Coser, Giovanni Albanese, Giosetta Fioroni Mirko Leuzzi.I curatori di cui è avvalsa fino ad oggi sono Alberto DambruosoAdriana Polveroni e Francesca Canfora. Inoltre, vanta una prestigiosa collaborazione dell’artista Mimmo Paladino con uno scritto per la mostra di Giovanni Albanese.Vince il premio “Young”, come la migliore galleria under 5 con il progetto “Sulla Linea” di Paolo Grassino nella prima edizione di “Roma Arte in Nuvola”.


INFORMAZIONI UTILI
TITOLO: TRIALOGO con Matteo Basilé, Danilo Bucchi e Paolo Grassino
DOVE: Basile Contemporary – Galleria d’Arte Contemporanea, via di Parione 10, Roma
OPENING: sabato 23 marzo 2024 ore 18.00
DURATA: dal 23 marzo all’ 11 maggio 2024
A CURA DI: Gianluca Marziani
IN COLLABORAZIONE CON: Giuliano Rocca art dealer
INGRESSO GRATUITO
ORARI: da martedì a sabato dalle 11.00 alle 20.00
 
CONTATTI
TEL. Galleria: 06 97165279
CELL. Rosa Basile: 340.0001260
SITO: www.basilecontemporary.com 
MAIL: basilecontemporary@gmail.com | info@basilecontemporary.com 
FACEBOOK: https://www.facebook.com/basilecontemporary/
INSTAGRAM: https://www.instagram.com/basile_contemporary

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